Vai ai contenuti

PASQUA TRA LE MACERIE: LA GUERRA ALL’INNOCENZA CHE INTERROGA IL MONDO

347 4976884
Salta menù

PASQUA TRA LE MACERIE: LA GUERRA ALL’INNOCENZA CHE INTERROGA IL MONDO

Il monte del Carmelo on line
Pubblicato da Paola Loparco in Monte del Carmelo n75 · Lunedì 23 Mar 2026 · Tempo di lettura 3:00
C’è qualcosa di profondamente inquietante nel silenzio che ha accompagnato una delle notizie più terribili di queste settimane di guerra. Nella città iraniana di Minab almeno 150 bambine sono morte quando un missile ha colpito la scuola elementare Shajareh Tayyebeh mentre le lezioni erano in corso. Avevano tra i sette e i dodici anni. Erano sedute ai banchi quando l’edificio è crollato su di loro.
Eppure questa tragedia, pur documentata e ripresa da autorevoli media internazionali, è rimasta ai margini dell’attenzione pubblica globale. È doloroso constatarlo: nel tempo della comunicazione istantanea, della geolocalizzazione e delle immagini satellitari, la morte di decine di bambine può passare quasi inosservata.
Il dramma di Minab non è un’eccezione. Nei conflitti contemporanei i bambini sono sempre tra le prime vittime. A Gaza, in Ucraina, in Sudan scuole e ospedali sono stati colpiti o distrutti. Le convenzioni internazionali parlano chiaramente di protezione dei civili, ma nella realtà dei bombardamenti su larga scala la distinzione tra obiettivi militari e spazi civili diventa sempre più fragile. Quartieri, scuole, luoghi di vita quotidiana finiscono per trovarsi accanto a infrastrutture strategiche e diventano parte involontaria del campo di battaglia.
Rimane allora una domanda che nessuna tecnologia potrà mai risolvere: è possibile che, nell’epoca dei droni e dell’intelligenza artificiale, non esista una logica morale capace di fermare il fuoco quando davanti ci sono dei bambini? Non esistono morti di serie A e morti di serie B. Non esistono vite che valgono meno solo perché nate in un altro continente o sotto un’altra bandiera.
Le parole di Papa Leone XIV e della Santa Sede continuano a ricordarlo con chiarezza: «La guerra non costruisce il futuro, lo divora». Dietro ogni analisi strategica, dietro ogni linguaggio tecnico e militare, ci sono vite spezzate, famiglie distrutte, comunità ferite per generazioni.
E mentre il mondo sembra scivolare in un clima sempre più surreale di guerra diffusa, la Pasqua si avvicina. È la festa della vita che vince la morte, della luce che attraversa il buio. Proprio per questo la tragedia dei bambini uccisi nelle guerre interpella ancora più profondamente la coscienza dell’umanità. Perché ogni bambino che muore sotto le macerie di una scuola è una sconfitta per tutti.
La Pasqua ci ricorda che la morte non ha l’ultima parola. Ma perché questa speranza non resti soltanto un annuncio liturgico, deve diventare anche un impegno morale e politico: rimettere al centro la dignità della vita umana, soprattutto quella più fragile. Significa non abituarsi alla guerra, non accettare che la violenza diventi un orizzonte inevitabile, non smettere di chiedere con forza il rispetto del diritto umanitario e la protezione dei civili.
La speranza cristiana non è ingenuità né fuga dalla realtà: è la certezza che anche nei momenti più bui la storia non è condannata alla logica della forza e della distruzione. Ogni gesto di pace, ogni scelta che difende la vita, ogni voce che si leva per fermare le armi è già un segno di quella Pasqua che continua a germogliare nel mondo. Ed è forse proprio davanti alle macerie delle guerre che i credenti sono chiamati a testimoniare con più forza che la vita, anche quando sembra sconfitta, resta sempre più forte della morte.


Contatti
Tel : 347 4976884
Il monte del Carmelo
Bimestrale dell'Arciconfraternita del Carmine
Iscritto al tribunale di Brindisi il 30/09/2013
Istanza contrassegnata con il n. 983/13
Autorizzazione  on-line del tribunale di Brindisi del 21/11/2023
Torna ai contenuti