PAPA LEONE XIV: PER UNA PACE DISARMATA E DISARMANTE
Pubblicato da Paola Loparco in Monte del Carmelo n74 · Martedì 20 Gen 2026 · 3:00
«Ci rivolgiamo a tutti gli uomini di buona volontà…». Con queste parole profetiche San Paolo VI, nel Capodanno del 1969, istituiva la Giornata mondiale della Pace, consegnando alla Chiesa e all’umanità un impegno che non conosce tregua. Oggi,
a distanza di oltre mezzo secolo, Papa Leone XIV ne rinnova il respiro con un Messaggio che vibra come una chiamata urgente alle coscienze, riprendendo le prime parole rivolte a Roma e al mondo: «La pace sia con tutti voi… una pace disarmata e disarmante».
Non è uno slogan, ma una visione. Non è un auspicio ingenuo, ma un programma evangelico. Lo aveva già chiarito il Papa parlando al Corpo diplomatico: costruire la pace
significa restituire dignità alla diplomazia multilaterale e alle istituzioni nate per prevenire i conflitti, ma soprattutto avere il coraggio di spezzare la catena della produzione di armi, strumenti di distruzione
e di morte. Una pace fondata sulla paura, sulla minaccia, sulla deterrenza armata non è vera pace: è soltanto una tregua armata, fragile e ingannevole.
Già Papa Francesco, nel suo ultimo Messaggio pasquale del 2025, lo aveva gridato con la voce spezzata dalla sofferenza: «Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo». Parole che oggi Leone XIV raccoglie e rilancia con forza profetica. È un passaggio decisivo nella riflessione
cristiana sulla pace. In un tempo in cui la guerra poteva ancora apparire “limitata”, si parlava di legittima difesa e perfino di “guerra giusta”. Ma nell’era delle armi nucleari, chimiche e tecnologiche,
quella categoria crolla sotto il peso della sua stessa contraddizione.
Giovanni XXIII lo aveva detto con limpida lucidità nella Pacem in terris: «Nell’era atomica è irrazionale pensare che la guerra possa essere strumento di giustizia». E il Concilio Vaticano II aveva osato parole ancor più forti: ogni guerra che colpisce indiscriminatamente popoli e città è delitto contro Dio e contro l’umanità. Eppure,
per anni, si è tollerata la logica della deterrenza come “male minore”, come soluzione provvisoria. Ma già allora le Chiese si interrogavano: può davvero la minaccia di annientamento garantire
la pace? O non alimenta piuttosto una spirale perversa che divora risorse, speranze, futuro?
Il cardinale Martini lo chiedeva con drammatica chiarezza: quante energie sottratte alla lotta contro la fame, la malattia, la promozione della vita! Quanta violenza seminata nel costume
quotidiano degli uomini!
Ecco perché l’espressione di Papa Leone XIV — pace disarmata — appare oggi come la sintesi più alta di un lungo cammino della coscienza cristiana. È il rifiuto definitivo della rassegnazione alla logica delle armi. È la scelta di credere che
la vera sicurezza non nasce dalla paura, ma dalla fiducia; non dalla minaccia, ma dall’incontro.
Solo una pace disarmata è davvero disarmante: perché spegne l’escalation dell’odio, scioglie la durezza dei cuori, apre strade là dove sembravano esserci
solo muri. Solo una pace che fa tacere le armi può dare voce alla parola che riconcilia, al dialogo che cura, alla speranza che ricostruisce.
È questa la pace che il Vangelo annuncia. È questa la pace che il nostro tempo, ferito e smarrito, attende come l’alba dopo una lunga notte.