Il Carmelo, sesta parte. L'inizio delal regola
Pubblicato da Monache Carmelitane di Ostuni in Monte del Carmelo n62 · Martedì 02 Gen 2024 · 2 minuti
“Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron” (Is 35,2).
Dire Monte Carmelo è dire devozione mariana, santuario della Madonna, scapolare, evocazioni bibliche di Elia.
Tutti hanno sentito parlare di questo Monte, ma certamente non tutti avranno un’idea della sua situazione geografica, delle sue dimensioni, della sua bellezza. È quello che
ora ci proponiamo di fare, con lo scopo che i lettori, siano o non siano stati in Terra Santa, possano avere una informazione e un concetto su questo Monte, estremamente bello, citato spesso nell’Antico Testamento. La
parola Carmelo in ebraico significa “vigna di Dio”.
Quando lo Sposo del Cantico dei Cantici vuole esprimere la bellezza della sua Sposa, non crede di poterla celebrare meglio se non dicendo che il suo capo è bello come il Carmelo:
“Caput tuum ut Carmelus”. Quando Isaia vuole rappresentarci lo splendore e la maestà del futuro Messia, ce lo dipinge circondato dalla gloria del
Libano e rivestito di tutte le bellezze del Carmelo: “Gloria Libani data est ei, decor Carmeli et Saron”. Di questo Monte egli vuole ancora mostrarci la più alta stima quando aggiunge che la giustizia abiterà nella solitudine e che la santità regnerà sul Carmelo: “Habitabit in solitudine iudicium, et iustitia in Carmelo sedebit”.
Infine, Dio stesso per bocca d’un altro Profeta mette il colmo all’elogio chiamando il Carmelo sua terra e sua eredità: “Terrammeam, hereditatemmeam”, e a Gerusalemme egli fa questa promessa: “Nel giorno del mio amore, ti ho introdotta dall’Egitto nella terra del Carmelo”, come se quel solo nome riassumesse ai suoi occhi tutti i beni di cui vuole arricchire
il suo popolo, cioè la Chiesa e ciascuna delle anime nostre.