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			<title><![CDATA[Solennità della Beata Vergine del Monte Carmelo]]></title>
			<author><![CDATA[Emanuele Amodio]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Articoli_2026"><![CDATA[Articoli 2026]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000090">






<div><strong>Maria, Stella del mare e bussola per il futuro</strong></div>
<div><strong>La protezione</strong></div>
<div><em>Primo giorno del Triduo in preparazione alla Solennità della Beata Vergine del Monte Carmelo </em></div>
<div></div>
<div>Fratelli e sorelle carissimi,</div>
<div>Diamo insieme inizio a questo Triduo che ci permette di prepararci spiritualmente al meglio, in vista della festa della nostra Madre comune, la Vergine del Monte Carmelo. Ho scelto
di trattare il tema della protezione, in quanto ritengo che rappresenti una tematica molto forte e puramente universale, oltre a costituire un aspetto cardine per noi giovani che, oggi come oggi, a seguito delle diverse sfide
che quotidianamente la vita ci presenta, tendiamo ad essere spesso intimoriti dall’idea di doverci costruire un futuro. Abbiamo quindi bisogno di protezione. Cerchiamo di lasciarci guidare dall’immagine di Maria,
prendendola come punto di riferimento, come la bussola che permette ai viaggiatori (sprovvisti di Google Maps) di orientarsi nelle foreste, o come la stella polare nel caso dei marinai.</div>
<div>Cerchiamo, tuttavia, di capire come Maria può essere per noi una bussola e come i simboli mariani (lo scapolare, primo fra tutti) ci permettono di percepire spiritualmente il
suo “abbraccio materno”. Ho individuato tre simboli sui quali vorrei porre la vostra attenzione.</div>
<div><strong>1. Maria in funzione di Stella Maris </strong></div>
<div>Stella Maris (Stella del Mare) è uno dei titoli mariani più antichi. Pochi sanno però che esso è il risultato di una traduzione involontariamente sbagliata,
o meglio, di un’errata trascrizione di una traduzione. Nel quinto secolo, san Girolamo (dottore della Chiesa), noto biblista e traduttore cristiano, nel redigere l’opera “<strong>Liber interpretationis Hebraicorum nominum</strong>”, che consisteva in un dizionario etimologico di nomi propri di persona, tentò di tradurre il significato del nome ebraico
di Maria, <em>Miryam</em>. Tale nome poteva essere scomposto in due radici: <strong>mar</strong> (goccia o amaro) e <strong>yam</strong> (mare). Per questo motivo egli volle tradurre “Miryam” nel corrispondente latino “Stilla Maris”, che significa "goccia del mare". Dopodiché, un copista, ricopiando quel
testo, compì un errore di copiatura, trasformando <em>stilla</em> in <em>stella</em>. Quell’errore, invece di essere corretto, si diffuse e restò immutato nel tempo, in quanto per la sensibilità cristiana diceva qualcosa di troppo vero per
essere abbandonato.</div>
<div>Perché una stella, in mezzo al mare, non è un dettaglio decorativo: è l'unico punto che non si muove mentre tutto il resto — onde, vento, orizzonte —
cambia continuamente. Fin dall'antichità i naviganti si orientavano guardando la stella polare, l'unico astro che resta fisso nel cielo notturno mentre tutti gli altri sembrano ruotare. Ecco perché, nel
nono secolo, un monaco benedettino come Pascasio Radberto scriveva che Maria è la guida da seguire per non capovolgersi in mezzo alle onde di un mare in tempesta. Ed ecco perché, tre secoli dopo, <strong>san Bernardo di Chiaravalle</strong>, allora abate dell’<strong>abbazia di Clairvaux</strong> e fondatore spirituale dell’ordine monastico dei <strong>Cistercensi</strong>, scriverà nel suo “<strong>Homiliae quattuor super Missus est</strong>” una delle pagine più belle della mariologia: se si alzano i venti della tentazione, se urti contro gli scogli della prova, “<strong>Respice stellam, voca Mariam</strong>”, ovvero “<strong>Guarda la stella, invoca Maria</strong>”. Se sei sbattuto dalle onde dell'orgoglio o dell'ambizione, guarda la stella, invoca Maria. Non ti smarrirai, seguendola; non dispererai, invocandola.</div>
<div>Non è casuale che questa immagine nasca in un contesto biblico legato proprio al Monte Carmelo. Nel primo libro dei Re, facente parte della sezione dei “<strong>Libri Storici</strong>” dell’<strong>Antico Testamento</strong>, si racconta che il profeta Elia, su quel monte, dopo una lunga siccità, manda il suo servo per <strong>sette volte</strong> (numero che nella simbologia biblica indica compiutezza, un'attesa che deve maturare pienamente prima di dare frutto) a <strong>scrutare l'orizzonte del mare</strong> in attesa di un segno di pioggia. Al settimo sguardo, il servo vede una piccola nuvola, grande come una mano d'uomo, alzarsi dal mare —
ed è l'inizio della fine della siccità, del ritorno della vita. La tradizione carmelitana ha sempre letto in quella nuvola leggera un'immagine profetica di Maria: piccola, quasi invisibile, eppure portatrice
dell'acqua che salva, del cambiamento che il popolo aspettava da tempo.</div>
<div>Ecco allora il primo significato che vogliamo portare a casa questa sera: Maria come punto di riferimento non è un'idea astratta. È l'esperienza concreta di chi,
in mezzo alla confusione, ha bisogno di un punto fisso per non perdere la rotta. In un tempo frenetico come quello che viviamo, Maria è una madre silenziosa, fedele, che non promette di calmare la tempesta, ma di restare
visibile mentre la tempesta dura.</div>
<div><strong>2. Lo scapolare: l'abbraccio materno che protegge</strong></div>
<div>Se la stella è un'immagine, lo scapolare è un simbolo concreto dell’abbraccio della nostra madre celeste. È la forma concreta, tangibile, per mezzo di
cui la tradizione carmelitana ha voluto raccontare questa protezione materna.</div>
<div>Facciamo un viaggio nel tempo, nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 1251. Simone Stock, priore generale dell'Ordine carmelitano, allora già molto anziano, pregava con
insistenza la Madonna, chiedendo un segno di protezione speciale per il suo ordine, che attraversava un momento di grande difficoltà, in quanto il Concilio Lateranense IV aveva vietato la fondazione di nuovi ordini
religiosi, imponendo a ciascuna nuova comunità di riconoscersi in un movimento già esistente (agostiniani, benedettini, ecc.). Tuttavia, i Carmelitani non si sentivano parte di alcuna categoria canonica familiare
al clero e ai vescovi occidentali: non erano monaci stanziali come i benedettini, né ancora un ordine mendicante strutturato come francescani e domenicani. Vescovi, clero secolare e altri ordini religiosi già
insediati nei territori li guardavano con sospetto, ne contestavano la legittimità e ostacolavano il loro insediamento. La tradizione narra che, in quella notte, la Vergine gli apparve, circondata da angeli, con in
mano un piccolo abito: lo <strong>scapolare</strong>, due lembi di stoffa uniti da due cordicelle, da portare sulle spalle — da cui, appunto, il nome, dal latino <strong><em>scapula </em></strong>(spalla). Consegnandoglielo, gli disse parole che i Carmelitani custodiscono ancora oggi: chi fosse morto rivestito di quell'abito avrebbe avuto un segno di salvezza,
di protezione nei pericoli, di alleanza di pace per sempre. Una formula latina, nata più tardi per riassumere quella promessa, dice tutto in tre frasi: <strong><em>Protego nunc, in morte iuvo, post funera salvo</em></strong> — "<strong>ti proteggo ora, ti aiuto in punto di morte, ti salvo dopo la morte</strong>".</div>
<div>Ora, è importante intendersi su cosa sia davvero lo scapolare, perché sarebbe un errore ridurlo a un semplice amuleto, come se bastasse indossarlo per essere automaticamente
al sicuro. Lo scapolare è quello che la tradizione della Chiesa chiama un "<strong>sacramentale</strong>": un segno che ricorda e rende presente una realtà spirituale, nella misura in cui chi lo porta vive coerentemente ciò che quel segno rappresenta. Essendo un vestito, si sa, dice qualcosa di
chi lo indossa: dice appartenenza.</div>
<div>Chi porta lo scapolare della Madonna del Carmine dichiara, con un gesto semplicissimo, di <strong>appartenere</strong> a lei, di essersi affidato alle sue mani come un bambino che stringe la mano della madre attraversando una strada trafficata. Non è la mano del bambino a garantire
la sicurezza dell'attraversamento: è la mano della madre che stringe, che guida, che non lascia andare. Ecco perché possiamo dire che lo scapolare è un "<strong>abbraccio materno</strong>" reso visibile: un panno che tocca la pelle, che si porta sul cuore e sulle spalle, nei momenti di gioia e in quelli di fatica, quando si dorme e quando
si lavora — un contatto continuo, non riservato solo ai momenti solenni della preghiera.</div>
<div>E qui c'è un secondo significato per noi: la protezione di Maria non è un evento straordinario riservato a occasioni eccezionali. È qualcosa che si posa, letteralmente,
sulle nostre spalle ogni giorno — nel lavoro, nello studio, nelle relazioni faticose, nelle scelte piccole e grandi. È una presenza non straordinaria, proprio come lo scapolare stesso: un pezzo di stoffa semplice,
carico di significato per chi lo porta con fede.</div>
<div><strong>3. Maria e il futuro che ci fa paura</strong></div>
<div>Arriviamo così al punto che forse ci tocca più da vicino: come questa stella, questo abbraccio, ci parlano oggi, di fronte a un futuro che — diciamocelo con franchezza
— spesso ci spaventa?</div>
<div>Penso ai più giovani tra noi, che devono decidere che scuola fare, che lavoro cercare, se restare nel nostro territorio o partire; penso a chi ha già scelto e si chiede
se ha scelto bene; penso a chi porta il peso di un futuro incerto per un figlio, per la salute, per il proprio domani economico. La paura del futuro non è una debolezza di fede: è una condizione umana antichissima,
e le Sacre Scritture ce la testimoniano. Anche Maria l'ha conosciuta.</div>
<div>Pensiamo all'angelo che le annuncia una maternità impossibile da spiegare, in un villaggio dove le voci corrono in fretta e i giudizi sono spietati. Maria non ha in mano
nessuna certezza sul come tutto questo si realizzerà. Eppure, subito dopo quell'annuncio sconvolgente, il Vangelo ci racconta che si mette in viaggio, in fretta, verso la casa di Elisabetta. Non resta paralizzata
dalla paura: cammina. Ecco forse la lezione più preziosa che possiamo portarci a casa questa sera: la fede non elimina l'incertezza sul futuro, ma libera le gambe per camminare dentro di essa.</div>
<div>E poi c'è quella scena, alle nozze di Cana, in cui Maria, accortasi che il vino sta per finire — che la festa rischia di trasformarsi in un fallimento — non si
dispera e non prende lei stessa il comando. Si rivolge ai servi con una frase che è, in realtà, rivolta a ciascuno di noi: "<strong>Fate quello che vi dirà</strong>". Non dice "<strong>farò io al posto vostro</strong>". Indica una direzione, orienta lo sguardo verso il figlio, e poi si fa da parte, lasciando che siano gli uomini a mettersi in movimento, a riempire le anfore con le proprie mani. È esattamente il
modo in cui una bussola funziona: non cammina al posto nostro, non elimina la distanza da percorrere, ma ci indica dove sta il nord, così che possiamo essere noi a decidere il passo.</div>
<div>Una bussola non promette un mare calmo. Non ci dice che tempesta ci aspetta domani. Ma ci assicura che, qualunque cosa accada, esiste un punto stabile a cui possiamo sempre tornare
a guardare per capire chi siamo e dove stiamo andando. Maria non toglie la fatica delle nostre scelte, ma ci assicura che, mentre scegliamo, non siamo soli, e che c'è un orientamento più grande delle nostre
paure: quello di un amore che ci ha generati e che non smette di accompagnarci.</div>
<div><strong>Conclusione</strong></div>
<div>Stella che orienta, scapolare che avvolge, madre che indica la via senza sostituirsi a noi: sono tre modi di dire la stessa cosa, quella protezione che questo primo giorno di Triduo
ci chiede di riscoprire.</div>
<div>In questi tre giorni che ci separano dalla festa, proviamo allora a fare nostro, davvero, questo sguardo: quando la strada sembra buia, guardiamo la stella. Quando ci sentiamo fragili
di fronte a scelte più grandi di noi, ricordiamo l'abbraccio che ci è stato posto sulle spalle. E quando il futuro ci fa paura, chiediamo a Maria non di toglierci la traversata, ma di darci il coraggio di
affrontarla — con la certezza che, come a Cana, come sulla via verso la casa di Elisabetta, lei cammina già davanti a noi, indicandoci dove guardare.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 10:14:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/?solennita-della-beata-vergine-del-monte-carmelo</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Dottori della Chiesa: chi sono?]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n78"><![CDATA[Monte del Carmelo n78]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008F">






<div>Il titolo di dottore della Chiesa è un riconoscimento onorifico che la Chiesa cattolica conferisce ai santi che nella loro vita e nelle loro opere hanno mostrato straordinaria
capacità nello spiegare nozioni di teologia, di fede e dottrina arricchendo il magistero della Chiesa. </div>
<div> </div>
<div>Oltre ai dottori ci sono i Padri della Chiesa. Essi sono principalmente scrittori, teologi e vescovi dei primi secoli del cristianesimo. Le opere di questi autori costituiscono le basi della dottrina cristiana e una guida per la teologia. Alcuni, come sant’Ambrogio da Milano, sant’Agostino e san Girolamo, sono stati insigniti di entrambi i titoli.</div>
<div> </div>
<div>Il titolo di Dottore della Chiesa nasce ufficialmente nel 1295 con papa Bonifacio VIII, il quale proclamò Dottori quattro santi della Chiesa d’occidente: sant’Ambrogio,
sant’Agostino d’Ippona, san Girolamo e san Gregorio Magno. Nel 1567 papa Pio V dichiarò Dottore san Tommaso d’Aquino. L'ultimo Dottore della Chiesa è stato proclamato da papa Leone XIV, il quale il 28 settembre 2025, al termine della messa dedicata al giubileo dei catechisti, annunciò: “il prossimo 1 novembre nel contesto del giubileo del mondo educativo conferirò il titolo di Dottore della Chiesa a san John Henry Newman, il quale contribuì
in maniera decisiva al rinnovamento della teologia e alla comprensione della dottrina cristiana nel suo sviluppo”.</div>
<div> </div>
<div>Quindi, ad oggi, i Dottori della Chiesa sono 38. Tra di essi ci sono anche quattro donne proclamate Dottori della Chiesa: santa Caterina da Siena, santa Ildegarda di Bingen, santa Teresa d’Avila e santa Teresa di Lisieux, meglio conosciuta come santa Teresa del Bambin Gesù. Le ultime due sante sono carmelitane
e sono venerate anche nella Chiesa del Carmine di Ostuni. A santa Teresa d’Avila, nella chiesa suddetta, è dedicato un altare, entrando è il terzo altare sulla sinistra (sec. XVIII). Inoltre l’Arciconfraternita custodisce anche una statua di santa Teresa del Bambin Gesù, proclamata Dottore della Chiesa nel 1997 da papa Giovanni Paolo II.</div>
<div> </div>
<div>La statua in cartapesta policroma misura circa 160 cm. di altezza. L’opera è stata conservata per decenni nei locali della sacrestia e, solo di recente, lo scrivente
ha preso l’iniziativa di esporla in chiesa alla venerazione dei fedeli e, nello stesso tempo, di restaurarla. Pertanto preparata la relazione tecnica di progetto e documentazione fotografica dalla restauratrice Sandra
Velardi, alla quale è stato affidato il restauro, si è inviato il materiale al responsabile dell’ufficio dei Beni Culturali dell’Arcidiocesi Brindisi-Ostuni, ing. Giorgio Rocco De Marinis il quale, dopo un attento esame dei documenti, ha inviato il tutto alla Soprintendenza,
come da prassi.</div>
<div> </div>
<div>Invochiamo i Dottori e i Padri della Chiesa affinché possano intercedere presso Dio per la pace nel mondo.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:59:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[La devozione in Ostuni verso santi agostiniani]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n78"><![CDATA[Monte del Carmelo n78]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008E">






<div>Sul numero 72 di questo giornale (Settembre 2025) ho brevemente presentato, sulla scia dell'elezione a Papa del primo agostiniano, Leone XIV, la devozione rivolta in Ostuni verso
Sant'Agostino, patrono minore della nostra città. In Ostuni è attestata anche la devozione, verso alcuni santi agostiniani. </div>
<div>La più antica è quella verso San Nicola da Tolentino, cui è dedicata la Chiesa del Purgatorio. Nicola nacque a S. Angelo in Pontano (Macerata) nel 1245. Entrò
da ragazzo fra gli agostiniani del suo paese, prima per riceverne l’istruzione scolastica, poi come novizio. Ordinato sacerdote, ottenne la facoltà di predicare e fu inviato in vari conventi delle Marche. </div>
<div>Seppe coniugare con saggezza l’assidua ricerca di Dio con le esigenze della vita comune, sostenuto dalla penitenza, dalla costante preghiera e da un umile carità. Fu apostolo
di pace e promotore di riconciliazione tra le famiglie divise. Vagheggiò una società in cui ognuno condividesse i propri beni con chi fosse nel bisogno. Visse per trent’anni nel convento di Tolentino dove
morì, il 10 settembre 1305, acclamato dal popolo come santo e taumaturgo. San Nicola è venerato in particolare come protettore delle anime purganti (di qui anche il collegamento con la Confraternita del Purgatorio).
La Chiesa del Purgatorio conserva una tela in cui è raffigurato mentre celebra l'Eucaristia insieme alle anime purganti e alla Madonna. Vi si custodisce anche una statua del '700 recentemente restaurata. Inoltre
ogni anno la Confraternita suddetta ne celebra la memoria il 10 settembre.</div>
<div> Più recente ma sicuramente più diffusa è invece la devozione verso Santa Rita da Cascia. Rita nacque a Roccaporena verso il 1380. Fin dall’adolescenza
desiderò consacrarsi a Dio ma, per le insistenze dei genitori, fu data in sposa ad un giovane di buona volontà ma di carattere violento. Dopo l’assassinio del marito e la morte dei due figli, ebbe molto
a soffrire per l’odio dei parenti che, con fortezza cristiana, riuscì a riappacificare. Vedova e sola, in pace con tutti, fu accolta nel monastero agostiniano di santa Maria Maddalena in Cascia. Visse per
quarant’anni nell’umiltà e nella carità, nella preghiera e nella penitenza. Negli ultimi quindici anni della sua vita, portò sulla fronte il segno della sua profonda unione con Gesù
crocifisso. Morì il 22 maggio 1457. Venne canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII. </div>
<div>La devozione a Santa Rita in Ostuni è storicamente collegata con la chiesa di San Francesco a cui fu donata una statua della Santa negli anni '50, solennemente intronizzata
per l'occasione sull'altare dell'Immacolata. In suo onore si teneva, almeno fino ai primi anni duemila, una solenne novena in preparazione della festa, con la recita del Rosario e delle litanie a S. Rita, e che
in origine culminava anche con una solenne processione. Tale devozione si è via via diffusa in tutte le comunità della città, tant'è che molte chiese ora custodiscono una statua della Santa
(Spirito Santo, Grazie, Cappuccini, SS. Medici, S. Maria Madre della Chiesa; nella chiesa di S. Luigi è raffigurata nella vetrata sinistra dell'altare) e ogni comunità organizza in suo onore una solenne messa
con benedizione delle rose nella ricorrenza del 22 maggio. Non è eccessivo dire che è sicuramente una delle celebrazioni religiose più attese e partecipate dai fedeli. Numerosi inoltre sono i gruppi che
si recano annualmente in pellegrinaggio presso il suo santuario di Cascia. </div>
<div> </div>
<div>Bibliografia:</div>
<div>E. Aurisicchio, <em>Passeggiate ostunesi</em>, Modugno, 2023</div>
<div>E. Aurisicchio, Il nuovo <em>Passeggiate ostunesi</em>, Modugno, 2026</div>
<div>E. Aurisicchio – P. Lisimberti – A. Todisco, <em>La Cattedrale di Ostuni</em>, a cura di G. Pavone, Bari, 2025</div>
<div>A.A.V.V., <em>La Chiesa e la Confraternita del Purgatorio. Religiosità popolare tra tradizione e cultura</em>, a cura di D. Ciccarese e G. Ghionda, Ostuni, 1992 </div>
<div>L. Greco, <em>La Chiesa dello Spirito Santo nel Borgo Grande di Ostuni</em>, Fasano, 1999</div>
<div>P. Lisimberti – A. Todisco, <em>Il </em>Bel San Francesco <em>e l’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione di Ostuni</em>, Fasano, 2000</div>
<div>M. Sgura, <em>Il culto di Sant’Agostino in Ostuni</em>, su questo Giornale, 2025, 72, pag. 8</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:58:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Francesco: il Santo amato da tutti]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n78"><![CDATA[Monte del Carmelo n78]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008D"></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:57:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[MARIA, STELLA DEL MARE E BUSSOLA PER IL FUTURO]]></title>
			<author><![CDATA[Emanuele Amodio]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n78"><![CDATA[Monte del Carmelo n78]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008C">






<div>La protezione rappresenta un aspetto fortemente attuale e universale, oltre che un argomento cardine per noi giovani che, di fronte alle diverse sfide quotidiane che la vita ci presenta,
tendiamo a sentirci intimoriti dall'idea di doverci costruire un futuro. Cerchiamo di capire come Maria possa essere per noi una bussola e come i simboli mariani, lo scapolare primo fra tutti, ci permettano di percepire
spiritualmente il suo "abbraccio materno".</div>
<div>Il primo simbolo su cui vorrei focalizzarmi è “Maria in funzione di Stella Maris”. Stella Maris è uno dei titoli mariani più antichi, ma pochi sanno che è il risultato di una traduzione involontariamente errata. Nel V secolo San Girolamo, noto biblista e traduttore
cristiano, nel redigere l’opera “Liber interpretationis Hebraicorum nominum”, cercò di tradurre il significato del nome ebraico di Maria, Miryam, scomponendolo in due radici: mar, che significa goccia o amaro, e yam, che vuol dire mare. Lo tradusse nel corrispondente latino
“Stilla Maris”, ovvero "goccia del mare". Un copista, ricopiando quel testo, scrisse involontariamente stella al posto di stilla, e si decise di non correggere quell'errore, perché per la sensibilità cristiana diceva qualcosa
di troppo vero. Perché una stella, in mezzo al mare, non è un dettaglio decorativo, bensì l'unico punto che non si muove, mentre tutto il resto — onde, vento, orizzonte — è in continuo
mutamento. Già nel IX secolo un monaco benedettino, Pascasio Radberto, scriveva che Maria è la guida da seguire per non annegare tra le onde di un mare in tempesta. Tre secoli dopo, San Bernardo di Chiaravalle,
abate dell'abbazia di Clairvaux e fondatore spirituale dell'ordine monastico dei Cistercensi, scrisse in una delle pagine più belle della mariologia: se si alzano i venti della tentazione, se urti contro gli
scogli della prova, "Respice stellam, voca Mariam" — "Guarda la stella, invoca Maria". Non ti smarrirai, seguendola; non dispererai, invocandola. Il primo messaggio è dunque questo: dobbiamo vedere in Maria un punto di riferimento,
una madre silenziosa e fedele che non promette di calmare la tempesta, ma di restare visibile mentre la tempesta dura.</div>
<div>Il secondo simbolo è lo “scapolare”, l'abbraccio materno che protegge: la forma concreta con cui la tradizione carmelitana ha voluto raccontare la protezione di Maria. Nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1251, Simone Stock, priore generale
dei Carmelitani, pregava con insistenza la Madonna affinché gli concedesse un segno di protezione per il suo ordine, che attraversava un periodo difficile. Il Concilio Lateranense IV del 1215 aveva vietato la fondazione
di nuovi ordini religiosi, imponendo a ciascun movimento emergente di riconoscersi in uno già esistente. I Carmelitani, non essendo né monaci stanziali come i benedettini né un ordine mendicante come francescani
e domenicani, erano visti con sospetto da vescovi e clero, che ne contestavano la legittimità. La tradizione narra che, in quella notte, Maria gli apparve circondata da angeli, con in mano un abitino — lo scapolare,
due lembi di stoffa uniti da cordicelle, da portare sulle spalle (scapolare deriva infatti dal latino scapula, spalla) — pronunciando una promessa che si può riassumere così: "Protego nunc, in morte iuvo, post funera salvo" — "Ti proteggo ora, ti aiuto in punto di morte, ti salvo dopo la morte". Lo scapolare è ciò che la Chiesa chiama un sacramentale: un segno che ricorda e rende presente una realtà spirituale, nella misura in cui chi lo porta vive coerentemente con quanto
quel segno rappresenta. La protezione di Maria non è un evento straordinario riservato a occasioni eccezionali: si posa, letteralmente, sulle nostre spalle ogni giorno, nel lavoro, nello studio, nelle relazioni faticose,
nelle scelte quotidiane. È una presenza non straordinaria, proprio come lo scapolare stesso: un pezzo di stoffa semplice, carico di significato per chi lo porta con fede.</div>
<div>Il terzo simbolo è “Maria e il futuro che ci fa paura”. Mi riferisco in particolare ai giovani, che spesso devono prendere decisioni non facili: che scuola frequentare, che lavoro intraprendere, se restare nel territorio o andare all'estero. Ma penso anche
a chi porta il peso di un futuro incerto per un figlio, per la propria salute, per il proprio domani economico. La paura del futuro non è una debolezza di fede: è una condizione umana antichissima che anche Maria
ha conosciuto. Quando l'angelo Gabriele le annuncia una maternità impossibile da spiegare, Maria non ha alcuna certezza su come tutto avverrà; eppure, subito dopo l'annuncio, si mette in viaggio verso
la casa di Elisabetta. Non rimane paralizzata dalla paura: cammina. La lezione che ci trasmette è senza eguali: la fede non elimina l'incertezza sul futuro, ma libera le gambe per camminare dentro di essa. Alle
nozze di Cana, quando il vino sta per finire e la festa rischia di trasformarsi in un fallimento, Maria non si dispera: si rivolge ai servi con una frase che, in realtà, è rivolta a ciascuno di noi: "fate quello che vi dirà". Non dice "farò io al posto vostro". Indica una direzione, orienta lo sguardo verso il figlio, lasciando che siano gli uomini a mettersi in movimento, a riempire le anfore con le proprie mani, fidandosi della sua parola. È esattamente
il modo in cui funziona una bussola: non cammina al posto nostro, non elimina la distanza da percorrere, ma ci indica dov'è il nord, in modo che possiamo essere noi a decidere il passo.</div>
<div>Quando il futuro ci fa paura, chiediamo a Maria non di toglierci la traversata, ma di darci il coraggio di affrontarla, con la certezza che, come a Cana e sulla strada verso la casa
di Elisabetta, lei cammina già davanti a noi, indicandoci dove guardare.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:56:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Pregare Maria poeticamente]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n78"><![CDATA[Monte del Carmelo n78]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008B">






<div>Quante feste mariane in Settembre: la Nascita di Maria e, il giorno dopo l’Esaltazione della Santa Croce, ecco che 15 settembre la Chiesa cattolica celebra la Beata Vergine Maria
Addolorata, memoria liturgica che contempla Maria nel suo dolore ai piedi della Croce. “È una delle feste mariane più intense – dicono -: Maria è venerata come Madre dei Dolori, raffigurata
con sette spade nel cuore, simbolo dei Sette Dolori che la tradizione le attribuisce”. Quei dolori di Maria, sono stati contemplati da mistici e poeti e letterati e nel secolo XVI, nel 1588, un religioso, Gaspare Ancarano
da Bassano, che l’anno prima aveva pubblicato i “Capitoli et canzoni spirituali”, diede alle stampe per l’editore veneziano Bernardo Giunti il “Novo rosario della gloriosissima Vergine Maria”:
un'opera strutturata con quindici sonetti, quanti sono i misteri del Rosario e 150 ottave in rima pensate per accompagnarne la meditazione e la contemplazione. La critica letteraria e gli storici della letteratura ricordano
e studiano Ancarano per i suoi originali adattamenti delle preghiere tradizionali in volgare, analizzati come casi studio emblematici delle forme assunte dalla poesia e dalla preghiera nel tardo Rinascimento italiano.</div>
<div>Dopo il Concilio di Trento, infatti, la Chiesa cattolica promuove forme di espressione artistica capaci di toccare il cuore dei fedeli e stimolare la pietà. La poesia spirituale
in questo periodo si caratterizzò per l’uso del volgare al fine di rendere le verità di fede accessibili a un pubblico più ampio, non solo ai dotti e per una visualità e introspezione, con
i testi, che descrivono i dettagli fisici e spirituali della vita di Cristo e di Maria per favorire la tecnica gesuitica della "composizione di luogo".</div>
<div>Dedicata a papa Sisto V, il “Novo Rosario” riflette una complessa architettura numerologica e devozionale, modellata esattamente sulla struttura della recita del rosario
e così ecco i 15 sonetti, quindi preghiere del Pater Noster, che introducono ed espongono ciascuno dei quindici misteri (Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi) e, prima della sezione conclusiva ricca di “fiori e frutti
celesti” con preghiere per ogni giorno della settimana consegnati all’Horticello spirituale, creato in appendice fra lodi e meditazioni, ecco il corpus dell’opera. Ben 150 preghiere dell’Ave Maria;
150 Ottave rime, che sviluppano “la contemplazione profonda a ritmica dei singoli misteri”.</div>
<div>È davvero difficile scegliere una sola delle ottave, che compongono l’opera. Come esempio forniamo l’ultima ottava del Quinto mistero doloroso – siamo a ridosso
della Festa dell’Addolorata – che contempla la morte di Gesù in croce. Scrive Ancarano: “Maria sente la voce humil del Figlio,/ Ch'al Discepolo suo la raccomanda,/ Dicendo, ecco tua Madre, e poi
con ciglio/ afflitto dice, ò Madre veneranda,/ Eccoti il Figlio tuo d'opra, e consiglio,/ Cui, quanto sia bisogno à te, comanda:/ Piange la Madre, intanto il Figlio more/ in croce, per l'indegno peccatore”.
Davvero cogliamo il versetto evangelico del dialogo fra il Figlio e la Madre e il Discepolo che egli amava. Da quella lettura la conferma che Ancarano riesce a piegare forme metriche nobili come il sonetto e l'ottava a
un ritmo meditativo e ripetitivo. Egli non fu solo poeta e il suo “Novo Rosario” non era pensato per la lettura solitaria nello studiolo, ma come un manuale pratico che insegnava a pregare "poeticamente".</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:52:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ostuni, è tempo di un cambiamento di stile]]></title>
			<author><![CDATA[Gianmichele Pavone]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n78"><![CDATA[Monte del Carmelo n78]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008A">






<div><em></em>«<em>Perché negli ultimi tempi questa nostra città bianca non riesce ad essere amministrata saggiamente?
Forse perché non c’è una visione progettuale di comunità e si preferisce andare nella direzione di una conquista del potere economico-burocratico che essa genera, per il benessere di pochi, anziché
far crescere il benessere di tutti, della comunità, della città?</em></div>
<div>Questa è una delle domande che costituiscono il cuore dell’omelia con cui il nostro Arcivescovo, mons. Giovanni Intini si è rivolto agli ostunesi il 26 agosto in
occasione delle solennità per Sant’Oronzo.</div>
<div>Sua Eccellenza ha evidenziato inoltre l’importanza di amministrare ricorrendo alla «<em>sapienza che investe sul bene comune, non come bene che conviene a chi amministra ma come bene per tutti, per lo sviluppo, la crescita, il progresso della città, che deve fare vela verso uno sviluppo sostenibile,
inclusivo, accogliente, nel rispetto dell’ambiente e della casa comune, rifiutando di ascoltare le sirene predatorie interessate solo ad alti profitti privati</em>». Un discorso che attinge a temi etici tanto enormi quanto antichi, che tutti coloro che sono impegnati in politica avrebbero dovuto solo condividere col capo chino vieppiù nel periodo storico che
sta attraversando la città di Ostuni.</div>
<div>E invece… la risposta pubblica degli amministratori e di molti cittadini si è concretizzata in più occasioni in una levata di scudi in difesa della primazia della
politica sulla morale. Il nostro Arcivescovo è stato accusato di ingerenze indebite o addirittura di sostegno occulto verso taluno dei protagonisti della vita politica cittadina. Nulla di più sbagliato. Nulla
di più indecoroso e spiacevole. Ancora una volta i politici di professione riaffermano il proprio ruolo al primo posto sul podio dell’arroganza e della violenza verbale prima che su quello delle idee.</div>
<div>Nella <em>Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica</em>, pubblicata nel 2002 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede si legge «<em>non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni
uniche – per questioni temporali» ma «è suo diritto e dovere pronunciare giudizi morali su realtà temporali quando ciò sia richiesto dalla fede o dalla legge morale</em>». Nonostante, infatti, la partecipazione attiva nei partiti politici sia riservata ai laici, «<em>i Pastori hanno il diritto e il dovere di proporre i principi morali anche sull’ordine sociale</em>». </div>
<div>Papa Giovanni Paolo II ha ribadito più volte il diritto e la competenza della Chiesa di «<em>esercitare senza ostacoli la sua missione tra gli uomini e dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona
e della salvezza delle anime</em>» (Giovanni Paolo II, udienza generale 13 maggio 1981; <em>Gaudium et Spes</em>, 76. Sul punto si leggano anche: Giovanni Paolo II, Esort. Apost. <em>Christifideles laici</em>, n. 42, AAS 81, 1989, 393-521; Congregazione per il Clero, <em>Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri</em>, 31-III-1994, n. 33). </div>
<div>Il principio viene poi sistematizzato nel <em>Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa</em>, laddove al n. 70 si legge che la Chiesa è maestra non soltanto della fede, ma anche della morale e che questa riguarda l’uomo in tutte le sue responsabilità. Soprattutto, si afferma che l’autorità
deve essere esercitata entro i limiti dell’ordine morale e che «<em>il solo consenso popolare non è tuttavia sufficiente a far ritenere giuste le modalità di esercizio dell'autorità
politica</em>» (n. 395).</div>
<div>Dunque i vescovi e gli altri responsabili ecclesiali hanno non solo il diritto, ma addirittura il dovere di richiamare la politica al rispetto dei principi morali anche quando sono
in gioco questioni sociali e il bene comune nella sua interezza. Peccato quindi che tali richiami siano rari e poco frequenti. Se ne sentiva forte l’esigenza fino all’omelia del 26 agosto.</div>
<div>Il fatto che la nostra città non sia «<em>amministrata saggiamente</em>» è un dato che non attiene solo all’attività amministrativa in senso stretto ed alle varie procedure attenzionate dalla magistratura da molti anni a questa parte (a prescindere dai colori
delle casacche), ma soprattutto alle dinamiche interpersonali tra rappresentanti politici e tra questi ultimi ed i cittadini, le quali non sono più tollerabili. Forte è la percezione che si sia passato il segno
nel patto tra elettorato ed “eletti” e che i cittadini siano costantemente presi in giro quando gli stessi temi che determinano gli scontri di oggi erano l’ossatura degli accordi di ieri o la base su cui
verranno costruite le alleanze di domani. Soprattutto è un’intollerabile offesa all’intelligenza di tutti che da anni tanti episodi criminali gravissimi, pur coinvolgendo la città intera, insieme
ai destinatari degli atti intimidatori, non abbiano mai mandanti, non abbiano mai motivazioni e le battaglie per la legalità, le manifestazioni di solidarietà congelino lo <em>status quo </em>in un idillio rovesciato. Non occorre, infatti, sforzarsi molto per sapere che ogni attentato è un’azione deliberata e violenta, compiuta per colpire persone,
istituzioni o obiettivi simbolici, che nasce da specifiche motivazioni e può essere sostenuta o organizzata da uno o più mandanti (oltre che dagli esecutori materiali) inevitabilmente noti ai destinatari degli
atti, perché diversamente l’obiettivo criminale auspicato non sarebbe raggiungibile.</div>
<div>Davvero «<em>è tempo di un cambiamento di stile!</em>» citando ancora mons. Intini. È tempo che anche le comunità cristiane diventino spazi di ascolto, di dialogo, di incontro, di confronto per educare alla politica come «<em>la forma più alta di carità</em>» (Pio XI, udienza generale del 18 dicembre 1927) per costruire una nuova società attraverso quelle persone che non fanno rumore, non gridano, non si affermano nell’annientamento degli “avversari”
politici, non sanno cosa sia il calcolo e non usano la furbizia come misura dell’intelligenza. Restare integri, continuare a fidarsi, scegliere la trasparenza quando sarebbe più facile cedere al compromesso richiede
coraggio. Le persone oneste e leali si riconoscono nei gesti silenziosi, nella chiarezza e nella coerenza: abbiate cura di queste persone e, soprattutto, abbiate il coraggio di esserlo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:44:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IL CARMINE, UNA DEVOZIONE CHE ACCOMPAGNA]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n77"><![CDATA[Monte del Carmelo n77]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000089">






<div>Ogni anno, il 16 luglio, Ostuni ritrova nella festa della Madonna del Carmine uno dei momenti più intensi della propria memoria religiosa e civile. Non si tratta soltanto di
una ricorrenza liturgica, né di una tradizione da custodire per abitudine. È un appuntamento che attraversa la storia della Città Bianca e che, ancora oggi, chiede di essere compreso nel suo significato
più profondo.</div>
<div>In estate, mentre la città si riempie di visitatori e le sue strade diventano luogo di incontro, il rito del Carmine invita a fermarsi. A guardare oltre la superficie degli eventi.
A chiedersi che cosa resti, nella vita quotidiana, di una devozione che per generazioni ha accompagnato famiglie, comunità, momenti di gioia e passaggi difficili.</div>
<div>La devozione mariana non può essere ridotta a folklore, né a semplice eredità sentimentale. La figura di Maria parla al presente perché richiama valori essenziali:
ascolto, cura, discrezione, responsabilità. Sono parole che appartengono alla fede, ma anche alla convivenza civile. In un tempo segnato da solitudini diffuse, relazioni fragili, famiglie affaticate e nuove forme di
povertà, la festa del Carmine può diventare occasione per interrogarsi sul modo in cui una comunità sa farsi prossima.</div>
<div>Dentro questa prospettiva si colloca anche lo scapolare, segno antico della tradizione carmelitana. Riscoprirlo non significa trasformarlo in un amuleto, né attribuirgli un valore
esteriore o automatico. Significa, piuttosto, riconoscerlo come memoria concreta di un affidamento e di un impegno. Per chi lo indossa, lo scapolare richiama la protezione materna di Maria, ma nello stesso tempo domanda coerenza:
custodire gli altri, scegliere la mitezza, abitare le relazioni con maggiore attenzione, non voltarsi davanti alla fragilità.</div>
<div>È questa la sfida pastorale più attuale: aiutare i segni della fede a non restare muti. Un rito, una processione, una preghiera, un piccolo abito devozionale hanno senso
se diventano vita, se educano a uno stile, se spingono a costruire comunità più accoglienti e meno indifferenti. La fede popolare conserva una forza straordinaria proprio perché parla con linguaggi semplici,
accessibili, capaci di raggiungere anche chi si sente lontano. </div>
<div>Il 16 luglio, dunque, non sia soltanto il giorno della festa, ma un’occasione di consapevolezza. La Madonna del Carmine continua a indicare a Ostuni una via fatta di protezione
e responsabilità, memoria e futuro, devozione e impegno quotidiano.</div>
<div>Nella Città Bianca, riscoprire il Carmine significa anche questo: lasciarsi custodire per imparare a custodire; portare un segno non per distinguersi dagli altri, ma per ricordarsi
ogni giorno degli altri.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 16:23:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[MADRE ROSA MARIA SERIO “SPECCHIO” DI SANTITÁ PER I CARMELITANI E LE CARMELITANE DEL XVIII SECOLO]]></title>
			<author><![CDATA[Monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n77"><![CDATA[Monte del Carmelo n77]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000088">






<div>A 300 anni dalla morte le Monache carmelitane di Ostuni ripercorrono la vita della venerabile ostunese Madre Rosa Maria Serio </div>
<div> <span class="fs12lh1-5">Negli anni ’40 del Settecento suor Anna Maria Corilla scriveva al postulatore di poter </span><span class="fs12lh1-5">ricevere una copia della Vita della venerabile Rosa Maria per farne “</span><em class="fs12lh1-5">specchio a me e </em><em class="fs12lh1-5">all’altre per imitarla et animarsi a glorificare quel Dio che ha dato ad essa tanta </em><em class="fs12lh1-5">cognizione et amore</em><span class="fs12lh1-5">”.</span></div>
<div> <span class="fs12lh1-5">La fama di santità di suor Rosa Maria Serio si diffuse subito dopo la sua morte quando, </span><span class="fs12lh1-5">a distanza di tre anni, fu aperto il processo di canonizzazione e le notizie sul suo conto </span><span class="fs12lh1-5">iniziarono a circolare grazie alla biografia scritta dal gesuita Giuseppe Gentili. La Vita </span><span class="fs12lh1-5">della venerabile madre Rosa Maria Serio di Sant’Antonio uscì alle stampe nel 1738 a</span></div>
<div>Roma. Come scrive l’autore nella Presentazione, la sua biografia si basa sui processi ordinari e <span class="fs12lh1-5">su altri manoscritti fornitigli dal postulatore generale dei carmelitani, p. Serafino Maria </span><span class="fs12lh1-5">Potenza, il quale gli commissionò il lavoro. A questi il Gentile riconosce un ruolo</span></div>
<div>fondamentale nel raccogliere i documenti, dirigere la formazione dei Processi ordinari, <span class="fs12lh1-5">trasmettere la Causa a Roma.</span></div>
<div>È importante conoscere queste fonti per approfondire la figura della venerabile, per essere più oggettivi circa la sua santità e per riproporre con nuovi linguaggi
e sotto diverse prospettive l’esperienza di questa donna. Ma c’è da aggiungere che le fonti vanno sapute leggere, non isolandole, ma in relazione alle altre fonti e al contesto in cui sono state prodotte.
Esempio: memoriale di Potenza e il Catalogo delle donne monache. Accanto a questo criterio metodologico, bisogna aggiungerne uno ermeneutico: cercare di capire quello che le fonti dicono senza manipolarle in base a delle ideologie.</div>
<div>Il libro della Vita si divide in tre parti: la vita nel secolo, nel conservatorio, nel monastero. Per quest’ultima parte: prima i vari uffici svolti dalla venerabile e poi, in
un solo capitolo, tutti i favori celesti. Dal libro del Gentili, si viene a sapere che suor Rosa Maria, al secolo Romana Serio, nacque ad Ostuni, nel sud Italia, il 6 agosto 1674 e, ancora sedicenne, entrò nel conservatorio
delle terziarie carmelitane scalze, sorto in quegli anni nella vicina Fasano. <span class="fs12lh1-5">Al Carmelo le fu dato il nome di suor Rosa Maria di Sant’Antonio. Insieme a lei, entrarono nella stessa comunità altre tre sorelle – suor Michela di San Francesco,
suor Maria Benedetta dello Spirito Santo e suor Maria Michela della Santissima Trinità e, più tardi, due nipoti: suor Rosa Maria di San Marco e suor Maria Luigia di San Francesco. </span><span class="fs12lh1-5">Nel giro di pochi anni, le terziarie vollero adottare la clausura, sull’esempio di molti conservatori che tra il Seicento e l’Ottocento si evolsero in monasteri, poiché
avevano superato il numero di monache prescritto da santa Teresa d’Avila per i monasteri carmelitani scalzi, da lei fondati.</span></div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 16:21:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[“LA VERA DIVOZIONE AI SACRI SCAPOLARI”]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n77"><![CDATA[Monte del Carmelo n77]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000087">






<div>È del 13 luglio 1725 il Breve pontificio “<em>Ut festa Beatae Mariae Virginis de Monte Carmelo…</em>”, con il quale papa Benedetto XIII concesse l’ufficio e la messa del Carmine a tutta la Chiesa latina, confermò privilegi e indulgenze legati allo scapolare, autorizzò la diffusione
universale della festa del 16 luglio, ma è questo il terzo centenario della ricezione e diffusione di quel documento, perché molte diocesi e confraternite recepirono nel 1726 il Breve del 1725, iniziando a celebrare
ufficialmente la festa ed anche perché papa Orsini, l’ultimo papa del Sud Italia, il 27 dicembre 1726 avrebbe canonizzato san Giovanni della Croce, figura centrale della riforma carmelitana. A quei giorni corrispondono
questi, durante i quali sembra non ci sia valore economico rilevante, per i libri ottocenteschi e per quelli a contenuto religioso, in particolare. Valore economico, ma valore per chi crede sì. E nella ricorrenza della
festa della Vergine del Carmelo, perché non segnalare “<em>La vera divozione ai Sacri Scapolari del Carmine e dell’Immacolata Concezione ed a Maria SS. Novissimo manuale di Istruzioni,
considerazioni, esempi, formole a preghiere</em>”? Il libro fu pubblicato nel 1891 dalla “Tipografia editrice dei Figli di Maria” ad Ala in provincia di Trento e l’autore era
un sacerdote, don Giuseppe Simonini, del quale non si hanno molte notizie se non che firmò la presentazione del libro da “<em>Sopramonte (presso Trento) nella Festa della B. V. Maria del Carmine</em>”, mentre dal 1884 al 1898 lo troviamo responsabile della Curazia di San Lorenzo in Ronchi (Ala) e qui si
conservano documenti d’archivio circa il suo impegno nel rifacimento del pulpito della chiesa e nella riforma dello Statuto della Confraternita del SS. Sacramento.</div>
<div>Don Simonini ricorda in quelle pagine innanzi tutto che lo scapolare del Carmelo è un segno mariano, che affonda le sue radici nella spiritualità dell’Ordine Carmelitano,
nato sul Monte Carmelo e legato alla figura biblica del profeta Elia. La tradizione riferisce, infatti, che il 16 luglio 1251 la Vergine apparve a san Simone Stock, consegnandogli lo scapolare con la promessa di salvezza per
chi lo avrebbe portato con fede. E com’è agevole intuire dalle pagine de “La vera devozione”, nel tempo, questo segno si è trasformato in un simbolo di consacrazione a Maria, di appartenenza
spirituale al Carmelo e di impegno a vivere secondo il Vangelo sull’esempio della Madre di Dio. Del resto, lo abbiamo ricordato, la Chiesa ha riconosciuto la devozione, estendendo fra 1725 e 1726 la festa della Madonna
del Carmine a tutto il mondo cattolico e lo scapolare, nella sua forma ridotta detta abitino, composto da due piccoli rettangoli di stoffa uniti da cordoncini, portati sul petto e sulle spalle come memoria visibile della protezione
materna di Maria e della propria scelta di vita cristiana, è considerato un segno di alleanza, un vincolo di comunione tra la Vergine e il fedele, come ricordato anche dal magistero contemporaneo. “<em>Gradite adunque, o divoti di Maria e del suo s. Scapolare, questo mio tenue lavoro, che non ha altra pretesa, altro desiderio, se non di farvi un po' di bene coll'accendere, infervorare, mantenere e coltivare
nel vostro cuore una delle più care, più dolci ed utili divozioni – scriveva don Simonini -: e se mai esso produrrà in voi qualche buon frutto spirituale, non vi sia discaro ricordare alcuna volta
nelle vostre preghiere a Maria anche l'ultimo vostro confratello</em>”. E c’è davvero da ricordarlo, con gratitudine.</div>
<div> </div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 16:20:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[AMICIZIA]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n77"><![CDATA[Monte del Carmelo n77]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000086">






<div>L’amicizia è un legame affettivo, scelto non imposto, tra due o più persone, fondato in genere da affinità di sentimenti e da reciproca stima, fiducia e rispetto.
L’amicizia autentica chiede a ciascuno di donare all’altro/a attenzione, discernimento, generosità, pazienza. In filosofia essa è considerata un legame fondamentale per la fioritura umana e la conoscenza
di sé.</div>
<div>L’affettività consolidata nell’amicizia non deve essere riservata solo a qualcuno/a, ma condivisa. Come afferma Aristotele, essa rende la vita degna di essere vissuta.
Platone vede l’amicizia come un desiderio di arricchimento reciproco. In psicologia l’amicizia si fonda su fiducia, rispetto, disponibilità, confidenzialità. Essa soddisfa bisogni profondi, ci fa
sentire importanti per qualcuno/a, ci offre supporto emotivo nei momenti difficili. Infatti ci calmiamo più facilmente quando qualcuno ci ascolta e ci comprende, riducendo lo stress e il senso di solitudine. Il legame
diventa più solido quando entrambe le persone si sentono capite e sostenute. </div>
<div>L’amicizia si costruisce e persiste nel tempo, come detto innanzi, grazie a reciprocità, fiducia, rispetto e libertà. Una volta che una di queste basi viene meno,
l’amicizia si sbriciola e resta una relazione normale o un ricordo del passato. Come afferma Kant: “<em>l’amicizia è come il caffè, una volta freddo non ritorna al suo sapore originale, anche se è riscaldato</em>”.</div>
<div>Nelle religioni l’amicizia è considerata un legame sacro e un riflesso dell’amore divino. Nella tradizione cristiana l’amicizia tra credenti è vista
come un’esperienza di grazia e un cammino verso la santità. Essa è un regalo della vita, un dono di Dio. Attraverso gli amici il Signore ci purifica e ci fa maturare. Per sant’Agostino “<em>l’amicizia è come un alimento dell’anima: non possiamo vivere senza qualcuno a cui aprire il cuore</em>”. È una delle forme più alte dell’amore cristiano. “<em>L’amicizia non è un rifugio, ma un legame che conduce a Dio</em>”. </div>
<div>La vera amicizia chiede tempo, presenza, disponibilità, capacità di provare affetto per l’altro/a anche quando è malato, triste, invecchiato. Si comprende
bene perché la vera amicizia sia rara. Un detto popolare dice: “<em>chi trova un amico trova un tesoro</em>”. Purtroppo come è difficile trovare un tesoro, altrettanto è arduo trovare un vero amico/a. Qualcuno, a volte stabilisce legami con una persona per interessi personali, per risolvere qualche
problema importante. Una volta raggiunto l’obiettivo desiderato, l’amico/a viene allontanato, non si ringrazia per la disponibilità dimostrata: ogni cosa è dovuta e pretesa. A volte neppure si saluta
se si incontra la persona un tempo amica.</div>
<div>Oggi è cambiato anche il modo di fare amicizia. Anni addietro si diventava amico/a con una persona che si incontrava più volte nella piazza del paese, al bar, a scuola,
dalla parrucchiera, sul posto di lavoro, al campo sportivo, nei locali della parrocchia. Oggi va di moda chiedere l’amicizia tramite Facebook e questo vale non solo per ragazzi e giovani, ma anche per gli adulti. 
 il modo odierno di vivere l’amicizia, di relazionarsi, di avere un numero infinito di amici, con il rischio di stare sempre soli. Il contatto umano, avere di fronte una persona con la quale si può
dialogare, esprimere stati d’animo è ben diverso dal relazionarsi con qualcuno in modo virtuale. Pertanto è bene utilizzare anche i nuovi mezzi per fare amicizia, ma è altrettanto importante non
dimenticare il modo tradizionale con cui si stabiliva l’amicizia e la maniera con cui essa si conserva.</div>
<div>L'amicizia infatti una volta consolidata e quotidianamente coltivata può reggere per anni, anche per tutta la vita, donando a chi la vive gioia, rispetto e tanto amore.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 16:18:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[SANT’ANTONIO: ARDENTE DIVULGATORE DI MARIA]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n77"><![CDATA[Monte del Carmelo n77]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000085">






<div>Il 13 giugno, la Chiesa celebra la solennità di sant’Antonio. Nacque in Portogallo a Lisbona nel 1195 da genitori nobili. Fu battezzato col nome di Fernando, di cognome
Martins de Bulhões. Fu un monaco agostiniano prima di abbracciare l’ordine francescano nel 1220 per dedicarsi alle missioni.</div>
<div>Figlio spirituale di san Francesco d’Assisi osservò le bellezze della natura e cantò le lodi del Signore allo stesso modo del suo padre spirituale. In genere sant’Antonio
viene rappresentato con Gesù Bambino in braccio, riprendendo la visione che il santo ebbe a Camposampiero, e il giglio in mano, simbolo della sua purezza e della lotta contro il male. &nbsp;In alternativa viene raffigurato con il pane, che ricorda la profonda carità verso i poveri. In altre immagini ancora il Santo tiene in mano una fiamma che rappresenta il suo amore per Dio e il prossimo.</div>
<div>Era una persona colta, autore di tante opere in latino. Sapiente nell’esprimersi, il popolo lo ascoltava volentieri. Quando predicava, per attirare l’attenzione della gente, si soffermava su episodi della Sacra Scrittura. Le parole più belle erano quelle riservate alla Madonna. Si distinse per la sua grande cultura teologica, motivo per cui papa Pio XII il 16 gennaio 1946 lo proclamò Dottore
della Chiesa universale. La fama dottorale è raffigurata nell’icona che lo ritrae con il libro della Sacra Bibbia nella mano sinistra, simbolo della sua scienza, della sua dottrina e delle predicazioni di ispirazione
Biblica.</div>
<div>I Sermoni sono la sua grande opera letteraria e teologica. Si tratta di una serie di discorsi di carattere religioso o morale. Il Santo li raccolse per preparare i frati alla predicazione. Dovevano servire a istruire i fedeli affinché fossero in grado di riconoscere il male. </div>
<div>Sono suddivisi in: Sermoni domenicali, Sermoni mariani, Sermoni festivi. I Sermoni mariani, chiamati “<em>Mariologia di sant’Antonio</em>” sono sette, dedicati alla Vergine; descrivono con bellissime parole di lode la figura di Maria, il suo ruolo nella storia della salvezza e il dogma dell’Immacolata. Nel Sermone dell’Annunciazione il frate
paragona la Madonna al giglio per l’abbondanza delle sue virtù; all’ulivo perché grazie a Lei è stata ristabilita la pace tra Dio e gli uomini; all’arcobaleno, poiché accogliendo
il Figlio di Dio nel proprio grembo ha congiunto Dio e l’uomo mediante l’Incarnazione. E come ringraziamento Antonio eleva una preghiera: “<em>Ti ringrazio, Vergine gloriosa, perché per mezzo tuo Dio è con noi</em>”. Inoltre nella Genesi è scritto: “<em>Porrò il mio arco sulle nubi, ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra</em>” (Gen 9,13). L’arcobaleno rappresenta i quattro elementi: acqua, terra, fuoco e aria. I colori dell’acqua e del fuoco sono collegati a Maria. Ella è infatti acqua e fuoco, dice sant’Antonio,
perché ha vissuto totalmente le virtù della verginità e della fecondità. Maria, per Antonio, è stata continua presenza; fin da bambino ha trovato nella Madonna aiuto e conforto. Parla di
Lei nel giorno di sabato, nel saluto dell’angelo Gabriele a Maria, nel ciclo liturgico del Santo Natale. Antonio, nei suoi scritti, esorta tutti ad onorare ed amare la
Vergine: “<em>Va’ da Lei, perché è sempre un castello sicuro, una città di rifugio, una torre di fortezza, un’arca
in cui, come quella di Noè, l’umanità può essere salvata</em>”.</div>
<div>Pertanto l’esortazione rivolta dal Santo, mi incoraggia ad invitare consorelle, confratelli e fedeli a partecipare ai riti che si svolgeranno nella chiesa del Carmine, per la
festa della Titolare, dal 7 al 16 luglio, per onorare, pregare e lodare Maria del Carmelo perché possa continuare ad essere “<em>torre di fortezza</em>” nella nostra vita.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 16:17:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IN PELLEGRINAGGIO DA SAN FRANCESCO]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n77"><![CDATA[Monte del Carmelo n77]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000084">






<div>In occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco, papa Leone XIV ha indetto un Anno Santo straordinario dedicato al Poverello di Assisi dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027.
Per vivere questo particolare momento di grazia e meditare sulla vita e la santità di S. Francesco, sabato 16 maggio l'Arciconfraternita del Carmine di Ostuni ha vissuto un pellegrinaggio nella città di Assisi
dove sono conservate le spoglie del Patrono d'Italia. Giunti in prima mattina presso la Basilica Inferiore, i fedeli hanno partecipato alla Santa Messa, presieduta dall'Arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino,
S. E. Mons. Felice Accrocca. Quindi il pellegrinaggio è proseguito con la visita alla Basilica Inferiore e Superiore di San Francesco, gioiello dell'arte gotica. A seguire, il gruppo si è diretto in Piazza
del Comune dove ha potuto ammirare l'antico tempio romano di età augustea, ora Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, e la vicina Torre del Popolo. È seguita la visita alla basilica di Santa Chiara, alla Basilica
di Santa Maria Maggiore (dove riposano le spoglie del giovane <em>millenial</em> San Carlo Acutis), e alla Cattedrale di Assisi, dedicata a San Rufino, dove sono custodite
ulteriori reliquie di San Carlo Acutis. Nel pomeriggio il pellegrinaggio è proseguito con la visita alla basilica di Santa Maria degli Angeli e alla Porziuncola, con la preghiera sul luogo della morte di San Francesco,
al termine della quale i fedeli hanno ripreso la strada verso Ostuni dove sono rientrati in tarda serata, profondamente ritemprati nello spirito dal contatto con il cuore dell'esperienza francescana.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 16:15:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[DAL LINGUAGGIO ARMATO ALLA PACE CONCRETA: L’EREDITÀ SEMPRE PIÙ ATTUALE DI DON TONINO BELLO]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n76"><![CDATA[Monte del Carmelo n76]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000083">






<div>In un’epoca frammentata, ferita da tensioni globali e da una comunicazione pubblica che sembra aver smarrito il senso del limite, certi scossoni della cronaca internazionale –
come le recenti e aspre esternazioni di Donald Trump nei confronti di Papa Leone XIV – non possono essere liquidati come semplici incidenti diplomatici o <em>boutade</em> elettorali. Al di là del merito politico, queste uscite colpiscono al cuore la possibilità stessa del confronto civile. Quando il linguaggio scivola sistematicamente
nell’ingiuria e nel discredito personale, a sgretolarsi non è solo il rispetto per l’interlocutore, ma il fondamento stesso della democrazia e della convivenza umana, che per noi credenti affonda le radici
nel riconoscimento dell’altrui sacra dignità.</div>
<div>La ferma reazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, volta a richiamare la necessità di un assoluto rispetto verso la figura del Pontefice e l'istituzione che
rappresenta, pone l'accento su una verità che spesso tendiamo a dimenticare: la parola non è mai un elemento neutro o un accessorio estetico della politica. Essa è sostanza, è azione, è
lo strumento primario attraverso cui decidiamo se edificare ponti o innalzare trincee. Esiste una soglia etica, un confine invisibile ma invalicabile, oltre il quale la libertà di espressione si muta in aggressione
gratuita, con ripercussioni profonde sul tessuto sociale.</div>
<div>Il vero pericolo che corriamo oggi è duplice. Da un lato, il rischio di un’indignazione effimera, che brucia rapidamente nei social media senza lasciare traccia; dall’altro,
l’assuefazione, quel lento abituarsi alla volgarità e allo scontro frontale come unica modalità di interazione. Entrambi questi atteggiamenti ci sottraggono la possibilità di riflettere criticamente
sul nostro modo di abitare lo spazio pubblico. Dobbiamo tornare a chiederci: che clima stiamo generando con i nostri discorsi? Le nostre parole orientano le coscienze verso la comprensione o preparano il terreno per nuove
esclusioni?</div>
<div>In questo scenario di "parole armate", la figura e l’eredità di don Tonino Bello emergono con una forza profetica dirompente. Il vescovo di Molfetta, l'uomo
della "Chiesa col grembiule", non predicava una pace di maniera, rassegnata o silenziosa. La sua era una scelta radicale, una prassi quotidiana capace di abitare i conflitti senza farsi sporcare dall'odio. Quella
sua celebre "convivialità delle differenze" non era uno slogan buonista, ma un invito esigente a guardare l'altro non come un avversario da abbattere o delegittimare, ma come un pezzo indispensabile di
una verità più grande, una persona con cui sedersi a mensa.</div>
<div>Oggi, mentre la comunicazione globale sembra trasformarsi in un arsenale, l'esempio di don Tonino resta una bussola imprescindibile per ogni cristiano e per ogni cittadino. Essere
costruttori di pace significa, innanzitutto, esercitare una rigorosa vigilanza sul proprio linguaggio. Significa avere il coraggio di rinunciare all'insulto facile che garantisce consenso immediato, preferendo la responsabilità
di una parola che sappia farsi pane, accoglienza e futuro. È un cammino faticoso e silenzioso, lontano dai clamori della polemica, ma è l'unica via per non restare prigionieri di un presente senza speranza.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 May 2026 12:57:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[DALL’EUROPA ALL’ESTREMO ORIENTE: LA STORIA DEI BEATI DIONIGI E REDENTO, MARTIRI DELLA FEDE]]></title>
			<author><![CDATA[Monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n76"><![CDATA[Monte del Carmelo n76]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000082">






<div>III PARTE</div>
<div>Il viceré di Goa intendeva inviare una missione diplomatica al sultano di Acheh, il potente sovrano del nord di Sumatra. Il suo ambasciatore, Dom Francisco Sousa de Castro,
chiese espressamente che Dionigi fosse assegnato alla spedizione, non solo per la cura spirituale, ma anche per le sue abilità di pilota e la conoscenza delle acque intorno a Sumatra. Dionigi fu ordinato sacerdote rapidamente
e Fratello Redento fu incaricato di accompagnarlo. La missione salpò per Acheh nel 1638.</div>
<div>Fu particolarmente sfortunato perché, quella che avrebbe potuto essere una delegazione di pace, arrivò in un momento così inopportuno. Ben oltre un secolo prima
(nel 1511), i portoghesi si erano impadroniti del porto di Malacca e vi avevano costruito una fortezza quasi inespugnabile per controllare le rotte commerciali, in particolare quelle del pepe e dello stagno. Ancora oggi, gli
Stretti di Malacca sono una delle vie d'acqua più trafficate del mondo e chi riesce a controllarne il traffico commerciale diventa favolosamente ricco.</div>
<div>Seguì oltre un secolo di aspre guerre tra il Portogallo e i Sultani di Acheh. Il più potente e vincente di questi sultani, Iskandar Muda (1607-36), aveva lanciato
un assalto a Malacca con un grande esercito e quasi tutte le sue navi. Fu duramente sconfitto e perse quasi tutto ciò che aveva investito in quella campagna.</div>
<div>Suo genero, Iskandar Thani, gli succedette nel 1636 e cercò disperatamente di risollevare le sorti del Sultanato. Thani istituì una politica di consolidamento e di
unità religiosa, promuovendo il rigorismo islamico. Ricevette un notevole sostegno e incoraggiamento dai mercanti olandesi di Giava, acerrimi rivali del Portogallo. Gli stessi olandesi avrebbero conquistato Malacca
nel giro di pochi anni. Iskandar Thani si sentì quindi abbastanza forte da dimostrare il suo coraggio sferrando un colpo ai suoi odiati rivali.</div>
<div>Alla delegazione di Sousa de Castro, composta da circa 60 persone, fu permesso di sbarcare pacificamente ad Acheh, ma furono poi arrestati come invasori. A ciascuno fu data la possibilità
di rinunciare alla propria fede e di convertirsi all'Islam. Dionigi e Redento guidarono la resistenza a questa opzione con il loro fervore e coraggio. Redento fu portato sulla riva e fu bersagliato di frecce, poi gli fu
tagliata la gola. Dionigi chiese di essere l'ultimo a morire, in modo da poter incoraggiare gli altri. Crocifisso alla mano, fu infine giustiziato con un colpo di scimitarra sul cranio. Di tutto il gruppo, solo l'ambasciatore
sopravvisse, poiché la sua famiglia pagò un cospicuo riscatto dopo 3 anni di miserabile prigionia.</div>
<div>Oggi i carmelitani indonesiani svolgono il loro ministero in molte parti del Paese: Giava, Flores e Sumatra, compresa Acheh. Possono giustamente ringraziare Dionigi e Redento perché
"<em>il sangue dei martiri è il seme del cristianesimo</em>".</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 May 2026 12:56:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[MARIA E IL FLOS SANCTORUM DEL PADRE VILLEGAS DE TOLEDO]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n76"><![CDATA[Monte del Carmelo n76]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000081">






<div>Va considerata di particolare rilievo la ricomparsa sul mercato dell’edizione veneziana del <em>Perfetto leggendario della vita e fatti di N. Sig. Giusu Christo e di tutti i santi</em>, impressa in Venetia, per Michiel Miloco, 1666. Si tratta di una delle ultime edizioni seicentesche
della versione italiana del <em>Flos Sanctorum</em>, tradotta non anonimamente – come spesso accade nelle schede generiche – ma dal p. Timoteo da Bagno, monaco
camaldolese, figura colta e attiva nella mediazione di testi devozionali tra area veneta e ambito monastico riformato.</div>
<div>Il testo di partenza è il celebre repertorio agiografico del domenicano Alfonso Villegas de Toledo, la cui struttura narrativa, definita a partire dal 1583, divenne un modello
stabile della letteratura edificante post‑tridentina. L’intervento di Timoteo da Bagno non è una semplice trasposizione linguistica: il monaco opera una normalizzazione sistematica del castigliano, adeguando
lessico, sintassi e ritmo narrativo all’uso italiano del Seicento, con particolare attenzione alla chiarezza espositiva e alla coerenza dottrinale. La sua traduzione, pur fedele all’impianto di Villegas, introduce
talvolta chiarimenti, specificazioni e micro‑glosse che rivelano una competenza teologica non comune.</div>
<div>L’edizione Miloco del 1666 riflette pienamente la prassi tipografica veneziana del periodo: xilografie di riuso, impaginate con funzione prevalentemente identificativa; carta
di buona qualità; composizione regolare e priva di innovazioni rispetto alle tirature precedenti. È un prodotto destinato a un pubblico ampio, domestico, ma realizzato con una cura che testimonia la persistenza
della domanda di repertori agiografici anche in una fase avanzata del secolo.</div>
<div>Dopo circa vent’anni di assenza dai cataloghi antiquari, ritrovare un esemplare di questa tiratura permette di osservare un momento ormai maturo della fortuna editoriale del <em>Flos Sanctorum</em> in Italia: non più il grande libro della Controriforma, ma un testo ormai stabilizzato, sedimentato nella pratica quotidiana della devozione, e proprio per questo
prezioso per la storia della ricezione e della traduzione religiosa nel Seicento.</div>
<div>E scorrendo nel <em>Leggendario dei Santi</em>, c’è solo l’imbarazzo della scelta nella lettura. Riservandoci nuove letture, qui soffermiamoci brevemente su “La festa dell’Annunciazione della Vergine Maria”. Leggiamo come
la decisione del Padre celeste di inviare il Figlio nel mondo “tardò… alcune migliaia di anni” per una ricerca che non poteva esaurirsi. “Una sola ne ritrovò – scrisse – che
non hebbe macchia, né difetto alcune, e fu ripiena di tutte le grazie e virtù che poteva, e doveva haver colei, che haveva ad esser Madre di Dio. Questa fu la gloriosa Vergine Maria. Mostrò questa gran
donna il suo merito e valore nella risposta che ella diede all’Angelo Gabriello, che fu il paraninfo, che Dio le mandò acciocché ella consentisse di esser sua Madre”.</div>
<div>Ecco, con parole barocche il “Fiat” mariano, detto “con divota obedienza et humili parole”, tanto da cambiare il corso della storia dell’umanità.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 May 2026 12:55:00 GMT</pubDate>
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			<link>https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/?maria-e-il-flos-sanctorum-del-padre-villegas-de-toledo</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[TITO BRANDSMA, GIORNALISTA CARMELITANO E MARTIRE DEL NAZISMO]]></title>
			<author><![CDATA[Gianmichele Pavone]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n76"><![CDATA[Monte del Carmelo n76]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000080">






<div>Anno Sjoerd Brandsma nacque il 23 febbraio 1881 in una fattoria di Ugokloster, presso Bolsward, nella regione olandese della Frisia.</div>
<div>I suoi genitori Tito e Gijsje Postma avevano messo al mondo sei figli, cinque dei quali scelsero di dedicarsi alla religione: la figlia maggiore Boukje divenne clarissa; la secondogenita
Plone prese i voti presso le Suore del Preziosissimo Sangue; la terzogenita Gatsche si sposò; Siebrigje divenne francescana; l’ultimo Enrico, come la sorella Siebrigje, prese i voti entrando nell’Ordine
francescano. </div>
<div>A 11 anni, Anno Sjoerd, entrò in un pensionato francescano a Meghen, nel Brabante insieme al fratello Enrico. A 17 anni entrò nell’Ordine dei Frati Carmelitani,
nel convento di Boxmeer e per affetto verso il padre, assunse il nome <em>Titus</em>. Nel 1905 fu ordinato sacerdote e l’anno successivo si recò a Roma per frequentare gli studi di filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana, dove conseguì la laurea in filosofia
nel 1909.</div>
<div>Rientrato nei Paesi Bassi, si dedicò all’insegnamento di filosofia e matematica nello studentato carmelitano di Oss (nella provincia del Brabante Settentrionale) e nel
1923 venne nominato professore di storia della mistica e di filosofia nell’Università Cattolica di Nimega, che aveva contribuito a costituire e di cui divenne Rettore nel 1932. Fu inoltre un esperantista e membro
attivo dell’Internacia Katolika Unuiĝo Esperantista sicuramente tra il 1926 ed il 1932.</div>
<div>Contemporaneamente, si inserì nel mondo del giornalismo, collaborando con varie testate e producendo varie pubblicazioni, tra cui la traduzione delle opere di Santa Teresa d’Avila.
Nel 1919 divenne redattore-capo del giornale Città di Oss e nel 1935 fu nominato assistente ecclesiastico dell’associazione dei giornalisti cattolici, incarico che conservò fino alla sua morte.</div>
<div>Nel 1940 però i Paesi Bassi vennero occupati dalla Germania, per cui nella sua duplice veste di insegnante e assistente, ebbe modo di scontrarsi varie volte con l’ideologia
nazista. </div>
<div>Ai giornali e periodici arrivò l’ordine di pubblicare solo avvisi e dichiarazioni ufficiali e Tito si mostrò apertamente contrario all’ideologia nazista: la
risposta ai tedeschi doveva essere il rifiuto. Difese la libertà di stampa e, in particolare della stampa cattolica: visitò le redazioni dei giornali cattolici nei Paesi Bassi, incoraggiandole a resistere alle
pressioni naziste, prendendo parte alla campagna di protesta. Innamorato del giornalismo, portò avanti l’attività con spirito di servizio e profondo senso etico, divenendo un vero e proprio martire della
libertà di stampa, come lo definì Giovanni Paolo II e merita per questo di diventare il patrono dei giornalisti, come è stato più volte chiesto a gran voce.</div>
<div>Era spiato dai nazisti notte e giorno e all’alba del 19 gennaio 1942 la polizia politica lo arrestò nel convento di Boxmeer rinchiudendolo nel carcere di Scheveningen all’Aia.
I nazisti telegrafarono trionfanti a Berlino: «il nemico numero uno degli interessi tedeschi in Olanda ora è innocuo». Brandsma però dichiarò che in prigione si sentiva come a casa sua. Non
vi era la chiesa, non poteva celebrare la messa, non poteva ricevere la comunione, il mondo era lontano, ma Dio gli era vicino, perciò si sentiva molto tranquillo e contento. Annotò in un suo diario la vita nella
cella 577. Lo spazio angusto, i maltrattamenti e le violenze, tuttavia, non furono per lui motivo di tristezza o lamentela.</div>
<div>Il 12 marzo venne trasferito ad Amersfoort ai lavori forzati e nonostante le percosse, le umiliazioni, le perquisizioni e le sevizie, di nascosto consolava i compagni, confessava i
malati e i moribondi. </div>
<div>Dopo altri trasferimenti, venne condotto al campo di concentramento di Dachau dove restò poco più di un mese, dal 19 giugno al 26 luglio 1942 nel blocco 28, in cui erano
radunati numerosi religiosi e sacerdoti: per le condizioni disumane in cui era ridotto, il 18 luglio venne internato nell’ospedale del campo e morì all’età di 61 anni dopo che un’infermiera,
sotto ordine delle SS, gli iniettò una fiala di acido fenico.</div>
<div>Poco prima di morire, aveva donato alla donna che lo stava uccidendo la propria corona del Rosario, fabbricata per lui da un internato. Lei rispose di non saper pregare e Padre Tito
le rispose che per farlo le sarebbe bastato dire: “prega per noi peccatori”. Successivamente la donna si convertì e, durante il Processo per la Beatificazione e Canonizzazione, rese la propria preziosa testimonianza
sulle ultime ore di vita del Carmelitano.</div>
<div>Il corpo di Brandsma, come quello di migliaia di altri prigionieri deceduti, venne verosimilmente cremato negli inceneritori del campo di Dachau.</div>
<div>Nel 1985 papa Giovanni Paolo II volle beatificarlo e durante la cerimonia affermò: «matura alla gloria degli altari un uomo passato attraverso il campo di concentramento
di Dachau, marchio infamante del nostro secolo: Dio ha trovato Tito Brandsma degno di sé».</div>
<div>Il 15 maggio 2022 è stato infine canonizzato da papa Francesco. Il vice postulatore e biografo, padre Fernando Millán Romeral, così l’ha descritto: «è
stato apostolo di pace in un’Europa violenta. Diceva che la guerra non è inevitabile e proponeva il dialogo fino all’estremo, ma sempre salvaguardando i principi fondamentali».</div>
<div>Prima che Hitler salisse al potere, nel 1931 tenne una relazione in una conferenza in cui, in modo quasi profetico, disse che l’Europa si stava incamminando verso la guerra e
avrebbe dovuto cambiare mentalità. La guerra non è inevitabile, diceva, e non era d’accordo con il vecchio adagio latino <em>si vis pacem, para bellum</em>: se si vuole la pace, si prepara la pace, si lavora per la pace. E la pace che padre Tito chiedeva non era solo quella basata su accordi e trattative, seppur
importanti, ma una pace frutto della conversione del cuore. </div>
<div>Nei giorni terribili che stiamo vivendo il suo messaggio è ancora attualissimo.</div>
<div> </div>
<div> </div>
<div><strong>Bibliografia e sitografia</strong></div>
<div>Accornero<em>, Sarà santo il carmelitano Tito Brandsma, martire a Dachau</em>, su <em>La Voce e il Tempo</em>, 27.11.2021, https://vocetempo.it/sara-santo-il-carmelitano-tito-brandsma-martire-a-dachau;</div>
<div>Cernuzio, <em>Tito Brandsma, profeta di pace e modello di giornalismo in tempi di guerra e fake news</em>, su <em>Vatican News</em>, 14.05.2022, https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2022-05/tito-brandsma-canonizzazione-biografo-vice-postulatore.html;</div>
<div>De Salvo, Titus Brandsma, su <em>bitoteko.it</em>, 27.07.2017, https://www.bitoteko.it/esperanto-vivo/eo/2017/07/26/titus-brandsma;</div>
<div>Giorgetti, <em>Padre Titus Brandsma, il primo giornalista santo e martire del nazismo</em>, in <em>Famiglia Cristiana</em>, 13.05.2022, https://www.famigliacristiana.it/chiesa/padre-titus-brandsma-il-primo-giornalista-santo-e-martire-del-nazismo-bhum7i1h;</div>
<div>Millán Romeral, <em>Il coraggio della verità. San Tito Brandsma</em>, Ancora, Milano, 2022;</div>
<div><em>Uomo della pace nell’Europa in guerra</em>, in <em>Dicastero delle Cause dei Santi</em>, https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/tito-brandsma.html;</div>
<div><em>Who was Titus Brandsma?</em>, in <em>Radbound Universiteit</em>, https://www.ru.nl/en/titus-brandsma-institute/about-us/who-was-titus-brandsma.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 May 2026 12:54:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[L’ALFA E L’OMEGA: DUE LETTERE COLME DI FEDE E SPERANZA]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n76"><![CDATA[Monte del Carmelo n76]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007F">






<div>Da bambina, accompagnata dalla nonna o dalla mamma, mi recavo in chiesa e partecipavo ai diversi riti che si svolgevano. In quelle occasioni, sui paramenti che indossavano i sacerdoti,
vedevo dei segni particolari ricamati; non riuscivo a comprendere il significato di essi. Frequentando la scuola e studiando il greco ho compreso il senso di quei segni.</div>
<div>Si chiamano alfa e omega e sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco. L’alfa rappresenta l’inizio di qualche cosa, l’omega indica la fine. I
simboli furono usati nel Cristianesimo primitivo e si trovano incisi in diverse catacombe romane. Nel Cristianesimo simboleggiano Dio e Gesù Cristo come principio e fine di tutte le cose. “<em>Io sono l’Alfa e l’Omega</em>”, dice il Signore Dio, colui che è, che era e che viene, il Creatore di tutto (Apocalisse 1,8).</div>
<div>Nella Sacra Bibbia, il libro dell’Apocalisse o libro della Rivelazione è quello in cui predomina l’eternità e l’autorità Divina. È l’ultimo
libro della Bibbia, scritto dall’apostolo Giovanni sull’isola di Patmos dopo aver assistito a visioni simboliche sul trionfo di Cristo e la restaurazione finale. Alle visioni si aggiunse anche una voce che diceva
a Giovanni: “<em>Quello che vedi scrivilo in un libro, e mandalo alle sette Chiese…</em>” (Apocalisse 1,11). L’Apocalisse è una lunga lettera inviata alla Chiesa, ricca di speranza.</div>
<div>Il messaggio principale è “<em>L’amore vince</em>”: Gesù crocifisso è risorto ed ha vinto il mondo amandolo. Alcuni passi dell'Apocalisse restano oscuri e misteriosi alla mente dell’uomo, solo le parole “Amore e Libertà”
ci aiutano a comprendere i versi oscuri del libro. </div>
<div>Nel corso dei secoli, alle lettere alfa e omega sono stati attribuiti significati diversi. Esiste anche una associazione fra le caratteristiche e le virtù di ogni persona e tali
lettere. Ad esempio con la lettera alfa vengono indicati donne e uomini forti, estroversi, emotivamente stabili, orientati al raggiungimento di obiettivi. Alla lettera omega sono associate persone remissive, delicate, calme
e pacificatrici. </div>
<div>Ancora, a tali lettere sono associate fasi diverse della storia di ogni donna o uomo. L’alfa rappresenta la nascita, inizio della vita, l’omega la fine della propria esistenza.
Oltre alle due lettere descritte, nell’alfabeto greco ce ne sono altre 22 che condizionano e accompagnano la vita dell’uomo.</div>
<div>Dell’alfa e dell’omega conosciamo il significato, quello delle altre è più difficile da interpretare. Esse possono dire gioia, soddisfazioni, sofferenze, dolori.
Ma intanto il tempo corre, bisogna andare avanti, tenere salde le esperienze acquisite nel passato con coraggio ed equilibrio, ricordando sempre che solo Dio è il creatore di tutto l’universo, è “l’Alfa
e l’Omega”.</div>
<div>Il Signore ha chiamato l’uomo a collaborare per tenere in ordine tutte le cose create da lui e, nello stesso tempo lo ha invitato, attraverso una condotta cristiana, a portare
nella famiglia, nella società, nella Chiesa e nel mondo l’espressione più piena della sua fede, delle sue virtù e del suo genio creativo.</div>
<div>Purtroppo sembra sempre più che l’uomo non condivida tale invito, seminando ovunque distruzioni, guerre, rivolte e disordini. Ma Dio, col suo cuore amante, desidera portare
a compimento la speranza. Come descritto nel libro dell’Apocalisse: amore per la libertà e libertà per amare. Allora non ci resta che approfondire la lettura del libro dell’Apocalisse per imparare
la libertà di amare, nella consapevolezza di essere stati amati e liberati.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 May 2026 12:53:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[V CONVEGNO DIOCESANO DELLE CONFRATERNITE]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n76"><![CDATA[Monte del Carmelo n76]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007E">






<div>L'Ufficio Confraternite dell'Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni ha voluto ricordare il suo precedente direttore, don Tony Falcone, scomparso lo scorso anno, riprendendo ad organizzare
un convegno annuale rivolto a tutti i sodalizi della diocesi. Quest'anno l'appuntamento si è tenuto il 18 aprile presso la Chiesa San Giovanni Paolo II di Mesagne e ha visto come relatore il celebre sacerdote
e scrittore don Luigi Maria Epicoco. </div>
<div>Di fronte ai numerosi partecipanti, provenienti da tutta la diocesi, nel suo discorso introduttivo l'Arcivescovo, partendo dal Vangelo della III domenica di Pasqua, ha invitato
le Confraternite a saper riconoscere Cristo compagno di strada dell'uomo di oggi, e a non lasciarsi distogliere da false immagini, o da vecchie suggestioni, come avvenuto ai discepoli di Emmaus.</div>
<div>Nel suo intervento don Luigi Epicoco ha delineato il rapporto fra Confraternite e vita spirituale, affinché possa essere stimolo per scelte differenti, per un nuovo entusiasmo
nell'esperienza confraternale e più in generale cristiana.</div>
<div>Partendo dall'episodio di Marta e Maria, ha invitato a fare attenzione ai troppi impegni che rischiano di farci ignorare Gesù, ovvero appunto la vita spirituale. E ha consegnato
ai presenti 4 punti per vivere pienamente l'esperienza confraternale.</div>
<div>In primo luogo le Confraternite devono riscoprire la scelta "dal basso" di movimenti laicali che hanno nei secoli passati desiderato aderire, nel proprio stato di vita, a
un percorso spirituale più esigente. Riscoprire questo tratto costitutivo è il primo passo per una vita spirituale più autentica.</div>
<div>La seconda figura proposta è quella dell'apostolo Tommaso. Da sempre indicato come il discepolo scettico, S. Tommaso cerca invece una esperienza più diretta del risorto
e la riesce a sperimentare solo quando si trova di nuovo in compagnia dei fratelli. Le confraternite devono diventare scuole di fraternità, anch'essa tratto costitutivo dell'esperienza confraternale. In esse
si riproducono le stesse dinamiche, non facili, del resto della società. Per superarle don Luigi suggerisce di riscoprire la comune figliolanza rispetto al Padre. Solo se ci riconosciamo figli di un unico Padre, siamo
in grado di vedere nell'altro un fratello, al di là delle diversità, simpatie, difficoltà. Come tutte le storie bibliche, anche la nostra è una storia di salvezza, è una storia di conversione.</div>
<div>Il terzo passo è tornare a pregare insieme. Il brano di Matteo proclamato "dove sono due o tre nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro" (Mt 18,20) sottolinea
la forza di questa preghiera comune, che non va vissuta come obbligo verso Dio, ma come dono di Dio per la nostra vita. Solo se ne riscopriamo la forza, siamo in grado di viverne a pieno i frutti. Ogni sodalizio è invitato
a trovare le forme più adeguate alla propria spiritualità, storia e sensibilità.</div>
<div>Il quarto punto è la carità. Anch'essa ha sempre connotato la vita delle confraternite, ma può essere svilita solo in una serie di impegni da assolvere. La
parabola del Buon Samaritano invece indica come la vera carità vada vissuta: con la stessa compassione di Cristo. Chiediamoci dunque..."come ama la nostra Confraternita?"</div>
<div>Ogni Confraternita è pertanto chiamata ad interrogarsi su come vive questi quattro punti e su come eventualmente viverli meglio.</div>
<div>Al termine il direttore dell'Ufficio diocesano delle Confraternite, don Claudio Macchitella, ha ringraziato don Luigi per la sua riflessione e ha invitato i sodalizi al Cammino
nazionale delle Confraternite che si terrà a L'Aquila (diocesi dove opera don Luigi) il 19/20 settembre, e al Cammino diocesano che si terrà invece a San Vito dei Normanni l'11 ottobre. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 May 2026 12:52:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[FRATELLANZA]]></title>
			<author><![CDATA[domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n76"><![CDATA[Monte del Carmelo n76]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007D">






<div>Fratelli e sorelle sono definite le persone che nascono da genitori in comune. Fratelli unilaterali sono invece detti coloro che nascono da genitori non comuni. Al di là
della mera classificazione, fratelli e sorelle ricevono di norma dai genitori affetto, educazione ed istruzione. Il rapporto tra fratelli, in genere, è caratterizzato da affetto e sostegno reciproco nei momenti di gioia
e di tristezza, in ogni fase della vita.</div>
<div>Papa Francesco nei suoi scritti aveva detto: “<em>La fratellanza è una cosa grande, quando si pensa che tutti i fratelli hanno abitato
il grembo della stessa mamma durante nove mesi, vengono dalla carne della mamma! E non si può rompere la fratellanza…</em>”.</div>
<div>A volte, però, in età adulta tra fratelli e sorelle esplodono litigi per gestione di eredità, cura dei genitori anziani o scelte di vita. Oppure i dissapori
possono nascere da ferite percepite, anche a livello inconscio, nell’infanzia o nell’adolescenza per gelosia, invidia verso qualche fratello o sorella. Quando il rapporto tra fratelli e sorelle si rompe, si va
incontro ad esperienze di odio, di tradimento, dando così vita alla “Sindrome di Caino” che trae il nome dal racconto biblico. La divisione tra fratelli e sorelle nasce quando si smette di amare l’altro,
quando subentra l’orgoglio.</div>
<div>Si accampano ragioni, si creano muri e il cuore si trasforma in un campo di battaglia. Quando l’orgoglio tace, si dà spazio a qualcosa di più grande: l’umiltà.
Essere umili significa pensare meno a sé stessi, saper accettare le correzioni e riconoscere i propri limiti senza chiudersi nel proprio orgoglio.</div>
<div>Il legame di fratellanza, se vissuto bene in famiglia, apre la strada alla fraternità cristiana. È tanto bello quando si può dire: “<em>Questo è proprio come un fratello, questa è proprio come una sorella per me!</em>” (papa Francesco). La fratellanza non è vissuta solo nel contesto familiare.
</div>
<div>Nel corso dei secoli sono sorti tanti ordini religiosi maschili e femminili e congregazioni laicali. Essi vivono in conventi, istituti e case. Durante la giornata lavorano,
studiano, pregano, aiutando sé stessi e altri fratelli bisognosi di cura e affetto vicini o lontani.</div>
<div>Da questo desiderio di fraternità, al di là dei legami di sangue, nascono le confraternite. Esse sono associazioni di fedeli laici cattolici, erette con decreto,
contraddistinte ognuna da uno specifico abito che identifica l’appartenenza alla confraternita. Chi scrive è un confratello appartenente all’Arciconfraternita di Maria Santissima del Carmine di Ostuni. Le
prime attestazioni dell’esistenza della confraternita risalgono al 1592 come risulta da una platea conservata dall’ente. Da studi fatti si suppone che la fondazione della confraternita risalga ad alcuni decenni
prima. Confratelli e consorelle siamo orgogliosi della nostra Arciconfraternita, della sua storia e ci impegniamo a trasmettere ai giovani confratelli e fedeli le tradizioni tramandate dai confratelli storici. Malgrado qualche
incomprensione, cerchiamo di vivere autenticamente la fratellanza, finalità principale dell’Arciconfraternita. Le attività che si svolgono in essa mirano a valorizzare e sostenere spiritualità, carità,
cultura e socialità. Si tratta di valori che promuovono la crescita interiore e migliorano la convivenza civile non solo in famiglia, ma nella società e tra i popoli senza discriminazione di razza, religione,
cultura, in quanto siamo tutti figli di Dio, Padre nostro. </div>
<div>E solo quando la parola “fratellanza” sarà accompagnata da gesti di amore e carità, provenienti dal cuore di tutti i popoli, non ci saranno più
liti e guerre, ma solo la pace nel mondo, instancabilmente promossa da Papa Leone.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 May 2026 12:50:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IL CIELO CHE MI ATTRAVERSA]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n75"><![CDATA[Monte del Carmelo n75]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007C">






<div>Fin dagli albori dell'umanità l'uomo di fronte allo spettacolo del cielo stellato si è interrogato su quelli che sono il senso della sua esistenza, le finalità
ultime, i motivi del suo stare nel mondo. A maggior ragione, queste domande interrogano chi per lavoro ma soprattutto per amore scruta il cielo ogni giorno, come il celebre astrofisico Emanuele Pace, direttore dell’Osservatorio
Polifunzionale del Chianti e da tempo caro amico della nostra città. Lo scorso 21 febbraio presso la chiesa del Carmine l'autore ha incantato l'uditorio presentando il suo ultimo libro "Il cielo che mi
attraversa", ripercorrendo la genesi di questo volume e le ragioni che lo hanno portato a scriverlo.</div>
<div> </div>
<div>In esso il professor Pace racconta le suggestioni, le emozioni e i pensieri nati durante un cammino solitario di 450 km intrapreso undici anni fa lungo l'Alta Via dell'Appennino
ligure e toscano durato per oltre un mese. Ma all'esperienza del cammino si affianca il percorso professionale e di vita, che non vuole essere un bilancio ma una condivisione di quanto maturato a contatto con il cielo.
E allora vita, divulgazione e riflessioni si affiancano e si intrecciano offrendo al lettore una ricchezza di spunti per la propria personale ricerca di significato, per mettere a fuoco le ragioni della vita, un evento così
straordinario nell'immensità dell'universo che non è possibile non apprezzare e vivere a pieno. Il libro è anche un invito a riappropriarci del rapporto con il cielo che tanto ha significato per
l'umanità, a riscoprirne la bellezza spesso offuscata dalla luce delle nostre città, a lasciarci interrogare anche su quello che raffigura e su quello che va oltre la scienza, aspetti questi che non rientrano
nell'ambito della fisica, ma verso cui ogni scienziato non può certo rimanere indifferente.</div>
<div>L'evento è stato patrocinato dal Centro di cultura "Donato Cirignola", dal MEIC di Ostuni e dall'Associazione culturale "Città Viva".</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:46:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[I CARMELITANI CHE PRESERO PARTE AL CONCILIO VATICANO II]]></title>
			<author><![CDATA[Gianmichele Pavone]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n75"><![CDATA[Monte del Carmelo n75]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007A">






<div>Il Concilio Vaticano II (1962-1965), convocato da Papa Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI, ha trasformato il volto del Cattolicesimo alle soglie del terzo millennio, lasciando un’impronta
profonda su tutta la vita cristiana. </div>
<div>Vi presero parte dieci Carmelitani dell’Antica Osservanza: tre vescovi residenziali, tre vescovi titolari, due prelati territoriali, il Priore Generale dell’Ordine e un
esperto teologico.</div>
<div>Si trattava, più precisamente, di: Telesforo Giovanni Cioli (1907-2002), Vescovo di Arezzo; Donal R. Lamont (1911-2003), Vescovo di Umtali in Rhodesia (oggi Zimbabwe, Africa);
Raimondo Lui (1912-1994), Vescovo di Paracatú in Brasile; Gabriel Paulino Bueno Couto (1910-1982), Vescovo Titolare di Leuce in Tracia e ausiliare di Taubaté in Brasile; Avertanus Albers (1904-1980), Vescovo
Titolare di Tubune e Prefetto Apostolico di Malang in Indonesia; Nevin Hayes (1922-1988), Prelato Territoriale di Sicuani in Perù; Redent Gauci (1920-1978), Prelato Territoriale di Chuquibamba in Perù; Kilian
Healy (1912-2003), Priore Generale; e Bartholomew Xiberta (1897-1967), Professore al Collegio dell’Ordine a Roma. Inoltre ricordiamo Eliseu van der Weijer (1880-1905), Vescovo emerito di Paracatú e Vescovo Titolare
di Gor, che tuttavia non poté partecipare per motivi di salute pur avendo espresso le proprie idee e l’auspicio del buon esito del Concilio nella fase pre-preparatoria.</div>
<div>Tutti i Padri Conciliari Carmelitani alloggiarono presso il Collegio Internazionale di Sant’Alberto a Roma per tutta la durata dei lavori.</div>
<div>Durante l’estesa fase preparatoria, durata quasi tre anni, tre Carmelitani presero parte attiva alle Commissioni: Thomas Keulemans (1898-1980), olandese, come membro della Commissione
sulla Vita Religiosa; l’americano Romeus O’Brien (1916-1991) come consulente della stessa Commissione; e Xiberta come consulente della Commissione Teologica.</div>
<div>Il Priore Generale <strong>Kilian Healy</strong> presentò in questa fase una serie di riflessioni e proposte. Nato a Worcester (Massachusetts), il 15 novembre 1912, aveva professato i voti religiosi il 15 agosto 1931 ed era stato ordinato sacerdote l’11
luglio 1937 a Roma. Aveva insegnato teologia fino al 1951, poi completato la laurea alla Gregoriana. Assistente Generale dal 1953 al 1959, insegnò dommatica al Collegio di Sant’Alberto e spiritualità all’Istituto
“Regina Mundi”. Servì come Priore Generale dal 1959 al 1971. Morì il 18 maggio 2003 ed è sepolto nel cimitero di Santa Maria a Salem, Massachusetts.</div>
<div><strong>Giovanni Telesforo Cioli</strong>, invece, fu un partecipante assiduo al Concilio. Come vescovo, tenne costantemente informata
la propria diocesi sull’importanza dell’evento, indisse celebrazioni speciali e invitò clero e fedeli all’impegno nella preghiera e nella vita interiore. Durante il Concilio tenne conferenze, lezioni
e produsse scritti, stimolando un ampio rinnovamento conciliare, che consolidò poi attraverso sei convegni annuali e un sinodo diocesano.</div>
<div><strong>Donal Raymond Lamont</strong>, irlandese, si distinse per la chiarezza e la concisione delle sue proposte in fase pre-preparatoria:
ordinazione diaconale di laici sposati nelle zone con scarsità di sacerdoti, e abolizione dell’astinenza dalla carne il venerdì, da sostituire con una nuova forma di penitenza. Durante il Concilio partecipò
attivamente ai lavori, fu eletto membro del Segretariato per l’Unità Cristiana e intervenne con forza sulla revisione del Decreto sulle Missioni, tanto che, grazie alla sua energica critica, il primo schema fu
accantonato e ne fu redatto uno nuovo più aderente alla realtà missionaria. Oppositore del razzismo in Africa, fu espulso dalla Rhodesia nel 1974 durante la guerra civile. Nel 1975 fu candidato al Premio Nobel
per la Pace.</div>
<div><strong>Gabriel Paulino Bueno Couto</strong>, brasiliano, presentò numerosi contributi scritti in varie Congregazioni Generali su temi quali la libertà religiosa, la natura sacramentale dell’episcopato, la chiamata universale alla santità,
l’attività missionaria e la Chiesa nel mondo contemporaneo. Si distinse inoltre per la vivace partecipazione a specifici gruppi di studio sulla formazione del clero. Nel 1972 fu tra gli autori del documento “Testemunho
da Paz”, il primo richiesto dai vescovi di San Paolo della Conferenza Episcopale Brasiliana in tema di prigioni e torture.</div>
<div><strong>Avertanus Albers</strong>, dalla Provincia d’Olanda, fu il primo Vicario Apostolico di Malang (Indonesia). La sua partecipazione
al Concilio è documentata da un intervento scritto sullo schema dell’Ecumenismo, nel quale, pur accettandone i contenuti, formulò osservazioni sull’intolleranza di alcuni cattolici, sulla discriminazione
razziale e sulla necessità di chiarire alcune espressioni ritenute ambigue.</div>
<div><strong>Raimondo Lui</strong>, Vescovo di Paracatú (Brasile), partecipò ai lavori del Concilio firmando, insieme a molti
altri Padri brasiliani, interventi su vari aspetti dello schema “De Ecclesia” e sull’ecumenismo. Insieme a Couto si inserì proficuamente nel lavoro corale dell’episcopato latinoamericano, contribuendo
a dare voce alle Chiese del Sud del mondo.</div>
<div><strong>Redent Gauci</strong> e <strong>Nevin Hayes</strong>, sottoscrissero anch’essi proposte presentate da gruppi di vescovi, principalmente dall’America Latina.</div>
<div>Particolarmente rilevante fu il ruolo del Priore Generale <strong>Kilian Healy</strong>, attivo nei dibattiti sullo schema “De Ecclesia”, e quello di <strong>Donal Lamont</strong>, la cui critica incisiva portò al rifacimento del Decreto sulle Missioni. </div>
<div>Il contributo dei Carmelitani al Concilio Vaticano II fu quindi ampio e variegato. Attraverso interventi orali e scritti, firme di postulata e partecipazione a commissioni e gruppi
di lavoro, portarono la propria voce su temi fondamentali: la costituzione gerarchica della Chiesa, l’ecumenismo, la libertà religiosa, il rinnovamento della vita consacrata, l’attività missionaria
e la Chiesa nel mondo contemporaneo.</div>
<div> </div>
<div> </div>
<div><strong>Bibliografia</strong></div>
<div>Boaga, <em>Carmelites at The Second Vatican Council (1962-1965) – Part 2</em>, in <em>Carmel in the world</em>, 2013, vol. LII, n. 1, pp. 43-62;</div>
<div>Boaga, <em>Mons. Donal Raymond Lamont al Concilio Vaticano II</em>, in <em>Analecta Ordinis Carmelitarum</em>, 54 (2003), pp. 207-220;</div>
<div>Boaga – Russo, <em>Mons. Mons. Telesforo Giovanni Cioli: l’uomo, il frate, il vescovo</em>, pp. 7-12, in <em>Mons. Telesforo Giovanni Cioli (1907-2002) Carmelitano e Vescovo</em>, a cura della Provincia Italiana dei Carmelitani, Roma, 2002, riedito in <em>Il Cammino</em>, Serie IV, n. 12, marzo-aprile 2002, pp. 1-3;</div>
<div>Da Costa jr, <em>Bueno Couto Gabriele Paolino, servo di Dio, vescovo O. Carm., 1910-1982</em>, in <em>Dizionario Carmelitano</em>, a cura di Boaga – Borriello, Città Nuova, Roma 2008;</div>
<div><em>I Padri presenti al Concilio Ecumenico Vaticano II</em>, a cura della Segreteria Generale del Concilio, Città del Vaticano, 1966, consultabile in Kerala Digital Archive,
https://gpura.org/blog/1966-i-padri-presenti-al-concilio-ecumenico-vaticano-ii;</div>
<div><em>Obituary</em>, in <em>Analecta Ordinis Carmelitarum</em>, passim;</div>
<div>Smet – Boaga, <em>In memory of Kilian Healy (1912-2003) Former Prior General</em>, in <em>Analecta Ordinis Carmelitarum</em>, 54 (2003), pp. 120-128.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:44:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[SOLENNI QUARANT’ORE: STORIA E TRADIZIONI]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n75"><![CDATA[Monte del Carmelo n75]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007B">






<div>Come da tradizione, nei tre giorni antecedenti alla domenica di Carnevale (quest'anno giovedì 12, venerdì 13, sabato 14 febbraio), presso la chiesa del Carmine sono state svolte le solenni Quarant’ore. Esse sono un tempo speciale di adorazione dedicato a Gesù presente nel Santissimo Sacramento. </div>
<div>Nei tre giorni, sopra indicati, dalle ore 16:00 alle 19:00 è stato esposto Gesù Eucaristia. Consorelle, confratelli e fedeli, guidati dal sacerdote don Paolo Nacci, hanno adorato Gesù con preghiere, letture della Parola di Dio, recita del Santo Rosario, alternando momenti di silenzio a preghiere e riflessioni personali. &nbsp;</div>
<div>Dopo la benedizione, il sacerdote portando l’ostensorio si è avvicinato a tutti i fedeli e li ha benedetti individualmente. È stata una profonda esperienza di fede che per me ha significato concretamente la vicinanza di Gesù ad ogni singola persona. All’adorazione ogni sera è seguita la Santa Messa.</div>
<div>Da quanto affermato dagli storici, la pratica delle Quarant’ore richiama in particolare le 40 ore che, secondo il calcolo fatto da sant’Agostino, Gesù rimase nel sepolcro. Traggono la loro origine nell’adorazione che si faceva tra il Giovedì
Santo e il Venerdì Santo davanti alla reposizione del Sacramento.</div>
<div>L’esposizione del Santissimo Sacramento è praticata, per diversi secoli, in quanto riconosciuta fonte potente nei tempi di calamità e lotte spirituali e materiali. Prima città in cui fiorì la devozione delle Quarant’ore fu Milano nel 1527, per scongiurare, come detto in precedenza, le calamità belliche,
dietro l’iniziativa di Gian Antonio Bellotti.</div>
<div>Inoltre si pensa che la consuetudine di abbellire il Sacramento con luci e fiori sia stata introdotta nel 1534, sempre a Milano, per opera di padre Bono da Cremona, barnabita, o nel 1537 per volere del cappuccino padre Giuseppe da Fermo. Sostenitore delle Quarant’ore fu anche san Filippo Neri, il quale praticò la devozione nella sua Confraternita
di Roma.</div>
<div>Papa Clemente VIII, nel 1592, introdusse una prima regola per lo svolgimento. Mentre Papa Clemente XII nel 1731 stabilì il cerimoniale
dettagliato per l’adorazione eucaristica inerente alle Quarant’ore con un documento che porta il nome di Instructio Clementina. A Macerata nel 1556, due missionari
gesuiti volendo allontanare la gente da uno spettacolo impuro, organizzarono l’esposizione delle Quarant’ore con grande solennità. </div>
<div>Da allora in molte città d’Italia le Quarant’ore vengono vissute, principalmente nel periodo di carnevale. Proprio come avviene &nbsp;tutt’oggi nella chiesa del Carmine di Ostuni. Da sempre ho vissuto la vita della Chiesa, in particolare sono legato da tempo a quella del Carmine. Mi sono consacrato alla Madonna da ragazzo con gioia e devozione. Diverse volte ho avuto modo
di parlare della vita confraternale con confratelli che non ci sono più. </div>
<div>Tra i tanti avvenimenti raccontavano che nei tempi passati la chiesa rimaneva aperta 40 ore consecutive, notte e giorno. Consorelle, confratelli e fedeli si alternavano ad adorare Gesù
nel sacramento dell’Eucaristia. Durante i giorni della solenne esposizione, in paese cambiavano tante cose: i lavori dei campi erano sospesi e la gente si dedicava a pregare e a meditare facendo rifiorire la fede. </div>
<div>Mi auguro che tali tradizioni importanti, ancora vive nell’Arciconfraternita del Carmine, e fortemente attese da consorelle, confratelli e fedeli anche di altre comunità, non vengano sacrificate sull'altare dei tanti impegni che affliggono anche la vita della Chiesa, ma siano invece condivise e valorizzate, se possibile anche a livello cittadino, a rispetto di una fede ricca di devozione vissuta e tramandata dai nostri progenitori, che ancora oggi produce ricchi frutti spirituali.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:44:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[PER I 500 ANNI DELLA PUBBLICAZIONE DEL “DE PARTU VIRGINIS” DI JACOPO SANNAZZARO]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n75"><![CDATA[Monte del Carmelo n75]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000079">






<div>«Quando messer Jacobo Sannazaro publicò nel 1526 il suo poema “De partu Virginis”, lungo, paziente, tormentato lavoro di lima che aveva occupato vent'anni
della sua vita e pel quale aveva consultato tutti gli amici erano i più insigni ingegni di letterati italiani di quel tempo, risonò da ogni parte un coro di altissime lodi». Ferdinando Gabotto iniziò
con queste parole il suo saggio su «La fede di Jacobo Sannazaro», pubblicato nel 1890 su «Il propugnatore» diretto da Giosuè Carducci. Ed in effetti, proprio 500 anni addietro, prima a Napoli
«maio mense» presso Antonio Frezza, quindi a Roma, dopo il 7 maggio di quell’anno ed infine a dicembre, sempre a Roma, «in aedibus F. Minitii Calui» (Francesco Minizio Calvi) vide la luce quest’opera
ora davvero croce e delizia dei collezionisti di libri.</div>
<div>Fu allora, dunque, che l’Europa umanistica riconobbe che Jacopo Sannazaro aveva tentato qualcosa che pochi poeti del suo tempo osavano: trasformare il mistero cristiano più
intimo, la nascita di Cristo, in un poema epico modellato sui classici. A cinquecento anni di distanza, quell’opera continua a sorprendere per la sua ambizione e per la sua capacità di tenere insieme due mondi
che sembrerebbero inconciliabili: la solennità pagana e la tenerezza del Vangelo.</div>
<div>Il poema, firmato con il nome umanistico <em>Actius Syncerus Sannazarius</em>, si apre come un’epica antica: invocazioni, immagini cosmiche, un dettato limpido e musicale che richiama Virgilio. Ma al centro non c’è un eroe guerriero: c’è Maria, una giovane
donna che porta nel silenzio di Betlemme il peso e la promessa della salvezza. Sannazaro racconta il suo viaggio, le sue esitazioni, la sua grazia, «con una delicatezza che trasforma la scena evangelica in un paesaggio
interiore». La classicità non è un ornamento: è la lingua attraverso cui l’autore cerca di dire l’indicibile, di dare forma poetica a un evento che, per definizione, sfugge alla misura
umana.</div>
<div>Il <em>De partu Virginis</em> è anche il frutto della cultura dell’Accademia Pontaniana, dove la purezza del latino era
un ideale quasi morale. «Syncerus», il nome scelto da Sannazaro, significa «puro», «integro»: un programma poetico prima ancora che un vezzo erudito. Eppure, dietro questa perfezione formale,
si avverte una tensione più profonda. Il poema non vuole solo imitare i classici: vuole superarli, mostrando che l’epica cristiana può essere più alta, più luminosa, più universale
di quella pagana. Così, quando nel terzo libro il parto miracoloso avviene, il mondo intero sembra trattenere il respiro: la natura si placa, il cielo si apre, la luce invade la scena. È un momento di sospensione
assoluta, in cui la poesia diventa rivelazione.</div>
<div>«Certo la fede cristiana nel Sannazaro non è fervidissima, non è di quelle fedi che occupano tutto un cuore e gl' infondono mistici entusiasmi o ascetici eroismi
– concluse Gabotto -; ma pure l'animo gentile del poeta ha in sé e per natura e per vicenda di casi un elemento tale di melanconia che meglio si confà allo spirito suo il cristianesimo». Rileggere
oggi il <em>De partu Virginis</em> significa tornare a un Rinascimento che non era solo riscoperta dell’antico, ma anche ricerca di un nuovo equilibrio tra fede e bellezza,
tra tradizione e invenzione. E forse è proprio questa la forza dell’opera: raccontare un miracolo con la lingua degli uomini, senza mai dimenticare che, in fondo, ogni nascita è già di per sé
un atto epico, perché anch’essa accomuna al figlio di Dio.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:42:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[DALL’EUROPA ALL’ESTREMO ORIENTE: LA STORIA DEI BEATI DIONIGI E REDENTO, MARTIRI DELLA FEDE]]></title>
			<author><![CDATA[monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n75"><![CDATA[Monte del Carmelo n75]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000078">






<div>II PARTE</div>
<div>Fin dall'inizio, i frati della Riforma degli Scalzi di Teresa avevano mostrato un grande zelo per il lavoro nelle missioni estere. Papa Clemente VIII utilizzò questo entusiasmo
per stabilire i metodi e l'energia spirituale della Congregazione per la Propagazione della Fede. I beati Dionigi e Redento furono alcuni dei primi martiri di quella prima ondata di eroi che si impegnarono per diffondere
il Vangelo ai popoli dell'Estremo Oriente.</div>
<div>In seguito ai grandi viaggi di scoperta del XV e XVI secolo, ci fu un grande fermento missionario per evangelizzare i popoli dell'Asia, dell'Africa e delle Americhe. Soprattutto
nell'Oceano Indiano, l'energia religiosa fu stimolata e complicata dalla favolosa ricchezza derivante dal commercio delle spezie. I mercanti portoghesi ebbero un lungo vantaggio nell'esplorazione e nello sviluppo
delle coste e delle isole che generavano tale ricchezza, soprattutto grazie alla loro base di Goa, sulla costa occidentale dell'India. Ma nel 1600, il monopolio portoghese era stato fortemente contestato dai mercanti olandesi,
francesi e inglesi.</div>
<div>I primi missionari carmelitani in Asia avevano dimostrato un sorprendente grado di successo, anche in Persia e in altri Stati islamici. Le loro basi furono estese a Goa, nell'India
portoghese, che servì come base sicura per ulteriori spedizioni nell'Asia orientale e sudorientale. Goa servì come centro di formazione per le vocazioni che venivano a unirsi ai Carmelitani fuori dall'Europa.
Uno di questi aspiranti fu Tomas Rodrigues da Cunha, giunto a Goa come soldato. Era nato nel 1598 a Paredes, nel nord del Portogallo. Si unì ai Carmelitani nel 1615 e prestò servizio come fratello con il nome
religioso di Redento della Croce.</div>
<div>Vent'anni dopo, il suo compagno di missione decise di accettare la chiamata al Carmelo. Pierre Berthelot nacque a Honfleur nel 1600. Come molti altri abitanti della costa francese della
Normandia, andò per mare come marinaio commerciale. Divenne non solo pilota e navigatore, ma anche un cartografo di notevole abilità. Alcune delle sue carte marine erano le migliori del loro genere per l'epoca.
Pierre non servì solo il suo re francese, ma pilotò anche navi portoghesi. Col tempo, fu nominato cavaliere e pilota in capo e cosmografo del re del Portogallo.</div>
<div>Anche se Berthelot aveva una promettente carriera davanti a sé nella marina portoghese, decise di unirsi ai Carmelitani nel 1635. Assunse il nome religioso di Dionigi della Natività.
Fin dall'inizio manifestò l'interesse di utilizzare le sue doti e la sua conoscenza della geografia e delle lingue native per diffondere il Vangelo. Aveva tutte le caratteristiche di uno zelante missionario
per le popolazioni dell'Asia. Ma un altro piano intervenne prima che potesse realizzare questa speranza.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:41:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[PASQUA TRA LE MACERIE: LA GUERRA ALL’INNOCENZA CHE INTERROGA IL MONDO]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n75"><![CDATA[Monte del Carmelo n75]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000077">






<div>C’è qualcosa di profondamente inquietante nel silenzio che ha accompagnato una delle notizie più terribili di queste settimane di guerra. Nella città iraniana di Minab almeno
150 bambine sono morte quando un missile ha colpito la scuola elementare Shajareh Tayyebeh mentre le lezioni erano in corso. Avevano tra i sette e i dodici anni. Erano sedute ai banchi quando l’edificio è crollato
su di loro.</div>
<div>Eppure questa tragedia, pur documentata e ripresa da autorevoli media internazionali, è rimasta ai margini dell’attenzione pubblica globale. È doloroso constatarlo: nel tempo della
comunicazione istantanea, della geolocalizzazione e delle immagini satellitari, la morte di decine di bambine può passare quasi inosservata.</div>
<div>Il dramma di Minab non è un’eccezione. Nei conflitti contemporanei i bambini sono sempre tra le prime vittime. A Gaza, in Ucraina, in Sudan scuole e ospedali sono stati colpiti o distrutti.
Le convenzioni internazionali parlano chiaramente di protezione dei civili, ma nella realtà dei bombardamenti su larga scala la distinzione tra obiettivi militari e spazi civili diventa sempre più fragile. Quartieri,
scuole, luoghi di vita quotidiana finiscono per trovarsi accanto a infrastrutture strategiche e diventano parte involontaria del campo di battaglia.</div>
<div>Rimane allora una domanda che nessuna tecnologia potrà mai risolvere: è possibile che, nell’epoca dei droni e dell’intelligenza artificiale, non esista una logica morale capace
di fermare il fuoco quando davanti ci sono dei bambini? Non esistono morti di serie A e morti di serie B. Non esistono vite che valgono meno solo perché nate in un altro continente o sotto un’altra bandiera.</div>
<div>Le parole di Papa Leone XIV e della Santa Sede continuano a ricordarlo con chiarezza: «<em>La guerra non costruisce il futuro, lo divora</em>». Dietro ogni analisi strategica, dietro ogni linguaggio tecnico e militare, ci sono vite spezzate, famiglie distrutte, comunità ferite per
generazioni.</div>
<div>E mentre il mondo sembra scivolare in un clima sempre più surreale di guerra diffusa, la Pasqua si avvicina. È la festa della vita che vince la morte, della luce che attraversa il buio.
Proprio per questo la tragedia dei bambini uccisi nelle guerre interpella ancora più profondamente la coscienza dell’umanità. Perché ogni bambino che muore sotto le macerie di una scuola è
una sconfitta per tutti.</div>
<div>La Pasqua ci ricorda che la morte non ha l’ultima parola. Ma perché questa speranza non resti soltanto un annuncio liturgico, deve diventare anche un impegno morale e politico: rimettere
al centro la dignità della vita umana, soprattutto quella più fragile. Significa non abituarsi alla guerra, non accettare che la violenza diventi un orizzonte inevitabile, non smettere di chiedere con forza il
rispetto del diritto umanitario e la protezione dei civili.</div>
<div>La speranza cristiana non è ingenuità né fuga dalla realtà: è la certezza che anche nei momenti più bui la storia non è condannata alla logica della
forza e della distruzione. Ogni gesto di pace, ogni scelta che difende la vita, ogni voce che si leva per fermare le armi è già un segno di quella Pasqua che continua a germogliare nel mondo. Ed è forse
proprio davanti alle macerie delle guerre che i credenti sono chiamati a testimoniare con più forza che la vita, anche quando sembra sconfitta, resta sempre più forte della morte.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:39:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[SERVIRE È AMARE]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n74"><![CDATA[Monte del Carmelo n74]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000076">






<div>Il Natale, una delle più belle feste, che rinnova l’amore di Dio riversato sulla terra, si è appena concluso. Le porte sante si chiudono. Arriva il nuovo anno &nbsp;2026.
</div>
<div>Il Giubileo 2025 ha avuto come motto “La speranza non delude” e ha invitato i fedeli ad essere “pellegrini di speranza”. Ma cos’è la speranza? La
speranza è una disposizione dell'individuo che fa credere che le cose andranno meglio anche quando tutto sembra difficile. È ottimismo che aiuta a superare le sfide. La speranza cristiana, invece non è
semplicemente un sentimento: è certezza di fede che si fonda sulla fedeltà di Dio alle sue promesse. L’oggetto della speranza è la gioia perfetta che otterremo nella vita eterna con la beatitudine
finale. Perché ciò si verifichi nell’aldilà è necessario che la speranza sia sostenuta, nella nostra vita, da diverse opere che rispecchiano comportamenti di umiltà.</div>
<div>Essa si nota in colui che accetta i propri limiti ed elimina l’orgoglio e la superbia. Gesù nei Vangeli afferma: “<em>Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato</em>”. Il servire è un atto che richiama l’umiltà. Il servire viene vissuto in due modi:
uno negativo quando si serve un padrone che, a volte disprezza e comanda, come raccontato dai testi biblici e storici. L'altra concezione del servire, gloriosa e luminosa, è ciò che accade quando si aderisce
di propria volontà a donarsi all’altro. In questo caso il verbo “<em>servire</em>” diventa una profonda espressione di amore e umiltà.</div>
<div>Una importante testimonianza del servire con amore ci è stata offerta da madre Teresa di Calcutta: “<em>la povertà, per noi, è la libertà di servire i più poveri tra i poveri</em>”. E nel Vangelo di Matteo (Mt. 20,27) “<em>chi vuol essere il primo tra voi, sia vostro servitore</em>”: Gesù ci insegna che servire è amare! Egli “<em>non è venuto per farsi servire, ma per servire</em>” (Mt. 20,28). </div>
<div>Il servire diventa non solo amore, ma anche carità quando nelle opere che compiamo manifestiamo verso i fratelli rispetto e affetto. Carità è soprattutto un sorriso,
un abbraccio, una carezza, un aiuto fisico, morale e spirituale. Pertanto il servire diventa motivo di gioia per chi lo compie e per chi lo riceve quando viene donato con amore e carità ai fratelli.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 13:29:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[PREMIO “CITTÀ VIVA” 36ᵃ EDIZIONE]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n74"><![CDATA[Monte del Carmelo n74]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000075">






<div>Sabato 20 dicembre, presso la prestigiosa cornice dell’hotel Monte Sarago, si è svolta la cerimonia di premiazione della 36ᵃ edizione del Premio nazionale
di Lettere ed Arti “Città Viva” 2025. La serata è stata brillantemente condotta da Gianmichele Pavone e da Sabrina Franco. Quest’anno, Presidente Onorario del premio è stato Angelo Maria
Perrino, direttore e fondatore di Affari Italiani, primo notiziario online italiano. Il direttore Perrino nel suo intervento ha voluto elogiare il lavoro di promozione culturale, assolutamente indipendente e disinteressato,
che da oltre trent’anni l’Associazione Città Viva offre all’intera comunità con l’organizzazione di questo Premio, frutto dell’instancabile impegno del promotore Domenico Palmieri
e della presidente Maria Sibilio.</div>
<div>La manifestazione è stata allietata da interventi musicali eseguiti dagli artisti Vito Alessio Calianno al pianoforte e Christian Summa al sax. La commissione giudicatrice
che ha selezionato le opere premiate è stata composta dalla dott.ssa Rosanna Buquicchio, dalla prof.ssa Maria Carla Maggiore e dal giornalista di Radiostuni dott. Andrea Pietro Zaccaria.</div>
<div>Per la Sezione A (poesia singola, in lingua italiana, a tema libero) il primo premio è andato alla poesia “Terra, 2076” di Andrea Lodovichetti da Fano (PU);
il secondo a “La prima lettera dell’alfabeto” di Stefano Baldinu da San Pietro in Casale (BO); il terzo a “Dal mio quarto di cielo” di Assunta Spedicato da Corato (BA). Una segnalazione della
giuria è stata assegnata alla poesia “Women (madri di guerra)” di Maria Teresa Infante La Marca da San Severo (FG).</div>
<div>Per la Sezione B (poesia singola, in vernacolo, a tema libero) il primo premio è andato alla poesia “Nu serrise” di Giuseppe Carone da Tiggiano (BA); il
secondo a “Lacreme amäre” di Giovanni Zeverino da Santeramo in Colle (BA); terzo premio al nostro concittadino Rocco Putignano con la poesia “Lu šcëscìgghjë dë lu mùnnë”
in memoria della tragica vicenda di uno zio disperso durante la Seconda Guerra Mondiale. Segnalazione della giuria alla poesia “Caremma mustazzusa” di Marco Cortese da Roma.</div>
<div>Per la Sezione C (Narrativa, in lingua italiana, a tema libero) il primo premio è andato a Maria Teresa Infante La Marca da San Severo (FG) con il racconto “L’amore
su una sfoglia di poesia”; seconda Rosa Pugliese da Venosa (PZ) con “La persistenza della visione”; quindi Antonella Chiego da Maruggio (TA) con “Le pagine della memoria”. Segnalazione della giuria
per Luca Battisti da Firenze con “Il muro dei Bencontenti”.</div>
<div>Per la Sezione D (Poesia singola, in lingua italiana o in vernacolo, a tema libero - ragazzi e giovani) sono stati premiati cinque ragazzi di un istituto scolastico di Caltanissetta:
primo premio alla poesia “Una nuova bambina” di Ginevra Andolina; secondo a “Il volto di mio fratello” di Thea Capodici Botta; terzo a “La pace” di Erica Bellavia. Le due segnalazioni della
giuria sono andate rispettivamente a Michele Pio Bellomo con la poesia “Pittore per un giorno” e a Desiree Cocciadiferro con “Noi bambini”. </div>
<div>Nella Sezione E (Narrativa, in lingua italiana, a tema libero - sezione speciale ragazzi e giovani) il primo premio è andato al racconto “Il passaggio”
di Maria Michela Daniele da Sarno (SA), già vincitrice lo scorso anno; il secondo premio a Michelangelo Bologna da Giovinazzo (BA) con “La stanza 14”; il terzo invece al racconto “Avete dimenticato?”
della nostra concittadina Ilaria Cucci. Le due segnalazioni della giuria sono andate alle ostunesi Nunzia Cucci con “Romeo e Giulietta” e Giulia Loparco con “Il mare di plastica di Maya”.</div>
<div>Infine per la Sezione F (Cortometraggio ragazzi e giovani) il primo premio è andato nuovamente a Sofia Giovine e Gabriella Caterina Lo Turco da Molfetta (BA) con il
cortometraggio “Un attimo può cambiarti la vita…”.</div>
<div>Come ogni anno i video della serata sono visibili sui canali social (Facebook e Youtube) del Premio.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 13:28:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[CIAO, DON ANGELO]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n74"><![CDATA[Monte del Carmelo n74]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000074">






<div>Lo scorso 6 novembre siamo stati raggiunti dalla notizia della scomparsa di Mons. Angelo Raffaele Ciccarese, per tutti don Angelo. Era nato ad Ostuni il 10 aprile 1942. Dopo gli studi
presso il Seminario diocesano di Ostuni e il Seminario regionale di Molfetta era stato ordinato sacerdote il 9 luglio 1966 da Mons. Margiotta nella chiesa di S. Francesco (essendo chiusa anche allora la Cattedrale) insieme
a don Domenico Melpignano, don Giovanni Calò e don Giuseppe Moro. Ha iniziato il suo ministero come segretario di Mons. Orazio Semeraro (dal 1967 arcivescovo amministratore <em>sede plaena</em> dell’Arcidiocesi di Brindisi e della Diocesi di Ostuni) e come assistente della FUCI. Collaboratore nella nuova parrocchia di San Luigi Gonzaga, all’inizio
degli anni ’70 con il parroco don Agostino Nobile iniziarono a porre particolare attenzione al nascente quartiere periferico “Massariola”. In un garage iniziò a incontrare i residenti per la celebrazione
della Messa domenicale e per la catechesi ai ragazzi, costituendo un primo nucleo della futura parrocchia “Madonna del Pozzo”.</div>
<div>Dal 1973 al 1977 fu anche assistente del Settore Giovanile di Azione Cattolica. Quando nel 1976 fu costituita la nuova parrocchia della “Madonna del Pozzo”, ne divenne il
primo parroco fino al 1985 attuando fedelmente le direttive del Concilio Vaticano II tanto in ambito liturgico, quanto in termini di coinvolgimento dei laici. </div>
<div>Nel 1984, Mons. Todisco nominò don Angelo vicario episcopale per la Pastorale Organica. Per dedicarsi maggiormente a tale incarico nel 1985 lasciò la guida della parrocchia
Madonna del Pozzo, divenendo rettore e padre spirituale della confraternita di S. Maria della Stella. In quello stesso anno don Angelo fu fra i sacerdoti fondatori e primi docenti dell’Istituto di Scienze Religiose di
Brindisi.</div>
<div>Come vicario episcopale per la Pastorale Organica ha partecipato con Mons. Settimio Todisco e Mons. Rocco Talucci ai Convegni Ecclesiali Nazionali di Loreto (1985), Palermo (1995) e
Verona (2006) e ai Convegni Ecclesiali Regionali di Bari (1993) e Taranto (1998). Ha affiancato entrambi gli Arcivescovi nelle rispettive Visite Pastorali, accompagnando le parrocchie nell’accoglierla non quale prassi
curiale ma evento dello Spirito.</div>
<div>In questi anni gli giunse anche la nomina a “monsignore” da parte di Papa Benedetto XVI. Ha ricoperto inoltre l’incarico di assistente del MEIC.</div>
<div>Con Mons. Rocco Talucci diventa anche Direttore dell’Ufficio Catechistico. In questi anni cura in diocesi il “Progetto di Iniziazione Cristiana” della CEI e collabora
alla realizzazione del sinodo diocesano che aveva preso avvio al termine della Visita Pastorale di Mons. Talucci.</div>
<div>Come padre spirituale della Confraternita di S. Maria della Stella, don Angelo ha coordinato il cammino formativo delle confraternite di Ostuni per tanti anni, approfondendo in particolare
per il triennio 2015-2018 l’esortazione apostolica di Papa Francesco <em>Evangelii Gaudium</em>.</div>
<div>Nel Giubileo Straordinario del 2016 è stato scelto da quest’ultimo quale “missionario della misericordia”. </div>
<div>Negli ultimi anni Don Angelo è stato, fino a quando la salute glielo ha consentito, nel gruppo di tre sacerdoti incaricati dall’arcivescovo a promuovere e coordinare i
percorsi sinodali diocesani e ha accompagnato anche tramite video diffusi sui social la riflessione e l’approfondimento della Parola nei tempi forti del Natale e della Pasqua. Più volte ha curato degli articoli
sulle pagine di questo periodico.</div>
<div>Non da ultimo, confratello onorario del nostro sodalizio, don Angelo ha accompagnato spesso la nostra vita confraternale. Lo scorso novembre in occasione della presenza dell’Icona
di Maria, Madre della Speranza e delle Confraternite aveva tenuto ai sodalizi presenti la meditazione sul tema dell’icona stessa. Lo scorso luglio in un ultimo abbraccio aveva animato insieme alle altre confraternite
della città, la recita del Rosario e l’Adorazione eucaristica nel giorno della festa della nostra Titolare.</div>
<div>Al Signore che ha tanto amato e che ha instancabilmente annunciato, affidiamo il suo ricordo, accompagnandolo con la nostra grata e corale preghiera. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 13:27:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[MARIA DEL CARMELO: ACCOGLIE LA PAROLA E LA CUSTODISCE PER PORTARE GIOIA. OGGI E NELL’ETERNITÀ]]></title>
			<author><![CDATA[Rosa Morelli]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n74"><![CDATA[Monte del Carmelo n74]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000073">






<div>di Rosa Morelli – Associazione La Missione</div>
<div> </div>
<div>La festa di santa Maria del monte Carmelo era in passato celebrata ricordando la Vergine nel mistero dell’Annunciazione e della Immacolata Concezione, che ci richiamano la predilezione
di Maria da parte di Dio e ci mostrano la sua umiltà e la sua capacità di ascoltare e accogliere la Parola di Dio e di diventare Madre di Gesù e dell’umanità. Questo ci fa interrogare: in
quali condizioni ci poniamo noi per capire la volontà di Dio? Le nostre giornate frenetiche sembrano toglierci la possibilità di fare spazio non solo al Signore e alla sua Parola ma anche alle relazioni all’interno
delle nostre famiglie e non solo. </div>
<div>Spesso la nostra devozione a Maria la enfatizza al punto da toglierle quella umanità che tanto è piaciuta a Dio Padre, da volerla Madre del suo Figlio. </div>
<div>Il suo <em>“Eccomi!” </em>non è stato per vanagloria, quanto di disponibilità alla volontà di Dio e umiltà
nel mettersi nelle sue mani, con tutto quello che ne poteva conseguire, che non conosceva ma che poteva accadere. </div>
<div>In quel <em>“Sono la serva del Signore” </em>poi c’è la sua disponibilità a farsi plasmare da Lui e aderire al progetto che Dio avrebbe realizzato anche attraverso lei. </div>
<div>Pensiamo a quanto siamo preoccupati di programmare e pianificare le tante cose delle nostre giornate e della nostra vita e come andiamo in tilt quando accade qualcosa di inaspettato che
rompe i nostri piani e le reazioni diventano di ribellione anche alla fede che pensavamo di avere o che a parole dicevamo incrollabile. </div>
<div>Per Maria non è stato così. Se scorriamo le pagine del Vangelo, ella tante volte ha dovuto fare i conti con quel <em>“Eccomi!” </em>e con la realtà che, non solo Dio, ma anche gli uomini le ponevano davanti: pensiamola di fronte al rifiuto del suo Figlio da parte dell’umanità,
alla sua condanna ingiusta, sotto la croce, dopo la risurrezione. </div>
<div>È questo il contesto nel quale accoglie la Parola e la custodisce... È strano che tutte le volte che vive qualcosa che non comprende, il Vangelo ci dice che lei lo <em>“custodisce” </em>e lo <em>“conserva” </em>nel suo cuore. Non ha fretta di comprendere, non lascia spazio allo sgomento o alla rabbia, come a noi sarebbe più facile. </div>
<div>Concludo la riflessione, proponendo a me e a voi l’immagine di Maria nel mistero della Visitazione, che segue quello dell’Annunciazione. Me lo richiama il monte Carmelo, al
quale è associata la festa che ci stiamo preparando a celebrare, e il ricordo del pellegrinaggio alla casa di Elisabetta, in Terra Santa di qualche anno fa, verso Ain Karem. La strada è faticosa, tutta in salita,
ma arrivati in cima, lo spazio apre a un ampio respiro che fa immaginare la scena dell’incontro tra le due donne. </div>
<div>Maria è una donna che sa rallegrarsi e non spaventarsi: l’annuncio della sua maternità la porta a interrogare l’angelo Gabriele sul <em>“Come può avvenire?” </em>e la risposta la riempie di stupore e meraviglia, come la notizia della maternità della cugina Elisabetta, che va a incontrare. </div>
<div>Verosimilmente si sarà messa in viaggio con Giuseppe: qualcuno con leggerezza potrebbe insinuare per rendersi conto della verità della notizia strabiliante di una coppia anziana
e sterile che sta per mettere al mondo un figlio. </div>
<div>I motivi, però, sono diversi. Il primo è per gioire con Elisabetta e Zaccaria, l’altro per “servire” la cugina bisognosa di aiuto in un momento così
delicato e unico della sua esistenza. </div>
<div>Lo stupore per le due donne si fa sussulto che anima loro e i due bimbi che hanno in grembo e che fa dire a Elisabetta: <em>Appena la tua voce è giunta ai miei orecchi, il bambino nel mio grembo ha sussultato e danzato di gioia</em>. Le fa eco Maria con il canto del Magnificat: <em>L’anima mia magnifica il Signore</em>... </div>
<div>Entrambe ci parlano di gioia profonda e che possiamo pregustare nel nostro oggi, fin da ora, ogni volta che come discepole e discepoli del Signore ci lasciamo guidare dal suo Spirito, come
ha fatto Maria, con lo sguardo rivolto a quei beni che nessuno potrà mai negarci e che potremo godere pienamente e per sempre, nell’eternità. </div>
<div>Alcuni versi del poeta Tagore possono accompagnare il cammino quotidiano di ciascuno: </div>
<div><em>Sognai che la vita è gioia; </em></div>
<div><em>mi destai e vidi che la vita è servizio. </em></div>
<div><em>Servii e vidi che nel servizio c’è gioia. </em></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 13:25:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[LE GLORIE DI MARIA DEL BEATO ALFONSO DE’ LIGUORI]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n74"><![CDATA[Monte del Carmelo n74]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000072">






<div>Non c’è catalogo di libri antichi che, nella sezione “Religione” o “Testi sacri”, non abbia da proporre in vendita a prezzi variabilissimi, un’edizione
de <em>Le glorie di Maria</em> opera di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696‑1787), pubblicata per la prima volta nel 1750. Egli - che fu vescovo e dottore
della Chiesa, teologo, missionario e fondatore dei Redentoristi, nel 1754 avrebbe composto <em>Tu scendi dalle stelle</em> il celebre canto natalizio, nato come versione italiana della precedente <em>Quanno nascette Ninno</em>, in dialetto napoletano – affidò al tipografo napoletano Pellecchia un testo che ancora oggi viene consultato perché – come hanno scritto illustri studiosi - «quando si riapre
<em>Le glorie di Maria</em>, non si entra semplicemente in un libro: si varca la soglia di un mondo emotivo, teologico e culturale che oggi appare lontanissimo. Eppure, nel
Settecento, l’opera di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori fu un successo travolgente, quasi un manuale spirituale da comodino per generazioni di fedeli. Oggi, però, quel testo affascina e spiazza allo
stesso tempo».</div>
<div>Sant’Alfonso, infatti, scrisse in un’epoca in cui la religiosità popolare è sotto attacco da parte del razionalismo. Lui reagisce con un gesto quasi controcorrente:
invece di asciugare la fede, la rende ancora più calda, affettiva, materna. «Maria diventa la protagonista assoluta, non solo come figura teologica, ma come presenza quotidiana, quasi domestica», è
stato scritto. Ed infatti il libro è costruito come un mosaico di racconti edificanti, miracoli, lacrime, suppliche, interventi prodigiosi. «Una narrazione che oggi può sembrare ingenua, ma che allora parlava
direttamente al cuore di un popolo spesso analfabeta, per il quale la fede era anche immaginazione, racconto, consolazione».</div>
<div>Ed è proprio qui che nasce la tensione contemporanea. Da un lato, le pagine de <em>Le glorie di Maria</em> costituiscono un documento prezioso della spiritualità popolare: un affresco vivido di come la gente percepiva il divino. Dall’altro, la sua insistenza
sulla mediazione mariana, sulla sua onnipresente intercessione, sulla sua quasi illimitata potenza, solleva interrogativi teologici che oggi molti studiosi considerano problematici. «Alcuni passaggi sembrano spingere
la devozione oltre il confine dell’equilibrio dottrinale, trasformando Maria in una figura che rischia di oscurare Cristo più che condurre a lui – è stato autorevolmente sostenuto -. Eppure, nonostante
le critiche, il libro continua a esercitare un fascino particolare. Forse perché racconta un’umanità che non ha paura di chiedere aiuto, di affidarsi, di credere nei miracoli – è stata la conclusione
-. Forse perché, in un tempo che pretende di spiegare tutto, la voce di Liguori ricorda che la fede è anche narrazione, simbolo, immaginazione». Un testo di storia della cultura cristiana? Certamente. «Rileggere
<em>Le glorie di Maria</em> oggi significa confrontarsi con un passato che non è morto, ma che continua a interrogare il presente: quanto spazio diamo al sentimento
nella nostra spiritualità? Quanto abbiamo bisogno, ancora, di una figura materna che ci accompagni? E quanto siamo disposti a riconoscere che la devozione popolare, con le sue luci e le sue ombre, è parte integrante
della nostra storia culturale?». A studiosi di una vasta gamma di percorsi culturali l’invito a rispondere.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 13:23:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[DALL’EUROPA ALL’ESTREMO ORIENTE: LA STORIA DEI BEATI DIONIGI E REDENTO, MARTIRI DELLA FEDE]]></title>
			<author><![CDATA[Monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n74"><![CDATA[Monte del Carmelo n74]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000071">






<div>Pietro Berthelot nacque a Honfleur (Calvados, Francia) il 12 dicembre 1600 e da giovane iniziò a viaggiare per mare, visitando la Spagna, l'Inghilterra e l'America.
Nel 1619 si recò in India, dove, come cosmografo e primo pilota dei re di Francia e di Portogallo, si distinse per il suo valore e il suo genio. A riprova di quest'ultimo sono le sue Tavole marittime, disegnate
con grande abilità e conservate al British Museum (Ms. Sloan 197). Nel 1635, mentre si trovava a Goa, si consultò con il suo direttore spirituale, padre Filippo della Santissima Trinità, e di conseguenza
si unì ai Carmelitani Scalzi. Emise la professione il 25 dicembre 1636, con il nome di Dionigi della Natività. Fu ordinato sacerdote il 24 agosto 1638. Secondo la testimonianza dello stesso padre Filippo, fu
un esempio di virtù per tutti i religiosi, sia durante il noviziato che dopo la professione. Era stato insignito del dono della contemplazione e più di una volta, durante la preghiera, era apparso circondato
da splendori celesti.</div>
<div>Nel 1638, il viceré Pietro da Silva inviò Francesco de Souza de Castro come ambasciatore presso il sultano di Achén (Sumatra). L'ambasciatore desiderava
avere con sé Dionigi come guida spirituale, esperto marittimo e conoscitore della lingua malese. Padre Dionigi, a sua volta, scelse come accompagnatore Tommaso Rodriguez, nato in Portogallo intorno al 1598 e entrato
nei Carmelitani come fratello laico, con il nome di Redento della Croce.</div>
<div>I due lasciarono Goa con la delegazione il 25 settembre 1638 e, dopo un viaggio di successo, arrivarono ad Achén il 25 ottobre. La gioia con cui furono accolti era finta;
furono presto fatti prigionieri. Dionigi e Redento furono torturati e processati più degli altri, allo scopo di farli rinunciare alla loro fede cattolica e abbracciare l'Islam. Durante la prigionia, Dionigi si privò
persino del necessario per la sua carità verso gli altri, che rafforzava con le sue parole, il suo aiuto e il suo esempio. Entrambi furono condannati a morte: Redento fu uno dei primi a morire, mentre Dionigi fu martirizzato
per ultimo, come lui stesso desiderava, per poter sostenere gli altri. Fu ucciso il 29 novembre 1638 da un colpo di spada che gli separò la testa in due. Entrambi i carmelitani furono beatificati da Papa Leone XIII
il 10 giugno 1900.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 13:22:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[PAPA LEONE XIV: PER UNA PACE DISARMATA E DISARMANTE]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n74"><![CDATA[Monte del Carmelo n74]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000070">






<div>«<em>Ci rivolgiamo a tutti gli uomini di buona volontà…</em>». Con queste parole profetiche San Paolo VI, nel Capodanno del 1969, istituiva la Giornata mondiale della Pace, consegnando alla Chiesa e all’umanità un impegno che non conosce tregua. Oggi,
a distanza di oltre mezzo secolo, Papa Leone XIV ne rinnova il respiro con un Messaggio che vibra come una chiamata urgente alle coscienze, riprendendo le prime parole rivolte a Roma e al mondo: «<em>La pace sia con tutti voi… una pace disarmata e disarmante</em>».</div>
<div>Non è uno slogan, ma una visione. Non è un auspicio ingenuo, ma un programma evangelico. Lo aveva già chiarito il Papa parlando al Corpo diplomatico: costruire la pace
significa restituire dignità alla diplomazia multilaterale e alle istituzioni nate per prevenire i conflitti, ma soprattutto avere il coraggio di spezzare la catena della produzione di armi, strumenti di distruzione
e di morte. Una pace fondata sulla paura, sulla minaccia, sulla deterrenza armata non è vera pace: è soltanto una tregua armata, fragile e ingannevole.</div>
<div>Già Papa Francesco, nel suo ultimo Messaggio pasquale del 2025, lo aveva gridato con la voce spezzata dalla sofferenza: «<em>Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo</em>». Parole che oggi Leone XIV raccoglie e rilancia con forza profetica. È un passaggio decisivo nella riflessione
cristiana sulla pace. In un tempo in cui la guerra poteva ancora apparire “limitata”, si parlava di legittima difesa e perfino di “guerra giusta”. Ma nell’era delle armi nucleari, chimiche e tecnologiche,
quella categoria crolla sotto il peso della sua stessa contraddizione.</div>
<div>Giovanni XXIII lo aveva detto con limpida lucidità nella <em>Pacem in terris</em>: «<em>Nell’era atomica è irrazionale pensare che la guerra possa essere strumento di giustizia</em>». E il Concilio Vaticano II aveva osato parole ancor più forti: ogni guerra che colpisce indiscriminatamente popoli e città è delitto contro Dio e contro l’umanità. Eppure,
per anni, si è tollerata la logica della deterrenza come “male minore”, come soluzione provvisoria. Ma già allora le Chiese si interrogavano: può davvero la minaccia di annientamento garantire
la pace? O non alimenta piuttosto una spirale perversa che divora risorse, speranze, futuro?</div>
<div>Il cardinale Martini lo chiedeva con drammatica chiarezza: quante energie sottratte alla lotta contro la fame, la malattia, la promozione della vita! Quanta violenza seminata nel costume
quotidiano degli uomini!</div>
<div>Ecco perché l’espressione di Papa Leone XIV — <em>pace disarmata</em> — appare oggi come la sintesi più alta di un lungo cammino della coscienza cristiana. È il rifiuto definitivo della rassegnazione alla logica delle armi. È la scelta di credere che
la vera sicurezza non nasce dalla paura, ma dalla fiducia; non dalla minaccia, ma dall’incontro.</div>
<div>Solo una pace disarmata è davvero disarmante: perché spegne l’escalation dell’odio, scioglie la durezza dei cuori, apre strade là dove sembravano esserci
solo muri. Solo una pace che fa tacere le armi può dare voce alla parola che riconcilia, al dialogo che cura, alla speranza che ricostruisce.</div>
<div>È questa la pace che il Vangelo annuncia. È questa la pace che il nostro tempo, ferito e smarrito, attende come l’alba dopo una lunga notte.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 13:20:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[GRAZIE, MAESTRO ENZO FARINA!]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n73"><![CDATA[Monte del Carmelo n73]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006F">






<div>Venerdì 17 ottobre, presso la biblioteca comunale di Ostuni, si è svolta la presentazione del libro “Satirostuni”, la politica ostunese vista dalla matita di
Enzo Farina, artista molto bravo ed apprezzato nel contesto culturale–sociale della nostra città. Quella sera, tra i tanti presenti, c’ero anch’io. Mi sono divertito tanto, nell'ammirare tante
vignette, riportate nel libro, che ritraggono caricature di politici ostunesi ma anche di livello nazionale e mondiale, mentre venivano proiettate e commentate.</div>
<div>Il libro di Enzo, impreziosito da una sua dedica, lo custodisco con gioia nella mia libreria. Tale opera, con le sue vignette realizzate con stile umoristico, produce in chiunque la
sfogli un sorriso spontaneo. </div>
<div>Conosco Enzo da anni e l’ho sempre ammirato non solo per il suo talento artistico, capace di fare rinascere ogni persona, con le sue azioni, con ironia dalla sua matita, ma soprattutto
per l’educazione e attenzione riservata a tutti.</div>
<div>Un giorno conversando con lui ci soffermammo a parlare dell’oratorio, sorto nella chiesa del Carmine. Presentai la motivazione per cui era nato: aiutare bambini/e, ragazzi/e a
vivere bene insieme, apprendere e mettere in pratica i valori principali della vita attraverso il calcio ed altre attività, grazie alla disponibilità di persone qualificate che si sono offerte volontarie per
permetterne lo svolgimento nonché per aiutare le famiglie nel loro delicato e difficile compito. In quella conversazione gli chiesi se fosse disponibile concedere ai ragazzi due ore la settimana per avviare un corso
di disegno. L’amico entusiasta di quanto aveva ascoltato, condividendo il tutto, non esitò e confermò subito il suo sì. Ed ecco che da un anno, l’artista viene nei locali della chiesa del Carmine,
dove con tanta maestria presenta ai bambini/e ragazzi/e le tecniche riservate a questa meravigliosa arte. I ragazzi con gioia attendono l’arrivo del maestro ed entusiasti partecipano alle attività proposte da
Enzo. Gli incontri di disegno per questo anno inizieranno a novembre. Data ed ora saranno comunicate alle famiglie appena possibile. </div>
<div>Ringrazio vivamente l’amico Enzo per aver accettato di far parte della famiglia oratoriale mettendo a disposizione alcune ore di volontariato. Per noi Enzo non solo è il
maestro, ma il papà di tutti. Enzo con la sua cultura e arte ci indica uno dei tanti modi per affrontare alcuni problemi quotidiani in questo mondo turbato dal male e dall’indifferenza: l’umorismo. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 11:32:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[AGGRESSIVITÀ VERBALE]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n73"><![CDATA[Monte del Carmelo n73]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006E">






<div>L’aggressività è un istinto che si esprime con azioni in cui predomina la violenza, con l’intenzione di colpire e far male ad un’altra persona. Oltre
all’aggressività costituita da comportamenti violenti, presenti in alcuni soggetti, esiste anche l’aggressività verbale. Essa è indice di maleducazione, diventa insulto e perfino offesa. </div>
<div>A tale forma di aggressività assistiamo quotidianamente in diverse occasioni. Ai tempi dei nostri bisnonni, il linguaggio sguaiato era sinonimo di rozzezza e povertà &nbsp;intellettuale.
Ora, al contrario, questa rozza eloquenza passa addirittura per modernità. Le volgarità sono diventate di uso comune; parolacce escono facilmente dalla bocca di molti. E non solo nei momenti di rabbia, ma nei
discorsi quotidiani, arrivando fino a colpire la vita privata di alcuni.</div>
<div>Tale trasformazione linguistica si nota perfino nei programmi televisivi. Una volta si ricorreva ai “bip” per coprire la parola oscena. Oggi non c’è spettacolo
televisivo in cui non si pronuncino volgarità, per far ridere, giocando sul doppio senso. L’aggressività verbale si trova abbondantemente nei social attraverso cui, protetti dall’anonimato, tante
persone arrivano ad aggredire verbalmente ragazzi e adulti arrecando ad essi ansia, paura e depressione. Le persone che aggrediscono presentano povertà interiore, basso spessore valoriale e culturale e per emergere
nei loro discorsi vuoti si servono non solo del volgare, ma anche di insulti e parole sprezzanti che feriscono emotivamente.</div>
<div>Il modo con cui ci si rivolge verbalmente all’altro rivela pensiero, cultura e soprattutto sentimenti di chi parla. Come dice l’evangelista Matteo: “<em>la bocca parla dalla pienezza del cuore</em>” (Mt.12,34). Linguaggio aggressivo e scorretto viene usato, a volte, anche in famiglia da genitori e amici nelle conversazioni quotidiane.
E se gli esempi influenzano bambini e ragazzi, non di meno fanno le parole. Pertanto i bambini che, come si sa, imitano e ripetono tutto ciò che vedono e sentono, spesso dicono, senza comprendere il significato delle
parole, frasi precedentemente ascoltate dagli adulti. Il linguaggio sguaiato acquisito inopportunamente dai bambini conduce gli stessi ad una forma distruttiva di comunicazione sociale.</div>
<div>Pertanto è bene che almeno dai genitori e da chiunque accudisca i bambini venga usato, sempre, un linguaggio corretto ed educato. La comunicazione rispettosa è fondamentale
per il benessere individuale e per la costruzione di relazioni sane di figli, nipoti e di tutte le nuove generazioni.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 11:31:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[MARIA E I GIOVANI – INTRODUZIONE ALLA LITURGIA DELLA PAROLA]]></title>
			<author><![CDATA[Ginevra Viesti]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n73"><![CDATA[Monte del Carmelo n73]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006D">






<div><em>Lunedì 14 luglio, in occasione dei solenni festeggiamenti per la Beata Vergine del Monte Carmelo, la nostra Arciconfraternita ha ospitato una meditazione guidata dalla prof.ssa
Ginevra Viesti, che ci fa piacere riproporre in questo breve estratto.</em></div>
<div><em> </em></div>
<div>Maria, la giovane di Nazareth, rappresenta da sempre una figura di straordinaria attualità. È una ragazza semplice, poco più grande di molti adolescenti di oggi,
con sogni e progetti simili a quelli di tante giovani donne del suo tempo: sposarsi, avere una famiglia, vivere serenamente nel proprio villaggio, ma tutto cambia quando riceve l’annuncio dell’arcangelo Gabriele.</div>
<div>Con il suo “sì”, Maria accetta un progetto che va oltre i suoi desideri personali e oltre le aspettative della sua cultura e della sua famiglia. Dice “no”
a un futuro già scritto e sceglie qualcosa di molto più grande, che ancora non comprende del tutto, ma che sente giusto. In questo, Maria ci insegna che la libertà vera non è fare ciò che
si vuole, ma scegliere ciò che ha senso, ciò che costruisce e dà vita, anche quando è difficile. Il suo <em>fiat</em> è un atto di fiducia, di coraggio e di libertà: la risposta di chi si mette in gioco, di chi è disposto a rischiare per amore. </div>
<div>I ragazzi conoscono bene questa spinta interiore: quando sentono che una causa è giusta, quando credono davvero in qualcosa, sanno dare tutto. Sono capaci di generosità,
dedizione e sacrificio. Maria somiglia a loro proprio in questo: nella forza con cui, da giovane, ha detto “eccomi!”.<br> La sua risposta – <em>“Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”</em> – non è atto di cieca obbedienza, ma una scelta libera e piena. È la decisione di
chi sa che vale la pena donarsi per qualcosa di più grande.</div>
<div>L’arcangelo Gabriele la chiama <em>“piena di grazia”</em> (Lc 1,28). Così la Chiesa la riconosce e la prega: come colei in cui abita la grazia di Dio, come tempio dello Spirito Santo. È lo Spirito che le dona la fede profonda, la speranza forte, la capacità
di aderire liberamente al progetto di Dio, il coraggio della compassione. A pensarci bene, lo Spirito Santo dona qualcosa di speciale anche a ogni bambino e ragazzo. Ognuno riceve talenti, capacità, desideri e energie
vitali che lo rendono unico. Alcuni di questi doni emergono subito, altri si scoprono col tempo, altri ancora hanno bisogno di qualcuno che ci aiuti a riconoscerli.</div>
<div>Chi ha questo compito? La famiglia, la scuola, la Chiesa, gli amici: tutti insieme formano quella rete che accompagna la crescita dei più piccoli. Quando queste realtà
collaborano, mettendo al centro il bene dei ragazzi, ciascuno può fiorire in modo sano e armonioso. È come un’unica voce materna e un’unica mano che sostiene e guida lungo il cammino.</div>
<div>Un tempo, per le strade di Ostuni vecchia, l’educazione era una responsabilità condivisa: ogni adulto si prendeva cura anche dei figli degli altri. Quella che oggi può
sembrare un’“invasione di campo” era in realtà una rete di affetto e di attenzione diffusa.</div>
<div>Oggi, più che mai, i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di adulti che guidino, sostengano e accompagnino. Cercano figure autorevoli, credibili e coerenti: adulti che parlino
con una sola voce, che vivano ciò che dicono. Gli adolescenti osservano, ascoltano, notano le nostre incoerenze. Se non trovano armonia tra parole e gesti, si allontanano.</div>
<div>Nel <em>Paradiso</em> della Divina Commedia, Dante ci regala un’immagine straordinaria di Maria attraverso le parole di San Bernardo:
è lei che rivolge lo sguardo all’Eterno, intercedendo perché il poeta possa contemplare Dio. È un gesto materno e potente, che unisce cielo e terra. Solo Maria può farlo, perché solo
lei ha saputo sostenere il volto di Dio nel suo Figlio e ora continua a guardarlo per noi. In questo gesto c’è tutta la sua missione: intercedere, guidare, accompagnare, con discrezione e tenerezza.</div>
<div>Noi adulti – genitori, insegnanti, educatori, catechisti – siamo spesso guardati da occhi giovani che ci chiedono, anche in silenzio, di essere per loro quello sguardo verso
l’alto. Il nostro compito non è quindi evitare loro le difficoltà ma aiutarli a orientarsi, a guardare in alto, a credere nel bene. Lo sguardo di Maria verso Dio diventa così anche il nostro: uno
sguardo che apre alla fiducia e alla speranza.</div>
<div>E quali sono gli orizzonti più alti? Ce lo insegna la stessa Maria nel <em>Magnificat</em>, la sua preghiera di gioia e riconoscenza: </div>
<div> <em>“Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore...”</em>. Maria ci ricorda che Dio non ama chi si crede migliore degli altri ma chi ha il cuore semplice e sa ascoltare.</div>
<div> <em>“Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili...”</em>.<em> </em>Non conta essere i primi o i più forti: conta agire con amore, anche se nessuno ci vede. L’umiltà è una forza silenziosa, un superpotere che fa del bene.</div>
<div> <em>“Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. </em> Chi pensa solo a sé resta vuoto; chi condivide diventa ricco ma di amore.</div>
<div><strong></strong>Nel mondo che Maria sogna per noi – e che possiamo costruire ogni giorno – è felice chi ama di più, chi aiuta e
cammina accanto agli altri. Maria, con la sua vita, ci mostra che anche noi possiamo essere protagonisti del bene se sappiamo ascoltare, accogliere e scegliere. Con il suo esempio ci dice: “<em>fidati, anche quando non capisci tutto. Scegli ciò che dà vita, ciò che costruisce. Non sei solo e non sei mai troppo piccolo per cambiare il mondo</em>”.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 11:30:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[L’«ET IN HORA MORTIS NOSTRAE» DI F. ANDREA DA S. TOMASO]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n73"><![CDATA[Monte del Carmelo n73]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006C">






<div>«<em>Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte</em>»: nel mese considerato nella Chiesa cattolica il mese dei fedeli defunti, quale periodo dedicato alla preghiera e al ricordo delle anime dei defunti, in particolare quelle che si trovano in Purgatorio,
la preghiera dell’Ave Maria lascia riflettere. Lo hanno fatto in diversi e in queste ore (novembre è il mese anche dei più noti appuntamenti di antiquariato librario) è presente sui cataloghi “L’Ave
Maria esplicata e predicata dal reverendo padre F. Andrea da S. Tomaso divisa in due tomi”, stampato «<em>In Genova per Gio. Maria Farroni</em>» nel 1652. È una seconda edizione: la prima dovrebbe essere anteriore di un anno e quel F. Andrea da S. Tomaso è il componente
della «<em>Congregazione dei Padri Scalzi Agostiniani d’Italia</em>» che già nel 1636 aveva dato alle stampe, sempre a Genova, il «<em>Trattato molto utile e dilettevole, pieno di varij concetti, e discorsi teologici sopra l'impresa della Compagnia della Colonna del suffragio per li morti ... Diviso in tre parti</em>». Apparteneva alla famiglia Leveratto, si chiamava al secolo Antonio Maria e di lui si sa ben poco se non che la sua famiglia era antica e «<em>originaria della Val Polcevera trasferita in Genova verso il 1520</em>», che aveva un parente domenicano studioso di S. Tommaso, mentre lui, figlio del «<em>quondam Girolamo</em>», agostiniano appunto, «<em>fu insigne teologo e celebre predicatore e diede alle stampe molte opere di pietà e di grande
dottrina</em>».</div>
<div>Nell’«<em>Ave Maria esplicata</em>», sono le prediche pubblicate nel secondo tomo quelle che il frate Andrea dedicò all’«<em>ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae</em>». Ne pronunciò due solo all’«<em>ora pro nobis</em>», dicendo che «<em>Maria fu eletta per Madre di Dio, acciò aiuti, e preghi per noi» </em>e ribadì<em> «quanto è presta a soccorrere e pregare per gl’huomini</em>»; due alla sola parola «<em>peccatoribus</em>», e spiegò che «<em>fu fatta Madre di Dio, acciò aiuti, e soccorra li peccatori</em>» e che «<em>esercita molto bene Maria quest’ufficio di avvocata de’ poveri, sempre intercedendo per loro</em>»; ben quattro al solo avverbio «<em>nunc</em>» e già apre il dialogo tra questa e l’altra vita, perché predicò su
«<em>Come la Vergine accompagnò Christo in</em> <em>Cielo</em>», perché «<em>Maria con le sue orationi fece scender sopra l’Apostoli lo Spirito Santo</em>», «<em>Maria ha fatto conoscere, &amp; honorare la Santissima Trinità dagl'huomini</em>» e «<em>Maria fu cagione, che Christo si sacramentò</em>». Ed eccoci all’«<em>et in hora mortis nostrae</em>». F. Andrea dedica due riflessioni, facendo pensare il cristiano di ogni tempo: «<em>Maria combatte per noi nell'hora della morte, e vince li nostri nemici</em>», è la prima predica; «<em>Come la Vergine suffraga, &amp; aiuta l’anime del Purgatorio</em>» è l’altra.</div>
<div>«<em>È cosa certa, che la morte dell’huomo consiste in un instante, quando si separa l’anima dal corpo; come dunque S. Chiesa invoca
Maria, acciò preghi per noi nell’hora della morte? qual è quest’hora della morte, nella quale habbiamo bisogno, che la Vergine ci soccorra con le sue orationi?</em>», esordisce e quasi compendiando tutti i titoli delle prediche fin qui riferiti conclude: «…<em>mediante le sue preghiere, restiamo liberi da quell’attroci pene del purgatorio, e se ne voliamo nella patria Celeste; à goder eternamente Iddio Benedetto in sua compagnia</em>».</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 11:29:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[L'ULTIMO SALUTO A DON PIERO]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n73"><![CDATA[Monte del Carmelo n73]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006B">






<div>Lo scorso 22 ottobre ha concluso la sua esperienza terrena a 73 anni il compianto don Piero Suma. Nel suo quasi cinquantennale ministero sacerdotale ha servito numerose comunità
con le quali ha profondamente intrecciato la sua vita. </div>
<div>Dopo i primi anni a Brindisi, è stato vice parroco a Cellino San Marco dal 1978 al 1983. Quindi, per vent'anni parroco nella Chiesa Madre di Locorotondo. </div>
<div>Nel 2003 è diventato parroco della Madonna del Pozzo in Ostuni adoperandosi per l'adeguamento dell'aula liturgica. Dal 2014 al 2024 è stato parroco della Concattedrale
in Ostuni, promuovendo lo spostamento degli uffici parrocchiali nella più centrale chiesa di San Francesco e facendosi promotore di numerose iniziative culturali e sociali, fra cui il restauro della statua argentea
di Sant'Oronzo, due pregevoli pubblicazioni sulla storia del Santo protettore e in ultimo la tanto attesa storia della Cattedrale stessa. </div>
<div>Come parroco della Concattedrale ha operato a stretto contatto con le realtà che vivono all'interno del perimetro parrocchiale fra cui la nostra Arciconfraternita. Numerosi sono
stati anche gli incarichi che ha ricoperto a livello diocesano fra cui quello di vicario episcopale per la vita religiosa e in particolare quello di direttore dell'Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute. Una volta
diagnosticata la grave malattia che ha affrontato negli ultimi due anni, ha offerto con coerenza questa esperienza in unione al sacrificio della croce di Cristo, vivendola come un ultimo e definitivo esercizio del ministero
di pastorale dei malati.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 11:27:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[LEONE XIV AI CARMELITANI: «SIATE TESTIMONI DI UNITÀ IN UN MONDO DIVISO»]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n73"><![CDATA[Monte del Carmelo n73]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006A">






<div>Si è svolto dal 9 al 26 settembre a Malang, in Indonesia, il Capitolo generale dell’Ordine dei Carmelitani, un appuntamento che, ogni sei anni, richiama i figli del Carmelo
a un tempo di discernimento, di preghiera e di rinnovamento. A loro Papa Leone XIV ha voluto inviare un messaggio di incoraggiamento, indirizzato al priore generale padre Míċeál O’Neill, nel quale
emerge tutta la profondità spirituale e pastorale della tradizione carmelitana: contemplazione, fraternità e servizio.</div>
<div>Il Santo Padre, nel suo scritto, richiama i religiosi a custodire “<em>il vincolo della carità nelle comunità</em>” affinché diventi segno di unità e riconciliazione in una società sempre più segnata da divisioni e polarizzazioni. È un invito che risuona ben oltre i chiostri carmelitani: riguarda
la Chiesa intera, chiamata oggi a essere segno di comunione in un tempo in cui la frammentazione sembra l’unico linguaggio possibile.</div>
<div>Il tema scelto per il Capitolo – <em>“La nostra fraternità contemplativa discerne la sua missione”</em> – offre una chiave di lettura profonda per il cammino dell’Ordine. Non si tratta solo di un esercizio di introspezione spirituale, ma di un vero e proprio discernimento comunitario che nasce dalla
preghiera silenziosa e condivisa. È nel silenzio, sottolinea il Papa, che il carmelitano impara a “<em>leggere i segni dei tempi</em>”, soprattutto “<em>attraverso la prospettiva dei poveri</em>”.<br>Solo chi coltiva una quiete interiore può riconoscere la voce di Dio che parla nella storia e rispondere con “<em>silenziosa costanza d’amore</em>”, quella fedeltà discreta e perseverante che caratterizza i grandi testimoni della fede.</div>
<div>La Regola carmelitana, ricorda Leone XIV, invita a “<em>fare qualche lavoro</em>”: un’espressione semplice, ma carica di significato. Il lavoro, per il carmelitano, non è soltanto un dovere, ma un modo per incarnare lo sguardo amorevole di Cristo sul mondo. È attraverso la predicazione, l’accompagnamento spirituale, l’impegno educativo o parrocchiale che il
religioso traduce la contemplazione in azione, la preghiera in carità concreta.</div>
<div>Il Papa affida poi l’intero Capitolo all’intercessione della Madonna del Monte Carmelo, invocata come Madre e modello di docilità allo Spirito. Nella sua presenza silenziosa e fedele Maria diventa icona della Chiesa che custodisce e medita
la Parola, che genera unità e speranza anche nei tempi di smarrimento.</div>
<div>Questo richiamo alla unità nella carità arriva in un momento storico in cui le nostre comunità, religiose e civili, sono attraversate da contrapposizioni e da una crescente solitudine spirituale. Il messaggio del Papa ai Carmelitani parla dunque
anche a noi: siamo chiamati, ognuno nel proprio ambiente, a riscoprire la forza della fraternità e la necessità del discernimento comunitario.</div>
<div>Il mondo non ha bisogno di parole gridate, ma di testimoni che vivano con coerenza la pace interiore che nasce dalla preghiera. Il Carmelo, con la sua tradizione di silenzio, ascolto e
amore operoso, continua ad essere una sorgente di luce per la Chiesa e per l’umanità.</div>
<div>In un tempo che divide, la vera missione è unire. E questa unità, come ricorda Leone XIV, nasce solo dal cuore orante, da quella “<em>quiete che permette di vedere i segni dei tempi</em>” e di rispondere con l’amore paziente e forte che viene da Dio.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 11:22:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IL CULTO DI SANT’AGOSTINO IN OSTUNI]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n72"><![CDATA[Monte del Carmelo n72]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000069">






<div>L’elezione del primo Papa proveniente dall’Ordine Agostiniano ha suscitato un ulteriore incremento dell’interesse già notevole che in ambito cristiano e non,
suscita da secoli la figura di Sant’Agostino. </div>
<div>Aurelio Agostino, vescovo e filosofo romano di origine nordafricana del IV secolo d.C., padre e dottore della Chiesa, inquieto cercatore di Dio e della verità, ispirò
nel Medioevo un gruppo di eremiti che volle seguirne le indicazioni per la vita monastica, che si strutturò nell’ordine agostiniano di cui Papa Leone è stato superiore generale.</div>
<div>Pur non avendo ospitato un convento agostiniano, il culto di Sant’Agostino è stato molto sentito nella nostra città, tanto che il Santo Vescovo è stato nel
tempo annoverato tra i patroni minori di Ostuni. A riprova dell’importanza di questa devozione possiamo ammirare il busto del Santo, curiosamente ritratto con lineamenti asiatici piuttosto che nordafricani, che troneggia
sull’altare dei Santi Patroni in Cattedrale insieme a Sant’Oronzo e San Biagio. Sempre in Cattedrale l’effige del Santo è riprodotta sulla grande tela della navata centrale. </div>
<div>Curiosamente la devozione al Santo filosofo e mistico fu promossa dagli ortolani della città. Non a caso troviamo anche nella guglia di S. Oronzo in piazza della Libertà,
nel livello inferiore, in compagnia degli altri patroni minori, Gaetano, Irene e Lucia, la statua di S. Agostino, rivolta verso gli orti a valle del centro storico. È attestata anche una processione in suo onore, promossa
proprio dagli ortolani, subito dopo i festeggiamenti di S. Oronzo per invocare ulteriormente il dono della pioggia e la protezione dei parassiti. La processione attraversava gli orti e prevedeva anche l’offerta di primizie
al Santo. Gli ortolani custodivano anche l’altare dedicato al Santo nella chiesa di S. Francesco (il primo entrando sulla destra) dove si può ammirare una statua lignea seicentesca che riprende la tradizionale
iconografia di Agostino “cardioforo”, ovvero con il cuore in mano (simbolo questo che campeggia anche nello stemma di Papa Leone). La Chiesa di S. Francesco ospita inoltre a sinistra nella controfacciata una tela
risalente a fine seicento del pittore Andrea Cunavi o di un suo allievo che ritrae il Santo insieme a S. Francesco, S. Eligio e S. Leonardo ai piedi della Madonna e di Gesù benedicente.</div>
<div>Un’ulteriore raffigurazione di Agostino la si trova nella Chiesa dell’Annunziata nell’altare del Calvario, dove il Santo appare in una serie di evangelisti e dottori
della Chiesa.</div>
<div> </div>
<div>Bibliografia e sitografia:</div>
<div>E. Aurisicchio, <em>Passeggiate ostunesi</em>, Modugno, 2023</div>
<div>E. Aurisicchio - P. Lisimberti - A. Todisco, <em>La Cattedrale di Ostuni</em>, a cura di G. Pavone, Bari, 2025</div>
<div>P. Lisimberti - A. Todisco, <em>Il </em>Bel San Francesco <em>e l’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione di Ostuni</em>, Fasano, 2000</div>
<div><u>https://www.cassiciaco.it/navigazione/iconografia/pittori/settecento/ostuni/ostuni.html</u></div>
<div>https://www.cassiciaco.it/navigazione/iconografia/pittori/seicento/ostuni/ostuni_francesco.html</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 16:58:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[FESTIVITÀ E FEDE]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n72"><![CDATA[Monte del Carmelo n72]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000068">






<div>Lo scorso 26 agosto, festa di Sant’Oronzo, protettore della città di Ostuni, S.E. mons. Giovanni Intini, arcivescovo Brindisi-Ostuni, nell’omelia della Santa Messa
pontificale ha fatto notare che, sui giornali che aveva letto, di tutto si era parlato, cavalcata, fuochi, luci, tradizioni, ma nessun accenno era stato fatto a Sant’Oronzo.</div>
<div>Alla giusta riflessione dell’arcivescovo unisco i miei umili pensieri. Oggi il Signore, la Madonna, i Santi…, pilastri della fede cristiana, sono finiti ai margini della
nostra vita. E qualora ci sia qualcuno che crede ed è convinto che la fede è guida e salvezza di tutti e tutto, viene considerato non al passo con i tempi.</div>
<div>Ricorriamo ormai agli amici, alla Madonna, ai Santi solo quando abbiamo bisogno di una guarigione o di un posto di lavoro. Poi tutto finisce: nemmeno una preghiera o un grazie si rivolge
perché il tutto sembra dovuto. </div>
<div>Nuovi valori si impongono, ed ecco le convivenze scelte da tante coppie, il calo delle nascite, le separazioni... I bambini oltre ed essere un peso economico sono soprattutto impegno
da affrontare. Basta una piccola incomprensione tra la coppia e si pensa subito ad eliminare dalla propria vita la persona con la quale abbiamo condiviso tante cose.</div>
<div>Oggi, per molti l’amore è ridotto a solo piacere, non si sa amare. Motivo principale è che neppure i genitori danno esempio di amore e di sopportazione. Per essere
moderni viene consegnato ai bambini il cellulare senza pensare alle conseguenze che esso arreca ai piccoli. Pertanto i bambini divenuti ragazzi fanno delle “bravate” come salire sui cornicioni alti e camminare,
correre sui motorini attraversando semafori anche col colore rosso e tant’altro. Il tutto viene eseguito per mettersi in mostra sui social dove altri poi vedono e imitano tali comportamenti azzardati. </div>
<div>Altro elemento imprescindibile per essere al passo con i tempi è sul corpo avere un tatuaggio, ma che dico! Uno non basta. Mi fermo, non voglio più continuare benché
ci sia tanto, ancora da annotare.</div>
<div>La maggior parte di noi, persone adulte, è stata educata, come si suol dire “all’antica”. Quasi tutti abbiamo vissuto una vita ricca di: soddisfazioni, professionalità,
amore, gioia. E qualora il dolore si sia presentato, abbiamo avuto la forza di lottare per superare quei particolari momenti. Oggi, nessun dolore può sfiorare i giovani, i quali abituati ad ottenere tutto con facilità,
non sanno reagire ed ecco comparire la sfiducia in sé stessi e nel mondo.</div>
<div>Con queste riflessioni voglio sollecitare tutti, me compreso, a valorizzare sempre l’educazione tramandata dai nostri avi e ad avere fede. Delle nuove
tecnologie cogliamo il lato buono, se vogliamo portare in questo mondo pace e amore. E alla Chiesa e a chi la rappresenta voglio dire di dare esempi di fede, fratellanza, carità, umiltà, perché, come dice
Santa Monica i bambini, (ed io aggiungo anche gli adulti), apprendono più con gli occhi che con le orecchie.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 16:57:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[EDUCARE: ARTE DIFFICILE]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n72"><![CDATA[Monte del Carmelo n72]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000067">






<div>Il mese di settembre fa da ponte tra l’estate che se ne va e l’autunno che arriva. È il periodo in cui tutti riprendono le attività della vita con
ritmo normale. Completate le ferie, gli adulti ritornano al proprio lavoro, bambini e ragazzi affollano le aule per apprendere concetti di italiano, matematica, inglese… che serviranno per il loro domani e per imparare,
soprattutto, il saper vivere con i coetanei. Per convivere bene con gli altri occorre educazione, arte difficile, che richiede alla famiglia, alla scuola, alla Chiesa e alla società requisiti validi e impegno morale.</div>
<div>San Giovanni Crisostomo dice che l’educazione dei fanciulli è l’arte delle arti, e nessun’arte umana può paragonarsi all’arte dell’educazione.
Cosa vuol dire educare? Diverse sono le etimologie riguardanti la parola educare. A seconda degli ambiti presi in considerazione (pedagogia, psicologia, latino, …) varia la metodologia di educare. </div>
<div>Diverso è anche il significato di educare e di insegnare. Il primo vuol dire: “tirare fuori dell’allievo qualcosa che ha dentro”. Il secondo: “imprimere
segni nella mente”. A mio parere educare è il saper trasmettere alle nuove generazioni tutti quei requisiti che servono per poter vivere in armonia con sé stessi e con gli altri in questo mondo confuso
in cui guerre, indifferenza ed odio prevalgono tra i popoli.</div>
<div>L’educazione porta al rispetto, alla comprensione, alla giustizia, in una parola all’amore. E affinché i valori descritti si possano ottenere facilmente
e fornire così alla società onesti cittadini sono indispensabili bravi genitori, maestri, dirigenti scolastici, sacerdoti che sappiano trasmettere ai ragazzi/e valori morali, sociali e religiosi. E perché
l’educare raggiunga risultati ottimi, oltre alle parole è necessario dare, soprattutto buon esempio. Le parole svaniscono, gli esempi buoni restano impressi nella mente di bambini/e, ragazzi/e. Inoltre Sant’Annibale
Maria di Francia, nei suoi scritti dice che genitori ed educatori che seguono i bambini, oltre a dare il buon esempio devono pregare affinché il Signore dia loro lumi su come dirigere e istruire, e ai ragazzi la facoltà
di assimilare nel giusto senso i concetti trasmessi e metterli in pratica al momento giusto. Un’altra azione importante per il bene dei bambini/e ragazzi/e è la sorveglianza che, a volte viene
trascurata. A tal proposito è bene seguire il “metodo preventivo” di don Bosco che mira a prevenire il comportamento scorretto dei ragazzi e di conseguenza permettere di vivere in un ambiente positivo e
relazionale in cui potranno cogliere atteggiamenti corretti che serviranno ad inserirsi e convivere con più facilità nella scuola e nella società.</div>
<div>In base agli input positivi o negativi percepiti nell’infanzia e adolescenza, ognuno di noi è diventata la persona di oggi.</div>
<div>A determinare il carattere e le scelte fatte sono stati: l’educazione ricevuta, gli studi conseguiti e, per alcuni, il destino. Difficile dire quale sia predominante
nella nostra storia. A mio parere, penso prevalga sempre l’educazione, in quanto le nostre scelte, in genere, sono fatte proprio in base a quanto ci è stato trasmesso attraverso l’educazione e l’esempio,
da sempre mezzi validi attraverso i quali si potrà infondere nei giovani sani valori che serviranno a rendere il mondo ricco di principi morali, sociali e religiosi.</div>
<div>Pertanto l’educare con l’esempio sia sempre preso in considerazione da tutti, soprattutto dai genitori, che hanno nelle loro mani il destino delle future generazioni,
perché sappiano, attraverso l’educazione e l’esempio, valorizzare i loro figli, protagonisti di un domani, che ci auguriamo sia ricco di amore e speranza.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 16:56:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[MARIA, REGINA DELLA FAMIGLIA]]></title>
			<author><![CDATA[Roberta bono]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n72"><![CDATA[Monte del Carmelo n72]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000066">






<div>“Maria, Regina della famiglia” è il tema di una breve riflessione che lo scorso mese di luglio l’Arciconfraternita della Beata Vergine del Monte Carmelo di Ostuni
ha inteso offrire alla comunità dei fedeli nel primo giorno del triduo in onore della Madonna del Carmine.</div>
<div>Era la domenica del 31 dicembre 1995, festa della Santa Famiglia, quando, concludendo la preghiera dell’Angelus, Papa Giovanni Paolo II invoca per la prima volta Maria Regina della
famiglia affinché <em>“aiuti le famiglie dei credenti a rispondere fedelmente alla loro vocazione così che possono essere autentiche «chiese domestiche»</em>” ossia luoghi di incontro, condivisione e crescita nella fede dove si impara e si sperimenta l’amore cristiano vivendo la relazione coniugale, genitoriale e fraterna. </div>
<div>Maria Regina della famiglia è, dunque, una invocazione mariana e, come tale, su indicazione dello stesso pontefice, inserita nelle Litanie Lauretane che vengono rivolte a Dio Trinitario
e alla Madonna dopo la recita del Santo Rosario; una preghiera che esalta il ruolo centrale della Vergine come modello e guida per le famiglie; un titolo a lei riconosciuto dalla Chiesa cattolica per onorarLa in quanto protettrice
ed esempio di vita familiare.</div>
<div>Nelle Litanie Lauretane, Maria è venerata con numerosi titoli e, tra questi, i più invocati sono “Madre di Dio” e “Regina”, entrambi legati alla missione
ecclesiale a Lei affidata e si completano a vicenda. </div>
<div>Il titolo di “Madre di Dio” , attribuito nel 431 dal Concilio di Efeso, riconosce in Maria la vera Madre di Gesù e rappresenta la tenerezza con cui accompagna il cammino
dei suoi figli verso la santità perché possano crescere come Gesù “in età, sapienza e grazia” .</div>
<div>Il titolo “Beata Maria Vergine Regina”, conferito nel 1954 da Papa Pio XII, sottolinea maggiormente il Suo ruolo di guida e di governo nell’indicare la direzione nel momento
della invocazione perché riveli con sicurezza la strada da percorrere perseverando nelle vie di Dio. </div>
<div>E in quanto “Regina”, Maria ha ricevuto il potere dell’amore, partecipando al potere di Dio cioè al potere di amare e quando La si invoca come “Regina”
La si vede protesa verso l’umanità perché ”Regina” non è un titolo che La innalza e allontana ma una grazia che ancor di più La avvicina appunto all’umanità a causa
della sua potente intercessione presso Dio. </div>
<div>Per Papa Benedetto “<em>Ella partecipa alla responsabilità di Dio per il mondo e all’amore di Dio per il mondo</em>”; per Papa Francesco, Maria è una Regina distante dal trono, una madre che abbraccia il figlio Gesù e con lui tutti noi suoi figli proprio come Gesù stesso ha voluto quando, ai piedi
della Croce, si rivolge a Lei dicendo “Donna, ecco tuo figlio” guardando al discepolo Giovanni.</div>
<div>Ma perché, dopo aver celebrato il 1994 come Anno della famiglia, aperto con la Lettera alle Famiglie “Gratissimam sane”, Giovanni Paolo II chiede un anno dopo di invocare
Maria Regina della famiglia? forse perché già quasi profeticamente percepiva il processo di trasformazione cui sarebbe andata incontro la società e parallelamente la famiglia che della società e
della comunità ecclesiale è nucleo vitale?</div>
<div>Le cronache quotidiane riportano sempre più frequentemente problematiche riferibili a dinamiche di coppia e familiari sempre più difficoltose frutto e causa di un profondo
disagio sociale. </div>
<div>Nella Lettera alle famiglie, infatti, il Pontefice Santo scrive <em>“C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri giorni”</em> perché i tempi in cui viviamo manifestano la tendenza a restringere sempre più il nucleo familiare e così non si sperimenta l’amore cristiano perché non si vive la vita familiare
che San Paolo definisce “<em>grande mistero”</em> in quanto istituzione divina, a modello dell’amore di Cristo per la Chiesa, e scuola di umanità.</div>
<div>La famiglia non è una creazione umana ma fa parte del disegno di Dio Creatore ed è connessa con la stessa essenza dell’uomo creato a sua immagine e somiglianza.</div>
<div>Nel disegno di Dio Creatore la famiglia prende inizio dalla comunione coniugale che il Concilio Vaticano II <em>“qualifica come «alleanza» nella quale l’uomo e la donna «mutuamente si danno e si ricevono»</em> nel senso che nella coppia ciascuno fa reciproco dono sincero di sé così che non c’è più un “<em>io”</em> e un <em>“tu</em>” ma un “<em>noi</em>” «in riferimento esemplare al <em>“Noi</em>” divino». </div>
<div>Offrendosi reciprocamente nell’amore realizzano quell’incontro che fa dei due coniugi<em> </em>«<em>una carne sola</em>» cominciando a vivere così un momento di speciale responsabilità consapevoli
della potenzialità procreativa connessa all’atto coniugale.</div>
<div>E, diventando una carne sola, i coniugi, ricorda la Chiesa, si trovano di fronte alla potenza creatrice di Dio e sono chiamati &nbsp;a cooperare con il Creatore nel dare la vita a nuovi esseri
umani con paternità e maternità responsabili e ogni nuova generazione trova il suo modello originario nella paternità di Dio in quanto ogni generazione è continuazione della Creazione.</div>
<div>Mediante la genealogia delle persone, la comunione coniugale diventa comunione delle generazioni e unità di preghiera e perché questo possa trasparire in modo significativo
è necessario che il pregare diventi abitudine nella vita quotidiana di ogni famiglia.</div>
<div>La preghiera è il luogo in cui si manifesta il ricordo creativo e paterno di Dio e la preghiera della comunità familiare può diventare luogo del ricordo comune e reciproco:
la famiglia, infatti, è comunità di generazioni e nella preghiera tutti devono essere presenti, coloro che vivono e coloro che ci hanno lasciato e quanti ancora devono venire al mondo.</div>
<div>Quanta bellezza in questi pensieri che Giovanni Paolo II rivolge alle famiglie soprattutto quando afferma che nella preghiera la famiglia si ritrova con il primo “noi” in cui
ciascun membro è “io” e “tu”, ciascuno è per l’altro rispettivamente marito o moglie, padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, nonno o nipote.</div>
<div>Allora, perché c’è poca vita umana nelle nostre famiglie? Perché mancano le persone con le quali creare e condividere il bene comune, quel bene che per sua natura
esige di essere creato e condiviso con gli altri, quel bene che richiede ascolto, quel bene che è l’Amore.</div>
<div>Maria è percepita come un modello per le famiglie, perché esempio di come amare e accogliere gli altri, una guida per le famiglie perché possano essere un luogo di
santità e cammino verso Dio.</div>
<div>Pronunciando il Suo Sì Maria ha accolto in sé l‘Amore divino e Giuseppe, sempre per amore, ha accolto Maria e Gesù ed insieme hanno donato al mondo il modello
di vita familiare che è la Santa famiglia.</div>
<div>Nelle Litanie Lauretane, l’invocazione “Maria Regina della famiglia” si colloca dopo il titolo “Regina del Rosario” e prima di quello di “Regina della
pace” a testimoniare che la famiglia è al centro tra l’esperienza di preghiera e l’impegno della pace. </div>
<div>Ogni famiglia cristiana è chiamata a riscoprire la preghiera e in particolare quella del Rosario, come la prima e più importante preghiera mariana, che consente alla “chiesa
domestica” di fortificarsi nella fede e diventare attiva nel promuovere la pace. </div>
<div><em></em>Non a caso papa Leone XIV ha sottolineato l’importanza della preghiera a Maria per la pace anche negli ambienti domestici, perché la famiglia
è <em>“segno di pace per tutti, nella società e nel mondo”.</em></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 16:55:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[I “DOLORI DI MARIA VERGINE” NEI “DISCORSI SACRI” DELL’ABATE BAMBACARI]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n72"><![CDATA[Monte del Carmelo n72]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000065">






<div>«<em>Viva Gesù, e Maria</em>». Hanno tutti lo stesso esordio i 20 «<em>Discorsi sacri</em>» che «in <em>Venezia</em>», nel 1728, furono pubblicati «<em>presso Gio: Battista Recurti in Merceria all’insegna della Religione</em>» e recavano sul frontespizio la marca raffigurante l’allegoria della Religione e il monogramma con le iniziali dello stampatore intrecciate alla base. Sono i discorsi del lucchese Cesare Nicolò
Bambacari, canonico regolare lateranense: un predicatore molto famoso per un autentico <em>best selle</em>r di quegli anni, se si pensa che una quarantina circa di biblioteche pubbliche annoverano quel titolo fra i libri posseduti e, tra queste, vi sono la «<em>Nazionale</em>» di Bari e la «<em>De Leo</em>» di Brindisi, nonché la «<em>Civica</em>» e l’«<em>Arcivescovil</em>e» di Taranto. È dedicato a Benedetto XIII, questo libro postumo dei «<em>Discorsi</em>». Bambacari, infatti, nato a Lucca il 13 giugno 1647 morì il 16 marzo 1728 e nel libro leggiamo l’avvertenza al lettore di questo tenore: «<em>mentre appunto si lavorava intorno alla loro edizione morì nel passato Marzo il Celebre Autore di questi Discorsi, onde non avendo egli potuto vederla compita, si è stimato necessario di avvisarti
due cose: primieramente, che in vari tempi di sua vita compose, e recitò il P. Abate Bambacari questi Discorsi; secondariamente, che chi ha diretto di poi questa edizione, alcuni ve ne ha posti dell’istesso Autore,
malfatto stimando di lasciarli perire</em>».</div>
<div>Tra questi «<em>Discorsi</em>», alcuni di contenuto mariano, è utile leggere, nella ricorrenza settembrina della
Santa Vergine Addolorata, quello «<em>de’ dolori di Maria Vergine</em>», «<em>detto il Venerdì dopo la Domenica di Passione</em>». Il Bambacari partì dalla riflessione del celebre versetto del vangelo di Giovanni «<em>Stabat juxta Crucem Jesu Mater ejus</em>» per far riflettere sul dolore della Madre non meno intenso e paragonabile, nella sua essenza mistica, alle stimmate. «<em>Tenerissimo amor d’ una Vergine doppiamente Madre, prima di Cristo, e poi mia</em> – dice Bambacari -; <em>se potrò intendere la veemenza delle tue fiamme, intenderò forse ancora la grandezza deʼ tuoi dolori</em>» e chiama a supporto l’evangelista Giovanni che «<em>nello spiegarci il dolore della Vergine, dice poco; perché ce la descrive a piè della Croce col corpo,
quando la compassione inchiodata l'avea sovra la Croce col cuore</em>».</div>
<div>Ecco perché Bambacari paragona i dolori di Maria alle stimmate di grandi santi: «<em>nè meno, come improbabile, ardirei di negarlo</em> – dice <em>-: poiché se aver gustata sensibile la Passione del Redentore, in Santa Caterina da Siena, nel Serafino d'Assisi, e in molti altri per singolar privilegio si venera, intendere non saprei, perchè
una Grazia cotanto singolare negar si debba a Maria, a cui, quanti privilegj coronar possono una sovreminente Santità concederonsi</em>». Lo storico Franco Traniello ha ricordato come la notorietà acquistata valse nel 1687 al Bambacari l'elezione, da parte della Congregazione, ad abate privilegiato perpetuo, seguita, nel 1708,
dalla nomina ad abate del monastero di S. Frediano in Lucca, riconfermata nel 1711. «<em>Dimessosi tuttavia l'anno seguente</em> – conclude -, <em>il Bambacari attese alla stesura delle sue opere maggiori sino alla morte</em>». E queste opere ancora si leggono: sono indice di una temperie di studi e di sacra eloquenza la cui eco giunge sino a noi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 16:54:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[AL CARMELO: MARIA, SUPREMA MAESTRA DI SANTITÀ]]></title>
			<author><![CDATA[Monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n72"><![CDATA[Monte del Carmelo n72]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000064">






<div><strong>I santi ci insegnano a lottare contro il male, contro le tentazioni &nbsp;e le insidie del demonio. E lo fanno con coraggio perché sono sicuri che
Dio ha già vinto per loro.</strong></div>
<div>La Madonna ci aiuta a non cadere nell’inganno. Da un lato, infatti, bisogna prendere sul serio la battaglia, senza sminuirne la durezza (e questo riguarda noi). Dall’altro però
dobbiamo mantenere intatta la coscienza e la certezza che si tratta di una battaglia già vinta: se restiamo in Lui e con Lui. &nbsp;È diverso lottare quando la vittoria è accaduta!</div>
<div> </div>
<div><strong>Di solito, ciò che più colpisce &nbsp;nei santi è la pace, e la gioia che sgorga dal loro cuore in ogni circostanza di vita, anche
quelle apparentemente più avverse. Ancora una volta: è Maria che insegna ai Santi a sorridere sempre a Gesù con il cuore.</strong></div>
<div>I Santi non sorridono facendo delle smorfie per smentire la sofferenza (che può anche essere durissima), ma sanno sorridere, anche se dolorosamente, <em>di tenerezza</em>, per sentirsi coinvolti in un mistero così grande di redenzione e di amore. &nbsp;Un’esperienza, simile a quella del sorriso, è quella del canto e
della poesia che essi riescono a far sgorgare dal loro cuore martoriato. Fu nel buio di un tristissimo carcere che San Giovanni della Croce divenne uno dei più grandi poeti d’amore di ogni letteratura. A volte,
per resistere nella sofferenza, ai Santi carmelitani bastava poter guardare una dolce immagine della Vergine Santa.</div>
<div><br><strong>I santi del Carmelo ci mostrano come l’ultimo gradino verso la santità sia amare la volontà del Padre più che se stessi.
Come fa Maria a portarli fino a lì?</strong></div>
<div>In fondo si tratta di dare senso e verità alla preghiera che facciamo sempre, quando chiediamo al Padre la grazia di poterci immedesimare efficacemente nel desiderio “che la
sua volontà sia fatta in terra come in cielo”. &nbsp;Maria ci può insegnare ad avere la stessa volontà di Dio Padre, sentendoci “figli”, “sempre figli” &nbsp;e “soltanto
figli”. &nbsp;È &nbsp;bellissimo ricordare l’invocazione di Dante che la chiama “figlia del tuo Figlio”!</div>
<div>Il fatto che la Chiesa ci propone dei santi “canonizzati” (che si possono cioè guardare come modelli sicuri) ci può lasciare all’inizio la falsa impressione
di “irraggiungibile perfezione”. Ma la Madonna sarebbe invece d’accordissimo con quello che scriveva G. Bernanos: «La casa di Dio è una casa di uomini e non di superuomini. I cristiani non sono
superuomini. E nemmeno i Santi. Anzi, i Santi meno di tutti, perché sono gli esseri umani più umani. I Santi non sono sublimi, non hanno bisogno del sublime; se mai è il sublime che avrebbe bisogno di
loro. I Santi non sono eroi come i personaggi di Plutarco (…). Un eroe dà l’illusione di superare l’umanità, mentre il Santo non la supera, la assume. Si sforza di realizzarla nel miglior modo
possibile, si sforza di avvicinarsi il più possibile al suo modello Gesù Cristo, cioè a colui che è stato perfettamente uomo» (I predestinati, Ed. Gribaudi, Milano 1995, pp. 73-93). Infatti
Maria l’ha visto accadere per trent’anni proprio nella sua casa, a Nazareth.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 16:53:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[GIUBILEO 2025, NEI GIOVANI IL MANIFESTO DI UNA CHIESA VIVA]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n72"><![CDATA[Monte del Carmelo n72]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000063">






<div>L’Anno Santo 2025, che si è aperto il 25 dicembre 2024 e proseguirà fino al 6 gennaio 2026, ha spalancato porte e cuori,
invitando i fedeli a pellegrinare verso la Porta Santa di San Pietro, segno di fede, speranza e misericordia.</div>
<div>In questa estate romana, il Giubileo dei Giovani (28 luglio–3 agosto 2025) ha trasformato la Capitale in un abbraccio vibrante di fede e gioia. Un milione di giovani provenienti da 146 Paesi hanno invaso metro, strade e piazze, portando una vitalità
contagiosa ai luoghi della città eterna. Il cuore pulsante di questo evento è stato il Manifesto dei Giovani Cristiani d’Europa, un documento che chiede alla Chiesa di fidarsi delle nuove generazioni, di accompagnarle e non solo ascoltarle. I giovani vi esprimono la loro sete di partecipazione concreta: pace, fraternità, giustizia
e cura del creato non sono slogan, ma impegni reali. Il Manifesto invita a far crescere comunità accoglienti, dove la fede diventa azione, e ogni giovane è chiamato a essere “protagonista” e non semplice
spettatore della vita della Chiesa.</div>
<div>Papa Leone XIV, da poco eletto, ha radunato sotto il suo sguardo paterno una Chiesa giovane e audace, esortando i ragazzi a trasformare la speranza in azione concreta. A Tor Vergata, durante
la veglia e l’adorazione eucaristica, 800mila giovani hanno cantato e pregato insieme al Papa, in un silenzio che parlava più di mille parole. Ogni gesto, ogni sorriso e ogni canto ha incarnato la gioia della
fede condivisa, facendo emergere una Chiesa che non si limita a celebrare, ma costruisce e accompagna.</div>
<div>Il ponte verso il futuro è già tracciato: il Manifesto europeo prefigura un cammino che prosegue da Roma 2025 a Santiago de Compostela 2027 fino a Gerusalemme 2033, segnando
tappe di pace, dialogo e rinascita spirituale. Questo Giubileo dei Giovani è davvero un manifesto di Chiesa viva, perché non celebra solo l’essere giovani, ma fa della giovinezza un grido di speranza, un ponte tra generazioni e un invito all’impegno concreto.</div>
<div>In un tempo segnato da divisioni, il Giubileo dei Giovani ci consegna una Chiesa rinvigorita dall’entusiasmo, un popolo che cammina insieme per annunciare la speranza a ogni angolo
del mondo. Che questa primavera dell’anima continui a fiorire nelle nostre comunità e nelle nostre singole vite.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 16:51:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[PIER GIORGIO FRASSATI SANTO]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n71"><![CDATA[monte del Carmelo n71]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000062">






<div>Lo scorso 13 giugno, Papa Leone ha annunciato che la canonizzazione del Beato Pier Giorgio Frassati, patrono delle Confraternite, si terrà il prossimo 7 settembre, insieme
a quella di un altro giovane beato, Carlo Acutis. </div>
<div>Pier Giorgio Frassati nacque a Torino il 6 aprile del 1901 da Alfredo Frassati, fondatore e direttore de <em>La Stampa</em> di Torino, e Adelaide Ametis, artista. La famiglia fa parte della ricca borghesia piemontese, giolittiana. In questo contesto familiare Pier Giorgio cresce frequentando
prima la scuola pubblica, poi alcuni istituti religiosi, in cui accresce la sua familiarità con la fede che gli era stata trasmessa solo come una formalità. Pian piano la fede diventa invece per lui la guida
della sua breve esistenza. Partecipa quotidianamente all’Eucarestia; è terziario domenicano; aderisce a numerose associazioni cattoliche: la FUCI, l’Azione cattolica, l’Apostolato della Preghiera, la Conferenza di San Vincenzo. In particolare, non solo nell’ambito della San Vincenzo, si dedica ad un’intensa attività di aiuto ai poveri e ai diseredati della città sottraendo tempo ed energie ai suoi studi. La scelta degli ultimi lo spinge a studiare ingegneria mineraria presso il Politecnico di
Torino, con l’obiettivo di cercare di alleviare le drammatiche condizioni in cui operano i minatori. La ricerca di soluzioni strutturali ai problemi sociali di cui è
testimone nel suo impegno di carità lo porta, lui figlio di un senatore liberale, ad aderire al neonato Partito Popolare di don Sturzo. Il suo impegno per una giustizia sociale e per la dignità dei più
poveri scaturisce infatti dalla radicalità del Vangelo e della fede. Negli stessi anni a Berlino, dove il padre è ambasciatore d’Italia, entra in contatto con gruppi cattolici che associano operai e studenti, formula che vorrebbe trasferire anche nell’associazionismo italiano, superando un certo elitarismo. Il suo progetto, in ambito cattolico, sembra convergere con analoghe iniziative che rispettivamente in ambito liberale e
marxista sviluppano in quegli anni Gobetti e Gramsci, entrambi operanti nella stessa città di Torino. Denuncia fin da subito le violenze del fascismo in ascesa. </div>
<div>Malgrado i tanti impegni, Pier Giorgio vive un’intensa vita sociale, con varie comitive di amici con cui condivide l’allegria, l’amore per la montagna, ma anche le esperienze di fede. Va a teatro, all’opera, visita i musei, ama la pittura e la musica, conosce a memoria
interi brani di Dante. È sempre attento, però, alle necessità degli altri, in particolare dei poveri, ai quali dona tempo, energie, la stessa vita. Muore improvvisamente il 4 luglio del 1925, dopo una
breve malattia contratta probabilmente nel prestare soccorso agli ammalati. Ai funerali la folla delle persone da lui aiutate rivela alla famiglia e al mondo la grandezza della sua testimonianza cristiana. Sarà beatificato
da San Giovanni Paolo II, in una piazza San Pietro gremita di fedeli il 20 maggio 1990 e nominato Patrono delle Confraternite d'Italia l'8 giugno dello stesso anno. Papa Wojtila lo definì “<em>l'uomo delle otto beatitudini, che reca con sé la grazia del Vangelo, della Buona Novella, la gioia della salvezza offertaci da Cristo</em>". La sua festa liturgica ricorre il 4 luglio, giorno della sua scomparsa.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 14:36:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[LA MADONNA DEL CARMINE VISITA LE FAMIGLIE DELLA CITTÀ]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n71"><![CDATA[monte del Carmelo n71]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000061">






<div>Il calendario liturgico il 16 luglio di ogni anno ricorda la Beata Vergine del Carmelo, ricorrenza ricca di tradizioni e, nello stesso tempo, vissuta con fede dalla Chiesa e dal popolo
ostunese. In preparazione a tale solennità, nell’ultimo consiglio di amministrazione dell’Arciconfraternita, lo scrivente ha lanciato la proposta di far peregrinare una piccola statua in legno della Madonna
del Carmelo nella casa delle famiglie che la richiedevano. Motivo principale del progetto è quello di diffondere e far comprendere ai fedeli, sempre di più, il carisma carmelitano, nonché di permettere
a tutti i devoti, soprattutto ai più fragili, di vivere un più intenso contatto e una preghiera più intima con la Santa Vergine.</div>
<div>All’unanimità i partecipanti al consiglio hanno accettato l’idea. Considerato che i membri dell’Arciconfraternita risiedono in tutto il territorio cittadino,
ci siamo premurati di informare e, nello stesso tempo, illustrare il progetto al vicario foraneo e ai parroci i quali, entusiasti del programma, hanno dato parere favorevole.</div>
<div>Divulgata l’iniziativa, diverse consorelle, confratelli e fedeli hanno richiesto con devozione la possibilità di ospitare il simulacro della Vergine nella famiglia. Ogni
sera lo scrivente ha portato la statua in una casa diversa. All’arrivo si è recitato il Santo Rosario carmelitano. La statua è rimasta nella medesima casa fino alla sera successiva quando, dopo aver pregato
insieme alla comunità presente, chi scrive ha preso di nuovo la statua e l’ha portata ad un’altra famiglia. Il Rosario carmelitano, che si discosta di poco da quello recitato comunemente, è stato
per molti una bella scoperta. </div>
<div>La <em>Peregrinatio Mariae</em> del Carmelo è iniziata il 3 giugno e si concluderà il 6 luglio, giorno antecedente all’inizio
della novena. Nel mese di settembre, in data ancora da definire, nella chiesa del Carmine sarà celebrata una Santa Messa secondo le intenzioni di tutte le famiglie che hanno partecipato all’evento. </div>
<div>Lo scrivente, felice per aver vissuto questa bellissima esperienza di preghiera comunitaria, ringrazia tutte le famiglie che hanno partecipato e collaborato all’iniziativa e,
soprattutto ringrazia la Vergine del Carmelo che lo ha ispirato a proporre, prima al consiglio e poi alle famiglie questo cammino di preghiera comunitaria.</div>
<div>Come segno di amore verso la Santa Madre, invito consorelle, confratelli, fedeli a partecipare numerosi alla novena e alla processione. Possa la Beata Vergine del Monte Carmelo portare
pace nel mondo, prendere sotto la sua protezione tutte le famiglie, aiutare i membri che le compongono ad amarsi e rispettarsi sempre di più.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 14:35:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[NONNI E ANZIANI PROTAGONISTI DI SPERANZA NEL MONDO DI OGGI]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n71"><![CDATA[monte del Carmelo n71]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000060">






<div>I nonni e gli anziani, da sempre, sono figure speciali nella vita di ogni bambino, adolescente e adulto. Essi sono per i giovani e la società fonte di saggezza che oltrepassa
il tempo. I loro discorsi e il loro argomentare sono ricchi di esperienze vissute. Nelle loro azioni prevalgono educazione, rispetto per l’altro, pazienza e sopportazione. La preghiera e la speranza sono per loro fonte
di rinascita per un domani migliore. Valori ormai ignorati non solo dai giovani, ma anche da diversi adulti. Negli ultimi anni, i nonni sono supporto indispensabile per le famiglie. Essi, nel bisogno, offrono sostegno ai figli,
sia con l’aiuto economico, che con l’assistenza ai nipoti. Uguale valore si attribuisce anche alle persone anziane che, pur non essendo nonni, restano sempre figure importanti nella società odierna.</div>
<div>Papa Francesco, grande sostenitore dei nonni e degli anziani nel 2021 istituì la giornata mondiale dedicata a loro. Si celebra ogni anno in tutta la Chiesa la quarta domenica
di luglio, in prossimità della memoria liturgica di San Gioacchino e Sant’Anna, “nonni” di Gesù. Quest’anno ricorre il 27 luglio. La festa valorizza il carisma dei nonni e degli anziani
e il loro apporto alla famiglia, i giovani, la Chiesa, la società. </div>
<div>Papa Francesco scelse la virtù della “speranza” non solo come ispirazione per il Giubileo, ma anche per questa festa che quest’anno infatti ha come tema: “<em>Beato chi non ha perduto la sua speranza</em>” (cfr. Sir 14,2). Il versetto è tratto dal libro del Siracide ed esprime la speranza degli anziani riposta nel Signore per una
vecchiaia cristiana. Papa Francesco diceva che i nonni e gli anziani hanno una grande responsabilità: «<em>Insegnare alle donne e agli uomini del nostro tempo a vedere gli altri con lo stesso sguardo comprensivo e tenero che rivolgiamo ai nostri nipoti</em>». E, pur rivolgendosi a persone anziane, il pontefice li ha invitati a continuare a dare frutti e ha proposto loro di vivere in maniera particolare la dimensione della preghiera. Essa, diceva Francesco,
«<em>è lo strumento più prezioso che abbiamo e il più appropriato alla nostra età</em>». Nello stesso tempo ha esortato i giovani e la società a rispettare i nonni e gli anziani, a non abbandonarli nella vecchiaia e a non renderli vittima della cultura dello “scarto”.</div>
<div>È bello festeggiare con gioia coloro che il Signore, come dice la Bibbia, ha “saziato di giorni”. Chi ha avuto la gioia di conoscere e vivere con i nonni, penso ricordi
le loro tenere attenzioni fatte di carezze, baci, pietanze preparate apposta per noi nipoti, sacrifici da loro sostenuti per accontentarci in qualcosa che tanto desideravamo ottenere e che i genitori non potevano concederci.</div>
<div>Qualora i nonni o gli anziani,che ci hanno trasmesso valori e colmato di attenzioni vivono ancora, è bene ricambiare loro almeno una piccola parte di tenerezze ricevute. Tante
le modalità: un aiuto in un momento particolare, un pensiero gentile, una telefonata, una visita, “<em>opera di misericordia del nostro tempo</em>” (Papa Francesco).</div>
<div>I giovani, per l’attenzione dimostrata, proveranno una pienezza di gioia e l’anziano, gratificato, sentirà meno la solitudine, spesso amara compagna della loro vita.
Pertanto gioia e amore si uniranno e la speranza per un mondo migliore trionferà.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 14:31:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IL MONTE CARMELO DESCRITTO DA DON LAFFI PRETE VIAGGIATORE DEL SEICENTO]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n71"><![CDATA[monte del Carmelo n71]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005F"></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 14:30:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[AL CARMELO: MARIA, SUPREMA MAESTRA DI SANTITÀ]]></title>
			<author><![CDATA[Monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n71"><![CDATA[monte del Carmelo n71]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005E">






<div><strong>Maria per prima ha creduto e credendo ha dato alla luce Gesù Cristo, figlio di Dio. Su imitazione di Maria, i santi del Carmelo ci insegnano
che credere significa amare. Cioè, che la fede in Cristo è prima di tutto un atto d’Amore. &nbsp;</strong></div>
<div>Santa Teresa racconta di avere ascoltato da Gesù queste parole: “In te cerca Me, e in Me cerca te”. Tale espressione sintetizza molto bene lo stile di “santità
mariana” chiesto ai carmelitani. Essa, infatti, descrive perfettamente i due grandi misteri su cui i primi frati impostarono la loro vita: "L’ANNUNCIAZIONE" (quando il Figlio di Dio cominciò ad
abitare fisicamente nella sua creatura, cominciando così ad “abitare in mezzo a noi”) e "L’immacolata Concezione" (il mistero che ci rivela Maria già immaginata, pensata, concepita
in Cristo e da Lui da sempre abbracciata). In questo consiste la vera contemplazione. E nell’annunciare e comunicare questi due misteri consiste anche la vera missione del cristiano.</div>
<div><strong>Maria è preghiera. Quando noi preghiamo la Vergine, è piuttosto Lei che prega in noi e che ci porta davanti a Gesù. Come pregano
i santi del Carmelo e come ci insegnano a pregare?</strong></div>
<div>Basta recitare le Litanie per accorgersene. Nelle prime invocazioni ci rivolgiamo alle Persone della SS. Trinità e perciò “preghiamo noi” dicendo ad ognuna
di esse: “Signore, Pietà!”. Poi cominciamo a invocare, con tanti titoli affettuosi, la Vergine Santa, ma diciamo: “Prega (Tu) per noi!”. &nbsp;Come facciamo nell’Ave Maria, quando le diciamo:
“Prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte”. &nbsp;Insomma preghiamo Maria dicendole di non saper pregare senza di lei e senza la sua voce. &nbsp;I Santi del Carmelo pregano così: si lasciano
avvolgere dalla Vergine Santa e (aiutati da lei) cominciano a contemplare i misteri della vita di Gesù e a immedesimarsi in essi.</div>
<div><strong>La Madonna, in quanto madre del Crocifisso, è anche Regina del Dolore. È grazie a Lei che i santi del Carmelo imparano a soffrire con
Gesù e ad amare la Croce, perché parte indispensabile del progetto di Amore di Dio su ogni uomo. </strong></div>
<div>Tutti i cristiani devono imparare a contemplare la Croce di Gesù e a desiderare di abbracciare ed essere abbracciati dal Crocifisso. La sofferenza non è un male necessario
da sopportare virtuosamente o asceticamente. È anzitutto una necessità, affinché possiamo conoscere davvero e interamente Cristo. &nbsp;La Carmelitana Santa Elisabetta della Trinità, nell’ultimo
dolorosissimo periodo della sua vita, si soffermava a lungo a meditare questa espressione di S. Angela da Foligno: “<em>Dove abitava Cristo, se non nel dolore?</em>”. &nbsp;Ma i Santi Carmelitani ci hanno anche insegnato una maniera inedita di partecipare alla sofferenza di Gesù. Santa Teresa
di Lisieux, ad esempio, si soffermava a meditare Gesù sofferente nell’orto degli ulivi e poi Gli diceva: “<em>Ti ricordi di avermi visto, quando soffrivi?</em>”. &nbsp;Si sentiva coinvolta nella Passione fin dagli inizi, dando senso compiuto a certe frasi (tipo: “<em>Gesù ha sofferto per me!</em>”) che noi diciamo solo in maniera devozionale. I Santi carmelitani non cercano soltanto di attualizzare nel presente “<em>il passato di Gesù</em>”, ma cercano di percepire nella storia di Gesù (che è Vivente) anche il loro presente.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 14:28:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Leone XIV, il Papa che guarda al futuro]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n71"><![CDATA[monte del Carmelo n71]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005D">






<div>Con l’elezione del cardinale statunitense Robert Francis Prevost, avvenuta dopo due giorni di Conclave l’8 maggio scorso, la Chiesa cattolica volta pagina. Il nuovo Pontefice
ha scelto il nome di <strong>Leone XIV</strong>, evocando una figura di forza e guida in tempi complessi. La sua nomina segna l’inizio di un pontificato animato da attese
di continuità e rinnovamento.</div>
<div>Leone XIV raccoglie il testimone lasciato da Papa Francesco, il cui decennio abbondante di magistero ha inciso in profondità, portando al centro dell’attenzione temi come la
fraternità universale, la giustizia sociale, il dialogo tra le religioni e la tutela del pianeta. Il nuovo Papa sembra voler proseguire su quella strada, ma con un accento personale: il nome scelto richiama sì
la tradizione, ma anche l’idea di una guida capace di affrontare con determinazione le sfide del presente.</div>
<div>Nel suo primo discorso pubblico, Leone XIV ha utilizzato toni sobri e parole essenziali. Ha parlato di ascolto, di umiltà, di una Chiesa che non dimentica i poveri e che vuole continuare
a essere presente là dove si fa più forte il grido dell’umanità. Un messaggio rivolto non solo ai cattolici praticanti, ma anche a chi è in ricerca, a chi si sente lontano o ai margini.</div>
<div>Il mondo in cui Leone XIV si insedia non è semplice: guerre, diseguaglianze, tensioni morali e ambientali attraversano il nostro tempo. Ma la sua figura – almeno nei primi
gesti e nelle parole iniziali – si propone come quella di un leader spirituale capace di tenere insieme principio e dialogo, dottrina e misericordia.</div>
<div>Il nuovo Pontefice eredita una Chiesa attraversata da tensioni interne, ma anche vivace e globale. Tra le sfide che lo attendono: il rapporto con la scienza e le nuove tecnologie, la trasparenza
nella gestione interna, l’ascolto delle donne, il dialogo con le altre confessioni e con il mondo secolarizzato. Senza dimenticare la questione dei giovani, spesso distanti da ogni proposta religiosa, e il compito di
mantenere un’unità non scontata in un’epoca frammentata.</div>
<div>Il pontificato di Leone XIV inizia nel segno della speranza e della responsabilità. Per i credenti, ma anche per osservatori, studiosi e uomini e donne di buona volontà, sarà
interessante capire come il nuovo Papa interpreterà il suo ruolo: se saprà coniugare visione e pragmatismo, apertura e fermezza, spiritualità e concretezza.</div>
<div>Non sappiamo ancora quali saranno le grandi linee di questo pontificato. Ma una cosa è certa: con Leone XIV, la Chiesa si rimette in cammino, consapevole di avere ancora molto da
dire – e da fare – in un mondo che cambia continuamente.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 14:27:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[SANTA TERESA DI LISIEUX]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n70"><![CDATA[monte del Carmelo n70]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005B">






<div>Nella chiesa del Carmine di Ostuni, nei locali adiacenti alla sacrestia, sono custoditi i misteri della Passione di Cristo e alcune statue di santi, tra cui anche quella di santa Teresa
di Lisieux che di recente si è deciso di sottoporre a restauro per poterla poi posizionare in chiesa.</div>
<div>Il 21 aprile, giorno della dipartita del caro e amato Papa Francesco, tutti i canali Rai e privati, per tutto il giorno e, in quelli seguenti, hanno trasmesso gli avvenimenti più
salienti che riguardavano i dodici anni di pontificato di sua Santità. Nel canale di Tv 2000 uno dei medici dell’ospedale Agostino Gemelli, dove il Papa è stato ricoverato per tre volte, raccontò
che, in viaggio per la Francia, acquistò delle statue di Santa Teresa da mettere nei suoi reparti dell’ospedale. Al primo ricovero di Papa Francesco portò la statuetta della Santa al Pontefice, il quale
contento gli disse che era la santa “delle piccole cose”, e che le era devoto. Gli chiese se poteva tenerla nella stanza durante il periodo della sua degenza. Richiesta che venne fatta dal Papa, anche nei ricoveri
successivi, continuò il medico, fino a quest’ultimo. Papa Francesco era infatti molto devoto a questa Santa, a cui si è sempre rivolto per chiedere grazie e alla cui intercessione affidava le difficoltà
personali e altrui. E, come segno della devozione di Papa Francesco a Santa Teresa, sulla sua tomba, in Santa Maria Maggiore, è posata una rosa bianca, simbolo di Teresa che ha accompagnato Bergoglio, sia a Buenos Aires
che a Santa Marta.</div>
<div>Gli avvenimenti descritti, susseguiti a distanza di poco tempo, mi hanno indotta ad approfondire la storia della giovanissima Santa Carmelitana e, ancor più, conoscere il perché delle rose che la circondano. </div>
<div>Santa Teresa di Lisieux o di Gesù Bambino o famigliarmente detta suor Teresina, al secolo Marie-Francoise Thérèse Martin, nacque a Alençon (Normandia) il
2 gennaio 1873. Il padre Louis Martin era orologiaio, la madre Zélie Guérin Martin era una rinomata merlettaia. </div>
<div>La sua infanzia fu segnata dalla morte della mamma quando aveva 4 anni e da una grave malattia dalla quale guarì per intercessione della Vergine Maria. L’amore del padre
e delle quattro sorelle contribuirono a far crescere la bambina tranquilla, serenità che scomparve in Teresa nel momento in cui la sorella Pauline decise di entrare nel monastero delle Carmelitane. La ragazza percepì
un grande abbandono, e nello stesso tempo una grande gioia nell’amare Gesù. Dopo alcuni anni anche lei decise di far parte del Carmelo, ma per entrare nel monastero di Lisieux il 9 aprile 1888, fu necessaria l’approvazione
di Papa Leone XIII a causa della sua giovane età, 15 anni.</div>
<div>La sua dottrina spirituale e morale è tutta concentrata nell’abbandono a Gesù. I suoi scritti, che poi diventeranno la sua autobiografia pubblicata nel 1898 con
il titolo “Storia di un’anima”, è carica di amore profondo verso Gesù che ha sempre amato. Nel 1896 si ammalò di tubercolosi polmonare, ma, benché soffrisse, lavorava sempre continuando
«a gettare a Gesù i fiori dei piccoli sacrifici». </div>
<div>Giorni prima della sua morte avvenuta a Lisieux, il 30 settembre 1897, a solo 24 anni disse: «<em>Io vi sarò più utile dopo la mia morte e vi aiuterò più efficacemente di quando ero in vita. Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra. Vedrete che cascate di rose farò
piovere su di voi!</em>». La novena delle rose nacque col gesuita padre Putigan, il 3 dicembre 1925, il quale avendo chiesto una grazia per intercessione della Santa carmelitana, come pegno della
richiesta ebbe in dono dalla Santa una rosa trovata a terra vicino all’altare. A questo miracolo ne seguirono altri.</div>
<div>Teresa fu beatificata il 29 aprile 1923 da Pio XI e proclamata Santa dallo stesso Pontefice il 17 maggio 1925. Si festeggia il 1° ottobre ed è patrona della Francia e delle
missioni insieme a San Francesco Saverio. Nel centenario della sua morte fu proclamata dottore della Chiesa. È stata la terza donna a ricevere tale titolo dopo Caterina da Siena e Teresa d’Avila.</div>
<div>Nel 2023 è ricorso il 150° anniversario della nascita di Santa Teresa e il 100° della sua beatificazione. Per l’occasione, il 15 ottobre 2023 Papa Francesco ha
pubblicato l’esortazione apostolica “C’est la confiance” (“È la fiducia”) che tratta la fiducia nell’amore misericordioso di Dio.</div>
<div>O Santa Teresa! Ti preghiamo: intercedi, presso il Divino Amore, affinché dal cielo possano piovere sul mondo non più missili e droni, ma soltanto “cascate di rose”.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 May 2025 14:34:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[FELICITÀ]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n70"><![CDATA[monte del Carmelo n70]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005A">






<div>Il termine felicità deriva dal latino, la cui radice “fe” significa abbondanza, ricchezza e prosperità. Pertanto la felicità è lo stato d’animo
di chi è sereno, non turbato da dolori e preoccupazioni. Al contrario la felicità infonde ottimismo, energia vitale, condivisione sociale, spensieratezza e in genere accompagna il raggiungimento personale di
ciò che si è desiderato. L’amicizia è l’elemento essenziale che preconizza la felicità. Essa si può trovare nelle piccole gioie quotidiane come nei grandi traguardi personali.
</div>
<div>Ricordando diverse esperienze vissute, in me, una particolare felicità è scaturita la sera del 4 aprile scorso per aver notato, durante la festa organizzata per l’oratorio,
l’insieme di tante famiglie con i rispettivi figli che, con allegria, in diversi momenti della serata hanno acclamato il nome della squadra, “Folgore”, e quello dei mister, che si unisce alla gioia dei volontari
nel trasmettere ai ragazzi i loro talenti: calcio, canto, musica, disegno. </div>
<div>Felicità è stato il momento di aggregazione di tre gruppi, ovvero: del coro dei ragazzi dell’oratorio, del coro degli adulti CorOstuni, degli alunni dell’istituto
comprensivo Giovanni XXIII - Bosco, accompagnati dalla prof.ssa Antonia Corona in qualità di tutor. I canti eseguiti dai gruppi sono stati tutti guidati dalla maestra Maria Grazia Pacifico. Ringrazio la dirigente dott.ssa
Guendalina Cisternino per aver concesso agli alunni della scuola di partecipare. In un’unica voce i tre gruppi hanno intonato il bellissimo canto che non tramonta mai ispirato alla figura di san Filippo Neri “Paradiso,
Paradiso”, facendo sprigionare in tutti i presenti, fra cui l’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni, Mons. Giovanni Intini, don Donato Pizzutolo, don Giovanni Prete, don Leonardo Pinto, una grandissima emozione che ha
coronato di mistico la serata.</div>
<div>Felicità è stato, ancora, concludere la serata col taglio della torta insieme all’Arcivescovo, ai sacerdoti su citati e agli amici. Tutti, con gioia, si sono proposti
di collaborare sempre di più per il bene delle future generazioni. E per aiutare bambini e ragazzi si cercherà di aggiungere un’ulteriore attività a quelle già offerte. Nel suo breve intervento,
infatti Sua Eccellenza ha fatto presente che, in questa società trasformata dalla tecnologia, nell’oratorio si deve insegnare ai ragazzi anche l’uso corretto dello <em>smartphone</em> per non cadere nella trappola dei social, a volte nocivi per gli adulti e ancor più per ragazzi e adolescenti. Ci impegneremo per offrire anche questa attività.</div>
<div>Ed ora, ritornando all’argomento iniziale, inerente alla felicità, si sa bene che desiderio dell’uomo è il raggiungimento di essa. La felicità vera
non esiste. Esistono invece persone felici, a seguito di qualche avvenimento particolare raggiunto nella vita. Felici si può essere anche senza possedere tanti beni o avere un posto importante nel mondo. Gesù
non ha promesso la felicità, ma ha indicato la via della beatitudine. Il Vangelo chiama beate quelle categorie di persone che nulla hanno a che fare con la gratificazione umana: beati sono i misericordiosi, i puri di
cuore, i miti, gli operatori di pace… La Vergine Immacolata, nelle apparizioni a Lourdes promise a Bernadette la felicità non in questo mondo, ma nell’altro. Pertanto i cristiani vivono in una prospettiva
futura, in una dimensione escatologica, cioè il compimento nel Regno di Dio di ogni bene.</div>
<div>Concludo con un pensiero dello scrittore Oscar Wilde, celebre per i suoi aforismi, che affermava: “<em>La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha</em>”.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 May 2025 14:33:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[LUTTO NELLA NOSTRA CHIESA CITTADINA, DIOCESANA E UNIVERSALE]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n70"><![CDATA[monte del Carmelo n70]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000059">






<div>Avevamo appena chiuso lo scorso numero di questo giornale, quando siamo stati raggiunti da una triste notizia: la scomparsa prematura di don Tony Falcone, direttore dell’Ufficio
diocesano delle Confraternite, a soli 57 anni. (foto don Tony Falcone) Nello scorso novembre era stato nella nostra chiesa in occasione della prima tappa del pellegrinaggio
nella nostra diocesi dell’Icona giubilare di “Maria, Madre della Speranza e delle Confraternite”. Un passaggio che aveva fortemente voluto e organizzato insieme alla Consulta delle Confraternite in preparazione
al Giubileo 2025. Un lungo legame quello fra don Tony e i sodalizi della nostra città: nel 2017 aveva organizzato proprio ad Ostuni il II raduno diocesano delle Confraternite; aveva predicato più volte in occasione
delle novene in preparazione alle feste titolari; nel 2021 aveva presenziato in occasione dell’elevazione ad Arciconfraternita del nostro sodalizio. Oltre al notevole slancio impresso all’Ufficio Confraternite,
don Tony nel suo ministero sacerdotale è stato promotore del Coro diocesano “San Leucio”, segretario di Mons. Todisco e soprattutto per oltre vent’anni premuroso parroco della comunità di San
Michele Salentino. </div>
<div>Il successivo 10 marzo un nuovo lutto ha colpito il presbiterio diocesano. È venuto a mancare a 96 anni don Ciccio Sozzi, già canonico della Cattedrale di Ostuni,
cappellano di Villa Specchia e padre spirituale dell’Arciconfraternita dell’Immacolata. (foto don Ciccio Sozzi) Ordinato nel 1954 (insieme a don Pasquale Virgilio), nella scorsa estate aveva festeggiato i 70 anni di sacerdozio. Uomo di profonda cultura aveva composto numerose poesie, preghiere e inni fra cui quello in
onore di Sant’Oronzo, musicato da don Cosimo Argentieri. </div>
<div>Il 25 marzo è invece scomparso a 92 anni don Enzo Sozzi, già parroco di S. Luigi Gonzaga e di S. Maria del Monte Carmelo (Galante), nonché
padre spirituale dei gruppi scout di Ostuni. (foto don Enzo Sozzi)</div>
<div>Ventiquattro ore più tardi terminava l’ultracentenaria esistenza terrena di S. E. Mons. Settimio Todisco, Arcivescovo di Brindisi-Ostuni per ben 25 anni. Mons. Todisco
era nato a Brindisi da genitori ostunesi, il 10 maggio 1924. Ordinato presbitero il 27 luglio 1947 dall’arcivescovo Francesco De Filippis è stato negli anni successivi direttore del seminario, docente di religione,
assistente dell’Azione Cattolica e del Movimento laureati, vicario. (foto mons. Todisco 3) Il 15 dicembre 1969 venne eletto vescovo titolare di Bigastro ed amministratore apostolico <em>sede plena</em> delle diocesi di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi. Il cardinale Corrado Ursi gli conferì l’ordinazione episcopale nella cattedrale di Ostuni, il 15 febbraio
1970. Nel 1975 a seguito delle dimissioni di Mons. Margiotta e della rinuncia del coadiutore, mons. Semerano, divenne Arcivescovo delle diocesi di Brindisi e Ostuni, unificate sotto il suo episcopato nell’arcidiocesi
di Brindisi-Ostuni nel 1986.</div>
<div>Dopo il ritiro per raggiunti limiti d'età nel 2000, monsignor Todisco ha continuato a vivere nella sua amata diocesi, presso il monastero di Villa Specchia, dove ha proseguito
il suo ministero di preghiera e di testimonianza silenziosa, raggiungendo lo scorso maggio i 100 anni. </div>
<div>Il suo lungo episcopato fu caratterizzato in primo luogo da un costante impegno nell’attuazione piena delle indicazioni del Concilio, da un coinvolgimento sempre maggiore
dei laici nella vita della comunità, dalla vicinanza verso le grandi periferie che si andavano realizzando. Fu profondamente vicino alle realtà associative, attento al mondo del lavoro e a una società,
quella brindisina, che cambiava ma che iniziava a sentire le prime crepe di una industrializzazione non perfettamente riuscita. La sua limpida testimonianza di fede, proclamata senza sosta nelle omelie, si è fatta carità
operosa nei gesti concreti di vicinanza agli ultimi. Emblematico il suo intervento nel marzo del 1991 per convincere le autorità a permettere lo sbarco dei profughi albanesi bloccati in porto. </div>
<div>Spronò, quindi, costantemente i presbiteri e i laici ad interessarsi dei problemi del territorio e della gente. Il suo ministero si distinse per passione evangelica, impegno
pastorale e attenzione ai più deboli. (foto mons. Todisco 2) Per questo ha desiderato tanto una chiesa in uscita, non rinchiusa in sé stessa e soprattutto legata
al Vangelo. In modo innovativo, nel Progetto Pastorale per gli anni ‘80 dal titolo “Per una comunità ecclesiale adulta nella fede”, scrisse: “<em>Passiamo da una pastorale prevalentemente di sacramentalizzazione ad una pastorale di evangelizzazione, intesa questa sia come annuncio ai lontani sia come educazione permanente dei praticanti</em>”. </div>
<div>Durante il suo lungo episcopato ha ricoperto importanti incarichi a livello nazionale, tra cui la presidenza della commissione episcopale per la cooperazione missionaria tra le
chiese dal 1990 al 1995, periodo in cui ha anche visitato diverse comunità cristiane in Africa e America Latina. Anche a livello diocesano sostenne lo slancio missionario attraverso l’impegno della diocesi nella
chiesa sorella di Marsabit e nell’Assemblea diocesana del 1988 disse: “<em>Apriamoci a Marsabit per crescere nella missionarietà ed essere vera Chiesa di Gesù Cristo che è
missione</em>”. </div>
<div>Sia don Ciccio, che don Enzo, che Mons. Todisco erano confratelli del nostro sodalizio. </div>
<div>Circa un mese dopo, nelle prime ore del Lunedì dell’Angelo, la nostra Chiesa diocesana, ancora scossa da queste perdite, è stata raggiunta dal triste annuncio
della scomparsa di Papa Francesco. Se la nostra natura umana piange la loro dipartita da questo mondo, la luce della Resurrezione, centro della nostra fede, ci rende convinti di averli ora sempre vicini. Mirando colui che
hanno annunciato fedelmente in terra, vegliano su di noi e sul nostro cammino nella storia.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 May 2025 14:32:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[LA «VITA DI MARIA SANTISSIMA» DEL P. CARLO MASSINI]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n70"><![CDATA[monte del Carmelo n70]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000058">






<div>«<em>Nei di festivi, oltre la messa, recitavasi l'uffizio della B. Vergine. Chi fosse vago di sapere come il culto di Lei giovi a fregiare l'animo
delle più miti e care virtù in cui soprattutto dimora il cristiano incivilimento, legga la prefazione dell'editore, premessa alla “Vita di Maria Santissima” del P. Carlo Massini, nella quale si
dimostra che “i nemici del nome e della divozione di Maria sono i più acerbi nemici della vera civiltà, della quale per converso fautori ed aiutatori son quelli che della stessa Vergine promuovono il culto”</em>». </div>
<div>Così nel 1878 scriveva l’anonimo redattore de «<em>L’Annotatore</em>», periodico della Società didascalica italiana di Roma (anno IV), commentando l’andazzo del tempo. Era molto conosciuto, in quei decenni, questo
scrittore e religioso italiano. Nato da famiglia patrizia, nel 1701, Massini scelse la vita ecclesiastica «<em>entrando adulto nella Congregazione degli oratoriani nel 1734, e essendo uditore del cardinal Giorgio Spada, legato di Bologna, per poi passare a Roma</em>». «<em>Si distinse per la profonda conoscenza della Sacra Scrittura, dei Padri della Chiesa e della Storia ecclesiastica</em>», leggiamo in scarne note biografiche dalle quali si apprende che passò alla vita eterna nel 1791. È noto, il padre Massini, per la «<em>Vita di nostro Signore Gesù Cristo estratta dai S. Evangeli</em>», per le «<em>Vite dei Santi per ogni giorno dell’anno</em>» e poi, quando raccolse le «<em>Vite di sante donne estratte dalle due raccolte delle vite de’ santi</em>», premise la vita della Vergine Maria Madre di Dio, opera che, pubblicata in maniera autonoma diverse
volte, andò ben oltre la vita dell’autore, tanto che nei primi decenni dell’Ottocento si conoscono diverse edizioni stampate in città del Nord come del Sud dell’Italia.</div>
<div>«<em>Poche sono le particolari azioni della santissima Vergine, la notizia delle quali abbia disposto Id- dio, che sia a noi pervenuta</em> – scrive in esordio della trattazione <em>–. Però s'è creduto di meglio appagare la divozione del pio lettore, se, in vece di fare una semplice istorica
narrazione delle medesime come si è fatto nel descrivere le Vite degli altri Santi, si fossero riportate le osservazioni, e riflessioni instruttive, e atte a edificare fatte in proposito della medesima santissima Vergine
da' santi Padri, i luoghi de' quali si troveranno nel corso di questa vita notati</em>». E alla luce dei Padri e dell’Antico Testamento al pari del Nuovo, il p. Massini delinea
la figura della Madre di Dio. Davvero belle le pagine dedicate alla «<em>Presentazione della Beatissima Vergine al Tempio</em>» e a tutti i momenti descritti nei Vangeli in cui lei è presente. Toccanti le pagine riguardanti «<em>La Vergine santissima a' piedi della Croce sul Calvario</em>» e quelle immediatamente seguenti su «<em>Maria santissima nel Cenacolo riceve lo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste». E poi ecco «La santissima Vergine sta appresso s. Giovanni</em>», prima che il lettore legga «<em>Qual idea si possa formare della santità della santissima Vergine</em>». Il libro si chiude con la «<em>Morte di Maria santissima, e sua gloriosa Assunzione in Cielo</em>» e con altri 5 capitoli dedicato alla devozione ed all’imitazione della Vergine. Pagine accurate ed attuali che parlano della Madonna in ragione delle virtù teologali e che diverse librerie
antiquarie ora propongono. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 May 2025 14:31:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[AL CARMELO: MARIA, SUPREMA MAESTRA DI SANTITÀ]]></title>
			<author><![CDATA[monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n70"><![CDATA[monte del Carmelo n70]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000057"><div>AL CARMELO: MARIA, SUPREMA MAESTRA DI SANTITÀ</div><div>PRIMA PARTE</div><div>Per omaggiarla a dovere ci faremo guidare proprio da Lei: la Regina dei Cieli.</div><div>"Madre amata, io nella mia piccolezza come te possiedo in me l'Onnipotente. Ma perché son debole io non mi turbo: i tesori della madre vanno ai figli ed io sono figlia tua, diletta Madre. Mie sono le tue virtù, mio è il tuo Amore! E quando in cuore mi scende l'Ostia bianca, di riposare in te crede Gesù Agnello! Tu mi fai capire che m'è ben possibile l'orme tue seguir, Regina degli Eletti. La via stretta al Cielo l'hai resa visibile!". (Teresa di Gesù Bambino, Poesia, n. 54, 5-6)</div><div>Nell'immenso e inestimabile patrimonio regalatoci da coloro che già abitano la Patria Celeste, queste parole di Teresa di Gesù Bambino descrivono, con la perfezione propria del cuore dei Santi, il mistero che oggi ci troviamo a festeggiare. Cos'è infatti la festa di tutti i Santi se non la prova sensibile che siamo fatti per il Paradiso e che il Paradiso è fatto per noi? E chi sono i Santi se non quegli uomini che, per Grazia di Dio, hanno già conquistato in terra il loro meraviglioso pezzo di Cielo? &nbsp;Infine: chi se non Maria, colei che è Paradiso di Dio e insieme umile Madre nostra, può renderci "visibile" la via della santità e, su di essa, condurci con sicurezza?</div><div>Maria è Regina e Maestra di Santità. Si può certamente dire che nei Santi del Carmelo questa maternità di Maria, come generatrice di santità, si concretizza in modo straordinario. Come?</div><div>Nell’Ordine Carmelitano l’affidamento a Maria ha alcune caratteristiche particolari, radicate nella sua storia. I primi eremiti cristiani (che si raccolsero sul Monte Carmelo sul finire del secolo XI) si sentirono eredi e custodi di antiche tradizioni che ricollegavano la santa montagna al profeta Elia (considerato fondatore del monachesimo già nel Vecchio Testamento) e alla Sacra Famiglia di Nazareth, che avrebbe ripetutamente visitato quegli antichi monaci. &nbsp;</div><div>A Maria venne dunque dedicata la prima cappella da loro costruita sul sacro monte, e gli eremiti iniziarono a farsi chiamare “fratelli della Beata Vergine Maria”.</div><div>Quando poi (nel sec. XIII) furono costretti ad abbandonare la Palestina e a passare in Occidente, rivendicarono questo titolo come espressione della loro particolare vocazione e identità. Mantennero anche una forte devozione al mistero della Annunciazione (dedicando ad esso tutte le loro chiese) vedendovi l’icona della vita contemplativa: la prima creatura intenta ad adorare il Mistero che la inabita. &nbsp;</div><div>Anche il riferimento alla Maternità di Maria ebbe, nell’Ordine Carmelitano, una particolare accentuazione (nella persuasione di essere stato da lei “generato”). Più tardi si svilupparono i racconti della Sua particolare custodia, concretizzata nel dono dello Scapolare (la veste materna da lei donata ai frati come segno di protezione in vita e in morte). Tale devozione fu successivamente estesa a tutti i cristiani. E Maria venne così venerata col bel titolo di “Mater omnium - Madre di tutti”: Colei che raccoglie tutti sotto il suo manto materno.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 May 2025 14:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[PAPA FRANCESCO, IL VANGELO DELLA SEMPLICITÀ]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n70"><![CDATA[monte del Carmelo n70]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000056">






<div>Quando, la sera del 13 marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio si affacciò dalla Loggia della Benedizione con un semplice “<em>Fratelli e sorelle, buonasera</em>”, fu subito chiaro che qualcosa stava cambiando. Nessun trionfalismo, nessuna retorica. Solo un uomo che chiedeva preghiera, prima ancora di darla.
La scelta del nome Francesco — mai usato da un Papa — racchiudeva già un programma: tornare all’essenziale del Vangelo, ripartire dagli ultimi, abbracciare con umiltà il creato e l’umanità
ferita.</div>
<div>In questi dodici anni, il pontificato di Papa Francesco ha preso la forma di un cammino evangelico che parla al cuore dell’uomo contemporaneo. I suoi gesti — lavare i piedi
ai carcerati, abbracciare i malati, visitare i profughi — sono segni di un Dio che si fa prossimo. La sua è una Chiesa “in uscita”, come ama ripetere, non autoreferenziale ma missionaria, capace di
sporcarsi le mani per amore.</div>
<div>Tra i temi che più segnano il suo magistero c’è certamente l’ambiente. Con l’enciclica <em>Laudato si’</em>, Francesco ha ricordato al mondo che “tutto è connesso”: l’uomo, la natura, il futuro delle nuove generazioni. Prendersi cura del creato
non è una moda “verde”, ma un’esigenza spirituale, un atto di giustizia verso i poveri che più soffrono per le crisi climatiche. La “conversione ecologica” invocata dal Papa è
un appello a vivere la sobrietà come forma di amore.</div>
<div>In questi dodici anni di pontificato, Bergoglio ha tracciato una strada evangelica che interpella tutti: credenti e non. Una Chiesa in uscita, che non teme le periferie, che rompe le
logiche dell’indifferenza e si fa compagna di viaggio degli scartati. Con parole semplici e gesti forti, Papa Francesco ha riportato al centro la concretezza del Vangelo.</div>
<div>Tra i temi più urgenti del suo magistero c’è l’accoglienza dei migranti. Francesco non ha mai taciuto di fronte al dramma delle migrazioni, specie nel Mediterraneo,
dove si continua a morire nell’indifferenza. Dopo il naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, gridò al mondo la vergogna di quelle morti: <em>“La globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere”</em>. E ancora, in altre tragedie simili, ha parlato di “mare di morte” e “cimitero senza lapidi”, ammonendo con forza: <em>“Chi vede il fratello che soffre e gira lo sguardo altrove, è complice”</em>.</div>
<div>Parole che scuotono, che smascherano l’apatia di un’Europa spesso ripiegata su sé stessa. L’invito ad “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”
i migranti non è un’opzione politica, ma una richiesta evangelica. Non si tratta solo di migranti, ripete il Papa, ma della nostra stessa umanità.</div>
<div>Infine, la pace. Mai come in questi anni, segnati da conflitti dimenticati e da guerre che sembrano inarrestabili, Papa Francesco si è fatto instancabile artigiano di dialogo.
Le sue parole sono spesso state le uniche a chiedere il cessate il fuoco, a invocare la diplomazia del cuore. Non c’è pace senza giustizia, ha ripetuto, e non c’è giustizia senza perdono.</div>
<div>Il pontificato di Francesco è stata una chiamata alla radicalità evangelica. Una radicalità che non urla, ma si china. Che non divide,
ma include. Che non giudica, ma accompagna. In un mondo frammentato, Papa Francesco ha continuato a indicare la via della fraternità: “<em>Siamo tutti sulla stessa barca</em>”. E per questo, insieme, dobbiamo remare, confidando che il nuovo Pontefice proceda nella stessa direzione. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 May 2025 14:25:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il giubileo del mondo della comunicazione]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n69"><![CDATA[monte del Carmelo n69]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000055">






<div>Dal 24 gennaio (festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti) al 26 gennaio, Roma ha ospitato il primo grande appuntamento giubilare, il Giubileo dei Giornalisti e degli
Operatori della Comunicazione. Anche la nostra diocesi ha partecipato, con l’organizzazione dell’Ufficio comunicazioni sociali, presieduto da don Mario Alagna, e del mensile della nostra città, <em>Lo Scudo</em>.</div>
<div>I pellegrini, partiti nella tarda serata di venerdì, hanno raggiunto Roma alla prime luci dell’alba, per iniziare subito dopo il pellegrinaggio alla Porta Santa, attraverso
il percorso che da Piazza Pia conduce, lungo via della Conciliazione, alla Basilica Vaticana. </div>
<div>In preghiera abbiamo varcato la Porta Santa e pregato all’interno di San Pietro. A seguire nella Sala “Paolo VI”, dopo il saluto ai partecipanti del Prefetto del
Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, si è tenuto l'incontro culturale "In dialogo con Maria Ressa e Colum McCann". </div>
<div>Il giornalista Mario Calabresi, già direttore de La Stampa e La Repubblica e fondatore di Chora Media, ha moderato il confronto con la giornalista filippina, Premio Nobel
per la Pace nel 2021, e lo scrittore irlandese. La sessione è continuata con una performance musicale del Maestro Uto Ughi, che ha introdotto l’ingresso in sala del Papa. Il Pontefice, dopo aver consegnato al
Prefetto il discorso ufficiale per farlo pubblicare sui mezzi di comunicazione del dicastero, ha rivolto a braccio ai presenti un breve ma significativo discorso. Ha ricordato che la comunicazione è un uscire da se
stessi per darsi agli altri, prendere parte del proprio e condividerlo con le persone con le quali si comunica. Ha fatto inoltre appello ad ognuno ad essere “uomini di verità”, cioè non solo a dire
la verità, nel proprio mestiere di comunicatori, ma a vivere una vita vera fin dalla propria interiorità. “<em>Comunicare</em>” ha concluso il Papa “<em>è una cosa divina</em>”, ricordando come ognuna delle tre persone della Trinità, comunica alle altre e con le altre. Ha quindi ringraziato ancora una volta i partecipanti per tutto quanto fanno per promuovere la verità
nel loro lavoro. Quindi si è trattenuto a lungo in sala per salutare ampi settori della platea presente.</div>
<div>Nel pomeriggio del sabato i partecipanti hanno potuto prendere parte a una serie di eventi culturali e spirituali, in vari luoghi di Roma e in diverse lingue, dal titolo “Dialoghi
con la città", incontri focalizzati sul giornalismo, la pace e la collaborazione tra i media.</div>
<div>L’evento giubilare si è concluso il 26 gennaio, con la celebrazione papale nella Basilica di San Pietro, in occasione della Domenica della Parola, giornata istituita
da Papa Francesco il 30 settembre 2019 per ricordare l'importanza delle Sacre Scritture. Nella sua omelia, il Papa ha sottolineato la felice coincidenza di leggere in anno giubilare, proprio nella Domenica della Parola
di Dio, la pagina del Vangelo di Luca, nella quale Gesù si rivela come il Messia «<em>consacrato con l’unzione</em>» (v. 18) e mandato a «<em>proclamare l’anno di grazia del Signore</em>» (v. 19). </div>
<div>Ha ricordato le azioni profetiche che contraddistinguono Gesù Messia, «<em>portare ai poveri il lieto annuncio, proclamare ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista,</em> <em>rimettere in libertà gli oppressi</em>» (v. 18) e «<em>a proclamare l’anno di grazia del Signore</em>» (v. 19). Proprio in questi gesti concreti, si manifesta anche la profonda liberazione connessa all’evento giubilare. Impegnandoci
in questi gesti, ha concluso il Papa, <em>“trasformeremo il mondo secondo la volontà di Dio, che lo ha creato e redento per amore”</em>.</div>
<div>Al termine della S. Messa, subito dopo la preghiera dell’Angelus, i pellegrini sono ripartiti alla volta della nostra città, felici per questi due giorni intensi di
incontri, di conoscenze, riflessioni, visite, nonché corroborati dall’aver sperimentato la misericordia di Dio insieme a una moltitudine di fratelli e sorelle provenienti da tutto il mondo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 14:40:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[San Valentino, festa dell'amore]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n69"><![CDATA[monte del Carmelo n69]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000054">






<div>San Valentino nacque a Terni (Umbria) nel 176 d.C. da una ricca e nobile famiglia. Di carattere umile e buono, divenne vescovo quando aveva solo 21 anni. </div>
<div>La letteratura religiosa descrive il santo come difensore delle storie d’amore, soprattutto di quelle infelici. Si racconta che mise pace tra due fidanzati che litigavano,
offrendo loro una rosa. Inoltre era solito unire, segretamente, in matrimonio giovani impossibilitati a sposarsi per vari motivi: celebrò in fretta le nozze tra una giovane cristiana, Serapia, molto ammalata e il centurione
romano, Sabino, convertito al Cristianesimo. Tante sono le leggende in cui si evidenzia la bontà di Valentino; in una di esse si ricorda che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro, come dote
per le sue nozze, senza la quale non si sarebbe potuta sposare. </div>
<div>San Valentino è protettore non solo degli innamorati, ma anche degli epilettici. Il filosofo greco Cratone, aveva un figlio di nome Cheremone, affetto da una grave
patologia neurologica, una deformità fisica che lo costringeva a stare rannicchiato su se stesso. Grazie alle preghiere del santo, il giovane guarì. A seguito di questo miracolo tutta la famiglia, insieme agli
studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e Apollonio si convertirono al Cristianesimo. </div>
<div>San Valentino aveva 97 anni quando il 14 febbraio 273 venne decapitato da un soldato romano, agli ordini dell’imperatore Aureliano, per aver celebrato, ancora una volta,
il matrimonio di una coppia in contrasto con la legge romana. Il suo corpo, recuperato di notte, dagli studiosi Proculo ed Efebo, come detto innanzi convertiti, fu seppellito fuori Terni.</div>
<div>Papa Gelasio I nel 496, in ricordo di Valentino da Terni, istituì una ricorrenza cristiana dedicata all’amore, cercando di sostituire con essa l’antica
festività romana dei “Lupercalia”, una celebrazione pagana della fertilità dedicata al dio Luperco. Oggi la festa di san Valentino è sentita e celebrata in tutto il mondo. Essa è festa
dell’amore ed è dedicata a tutti coloro che si vogliono bene: non solo coppie e fidanzati, ma anche genitori, figli, nonni, zii, amici. Tale festa celebra, oltre all’amore, la gioia e la speranza. In particolare
in Argentina, la festività di san Valentino è tanto sentita da durare addirittura un’intera settimana, durante la quale si festeggiano tutti i sentimenti positivi: l’amore, l’amicizia, la gioia.
</div>
<div>In America la festa viene vissuta da tutti, anche dai bambini, i quali in questa ricorrenza scambiano doni con i genitori, le maestre e gli amici. </div>
<div>Spesso, però, questa festa tende a perdere di vista il vero valore dell’amore a vantaggio di una dimensione molto commerciale, fatta di spese, regali, dolciumi,
con un sostanzioso giro d’affari.</div>
<div>In tutti i Paesi, il giorno di san Valentino, il regalo più donato è il cuore, realizzato con cioccolato, oro, argento o materiali vari. Si pensa che la forma
comunemente utilizzata per raffigurare il cuore sia stata tratta dal seme di una pianta oggi estinta: il silfio. </div>
<div>Col calore del cuore umano, rivolgo a te, o san Valentino, una preghiera: tu che nella tua lunga vita terrena hai fatto sempre trionfare l’amore, anche quando era impossibile,
continua, ancora oggi, ad infondere in tutti sentimenti cristiani, affinché nelle famiglie e in tutti i cuori regni la gioia del vero amore.</div>
<div> </div>
<div> </div>
<div>Didascalia foto: Moneta d'argento del VI-V secolo a.C. proveniente dalla città greca di Cirene raffigurante un
seme di silfio da un lato e l’intera pianta dall’altro. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 14:39:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Camminando si apre il cammini della speranza]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Ciccarese]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n69"><![CDATA[monte del Carmelo n69]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000053">






<div>Diventiamo costruttori della Chiesa quando cerchiamo di amarci come il Signore Gesù ci ha amati, quando facciamo la fatica di perdonare e di essere perdonati, quando i poveri
diventano nostri familiari, quando impariamo la bellezza della gratuità. In una parola quando il Vangelo, tutto il Vangelo, senza sconti, prende il volto della vita di ciascuno di noi. </div>
<div>Anche in questo secondo passo Maria ci viene incontro. Poteva montarsi la testa per la proposta ricevuta. Fedele a quanto ha detto nel Magnificat “<em>Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome</em>”, la Vergine Santa ha sempre donato Gesù. Ha iniziato con la visita a S. Elisabetta: Maria
non ha fatto solo un atto di carità, ma ha portato il Signore. Difatti l’incontro delle due madri è diventato anche l’incontro dei figli che portavano in grembo. Elisabetta si rivolge a Maria con
queste parole: “<em>Appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo</em>”. Ha proseguito quando lo ha ritrovato nel tempio e non ha compreso il significato di quanto Gesù ha detto a lei e a S. Giuseppe sulle cose che riguardavano il Padre suo. Il punto più alto
è stato sulla Croce, quando ha condiviso quello che Gesù stava vivendo e ha accettato di diventare madre dell’umanità.</div>
<div>Contemplando la Vergine Santa ecco alcune domande che potremo porci da soli, ma anche insieme in assemblee confraternali: partecipo attivamente alla vita e alle attività della
Confraternita, o mi rendo solo presente in occasione delle processioni o per qualche attività marginale e occasionale? La pratica dell’aiuto fraterno è stato il motivo per cui sono sorte la maggior parte
delle Confraternite: lo condivido e lo pratico? Sento come importante, vitale e centrale la celebrazione della Messa domenicale? Pratico abitualmente il sacramento della Confessione?</div>
<div>3 - <strong>Il Giubileo è un percorso che ci riguarda anche come cittadini del mondo</strong>. </div>
<div>“<em>Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie
e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore</em>” (GS, n.1). Il Concilio Vaticano II con queste parole descrive la condivisione che i discepoli di Cristo devono avere nei confronti di tutta l’umanità, semplicemente perché siamo tutti
creati ad immagine di Dio e perciò fratelli in umanità. L’affermazione, molto bella e molto forte, potrebbe restare nel vago se non ci accorgessimo che la prima umanità con cui facciamo i conti è
quella delle persone che abitano nei nostri Paesi. Guardando e pensando a loro, il rischio che il Giubileo della speranza sia solo o prevalentemente un insieme di iniziative esteriori (pellegrinaggi vari e pratiche sacramentali
una tantum) e non un insieme di esperienze in cui creare occasioni pratiche di speranza per tutti, svanisce. Infatti il Papa nella Lettera di indizione del Giubileo ci ha liberati da questa tentazione. Ci ha indicato alcune
attenzioni particolari: i carcerati, gli ammalati, i giovani, i migranti, gli anziani specie quelli che si trovano negli Istituti, i poveri, le persone sole, i senza dimora. Queste indicazioni non sono fissazioni di qualcuno,
ma si trovano tutte nella Parola di Dio e noi le conosciamo dal catechismo come opere di misericordia corporali e spirituali. Non si tratta di indicazioni opzionali, perché davanti a Dio esse dicono la qualità
del nostro essere credenti e umani e solo sulle opere di misericordia sarà valutata da Dio la verità e qualità della nostra esistenza terrena. Il Papa nel messaggio per la giornata dei Poveri ha scritto:
“<em>In cammino verso l’Anno Santo, esorto ognuno a farsi pellegrino di speranza, ponendo segni tangibili per un futuro migliore</em>” (Messaggio per la Giornata dei Poveri 2024, n.9). Ricordiamo inoltre che le opere di misericordia ci toccano e ci provocano particolarmente perché sono all’origine della fondazione e nascita
delle Confraternite. </div>
<div>Avere a cuore la sorte di alcune categorie di persone non basta. La carità ha una dimensione personale, ma anche comunitaria. Non può essere ignorata dal nostro cammino
confraternale l’attenzione alla cosa pubblica. Non significa andare alla ricerca o alla luce del sole o sottobanco di favori da ottenere o di appoggi elettorali da dare a qualche candidato. Quello lo possiamo fare legittimamente
nelle sedi dei partiti. A noi, come comunità di Chiesa, deve stare a cuore la ricerca vera del bene comune, di quel bene che cerca di fare il bene di tutti e non solo di alcune parti o, peggio, solo di alcuni.</div>
<div>In questo sguardo necessario sull’umanità, non possiamo chiudere gli occhi sui tanti, troppi scenari di guerra. Dobbiamo certamente pregare per la pace, ma soprattutto
diventare operatori di pace. E la pace nasce prima di tutto dalla mente e dal cuore e dai piccoli gesti concreti con cui cerchiamo di essere persone che costruiscono ponti e non muri. Evitiamo, perciò, di vivere questi
fatti dolorosi con l’atteggiamento dei tifosi: non stiamo assistendo a una partita, ma alla follia di alcuni poveri esseri umani che hanno mandato al macero la loro umanità e hanno mandato al macello migliaia
di soldati e si stanno accanendo in maniera disumana sui civili deboli e indifesi. </div>
<div>Ritorniamo a guardare Maria. Lei ci conduce nel Cenacolo mentre è in preghiera con gli apostoli in attesa della Pentecoste. Le porte sono ancora sbarrate per la paura. Quando
arriva lo Spirito Santo quelle porte si spalancano e la Chiesa con Pietro in testa inizia il suo cammino per le strade del mondo. Maria ci ricorda che la compagnia della Chiesa al mondo è stata comandata dal Signore
Gesù e che lo Spirito Santo continua a promuoverla anche oggi.</div>
<div>La Vergine Santa ci aiuti a percorrere le strade del Giubileo, riscoprendo che questi tre aspetti: l’incontro personale e vivo con il Signore Gesù, vivere da protagonisti
responsabili la vita evangelica delle nostre comunità di Chiesa e diventare servi per amore dei nostri fratelli e sorelle in umanità, sono tra di loro dipendenti. Dalla pienezza di tutto questo il Giubileo farà
di noi i pellegrini e gli artigiani della Speranza. A Lei ci affidiamo in preghiera …</div>
<div> </div>
<div><strong>MARIA, MADRE di SPERANZA</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Vergine Maria, </strong></div>
<div>ti invochiamo “speranza nostra”:</div>
<div>con il tuo SÌ </div>
<div>hai accolto</div>
<div>e ci hai donato Gesù, speranza del mondo.</div>
<div> </div>
<div><strong>Madre di Cristo</strong>,</div>
<div>l’Anno Giubilare è alle porte:</div>
<div>aiutaci a metterci ancora,</div>
<div>ogni giorno, sui passi di Gesù,</div>
<div>Via Verità e Vita.</div>
<div> </div>
<div><strong>Madre della Chiesa</strong>,</div>
<div>sii accanto al Popolo santo di Dio.</div>
<div>Sta attraversando </div>
<div>il deserto del percorso sinodale.</div>
<div>Fa’ che sappia riscoprire l’essenziale</div>
<div>e rimettere al centro di tutto</div>
<div>solo il Vangelo.</div>
<div> </div>
<div><strong>Madre dell’umanità</strong></div>
<div>che ti è stata affidata sotto la Croce.</div>
<div>Attraversata dalle nubi</div>
<div>di guerre assurde,</div>
<div>dall’odio e dalle manie di grandezza di piccoli uomini,</div>
<div>abbiamo bisogno che tu</div>
<div>stia accanto a chi soffre </div>
<div>e sappia suscitare fratelli e sorelle,</div>
<div>che ispirino e trovino spiragli di pace.</div>
<div> </div>
<div>E a noi che ti invochiamo</div>
<div><strong>dona il desiderio del Regno che viene</strong>,</div>
<div>perché la conclusione del nostro cammino</div>
<div>sia l’incontro con il Signore </div>
<div>che da sempre ci attende.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 14:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Bartolo Longo Sato, la nuova occasione con Maria per i figli detenuti]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n69"><![CDATA[monte del Carmelo n69]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000052">






<div>Il Santo Padre Francesco ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti alcuni futuri santi e fra questi c’è Bartolo Longo, l’apostolo
della Vergine del Rosario di Pompei. Dal letto di ospedale, è il pontefice a determinare, questa volta, il tema della rubrica e, rinviando l’argomento già pronto, torniamo su quest’uomo della nostra
terra, “<em>uomo di grande intelligenza, che ha frequentato gli ambienti dell’Università Federico II di Napoli, iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza</em>”, ha ricordato nelle scorse ore Don Salvatore Sorrentino della Prelatura di Pompei, autore di “<em>Nel silenzio il sussurro di una voce. L’itinerario spirituale di Bartolo Longo</em>”. “<em>Qui</em> – ha aggiunto il sacerdote -, <em>nel 1862, entra in contatto con i filosofi immanentisti e positivisti. Si allontana così dalla fede cristiana
anche se è importante ricordare che il Santo Rosario rimaneva una pratica religiosa alla quale Longo non si è mai allontanato</em>”. E se in questa rubrica si è già parlato di Bartolo Longo beato autore di numerosi testi di preghiera legati alla Vergine, primo fra tutti i “<em>Quindici sabati</em>” e la celeberrima “<em>Supplica</em>”, qui ora è opportuno soffermarsi su un testo non apparentemente mariano, ma che passa in questi giorni sul mercato del libro antico e che pone in evidenza come anche le opere create dall’avvocato
latianese a Pompei, opere di promozione degli ultimi, siano in ogni caso riconducibili in maniera esclusiva allo spirito mariano del promotore.</div>
<div>“<em>Rifugio dei peccatori, … Consolatrice degli afflitti</em>”, si prega nelle litanie lauretane e qui la mente corre a quanto realizzato a Pompei, in quegli anni di fine Ottocento in favore dei figli e delle figlie dei carcerati. “<em>Quaranta figli di carcerati</em>” è del resto il titolo del discorso pronunciato il 27 maggio 1894 da Bartolo Longo e pubblicato dalla tipografia che nella Valle di Pompei,
diede formazione prima e lavoro poi a moltissimi figli di carcerati. Passa sul mercato antiquario a poco più di 20 euro e su questo argomento, “<em>molti furono i plausi ma non mancarono le critiche, soprattutto da parte di alcuni positivisti</em>”, hanno ricordato suoi biografi citando un’altra opera del prossimo santo, pubblicata nel 1905: “<em>Il triplice trionfo dell'Istituzione a pro dei figli dei carcerati”. </em>Le critiche giunsero, in particolare, da Cesare Lombroso, “<em>sostenitore della predisposizione alla delinquenza in base ai caratteri degenerativi ereditari dell'uomo. Gli assunti del Longo e di Lombroso divergevano in merito al concetto di libero arbitrio e della rieducazione
dei condannati</em> – ha osservato Marilena Ferraris -. <em>Per muoversi sullo stesso piano delle indagini di Lombroso, in modo tale da poterle sistematicamente confutare,
il Longo seguì un procedimento sperimentale-analitico. Egli redasse una descrizione accurata dei fanciulli dell'Opera pompeiana, secondo le contemporanee teorie dell'antropologia criminale, annotando in vere
e proprie schede cliniche le caratteristiche fisiche, comportamentali, i progressi compiuti, gli ostacoli incontrati e utilizzando, come strumento di documentazione, la fotografia. Il Longo si servì dell'opera del
fotografo Pesce che, a partire dal 1892, ritrasse i bambini al loro arrivo nell'Ospizio, documentando con successive immagini i progressi educativi e lavorativi</em>”. Insomma, altro che delinquenti nati: piuttosto ragazze e ragazzi rinati in un ambiente nuovo ed educante, sotto lo sguardo della Madre celeste.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 14:36:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Oratorio: risorsa sociale]]></title>
			<author><![CDATA[domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n69"><![CDATA[monte del Carmelo n69]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000051">






<div>Oratorio viene dal latino “orare” che significa pregare. Inizialmente gli oratori erano luoghi di culto, dove i componenti di una confraternita o di una comunità
religiosa si riunivano per pregare.</div>
<div>Un primo esempio di oratorio, come oggi lo intendiamo, sorse invece intorno al 1550 grazie a San Filippo Neri, il quale, raccolto un gruppo di ragazzi e ragazze di strada,
si servì del gioco e del canto per educarli e, nello stesso tempo, avvicinarli man mano e farli partecipare ai diversi momenti liturgici che si svolgevano in chiesa: Santa Messa, preghiere, lettura della Sacra Bibbia.</div>
<div>Nel 1575 papa Gregorio XIII diede il suo via libera all’istituzione della Congregazione dell’Oratorio, alla quale diede come sede la chiesa di Santa Maria in Vallicella
a Roma.</div>
<div>Nel 1841 nuovo impulso all’istituto dell’oratorio si ebbe per lo slancio di San Giovanni Bosco. Il Santo torinese, col suo amore per i ragazzi, rese l’oratorio
sempre più luogo di aggregazione e di formazione religiosa e umana. Col passare degli anni gli oratori comparvero in diverse città italiane, anche in Ostuni. Fino agli anni ‘70 quasi in tutte le parrocchie
esistevano gli oratori. Erano sostenuti e organizzati dai parroci; frequentati da ragazzi e laici. Anche nella chiesa del Carmine c’era l’oratorio, voluto da don Pasquale Virgilio. Diverse attività si svolgevano
nei locali della chiesa. Ci incontravamo in tanti e, oltre a giocare al calcio, vi erano altre iniziative: imparavamo a vivere bene insieme, a pregare e a sostenerci nei momenti particolari, guidati, sempre, dal padre spirituale,
don Pasquale. Ci allenavano per giocare con le rispettive squadre delle altre parrocchie di Ostuni e dei paesi limitrofi. Si gioiva insieme quando la nostra squadra, chiamata “Folgore”, vinceva e si soffriva in
caso di sconfitta.</div>
<div>Ricordando quegli anni gioiosi vissuti, chi scrive ha pensato di far rifiorire, nella chiesa del Carmine, l’oratorio, oggi risorsa indispensabile in questa società
frenetica e, di conseguenza poco attenta ai valori della vita. Ho presentato il mio progetto al Consiglio di Amministrazione dell’Arciconfraternita, il quale entusiasta l’ha subito approvato. Sostenuto da amici,
confratelli e soprattutto volontari abbiamo avviato l’attività sportiva del calcio. Alla squadra, formata in un primo momento da figli, nipoti di amici e confratelli, abbiamo dato nuovamente il nome “Folgore”,
come nel passato. I tanti bambini e ragazzi che frequentano il calcio, sono iscritti al Centro Sportivo Italiano. Ad ognuno di loro è stato donato il Kit sportivo sul quale è riportato il nome “Folgore”
e l’immagine della Madonna del Carmine.</div>
<div>Don Giovanni Apollinare, che ringraziamo, ha messo a disposizione, per allenamenti e partite di calcio, il campetto appartenente alla chiesa dei S.S. Medici. Esso è
stato pulito e reso più idoneo al gioco, sempre da volontari. Inoltre ringrazio anche il Comune per aver concesso uno spazio in palestra e sul precampo dello stadio “Nino Laveneziana” per gli allenamenti
e le partite. Al calcio sono seguite altre attività culturali: il canto, il disegno, la musica, insegnamenti offerti ai bambini, sempre da volontari, che ringraziamo di cuore per la loro grande disponibilità.
Tante altre attività sono in cantiere. Inoltre, nei locali della chiesa, i nostri bambini, ragazzi e giovani giocano a ping-pong, calciobalilla e altri giochi. Sono organizzati anche momenti conviviali, sia dai genitori
che dall’arciconfraternita.</div>
<div>Pertanto l’oratorio, pur sorto da più di un anno, è già una realtà affermata. Esso promuove attività sportive, culturali ed educative,
senza dimenticare la dimensione religiosa, come previsto, da sempre, per gli oratori. Di conseguenza, ogni ultimo venerdì del mese, bambini, ragazzi e rispettivi genitori si incontrano nella chiesa del Carmine per un
momento di preghiera, guidato da un sacerdote. Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti con la formazione dell’oratorio e siamo al lavoro per definire il regolamento che ne scandirà il funzionamento.</div>
<div>Ringraziamo la Vergine del Carmelo. Possa Lei seguirci, sempre, affinché le finalità prefisse quando abbiamo riaperto l’oratorio, possano consolidarsi
sempre più e condurre bambini e ragazzi al rispetto dei valori religiosi e sociali, indispensabili per affrontare i problemi del vivere quotidiano.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 14:35:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Festa della donna: un anniversario tra memoria e attualità]]></title>
			<author><![CDATA[paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n69"><![CDATA[monte del Carmelo n69]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000050">






<div>L'8 marzo del 1917, nella Russia zarista ormai al collasso, migliaia di donne scesero in piazza a San Pietroburgo per protestare contro la guerra e la fame, dando inizio a una rivoluzione
che avrebbe cambiato il corso della storia. Quella giornata fu un punto di svolta, un momento in cui la lotta per i diritti delle donne si intrecciava con le vicende politiche di un intero Paese. Oggi, 108 anni dopo, la storia
sembra ripetersi in modo inquietante nella Russia di Vladimir Putin, dove la guerra torna ad essere una tragica realtà e i diritti, compresi quelli di genere, vengono nuovamente messi in discussione.</div>
<div>La Festa della Donna non è solo un'occasione per regalare mimose, ma un momento di riflessione sulle conquiste ottenute e sulle sfide ancora aperte. Oggi, mentre in gran parte
del mondo si continua a lottare per una parità effettiva, la Russia è responsabile di un conflitto devastante contro l'Ucraina, una guerra che, inevitabilmente, come in passato, pesa in modo sproporzionato
sulle donne. Madri, mogli, figlie si trovano a dover affrontare la perdita dei propri cari, la distruzione delle loro case e, troppo spesso, la violenza come arma di guerra.</div>
<div>Non meno preoccupante è l'alleanza tra Putin e Donald Trump, che si concretizza anche nel declassamento della questione dell'uguaglianza di genere a un tema secondario, quasi
superfluo. Negli Stati Uniti, il fronte conservatore continua a erodere i diritti delle donne, mettendo in discussione conquiste che sembravano ormai consolidate. </div>
<div>In questo contesto, desta allarme la recente proposta del presidente USA di eliminare il genere femminile dal linguaggio ufficiale, un'iniziativa che non solo mina l'identità
delle donne, ma riflette una più ampia strategia volta a cancellare il riconoscimento delle differenze e delle specifiche necessità di genere.</div>
<div>In Russia, le politiche patriarcali del Cremlino riducono ulteriormente gli spazi di libertà, mentre la propaganda statale minimizza il ruolo delle donne nella società e nella
politica.</div>
<div>A 108 anni dalle proteste di San Pietroburgo, il messaggio della Festa della Donna non è mai stato così attuale. Le lotte del passato ci insegnano che i diritti non sono mai
acquisiti una volta per tutte e che il progresso può essere bruscamente interrotto e quindi tornare a essere difeso con determinazione. Per questo, oggi più che mai, è necessario riaffermare il valore
della parità di genere e opporsi con forza a chi vorrebbe farci tornare indietro.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 14:31:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Religiosità popolare e laicità, il ruolo delle confraternite secondo Papa Francesco]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n68"><![CDATA[monte del Carmelo n68]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004F">






<div>A due giorni dal suo ottantottesimo compleanno, a ridosso del Natale e dell’apertura del Giubileo, Papa Francesco conclude il 2024 con un viaggio in Corsica. Primo Pontefice a
recarsi nell’isola in cui nacque Napoleone, la scorsa domenica 15 dicembre Papa Bergoglio ha compiuto la sua storica visita ad Ajaccio, partecipando al Congresso sulla Religiosità Popolare nel Mediterraneo<em>.</em> Un tema, quello delle tradizioni religiose popolari, molto caro al Papa argentino sin dai tempi del suo ministero a Buenos Aires, centrale anche nella storica conferenza dell’episcopato
latinoamericano e caraibico di Aparecida, e a cui il Pontefice ha dedicato ampio spazio nella esortazione <em>Evangelii Gaudium</em>. Un tema molto presente pure in Corsica, dove ogni anno i fedeli cattolici - circa il 90% dei 355 mila abitanti - vivono riti, pellegrinaggi per strada e manifestazioni
di devozione, in particolare per la festa della Madonna della Misericordia, meglio conosciuta come la “Madunnuccia”, patrona di Ajaccio.</div>
<div>Durante il suo intervento, Papa Francesco ha affrontato temi cruciali come la "sana laicità" e il ruolo delle confraternite nella vita religiosa e sociale dell'isola.
Il Pontefice ha elogiato la Corsica come "esempio virtuoso in Europa" per il dialogo costante tra Chiesa e istituzioni civili, sottolineando l'importanza di una laicità che permetta alla politica di operare
senza strumentalizzare la religione e viceversa. </div>
<div>«<em>La</em> <em>pietà popolare, che qui in Corsica è molto radicata</em> – ha dichiarato Papa Francesco – <em>fa emergere i valori della fede e, allo stesso tempo, esprime il volto, la storia e la cultura dei popoli. In questo intreccio, senza confusioni, trova forma il dialogo costante tra il mondo religioso e quello
laico, tra la Chiesa e le istituzioni civili e politiche. Su questo tema, voi siete in cammino da molto tempo, è una tradizione vostra, e siete un esempio virtuoso in Europa. Andate avanti! E vorrei incoraggiare i giovani
a impegnarsi ancora più attivamente nella vita socio-culturale e politica, con lo slancio degli ideali più sani e la passione per il bene comune. Come pure esorto i pastori e i fedeli, i politici e coloro che
rivestono responsabilità pubbliche a restare sempre vicini al popolo, ascoltandone i bisogni, cogliendone le sofferenze, interpretandone le speranze, perché ogni autorità cresce solo nella prossimità</em>». </div>
<div>Il Papa nel suo discorso ha dedicato particolare attenzione al ruolo delle confraternite nella vita religiosa e sociale, riconoscendone il ruolo centrale. Ha elogiato le confraternite come un elemento
importante della pietà popolare, sottolineando il loro contributo storico e spirituale. Ha apprezzato il modo in cui queste organizzazioni arricchiscono la vita comunitaria attraverso la loro partecipazione attiva alla
liturgia e alla preghiera della Chiesa. Papa Francesco ha proseguito definendo la pietà popolare come un’espressione della fede che porta il Vangelo nella quotidianità, e le confraternite, con le loro tradizioni
e rituali, sono portatrici di questa spiritualità vissuta. Il Pontefice ha quindi invitato a custodire le tradizioni delle confraternite, riconoscendo in esse una risorsa culturale e spirituale che può arricchire
non solo la Chiesa, ma anche la società.</div>
<div>Tuttavia, Francesco ha messo in guardia la comunità cattolica dal rischio che le confraternite possano essere strumentalizzate per fini identitari o divisivi. Ha esortato a vigilare affinché
queste associazioni non vengano distorte, ridotte a puro folklore o utilizzate per alimentare conflitti. </div>
<div>Il Santo Padre ha quindi esortato le confraternite a farsi promotrici di comunione e apertura, invitandole<strong> </strong>a essere esempio di unità e dialogo, evitando quindi ogni forma di esclusione. Ha chiesto che il loro operato si basi su un’autentica testimonianza di fede, capace
di costruire ponti e non muri. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 11:00:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Storia di Santa Susanna e delle origini di torre]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Pedone]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n68"><![CDATA[monte del Carmelo n68]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004E">






<div>Da tempo sono un assiduo lettore di questo prezioso bimestrale dell’Arciconfraternita del Carmine di Ostuni (città natale dei miei due figli), sebbene vivo a Torre
Santa Susanna.</div>
<div>In un numero degli anni precedenti ho letto, con molto piacere e interesse, l'articolo sulla vita di Santa Lucia, che nacque e visse a Siracusa dove morì martire a 16
anni per non aver voluto rinnegare la fede cristiana, dato che volevano darla in sposa ad un parente dell'imperatore Diocleziano. </div>
<div>Anche la vergine romana di nome Susanna, a soli 14 anni, fu martirizzata con la decapitazione su ordine dello stesso imperatore. Ciò avvenne per due motivi molto simili:
non volle sposare un figlio adottivo di Diocleziano perché non voleva rinnegare la fede cristiana. Un santuario in suo onore fu eretto presso le terme Diocleziano e una chiesa a lei dedicata si affaccia sulla piazza
in cui è situata la famosissima fontana di Trevi a Roma. </div>
<div>Santa Susanna è la patrona di Torre perché, anticamente, in una delle torri poste a guardia dei granai dell'antica Uria, oggi Oria, (che fu una delle città
messapiche, come Manduria e Ceglie, conquistate poi dai Romani), un soldato, convertito al cristianesimo, volle dipingere una sua immagine sulla parete interna della torre in cui prestava servizio.</div>
<div>Quella torre si presume fosse situata dove attualmente c'è la colonna con sopra la statua della Santa, che ha ai suoi piedi una torre in miniatura (simbolo del nostro paese) su cui pone la mano protettrice, mentre volge l'altra mano, a braccio esteso, in direzione della vicinissima Erchie. La tradizione vuole
che S. Susanna "fermò" l'avanzata, verso Torre, della terribile epidemia di colera (circa 130 anni fa) che miracolosamente non colpì nessuno dei torresi. Pertanto, l'effige della Santa Susanna
diede il nome a quella torre intorno alla quale crebbe l'antico borgo in cui, pian pianino, andarono a vivere quasi tutti gli abitanti degli antichi casali, che esistevano nel raggio di alcuni chilometri da quello che
diventò poi il nucleo originario dell'attuale paese di Torre. Tra questi, con i loro frantoi ipogei nascosti nella campagna, i più famosi casali (di cui alcuni diventarono, molto tempo dopo, delle masserie)
erano quelli delle contrade di Torre Mozza, Tubiano, Crepacore, San Giacomo, Palummara, Autone, Galesano, Spinella, Gesuiti, Pezzaviva , Martucci, Arciprete, San Pietro, Monticelli, Tirignola e Santoria. Oltre, ovviamente,
al casale in cui c'era la torre di guardia con l'immagine della Santa, situato praticamente nella stessa zona dove poi furono costruite la piccola chiesa di San Giovanni e quella della chiesa matrice dedicata a San
Nicola.</div>
<div>La nostra torre di sorveglianza, come quella di Avetrana e di San Pancrazio, era situata in una zona in cui vi erano numerosi frantoi ipogei (uno dei tanti è visitabile alla
fine di via Leanza) e delle fosse usate per immagazzinare le granaglie (una di esse è visibile tramite il vetro calpestabile in piazza Umberto I). È la stessa zona dove ci sono i rioni più antichi del
paese: quello del Castello, di Gàlaso (con l'omonimo santuario ipogeo della Madonna) e della chiesa matrice, della confraternita di Santo Stefano, del convento e della confraternita del Carmine. </div>
<div>L'altro miracolo, attribuito alla nostra Santa Susanna, festeggiata l'11 agosto, è stato quello di aver evitato lo scoppio di alcune bombe cadute su Torre durante
la seconda guerra mondiale.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 10:59:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Alberto Da Castello e il suo rosario della gloriosa Vergine Maria]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n68"><![CDATA[monte del Carmelo n68]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004D">






<div>«Nella inclita citta de Venetia: studiosissimamente impresso per Marchio Sessa &amp; Piero da la Serena compagni, 1524 adi XV Decembrio». Mezzo millennio addietro, proprio
nel mese di dicembre l’opera fu conclusa. Parliamo del «Rosario dela gloriosa Vergine Maria» di Alberto da Castello, «domenicano nel convento dei SS. Giovanni e Paolo – dicono gli storici della
Chiesa -, nato a Venezia nel sestiere di Castello, da cui prese il nome, intorno al 1450-1455, morto nel 1522».</div>
<div>Opera postuma? Edizione postuma, piuttosto, perché la stessa compagnia di stampatori, diede alla luce la prima «adi xxvij de marzo», quasi in articulo mortis e poi,
sempre e solo a Venezia, il «Rosario» conobbe almeno una trentina di edizioni fra il 1534 ed il 1599, molte volte «ricorretto con nuoue et belle figure adornato» e la fama superò ben oltre il
XVI secolo.</div>
<div>Tutta la sua bravura di predicatore e di frate innamorato di Maria è in questa sua opera e non solo. Mons. Ubaldo Mannucci, che proprio un secolo addietro diede alla stampe un
notissimo manuale di Patrologia, fu invitato dall’Istituto dell’Enciclopedia italiana, nel 1929, a redigere una breve voce sul padre Alberto e, ricordandolo come &nbsp;«<em>specialmente benemerito per la storia del suo ordine</em>», scrive: «Oltre l'edizione della Bibbia <em>cum apparatu </em>(cioè con diligente raccolta dei paralleli del V. e N.T.) del 1506, del Pontificale Romano coi commenti del Burcardo (Venezia 1520), delle <em>Constitutiones </em>dell'ordine ecc., pubblicò un <em>Catalogus illustrium Ordinis virorum </em>della sua provincia (Venezia 1501), il <em>Catalogus sanctorum </em>di Pietro de Natalibus, la <em>Chronica brevis ab initio Ordinis </em>(1504) con preziose notizie, un <em>Defensorium </em>e altri opuscoli ascetici, patristici e apologetici, tra cui, importante per la iconografia religiosa,
un <em>Rosario de la gloriosa Vergine Maria</em>, cioè i misteri del Rosario incisi in legno a uso degl'illetterati». Ma quell’«a uso degl'illetterati»
non tragga in inganno. È vero, ci sono belle incisioni nel libro, ma sono i contenuti esplicitati, che lo fanno davvero interessante e che lo rendono presente in famose biblioteche. Ad esempio quella di Paolo Borghese,
principe di Sulmona: occupa, proprio l’edizione del 1524, il lotto 1364 del catalogo di vendita all’asta della stessa, cosa che avvenne da lunedì 16 maggio a sabato 7 giugno 1892. Superate le pagine introduttive
sull’istituzione e sull’approvazione di Sisto IV, è interessante leggere – benché i caratteri gotici non aiutino – il «Rosario Gaudioso», quello «Doloroso» e quello
«Glorioso»: un vangelo per immagini con tantissime incisioni, preceduto dalle «Costituzioni e ordinazioni della fraternita del Rosario», dalle «Indulgenze del Rosario» e ancora da «che
cosa si debbe meditare durante il Rosario». E per comprendere che questa importantissima preghiera è davvero quella più diffusa, perché consente anche a chi è “illetterato” di
meditare sul Vangelo ecco i capitoli finali: «Espositione breve del Ave Maria» ed «Espositione breve del Pater Noster», quindi per comprenderne l’importanza i «Miracoli stupendi fatti per
virtù del Rosario». C’è un tratto comune a queste narrazioni: la fede di chi ha sperimentato l’amore di Maria.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 10:57:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Camminando si apre il cammino della speranza - prima parte]]></title>
			<author><![CDATA[Don Angelo Ciccarese]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n68"><![CDATA[monte del Carmelo n68]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004C">






<div>“<strong><em>La speranza non delude</em></strong>”: con queste parole si apre la lettera con cui Papa Francesco ha indetto l’anno giubilare del 2025. La speranza non è solo un tema da approfondire. Tenendo conto che il Giubileo dura un anno,
ricco di celebrazioni e iniziative a Roma e nelle diocesi, la speranza come dono di Dio richiede tempi di riflessione accurata, ma soprattutto esperienze concrete rivolte a tutti, credenti e non credenti o credenti in altre
religioni. L’anno giubilare diventa un percorso a tappe che avrà un aspetto visibile nei pellegrinaggi e nelle opere di carità, ma dovrà essere soprattutto un percorso che tocca il cuore e le coscienze.</div>
<div> </div>
<div>1 – <strong><u>È un percorso che ci tocca personalmente</u></strong>. Il Papa ha indicato con chiarezza la finalità principale del Giubileo: “<strong><em>Per tutti possa essere un momento di incontro vivo e personale con il Signore Gesù</em></strong>” (FRANCESCO, <em>Spes non confundit, </em>n. 1). <strong>Incontro</strong> <strong>vivo</strong> perché Gesù è il Risorto Vivente. <strong>Incontro personale</strong> perché devo essere capace di mettermi in gioco. Ma dove lo incontro il Signore Risorto Vivente? Ecco la indicazione di alcuni luoghi possibili: nella
Parola, nella preghiera, nella contemplazione del creato, nella comunità (“<em>dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”; Egli è davvero qui</em>), negli avvenimenti della nostra vita lieti o tristi, negli avvenimenti del mondo, nella celebrazione di tutti sacramenti in cui Egli è presente con la grazia e la forza della sua Pasqua. Non basta conoscere
i luoghi dell’incontro, occorre frequentarli. Ecco perché prima dicevo che è necessario mettersi in gioco. Quando Giovanni Battista ha visto passare Gesù, ha detto ai suoi discepoli: “<em>Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo</em>”. I discepoli di Giovanni hanno seguito Gesù e gli hanno chiesto: “<em>Maestro, dove abiti</em>?”. Gesù non ha dato loro l’indirizzo di casa, ma ha detto semplicemente: “<em>Venite e vedete</em>”. Da quella frequentazione familiare a tu per tu sono rimasti sempre con Lui. </div>
<div>Il Giubileo ci chiede un cambio di prospettiva nel nostro modo di vivere la fede e di dirci cristiani. <strong>Da essere credenti per consuetudine e tradizione, imparare a diventare discepoli, cioè familiari di Cristo, il Risorto Vivente.</strong> Il cambiamento di prospettiva certamente non avverrà da un giorno all’altro. Anche i discepoli non hanno capito davvero il Signore sin dal primo incontro. Prima hanno frainteso l’annuncio del
Regno: pensando che si trattasse di un regno come gli altri hanno perfino litigato per chi doveva essere al primo posto accanto al Maestro. Lo hanno lasciato solo nel momento della prova. Gesù non li ha licenziati e
non li ha sostituiti con altri dodici apostoli, ma ha continuato a fidarsi di loro e dopo la Resurrezione ha affidato loro il compito di continuare nel suo nome e con la sua autorità la missione che Egli aveva iniziato.
Gli apostoli hanno cominciato a comprendere davvero il Maestro con la discesa dello Spirito Santo. Ciò che conta per noi è decidere di metterci al seguito del Signore Gesù, sapendo di poter contare sulla
sua pazienza e sulla sua fiducia.</div>
<div>Se vogliamo comprendere cosa significhi mettersi in gioco, guardiamo a Maria. I Vangeli ci dicono che Maria era promessa sposa di Giuseppe. Come molte coppie di fidanzati stavano sognando
e costruendo il loro futuro. Nell’annunciazione a Maria viene detto che Dio le propone di diventare sua partner speciale per dare inizio all’ultimo capitolo della storia della salvezza, concependo e facendo nascere
il suo Figlio unigenito. Maria azzarda solo qualche domanda. Capisce che dipende anche dal suo SI la realizzazione della Incarnazione. Si fida e si affida. Rimette in discussione tutti suoi progetti. Sa che potrebbe entrare
in crisi la sua relazione con Giuseppe e che dovrà affrontare anche i “si dice” della gente di Nazareth, un piccolo borgo dove i pettegolezzi sono di casa. Questo SI detto all’inizio è continuato
in tutti momenti della vita di Gesù, anche sul Calvario dove le viene affidata la cura dell’umanità, durante la Pasqua, nel ritorno al Cielo del Figlio e fino al momento della sua Assunzione. La domanda
che sorge a questo punto è semplice a formularsi, ma è scomoda: Cosa sono disposto a mettere in discussione della mia vita durante il Giubileo se scelgo di incontrare personalmente Gesù, Risorto Vivente?</div>
<div> </div>
<div>2 – <strong>Il Giubileo è un percorso che ci riguarda come costruttori delle nostre Comunità</strong>. Difatti l’evento giubilare coincide con un altro evento: tutta la Chiesa da almeno quattro anni sta vivendo l’esperienza della sinodalità. Non so se siete stati coinvolti in questo avvenimento
di grazia nelle vostre parrocchie o nelle vicarie. Di che cosa si tratta? Sinodo significa “<strong>sulla strada della vita e della storia camminiamo insieme</strong>”. Si tratta di scoprire un volto diverso della Chiesa e di vivere in modo diverso il nostro stare nella Chiesa. Si tratta di passare dall’essere una Chiesa di trascinati (e a volte trascurati) a una
Chiesa in cui tutti sono protagonisti. Da una Chiesa in cui solo il Papa, i Vescovi e i presbiteri parlavano e decidevano al posto di tutti e il Popolo di Dio doveva solo obbedire ed eseguire, a una Chiesa in cui tutti si
sentono e sono responsabili, in modi diversi, della missione di Gesù. Da dove nasce questa responsabilità comune? Si tratta di prendere coscienza della dignità infinita che ci è stata donata nel
Battesimo e che dobbiamo rendere vita e ragione di vita nella Chiesa e nel mondo. In tanto cominciamo col dire che il Battesimo non è un rito bello che serve per l’anagrafe parrocchiale. Attraverso il rito del
Battesimo avviene in noi una realtà misteriosa e grande. Il Battesimo significa immersione: </div>
<div> Nell’amore e nella vita del Padre del Figlio e dello Spirito Santo: riceviamo il segnale da dove proveniamo
e dove approderemo. Noi siamo già da ora nella famiglia di Dio, perché veri figli di Dio.</div>
<div> Veniamo resi partecipi delle qualità proprie di Gesù sacerdote, re e profeta.</div>
<div> Lo Spirito Santo ci arricchisce di doni e attitudini che altri non hanno. Da qui la nostra unicità e originalità.</div>
<div>Questo corredo che ci è stato donato ha una finalità: non è una specie di medaglia che dobbiamo esibire. Il Vangelo chiama questi doni TALENTI affidati solo in
amministrazione, non perché ce li godiamo da soli. Nel Regno di Dio non esiste la proprietà privata. S. Paolo ci ricorda che questi doni sono per la utilità comune. Noi diventiamo costruttori delle nostre
comunità quando investiamo in maniera possibile noi stessi e i nostri doni nella esperienza viva e feriale delle nostre comunità e nella vita sociale. Sappiamo che le relazioni nelle nostre comunità sono
spesso difficili non solo per la diversità di vedute e di caratteri, ma soprattutto per aver assimilato solo in parte i sentimenti del Signore Gesù. Ma noi non siamo chiamati a edificare una Chiesa astratta,
ideale e perfetta, ma quella concreta che abita le nostre parrocchie e le nostre Confraternite. In che cosa possiamo e dobbiamo investire noi stessi e i nostri doni? <strong>Nel far diventare esperienza di vita nelle nostre relazioni le caratteristiche proprie di Dio: la COMUNIONE e la MISSIONE</strong>. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 10:55:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Premio Città Viva 35° Edizione]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n68"><![CDATA[monte del Carmelo n68]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004B">






<div>Sabato 14 dicembre, presso l’hotel Monte Sarago, si è svolta la cerimonia di premiazione dei vincitori della 35ᵃ edizione del Premio nazionale di Lettere
ed Arti “Città Viva” 2024. Ai tanti presenti all’evento, prima di entrare nella sala congressi, dove si è svolta la premiazione, è stato donato il libro che raccoglie le poesie e i racconti
premiati delle rispettive sezioni, oltre ad alcune riflessioni del Presidente Onorario e di alcuni componenti dell’organizzazione.</div>
<div>La serata è stata condotta dal giornalista, avv. Gianmichele Pavone, affiancato dalla giornalista, dott.ssa Silvia Di Dio. Quest’anno, Presidente Onorario del
premio è stato il dott. Giuseppe De Bellis, direttore di Sky Tg24, il quale, assente per motivi personali, ha inviato un video di saluto che è stato mandato in onda nel corso della serata. È seguito il
pensiero del presidente dell’Associazione, prof.ssa Maria Sibilio.</div>
<div>La manifestazione è stata allietata da interventi musicali eseguiti dagli artisti Adriano Albenzio (violino), Dunja Popović (contrabbasso) e Valentino Fanizza
(percussioni). In alcuni pezzi musicali, eseguiti dagli artisti suddetti, si sono esibiti i maestri della scuola di ballo “Los Matadores” di Ceglie Messapica, Piero Nisi ed Erika Elefante. La commissione giudicatrice
che ha selezionato le opere premiate è stata composta dalla prof.ssa Sabrina Rita Bagnulo, dalla prof.ssa Gloria Erriquez e dalla dott.ssa Annalisa Meledandri.</div>
<div>Segue l’elenco completo dei premiati:</div>
<div><strong>Sezione - A</strong> - poesia singola, in lingua italiana, a tema libero: 1° premio alla lirica “Crisalide
d’argento” (poesia per un bimbo mai nato) di Roberto Colonnelli da Acquapendente (VT); 2° premio alla lirica “Regalami la pace!” di Vincenzo Parato da Salice Salentino (LE); 3° premio alla
lirica “Siamo ancora qui” (a mio padre) di Stefano Peressini da Napoli; Segnalazione della giuria alla lirica “L’estate non fu mai così triste” (dedicata a mia madre) di Violeta Mihaiu
da Sanremo (IM); Segnalazione della giuria alla lirica “Ci siamo viaggiati accanto” di Rosa Pugliese da Venosa (PZ).</div>
<div><strong>Sezione - B</strong> - poesia singola, in vernacolo, a tema libero: 1° premio alla lirica “De sopra ar Ponte
...” di Ernesto Pietrella da Zagarolo (RM); 2° premio alla lirica “Le marenare” di Giuseppe Carone da Triggiano (BA); 3° premio alla lirica “Cumm'a nna pènnabbàšcë”
di Carmelo Zurlo da Ostuni (BR); Segnalazione della giuria alla lirica “Senti a mia, unn’aspittari” di Gioacchino Di Bella da Salemi (TP); Segnalazione della giuria alla lirica “M’ véine
ammènde” di Ripalta Guerrieri da Stornarella (FG); Segnalazione della giuria alla lirica “Tùtte i mùrte dëvèntäne sànde!” di Angelo Marolla da Termoli (CB).</div>
<div><strong>Sezione - C</strong> - Narrativa, in lingua italiana, a tema libero: 1° premio al racconto “Le scarpe del
professore” di Giovanna Sgherza da Molfetta (BA); 2° premio al racconto “Il Re è morto, viva il Re!” di Elena Francese da Trepuzzi (LE); 3° premio al racconto “Il pifferaio magico di
Ostuni” di Franco Gaetano Angelico da Milano; Segnalazione della giuria al racconto “Sotto mentite spoglie” di Antonella Chiego da Maruggio (TA).</div>
<div><strong>Sezione D</strong> - sezione speciale ragazzi e giovani, Poesia singola, in lingua italiana o in vernacolo, a tema libero:
1° premio alla lirica “Notte” di Elena Fiorentino da Giovinazzo (BA); 2° premio alla lirica “Il senso della vita” di Viola D’Aversa da Miglianico (CH); 3° premio alla lirica “Per
capire davvero” di Giovanni Minenna da Giovinazzo (BA); Segnalazione della giuria alla lirica “Le cose importanti” di Thea Capodici Botta da Caltanissetta; Segnalazione della giuria alla lirica “Vivere
in rima” di Clara Maria Fiandaca da Caltanissetta; Segnalazione della giuria alla lirica “Gli aquiloni” di Flavio Figliuzzi da Caltanissetta; Segnalazione della giuria alla lirica “Poesia stramba”
di Sofia Genzone da Caltanissetta.</div>
<div><strong>Sezione E</strong> - sezione speciale ragazzi e giovani, Narrativa, in lingua italiana, a tema libero: 1° premio
al racconto “Fermarsi ad amare” di Maria Michela Daniele da Sarno (SA); 2° premio al racconto “L’importante è amare” di Maria Sole Pecere da Ostuni (BR); 3° premio al racconto
“Tra i Cesti della Rinascita” di Michelangelo Bologna da Giovinazzo (BA); Segnalazione della giuria al racconto “Kaila e il suo sogno” di Nunzia Cucci da Ostuni (BR); Segnalazione della giuria al racconto
“Due dodicenni” di Francesca Tarì da Ostuni (BR).</div>
<div><strong>Sezione F - </strong>Cortometraggio ragazzi e giovani: 1° premio per il cortometraggio “Il gioco e relazioni
ieri VS oggi” Lavoro svolto da: Sofia Giovine, Aurora Veneto, Gabriella Caterina Lo Turco da Molfetta (BA).</div>
<div><strong>Sezione G</strong> - Cortometraggio adulti: 1° premio per il cortometraggio “Eat” di Gualtiero Serafini
da Roma.</div>
<div>I video della serata sono disponibili per gli interessati sui canali social (Facebook e Youtube) del Premio.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 10:53:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il dovere di sperare]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n68"><![CDATA[monte del Carmelo n68]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004A">






<div>Lo scorso 15 dicembre, in preparazione del Natale, il MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) ha vissuto come di consueto un momento di ritiro a livello diocesano, ospiti
in questa occasione della Parrocchia “San Giustino de Jacobis” in Brindisi. Dopo aver partecipato alla celebrazione eucaristica, i soci si sono raccolti intorno al parroco don Cosimo Posi, direttore dell’Ufficio
diocesano della Pastorale della Cultura, che nella sua riflessione ha affrontato il tema <em>“Il dovere di sperare”</em>. A pochi giorni dall’apertura del Giubileo, si è scelto appunto di sostare a meditare sulla virtù della Speranza, alla luce della Bolla di indizione di Papa Francesco dal titolo <em>“Spes non confundit”</em>. </div>
<div>La riflessione è partita dalla parabola del fico (Mc 13,28-29) <em>“Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose,
sappiate che egli è vicino, alle porte”</em>. Si tratta di un’immagine a noi vicina, che ci invita con una metafora bucolica ad impegnarci a scorgere e decodificare i segnali di
speranza presenti anche nel nostro tempo. Eppure di fronte al male del mondo a volte riconoscere segni di speranza appare proprio difficile. Siamo anzi portati a chiuderci in noi stessi, a rifugiarci nel vittimismo o nel privato.</div>
<div>Il poeta francese Charles Péguy ne <em>“Il portico del mistero della seconda virtù” </em>(1911) ha dipinto la speranza come una bambina, che cammina tenuta per mano dalle due sorelle più grandi, la Fede e la Carità. Ma contrariamente al pensiero comune, non è lei ad essere condotta
per mano, quanto piuttosto “<em>è lei, quella piccina, che trascina tutto. / Perché la Fede non vede che quello che è. / E lei vede quello che sarà. / La Carità
non ama che quello che è. / E lei, lei ama quello che sarà”</em>. È la speranza in definitiva che dà slancio e vigore alle altre due. Anche don Tonino Bello affermava
che senza la speranza fede e carità si stemperano e si fa strada la disillusione. La speranza ha bisogno di essere sostenuta, ma a sua volta sostiene la nostra vita.</div>
<div>Dalla lettura dei testi sacri possiamo trarre tanti esempi di speranza. Due in particolare brillano. L’episodio del sacrificio di Isacco, chiesto da Dio ad Abramo, narrato
in Gn 22,1-18. Si tratta di una storia ambientata ben 1800 prima di Cristo, in cui Abramo saldo nella fiducia in Dio e nelle sue promesse non si tira indietro di fronte alla richiesta di sacrificargli l’unico figlio.
L’altro esempio è rappresentato da Maria e dalla sua fiducia nel piano di Dio che si realizza in lei. <em>“Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore”</em> (Lc 1,45) la dichiara la cugina Elisabetta. Lo stesso Magnificat ha senso solo in ottica di
speranza. In entrambi i casi la speranza non genera illusione ma un’attesa concreta nell’adempimento di quanto promesso dal Signore, che a tempo opportuno si realizza. La speranza infatti non è una scusa,
una sorta di “tiramisù psicologico”, non va confusa con l’ottimismo o il fatalismo. Si tratta piuttosto di una virtù realistica, o per dirla con Papa Benedetto XVI, che a tale virtù ha
dedicato l’enciclica <em>Spe Salvi</em>, una virtù performativa, capace cioè di “produrre fatti e cambiare la vita”. La Speranza è presenza
reale: ha il volto di Cristo!</div>
<div>Al di fuori dell’ambito della fede, la speranza non svanisce, ma anzi è presente nel senso più nobile del termine “utopia”. Non va intesa pertanto
come idea irrealizzabile, bensì come ciò che non ha luogo oggi ma lo avrà domani. Tanti fulgidi esempi di utopia/speranza risplendono infatti anche fra non credenti. Ad accomunare tutti vi è purtroppo
uno dei “segni” che contraddistingue le persone di speranza, ovvero il rischio di pagare di persona, con incomprensioni, persecuzioni, … perché la speranza concreta apre spazi di liberazione non graditi
a chi invece vuol mantenere tutto immutabile. Senza questo “segno”, pertanto, occorre dubitare di quanto si annuncia.</div>
<div>La bolla di indizione del Giubileo elenca alcuni segni tangibili di speranza da far brillare in questo nostro tempo: la pace, l’entusiasmo per la vita da trasmettere e difendere,
la vicinanza agli ammalati, ai detenuti, ai giovani, ai migranti, ai poveri, una equa distribuzione dei beni della terra fra le varie parti del mondo… </div>
<div>Il Giubileo ormai alle porte, per essere pienamente vissuto, non deve portarci a visitare questo o quel luogo, a compiere la tale pratica, quanto piuttosto avviare processi di cambiamento,
perché solo diventando uomini e donne di speranza possiamo coglierne i segni e donarli a nostra volta al mondo “nella Chiesa, nella società, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti internazionali,
nella promozione della dignità di ogni persona e nel rispetto del creato” (<em>Spes non confundit</em>, 25). </div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 10:52:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ringraziamenti]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=monte_del_Carmelo_n68"><![CDATA[monte del Carmelo n68]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000049">






<div>Il priore Domenico Palmieri ringrazia tutti coloro che nell’anno 2024, da poco salutato, si sono offerti, come volontari, nel dare il loro operato durante le attività che
si sono svolte nella chiesa a livello religioso e sociale. Tra i volontari saluto e ringrazio con gioia le tante persone che, spontaneamente, si sono spese per dare il loro supporto ai bambini e ragazzi appartenenti all’oratorio.
Pur sorto un anno fa, grazie agli amici volontari, è già una realtà affermata che promuove numerose attività sportive e culturali. Ed è giusto ringraziare anche i genitori che hanno creduto
in noi, affidando i propri figli all’esperienza oratoriale.</div>
<div>Ringrazio, anche, tutti quelli che, pur non appartenendo alla famiglia del Carmelo, hanno partecipato a tutti gli eventi svolti. Ringrazio, e non per ultimo, la redazione di questo
giornale e quanti, in diversi modi, hanno collaborato affinché esso sia fonte non solo di cultura, ma soprattutto diffusione di valori sociali e cristiani.</div>
<div>Pertanto invito tutti a rendersi ancora disponibili in questo nuovo anno e a sollecitare parenti e amici, non solo a collaborare, ma soprattutto a consacrarsi alla Vergine del Carmelo,
dispensatrice, come sempre, di grazie. Sotto il Suo Manto saremo protetti oggi e sempre.</div>
<div>Al Consiglio di Amministrazione, alle consorelle, ai confratelli, alla redazione del giornale, ai volontari impegnati nell’oratorio e a tutti i cittadini auguro un sereno 2025!</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 10:49:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ricordando il calendario dell'avvento]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Articoli_2024"><![CDATA[Articoli 2024]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000048">






<div>Giorni addietro, dai social, mi è giunta sul cellulare la foto di una pagina di giornale, sul quale c’era un articolo scritto da una nonna di Milano.</div>
<div>La signora faceva notare che, come aveva fatto con i propri figli, anche al nipote più piccolo, voleva proporre il calendario dell’Avvento. Con entusiasmo si è recata
in una cartolibreria e, non avendolo trovato, ne ha consultate altre, ma nessuna di esse era fornita del calendario con Gesù Bambino.</div>
<div>Ha pensato di rivolgersi alle librerie cattoliche, il risultato è stato negativo. In tutte le vetrine, scrive la signora: “fila di libri sul Natale, ma non uno con Maria
e Giuseppe, la capanna, i Magi”. La nonna continua la ricerca su Web, trova tanti calendari dell’Avvento, ma tutti nella nuova versione: babbi, gnomi e in ogni casella una caramella, cioccolatino veri.</div>
<div>Questa testimonianza ha scioccato anche me, ho ricordato gli anni in cui ho acquistato anch’io il calendario dell’Avvento per presentarlo ai bambini della mia sezione, della
scuola in cui lavoravo. Ogni giorno veniva aperta una casella, nella quale era rappresentata un’immagine iniziando dall’Annunciazione fino a giungere alla capanna di Betlemme.</div>
<div>Il racconto narrato dalla maestra, inerente alla figura rappresentata in quel giorno, nella casella, stimolava dialogo, creatività con il disegno, drammatizzazione, socializzazione,
ma soprattutto, si apprendeva il mistero più grande: “la nascita di Gesù”, quel piccolo, ma grande Bambino, che voluto da Dio ha portato gioia, speranza e amore a tutta l’umanità. Oggi
nelle scuole non si può parlare più di Gesù, di Maria…, e l’insegnante deve stare attenta a quello che dice e al tono di voce con cui presenta gli argomenti. Si sta dando spazio al volere dei
genitori e a coloro che dovrebbero adattarsi alla nostra cultura. </div>
<div>E poi tutti restiamo basiti quando tra i giovani trionfa la ribellione, la cattiveria. Fin da piccoli è necessario presentare i valori sociali e cristiani se vogliamo che i giovani
siano nella società protagonisti di amore e di fratellanza. E, qualora i valori trasmessi ai bambini, una volta adulti, venissero rifiutati, nella loro coscienza restano sempre parole e ricordi di quei presepi o quant’altro
realizzati nell’infanzia che li hanno resi felici. &nbsp;</div>
<div>Pertanto mi rivolgo ai ministri della Chiesa. “Non me ne vogliate”, penso che anche voi conoscete tante testimonianze dei fedeli. È bene, quindi, valorizzare le osservazioni
fatte dai laici, dai quali volete essere aiutati, ma non sempre condividete le loro idee. Non è mio compito indicare alla Chiesa cos’è opportuno fare per potenziare i periodi più salienti dell’anno
liturgico soprattutto il Natale. </div>
<div>Ciò che ritengo sia necessario fare, ed anche subito, è aiutare le famiglie che vorrebbero conservare i valori cristiani e proporli ai bambini, come avrebbe voluto fare
la nonna di Milano che, sul giornale, ha descritto l’esperienza vissuta nei giorni precedenti alla festività del Santo Natale.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 16:52:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[ACCOGLIAMO CON GIOIA IN OSTUNI MARIA, MADRE DELLA SPERANZA E DELLE CONFRATERNITE]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n67"><![CDATA[Monte del Carmelo n67]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000047">






<div>Come tutti sappiamo nel 2025 avrà luogo il Giubileo. In vista di questo grande evento e in occasione del pellegrinaggio delle Confraternite, in preparazione dell’Anno
Santo, l’artista Piero Cosentini, celebre autore affermato in Italia e all’estero nell’arte sacra, ha dipinto un’icona che rappresenta “Maria, Madre della Speranza e delle Confraternite”.
 È stata benedetta da mons. Michele Pennisi, assistente ecclesiastico nazionale della Confederazione. &nbsp;Essa è il culmine del progetto “Camminando si apre il cammino”, avviato il 3 giugno 2023 presso
il Santuario Pontificio della Madonna di Pompei, e segna il primo atto ufficiale della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia.</div>
<div>L’icona sta pellegrinando in tutta Italia, sostando presso le chiese dove sono presenti confraternite. L’immagine, che raffigura, come detto innanzi, “Maria,
Madre della Speranza” terminerà il suo pellegrinaggio in piazza San Pietro nel mese di maggio 2025 dove, dal 16 al 18, si svolgeranno le giornate giubilari dedicate alle confraternite, alla presenza di Papa Francesco.
</div>
<div>Anche la nostra Chiesa diocesana sarà in festa con l’arrivo dell’icona, fortemente voluto dalla Consulta Diocesana per le Confraternite Brindisi-Ostuni.
Nei giorni 13 - 14 novembre l’Icona sosterà in Ostuni nella nostra Chiesa del Carmine, dove sarà esposta alla venerazione delle Confraternite e del popolo. La Penitenzieria Apostolica ha concesso l’Indulgenza
Plenaria a coloro che pregano davanti a questa immagine alle solite condizioni: Confessione Sacramentale, Comunione Eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.</div>
<div> </div>
<div>Programma di Ostuni </div>
<div><strong>12 novembre</strong> nel pomeriggio, una delegazione di confratelli partirà alla volta di Castellana Grotte
e, dopo aver preso parte ad una breve processione e alla Santa Messa, prenderà in consegna l’Icona. </div>
<div>Ore 20:30 arrivo in Ostuni presso la Chiesa del Carmine. Seguirà un momento di preghiera.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>13 novembre</strong> la chiesa sarà aperta alle ore 8:30. Sarà possibile ammirare e pregare dinnanzi
all’icona esposta in chiesa. Dalle ore 13:00 alle ore 15:45 l’Icona visiterà i tre monasteri presenti in Ostuni. Alle ore 16:00 l’icona sosterà presso la chiesa delle Grazie, da cui alle ore
16:30, ripartirà in processione per la chiesa del Carmine, accompagnata da confratelli e consorelle in abiti liturgici, nonché da tutti i fedeli che vorranno partecipare. Alle 17:00, presso la Chiesa del Carmine,
si terrà una catechesi a cura di don Angelo Ciccarese, sul tema “Camminando si apre un cammino di speranza”. Seguirà alle 18:00 la Santa Messa, presieduta dal vicario generale don Franco Pellegrino.
Alle 19:30 la giornata di preghiera si concluderà con il Santo Rosario meditato.</div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>14 novembre</strong> alle ore 8:30 vi sarà il Santo Rosario e a seguire Santa Messa. La chiesa rimarrà
aperta per la preghiera personale. Alle 14:30 l’icona partirà per Mesagne. </div>
<div>Le Confraternite di Carovigno, Locorotondo, Ostuni, San Michele Salentino, San Vito dei Normanni e tutti i cittadini sono invitati a partecipare a questo grande evento di
spiritualità mariana. Insieme pregheremo la Santa Vergine affinché porti speranza di pace tra i popoli devastati dalla guerra e dalle calamità naturali che stanno colpendo diverse parti del mondo. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 15:45:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[“MAREE, IL MEDITERRANEO CHE UNISCE E DIVIDE”: IL PERCORSO ARTISTICO E PERSONALE DELL’ARTISTA MARIUCCIA ROCCOTELLI TRA OPERE E PAROLE SECONDA PARTE]]></title>
			<author><![CDATA[Maria Sibilio]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n67"><![CDATA[Monte del Carmelo n67]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000046">






<div><strong><em>Quali le riflessioni e la ricerca interiore che si celano dietro queste opere?</em></strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><em>« Il mare è confini da superare. Due opere circolari in esposizione raccontano in modo esplicito e chiaro questo pensiero: Il Ponte e Oltre i Confini.
Il Ponte è ideologicamente collegato con l'infinito e ti permette di passare, non di stare, questo forse il senso della vita. Noi dobbiamo inevitabilmente percorrerlo...Ho fatto scorrere gocce di colore acquoso
in modo da ottenere un reticolato quasi geometrico, le linee delle gocce diventano percorsi, decorazione, una rete sulla quale il ponte va da una parte all'altra dell'opera, la attraversa in senso verticale o anche
orizzontale. Si delinea il volto del protagonista, ognuno di noi. Il mio Ponte è fatto di mattoncini Lego, è un gioco colorato di mare, collega il passato all'Oltre. Il ponte è il viaggio della vita,
difficile e meraviglioso, al tempo stesso fragile come un giocattolo sospeso. Il Ponte di mattoncini lego è una metafora, racconta del nostro grande viaggio, del resto l'acqua è in sè vita per l'uomo
e per la terra. In Oltre i Confini la silhouette ben definita di una donna dalle forme scultoree è sdraiata nei mari e circondata dalle terre di diversi continenti. E' un'opera che parla del viaggio come scoperta
e del desiderio dell'uomo di andare oltre i confini fisicamente e spiritualmente</em>». </div>
<div> </div>
<div><strong><em>Come nasce la ricerca/sperimentazione di diversi materiali?</em></strong></div>
<div> </div>
<div>«<em>Sono i materiali a portarmi al gesto e a comprendere meglio il significato di un' opera, nella mia ricerca artistica non mi basta il colore, anche
se amo artisti che con la monocromia hanno ottenuto il massimo dell'espressività, da Piero Manzoni a Yves Klein a Mark Rothko, la mia natura mi porta all'eccesso, cercando tuttavia la semplicità, consapevole
che in essa ci sono bellezza e perfezione. Mi appassionano l'Arte Concettuale, anche l'Informale, le opere di Alberto Burri e il tratto deciso picassiano, conservo in me tutte queste immagini. Nella mia ricerca pittorica
ho sperimentato acrilici, olii, acquerelli, solventi cercando effetti che comunicassero quello che va oltre l'immagine iperreale, perfetta e quindi fintissima, come insegna Renè Magritte nell'illusione della
rappresentazione, ma nessuna di queste scelte credo sia mai stata presa razionalmente. Anche gli anni di studi come scenografa e la realizzazione di scenografie con l'annesso utilizzo di materiali plastici può avermi
portata a realizzare opere polimateriche, in seguito l'esperienza in Eritrea ha poi condizionato il mio gusto, per obbligo e per diletto ho cominciato ad &nbsp;appassionarmi al riciclo: carte, giornali, tessuti dei mercati
africani, pizzi dei vestiti delle nonne pugliesi, centrini...Arrivati gli anni del Covid, la tela, supporto classico per ogni pittore incontra la tela stessa, giungo a creare ricami di tela su tela: si finisce per fare quello
che si sente, come trainati da un modo di essere che non è a te stesso del tutto chiaro o consapevole. Ultimamente nascono opere su alluminio in cui ho sperimentato la resina, il colore ad olio e vernici dorate</em>».</div>
<div><em> </em></div>
<div><strong><em>Quale delle opere esposte racconta più di te e della tua storia personale?</em></strong></div>
<div> </div>
<div>«<em>Difficile sceglierne una, certamente Dalle Radici al Germoglio è una delle più personali, dedicata al mio unico splendido figlio. Un vortice
d'amore, la spirale della vita che evolve, si dirama in un intenso groviglio di radici, si trasforma e poi fiorisce, diventa un nuovo arbusto. Ogni nascita ha una storia di bellezza e sofferenza, il rosso, il bianco e
il bruno sono la sintesi della mia maternità, unica e comune a tutte noi, il primo respiro della madre che guarda il futuro</em>».</div>
<div><strong><em>Qual è la mission dell’arte in una realtà come la nostra, sempre più incentrata sull’individualismo e sull’uso dei social?</em></strong></div>
<div> </div>
<div>«<em>Dalla scoperta della fotografia in poi, l'arte ha sempre avuto una missione sociale più ampia, anche di denuncia, lo sviluppo di nuove espressioni
artistiche caratterizza ogni epoca e anche la nostra non è immune, ognuno, oggi possiede anche più mezzi e strumenti per esprimersi, ma come ogni cosa che vuole arrivare agli occhi e al cuore degli altri servono
lavoro, intuizione ingegno, originalità, determinazione, tenacia, sofferenza e sincerità. Quello che io desidererei é che l' ARTE nelle gallerie, nei musei, nei muri, nelle strade potesse differenziarsi
da quella degli schermi o nata grazie all'intelligenza artificiale e venga vissuta come un momento di scoperta, di introspezione, di stasi, di profondità, che ci possa regalare un tempo nostro di riflessione, ci
induca a cambiare la nostra visione del mondo, a riconoscere gli stereotipi e i pregiudizi che sono inevitabili in ognuno di noi e a superarli</em>».</div>
<div><em> </em></div>
<div><strong><em>Come si immagina Mariuccia Roccotelli artista da qui a 10 anni? Dove pensi possa condurti la tua arte?</em></strong></div>
<div><em> </em></div>
<div>«<em>Non riesco davvero ad immaginarmi, posso solo sperare di continuare a creare senza limiti</em>».</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 15:44:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[CHIESA E CULTURA]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n67"><![CDATA[Monte del Carmelo n67]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000045">






<div>La cultura unisce tutti gli uomini di qualsiasi nazionalità e religione. Essa influisce sul vivere sociale, in quanto i valori che il soggetto acquisisce singolarmente o all’interno
di un gruppo vengono trasmessi alla società. Valori e cultura vengono profusi anche dalla Chiesa con tantissimi libri ricchi di contenuti storici, culturali e religiosi.</div>
<div>Il libro per eccellenza è la Sacra Bibbia, considerata tale da diverse religioni e definita il “Grande Codice”. Essa contiene un vasto patrimonio culturale, parla
a tutta l’umanità e spiega la storia del rapporto d’amore tra Dio e l’uomo fin dalla creazione del mondo.</div>
<div>I Vangeli, scritti diversi anni dopo la morte di Gesù da Matteo e Giovanni, apostoli, e da Marco e Luca, persone vicine agli apostoli, di cui raccolsero le testimonianze, raccontano la nascita e l’infanzia di Gesù, episodi della vita e i suoi insegnamenti elargiti al popolo tramite incontri,
discorsi, parabole e miracoli. Il culmine della narrazione è in tutti e quattro i Vangeli rappresentato dalla Passione, Morte e Risurrezione, luce della fede cristiana. </div>
<div>Il libro dei “Salmi” è ricco di preghiere, suppliche, richieste di aiuto rivolte a Dio dal popolo ebraico. Si tratta di veri testi letterari in cui i versi, che diventano
poesia, si intrecciano tra bellezza, preghiera, speranza, lotta e gioia, arricchendo il nostro rapporto con Dio e di conseguenza la fede. Numerose sono poi le opere letterarie di contenuto religioso come la “Divina Commedia”
di Dante Alighieri, i libri di Sant’Agostino, Sant’Antonio, San Francesco, San Domenico, San Tommaso d’Aquino, Santa Teresa d’Avila e tanti altri. Lavori di notevolissimo valore nei quali si tratta
di filosofia, teologia e spiritualità. Non ultimi vorrei ricordare ancora libri, encicliche e altre opere di magistero scritte dai papi nel corso della storia.</div>
<div>La Chiesa è stata nei secoli promotrice di cultura e crescita sociale con l’istituzione degli ospedali, iniziative a difesa dei più deboli, alloggi per gli anziani
e gli infermi, ostelli per i viaggiatori. Anche la nascita delle Università trova la sua origine in ambito ecclesiale, per la formazione dei chierici. Per non parlare poi del ruolo dei monasteri e degli amanuensi nel
conservare e ricopiare le opere del passato al fine di trasmetterle ai posteri, nei tempi in cui non esisteva ancora la stampa.</div>
<div>L’azione della Chiesa si manifesta anche nelle varie opere d’arte presenti in tantissime chiese, nei monumenti stessi con i diversi stili architettonici, con sculture e pitture
realizzate non solo negli edifici di culto, ma anche nei luoghi ad essi appartenenti. La cappella Sistina, tesoro culturale e artistico della Città del Vaticano, fu costruita all’epoca di papa Sisto IV della Rovere,
pontefice dal 1471 al 1484, da cui prese il nome. In essa si trovano affreschi di ineguagliabile bellezza, eseguiti da pittori straordinari: Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, Perugino e Signorelli. Anni dopo, tra il
1536 e il 1541, Michelangelo Buonarroti realizzò l’affresco della volta e di alcune pareti, tra cui il celeberrimo “Giudizio Universale”. Il compito gli fu affidato da papa Paolo III, nipote del papa
Sisto IV. Nei vari affreschi realizzati da Michelangelo sono raffigurate le Storie della Genesi, della Creazione e della caduta dell’uomo, il diluvio e la rinascita dell’umanità con la famiglia di Noè.
</div>
<div>Altri scrigni d’arte sono inoltre i cimiteri con i tanti gentilizi, cappelle e chiese. Silenzio e preghiera predominanti in questi luoghi rendono più soave ammirare le bellezze
ivi presenti. </div>
<div>L’arte e la cultura nelle chiese sono dovunque: dalla Pietà di Michelangelo, alle stazioni della via Crucis, alle tante raffigurazioni della Vergine e dei Santi, alle reliquie
che ne testimoniano il vissuto.</div>
<div>Infine, e non per ultimo, la cultura è al centro del sinodo voluto da Papa Francesco e svolto negli anni 2021 – 2024. In esso le culture si unificano e vengono trasmesse
dalla Chiesa alla società e viceversa, protagonisti entrambi di esprimere i propri pensieri in una Chiesa che, si propone di “Camminare insieme” per capire e scegliere insieme la volontà del Signore.</div>
<div>Pertanto la Chiesa non deve essere identificata solo come luogo in cui si partecipa alla Santa Messa, alle preghiere, a riunioni parrocchiali e diocesane, in quanto la Chiesa non offre
alla società solo questo contributo pur essenziale alla vita di fede dei credenti. La Chiesa è storia, arte, letteratura, grazie alle doti di uomini e donne che, con il loro operare ed esprimersi, in diversi
modi, hanno lasciato all’umanità una traccia indelebile della sensibilità, delle tradizioni e del vissuto di popoli presenti nel mondo in diverse epoche storiche. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 15:42:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[GLI ARGENTI DELLA CONFRATERNITA E DEL CONVENTO DEL CARMINE E LE DIATRIBE OTTOCENTESCHE SECONDA PARTE]]></title>
			<author><![CDATA[Gianmichele Pavone]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n67"><![CDATA[Monte del Carmelo n67]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000044">






<div>Il nuovo giudizio, però non venne instaurato, perché nel 1869 il Ricevitore Venita richiese la consegna dei beni non indicati nell’atto del 1823 asserendo che gli stessi
appartenessero all’ex Convento. Il priore Ayroldi apprese la notizia e, a scanso di equivoci, il 5 maggio il priore Ayroldi si rivolse all’usciere della Pretura Mandamentale di Ostuni, Gaetano Pomes, affinché
intimasse a Sansone «<em>di non aderire alle illegali ed ingiuste brame di esso signor Venita</em>», potendo dimostrare la proprietà dei beni in capo alla Confraternita.</div>
<div>Anche il padre Alò venne a mancare nel gennaio del 1890 e i due calici che gli erano stati affidati furono consegnati al nuovo rettore Alessandro Prudentino. Il nuovo priore della
Confraternita, Angelo Giovine, quindi, chiese formalmente all’usciere della Pretura Vitantonio Puteo, affinché intimasse ad Ernesto Cerrina, Ricevitore del Registro di Ostuni e rappresentante dell’Amministrazione
dello Stato di assicurare che detti beni restassero nella disponibilità dello Stato, evitando il rischio di dispersione.</div>
<div>Finalmente il 7 novembre 1890, in esecuzione della sentenza, Raffaele Sansone consegnò al Cassiere della Congregazione i soli oggetti indicati dal Pretore, continuando però
a trattenere gli altri senza consegnarli al Demanio nel rispetto della diffida ricevuta il 5 maggio 1869.</div>
<div>Si trattava, tuttavia di beni che non erano disponibili per la vendita, perché destinati alle funzioni religiose, ma l’Amministrazione del Fondo Culto venne invitata a chiarire
la vicenda sia col Sansone che con la Confraternita affinché, superate le contestazioni, i beni potessero essere consegnati al sindaco di Ostuni e custoditi per fini di culto finché la chiesa fosse rimasta aperta.
</div>
<div> </div>
<div>Sta di fatto che dopo la morte dei sacerdoti carmelitani la gran parte degli arredi sacri appartenenti alla Chiesa del Carmine si trovavano ancora custoditi presso Raffaele Sansone, suor
Maria Pitet, superiora dell’Orfanotrofio Pinto, ed il sacerdote Prudentino.</div>
<div>L’Intendenza di Finanza di Lecce, quindi, con nota del 12 febbraio 1892, n. 7211, ordinò che tutti gli oggetti in questione fossero consegnati al sindaco e, previo invito del
Ricevitore del Registro e Bollo sig. Giacomo Picchiotti, quale rappresentante dell’Amministrazione del Fondo per il Culto, il 31 ottobre seguente i suddetti custodi comparvero presso l’Ufficio del Registo e Bollo
unitamente al sindaco dell’epoca dott. Angelo Tanzarella, per aderire alle disposizioni contenute nella nota anzidetta. </div>
<div>Il sig. Picchiotti, quindi, ritirò da Sansone: 1) una sfera d’argento del peso di 5 libbre, 9 once e ¾; 2) una sfera d’argento di 3,4 ½ (nell’inventario
di Vavalle si precisava che questa proveniva dalla chiesa degli ex Paolotti); 3) una croce d’argento di 3,8 (nello stesso inventario si chiariva che veniva usata per le processioni e conteneva un’anima di ferro
ed una palla di rame); 4) un bacile d’argento di 2,7 ½; 5) un boccale d’argento da 2,3 ½; 6) una bugia d’argento da 2,3 ½; 7) 5 calici con rispettive patene, di cui due presso il padre
Prudentino (nell’inventario di Vavalle i calici erano sei, cioè due della Comunità, due degli ex Paolotti e due della Congregazione); 8) un piattino d’argento del peso di 7 e ½; 9) una palla
d’argento con crocetta da 3; 10) una stella d’argento con pietra falsa; 11) un vasetto d’argento e una chiavetta; 12) una <em>patellina</em> d’argento; 13) una <em>toca</em> d’argento di 5 once e ½; 14) un paio di orecchini ed una rosetta con pietre; 15) due vasi indorati; 16) nove occhi d’argento (ex voto per l’altare di Santa Lucia); 17) otto anelli d’oro;
18) due paia di orecchini e cerchietti d’oro; 19) una spilla d’argento con pietra (verde) falsa; 20) uno spillone d’argento con pendente; 21) tre <em>ciappe</em> (spille) d’argento; 22) un orologio con cassa d’argento (nell’inventario di Vavalle risultava donato da Carlo Petraroli); 23) un secchio d’argento d’acqua
santa senza aspersorio.</div>
<div>Da suor Pitet, invece, invece furono ritirati i seguenti beni: 1) un gonfalone di stoffa di seta con al centro l’immagine della Vergine del Carmine e corona ricamata in oro sostenuta
da due angeli; 2) un pallio di stoffa di seta bianca ricamata in oro e lana seta, con la <em>macchietta</em> della Vergine del Carmine su due lati; 3) una tovaglia per l’altare maggiore con ricamo e frangia d’oro recante la lettera M. al di sotto di una corona lavorata in oro e <em>lana seta</em>; 4) due parrucche, una per la Madonna ed un’altra per il Bambino; 5) un laccio di seta rossa con fiocchi e croce dorata che fanno parte del gonfalone; 6) tre sottane
quasi nuove di <em>percalle</em> per uso della statua grande della Madonna; 7) una pianeta di stoffa di seta ricamata con oro e seta e corrispondenti arredi necessari per celebrare
la messa; 8) un velo omerale di seta bianca, ricamata in oro e foderata come la pianeta di raso in seta colore rosso; 9) un piviale anche di seta e ricamato in oro; 10) due tonacelle con due manipoli ed una stola di seta ricamata
in oro identiche alla pianeta descritta al n. 7; 11) un manto per la statua grande della Madonna anche di raso bianco e ricami d’oro; 12) un abito di seta marrone ricamato in oro per la stessa statua della Madonna e
scapolare dell’identica stoffa e manifattura; 13) vestina per il Bambino della stessa stoffa dell’abito della Madonna.</div>
<div>Il sacerdote Prudentino, infine, consegnò: 1) un calice d’argento con la corrispondente patena del peso di 500 grammi; 2) un altro calice di ottone inargentato con la corrispondente
patena dello stesso metallo di 520 grammi.</div>
<div>Dall’elencazione emergono alcune differenze rispetto all’inventario di fra Giovanni Vavalle del 1861: alcuni beni erano svaniti (nessun calice, diversamente da quanto inizialmente
ipotizzato, ma sicuramente, l’aspersorio abbinato al secchiello per l’acqua santa, quasi tutte le tovaglie e i paramenti), ma altri non erano stati affatto individuati all’epoca.</div>
<div>Il Ricevitore Picchiotti consegnò tutti questi oggetti al sindaco e quest’ultimo si obbligò a conservarli per le funzioni della chiesa del Carmine finché questa
fosse rimasta aperta al culto.</div>
<div>Successivamente, con nota dell’11 marzo 1892 l’Intendenza di Finanza di Lecce invitò il sindaco a vendere gli oggetti sacri restituiti dal Sansone in nome e per conto
del Demanio, nel modo ritenuto più conveniente, poiché la chiesa era già provvista degli arredi sacri necessari, smentendo in questo modo quanto concordato in precedenza.</div>
<div>Detto ordine, tuttavia, non venne eseguito e con una nuova nota del 9 marzo 1893 si sollecitò il ritiro dal Municipio consegnatario, ma non abbiamo notizie di quanto accadde successivamente.</div>
<div>In conclusione ed in assenza di ulteriori documenti, quindi, è facile presumere che tali oggetti, incamerati dal Demanio, siano andati definitivamente perduti.</div>
<div> </div>
<div> </div>
<div> </div>
<div><strong>Bibliografia</strong></div>
<div>Aa.Vv., <em>Nei funerali di Raffaele Sansone. Celebrati nella chiesa Cattedrale di Ostuni</em>, Tip. Tamborrino, Ostuni, 1902;</div>
<div>APLS, b. 1, f. 3, Arcangelo Lotesoriere, <em>Diario dal 1855 al 1915</em>, Sottof. 2, Id., <em>Cronaca ostunese</em> (1860-1915), carte non numerate, 19.11.1865-30.01.1866;</div>
<div>Archivio dell’Arciconfraternita del Carmine di ostuni (AAC), conclusioni 1823-1893, <em>Anno 187, Comune di Ostuni – Congregazione di Carità, Stabilimento, N. 16, Archivio, Oggetto Argenteria ed arredi sacri 1823</em>, carte sciolte non numerate;</div>
<div>BCO, Archivio Storico, Fondo Postunitario, b. 88, f. 9, <em>Inventario degli arredi sacri, oggetti in oro ed argento posseduti dalla Chiesa del Carmine e dalla
libreria dei Padri Carmelitani</em> (1861), 4r-7r;</div>
<div>Ibid., f. 10, <em>Passaggio dell’ex convento dei Padri Carmelitani al Comune e successiva cessione della Parrocchia della Chiesa del Carmine</em> (1861-1951), carte sciolte non numerate;</div>
<div>Lisimberti – Todisco, <em>La venerabile fraternità di Maria Santissima del Carmine di Ostuni</em>, Schena, Fasano, 1995, 66-74 e 111-113;</div>
<div>Pavone, <em>La biblioteca dei Padri carmelitani nel 1861</em>, in <em>Il Monte del Carmelo</em>, nov. 2014, 7, 4-5;</div>
<div>Id., <em>Opere d’arte, arredi sacri, ori e argenti dei Padri carmelitani</em>, in <em>Il Monte del Carmelo</em>, gen. 2015, 8, 4-5.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 15:40:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IL P. INNICO FIORILLO E I SUOI TRE PANEGIRICI SULLA «IMMACOLATA CONCETTIONE DELLA BEATISSIMA VERGINE» ]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n67"><![CDATA[Monte del Carmelo n67]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000043">






<div>Sono oltre 10 anni che le librerie antiquarie italiane non propongono in vendita i suoi «<em>Panegirici</em>». Da quando però Googlebooks ne ha messo in rete una copia alle condizioni di uso per gli studiosi, ecco che la “fotocopisteria indiana”, fuori
dalle regole, propone l’opera a “prezzi di realizzo”. Parliamo dei «<em>Panegirici del p. d. Innico Fiorillo teologo, predicatore, ed interprete di Sacra Scrittura ne’
Canonici Regolari Lateranensi</em>», opera che ebbe tre edizioni in diverse ristampe, se pensiamo che la prima «<em>dedicata all’eminentissimo Cardinal Carlo Barberini</em>» vide la luce «<em>In Napoli per Giacinto Passaro</em>» nel 1670 e recava nell’antiporta una calcografia disegnata da Giuseppe Marullo e incisa da G. Federico Pesca, mentre una seconda vide la
luce a Venezia nel 1673 «<em>per Nicolò Pezzana</em>» e nel 1682, sempre «<em>in Venezia &amp; Bologna: a spese di Pietro Bottelli</em>». In quest’ultimo anno, ancora, secondo le schede del Catalogo Unico, vi fu una terza edizione a «<em>Venetia, appresso Nicolo Pezzana</em>» e fu dedicata «<em>al Reverend. Padre D. Ascanio Gozzi Abate e Definitore nella istessa Congregatione</em>».</div>
<div>Chi fosse il p. Innico ce lo dice Niccolò Toppi, coevo del p. Fiorillo, nella sua «<em>Biblioteca napoletana</em>», che si ferma però al 1678. «<em>Napolitano</em>», lo dice innanzi tutto, quindi «<em>Dottor delle Leggi, Predicator famoso, Abbate di S. Maria di Piedigrotta di Napoli</em>» e ricorda appunto i «<em>Panegirici</em>» stampati da Giacinto Passaro. Quindi, prima di riportare per intero una composizione dedicata al
p. Innico per decantarne le virtù, ricorda che i «<em>Panegirici</em>» furono «<em>ricevuti con applauso, Havendo anco pronto per dar alla luce, la Seconda Parte</em>».</div>
<div>La seconda parte, probabilmente, non ci fu, mentre nelle edizioni successive furono rivisti solo i refusi presenti nella prima. È agevole notare, tuttavia, scorrendo le pagine,
che la gran parte dei 12 panegirici pubblicati fu pronunciata in Napoli e che gli ultimi tre, in particolare – quelli dei quali riferiamo – riguardano la «<em>Immacolata Concettione della Beatissima Vergine</em>» ed echeggiarono in San Lorenzo in Napoli, che era «<em>Real Chiesa</em>».</div>
<div>Sono panegirici molto articolati, secondo lo stile dell’epoca; colpiscono numerose riflessioni che, fra sacro e profano, cultura latina, greca ed ebraica, sono molto diverse fra
loro. Una in particolare, tuttavia, attira l’attenzione anche del lettore moderno. Parliamo della «<em>Antipatia tra Maria e ’l peccato</em>», che padre Innico introduce citando Genesi - «<em>Inimicitias ponam inter te, et mulierem</em>» - quindi esplode nell’oratoria: «<em>Ci chiaman dunque a gli applausi di Maria le vittorie, se Antipatica del Peccato, e dell’Inferno, al primo passo, che diede nel sentier della vita, calcò con piè sdegnoso il Serpentino capo
alla colpa; quando dall’altra parte parmi d’udire quel infernale Dragone, che ricordevole delle sue perdite vergognose nella memorabile Giornata di quell’Instante, se pur vi fosse chi osasse commendarlo per
vincitore in quel momento, col sibilar che fa, vuol che pur anche si taccia</em>». E quindi: «<em>Ti maledico, o Serpente. Ma mi par poca pena il riannodarlo, che fan le Genti ad una verga messaggiera di Pace, perché avviticchiato ad un tronco intimò con un fischio all’Universo la guerra…</em>». Immaginiamo come queste parole suscitino interesse anche nell’uditorio più distratto… Potenza della retorica e p. Innico, di questa, era un maestro riconosciuto. &nbsp;</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 15:38:00 GMT</pubDate>
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			<link>https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/?il-p--innico-fiorillo-e-i-suoi-tre-panegirici-sulla--immacolata-concettione-della-beatissima-vergine--</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IL CARMELO UNDICESIMA PARTE L’inizio della Regola]]></title>
			<author><![CDATA[monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n67"><![CDATA[Monte del Carmelo n67]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000042">






<div>“<em>Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron</em>” (Is 35,2). Dire monte Carmelo è dire devozione mariana, santuario della Madonna, scapolare, evocazioni bibliche di Elia. </div>
<div>Tutti hanno sentito parlare di questo monte, ma certamente non tutti avranno un’idea della sua situazione geografica, delle sue dimensioni, della sua bellezza. È quello che
ora ci proponiamo di fare, con lo scopo che i lettori, siano o non siano stati in Terra Santa, possano avere una informazione e un concetto su questo monte, estremamente bello, citato spesso nell’Antico Testamento. La
parola Carmelo in ebraico significa “<em>vigna di Dio</em>”.</div>
<div>Quando lo Sposo del Cantico dei Cantici vuole esprimere la bellezza della sua Sposa, non crede di poterla celebrare meglio, se non dicendo che il suo capo è bello come il Carmelo:
“<em>Caput tuum ut Carmelus</em>”. Quando Isaia vuole rappresentarci lo splendore e la maestà del futuro Messia, ce lo dipinge circondato dalla gloria del
Libano e rivestito di tutte le bellezze del Carmelo: “<em>Gloria Libani data est ei, decor Carmeli et Saron</em>”. </div>
<div>Di questo monte egli vuole ancora mostrarci la più alta stima quando aggiunge che la giustizia abiterà nella solitudine e che la santità regnerà sul Carmelo:
“<em>Habitabit in solitudine iudicium, et iustitia in Carmelo sedebit</em>”. Infine Dio stesso, per bocca d’un altro Profeta, mette il colmo all’elogio
chiamando il Carmelo sua terra e sua eredità: “<em>Terram meam, hereditatem meam</em>”, e a Gerusalemme egli fa questa promessa: “<em>Nel giorno del mio amore, ti ho introdotta dall’Egitto nella terra del Carmelo</em>”, come se quel solo nome riassumesse ai suoi occhi tutti i beni di cui vuole arricchire il suo popolo, cioè la Chiesa e ciascuna delle anime nostre.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 15:37:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[MIRACOLO A VALENCIA: 124 VITE SALVATE DALL’AMORE DI 10 DONNE]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n67"><![CDATA[Monte del Carmelo n67]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000041">






<div>È nei momenti di paura e smarrimento, che si manifesta la vera forza dell’amore. Durante la violenta alluvione che, nei giorni a cavallo tra ottobre e novembre, ha colpito
la regione di Valencia, nella residenza per anziani Novaedat &nbsp;di Sedavì si è compiuto un miracolo di umanità. Le dieci infermiere in servizio, mentre fuori imperversava la tempesta, hanno messo in
salvo i 124 residenti della struttura, prendendoli in braccio, uno ad uno, e trasportandoli fino al secondo piano. </div>
<div>La notizia ha commosso la Spagna ed ha fatto il giro del mondo intero perché racconta di un amore sublimato, che si fa servizio e salvezza. Sotto la furia della pioggia e l’incalzante
piena del fiume, mentre l’acqua iniziava a invadere lentamente il piano terra, dove vivevano gli anziani, di cui molti malati e invalidi, le dieci donne sono riuscite a compiere un’impresa straordinaria. Sapevano
di essere sole, i soccorsi non rispondevano e l’acqua saliva rapidamente. </div>
<div>Nonostante il pericolo, nessuna esitazione. Hanno iniziato a sollevare uno per uno gli ospiti – alcuni molto fragili, altri più pesanti – portandoli in braccio al primo
piano. E poi ancora più su, al secondo piano, quando l’acqua non smetteva di salire. «<em>Piano piano </em>– ha raccontato Susana, una di queste straordinarie infermiere, mentre era ancora sconvolta –<em> l’acqua è entrata nella residenza. Prima lenta, ci ha solo bagnato i piedi, poi sempre più forte. Non avevamo alcun piano di emergenza, ma con il livello dell’acqua che si alzava sempre di più e con l’ascensore fuori uso, abbiamo capito subito che non c’era
tempo da perdere</em>». In un’intervista video, Susana, ha ricordato quei momenti con una calma quasi inverosimile. Sorridendo, ancora coperta di fango, ha raccontato come, senza mai lasciare
nessuno indietro, lei e le sue nove colleghe hanno rassicurato i pazienti, facendosi forza per non far trasparire il terrore, o la fatica. Sotto la pioggia incessante, le infermiere hanno combattuto una battaglia fatta di
determinazione e amore. Un amore che si fa carico della sofferenza dell’altro, che si sacrifica e che cerca, tra lo sforzo e la paura, di portare conforto e pace. </div>
<div>In un mondo che troppo spesso non si assume grandi responsabilità verso i più deboli, queste dieci donne hanno mostrato come il coraggio cristiano riesca ad essere silenzioso
e decisivo. Non hanno salvato solo 124 vite, hanno salvato la dignità di quelle persone, dimostrando a tutto il mondo che il loro valore non è diminuito con l’età o con la malattia. Con questo straordinario
atto di umanità, dieci donne come tante, ma coraggiose come poche, hanno dimostrato che il vero amore può davvero compiere miracoli. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 15:35:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La Settimana Sociale 2024 di Trieste]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Articoli_2024"><![CDATA[Articoli 2024]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003F">






<div>Cosa sono le Settimane sociali dei cattolici italiani? Le <strong>Settimane sociali dei cattolici in Italia</strong> sono momenti di studio e di confronto promossi periodicamente dalla Chiesa cattolica italiana per affrontare le principali
questioni di carattere sociale e politico che interessano il nostro Paese. Le giornate sono organizzate in lezioni e discussioni in cui si confrontano i delegati (laici e religiosi) provenienti da tutta Italia. La prima edizione
si è svolta a Pistoia nel 1907 su iniziativa del beato Giuseppe Toniolo. </div>
<div>Dopo la settimana sociale di Taranto del 2021, che ha affrontato principalmente le grandi questioni ambientali del nostro tempo e il rapporto ambiente-lavoro, il comitato promotore,
presieduto da un pugliese, Mons. Renna, vescovo di Catania ma originario della diocesi di Andria, ha voluto affrontare il tema “Al cuore della democrazia”. </div>
<div>Perché questo tema? Secondo i vescovi, che hanno scelto il tema, «il futuro dell’Italia, in relazione anche allo scenario globale e alle sfide che ne conseguono,
richiede persone che si mettano in gioco e collaborino per rigenerare gli spazi di vita, anche i più marginali e affaticati, rinforzando la capacità di scegliere democraticamente e di vivere il potere come un
servizio da condividere. È fondamentale cioè un impegno comune, che coinvolga tutti i cattolici, compresi quelli che abitano in Italia pur provenendo da diversi luoghi del mondo». Proprio per questo, i
vescovi hanno approvato una modifica nella denominazione: non più “Settimana sociale dei cattolici italiani”, ma “<strong><em>Settimana sociale dei cattolici in Italia”</em></strong>. Nel documento preparatorio, il comitato preparatore sottolinea “Prima ancora di essere una forma di governo la Democrazia
è la forma di un desiderio profondamente umano”. Andare al cuore della democrazia allora significa andare al cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo. La Settimana Sociale inoltre è stata pensata
più che come un evento come un processo che vuole favorire la partecipazione e il coinvolgimento di tutti, nel rispetto dei tempi, degli ambiti e degli stili di ciascuno. La Settimana Sociale di Trieste in particolare
ha visto il coinvolgimento di circa 1500 delegati da tutta Italia, rappresentativi di Diocesi, territori, Aggregazioni laicali e Famiglie religiose.</div>
<div>La scelta della sede che ha ospitato l’appuntamento è caduta non a caso su Trieste, città di frontiera per la presenza di molteplici culture, etnie e confessioni
religiose, per i luoghi simbolici che hanno segnato il travagliato percorso del Paese verso la libertà, l’unità e la democrazia. </div>
<div>In un momento in cui dobbiamo purtroppo riconoscere la crisi della democrazia in larga parte del mondo, dall’affermazione di regimi autocratici, di forze che strizzano l’occhio
alle ideologie nazifasciste, anche in paesi in cui la democrazia sembrava essere un dato ormai acquisito, a episodi antidemocratici (come ad esempio l’assalto al Congresso) negli Stati Uniti, al dilagare dei populismi,
ai tanti focolai di guerra, non ultimo alla crescente disaffezione di larga parte dell’elettorato in tutto il nostro Continente, il comitato promotore ha pensato giustamente di concentrare l’attenzione sullo stato
delle democrazia del nostro Paese, affinché l’impegno dei cattolici contribuisca a rinvigorirne lo spirito di fronte alle criticità del nostro tempo.</div>
<div>Tanti sono infatti le sfide che il nostro il Paese è chiamato ad affrontare, tra cui la promozione e la difesa di un lavoro degno, la riduzione delle diseguaglianze, la custodia
dell’ambiente, la partecipazione alla vita pubblica, pace, diritti civili, migrazioni e il diritto ad una vita libera e dignitosa, l’ecologia integrale, un’economia che metta al centro l’uomo e la natura.
Su ognuna di queste questioni ci sono state relazioni di esperti a cui sono seguiti i gruppi di lavoro che hanno coinvolto tutti i delegati, secondo i modelli che abbiamo imparato a sperimentare nei tavoli sinodali. In parallelo
ai lavori dei delegati, per le vie di Trieste diverse associazioni, gruppi, scuole, istituzioni, imprese, pubbliche amministrazioni hanno avuto modo di presentare le “buone pratiche”, ovvero tante piccole o grandi
iniziative, che già oggi rappresentano i frutti dell’impegno sociale e civile dei cattolici in tutto il Paese e che costituiscono uno straordinario strumento di consolidamento dei legami sociali e di valorizzazione
delle persone. Rappresentano inoltre un segno concreto e vivo della democrazia. </div>
<div> </div>
<div>L’importanza dell’evento è stata sottolineata anche dalla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella, nella cerimonia di apertura, e di Papa Francesco,
che ha chiuso i lavori e presieduto la S. Messa nell’ultimo giorno dei lavori. Il presidente Mattarella nel suo discorso oltre a ribadire il prezioso valore della democrazia, contro cui ancora oggi si scagliano i regimi
illiberali, ha più volte sottolineato come essa vada intesa, prima ancora che come un governo del popolo, come un “governo per il popolo”, come indicato dal vescovo di Bergamo nella Settimana sociale del
‘45. Occorre quindi che i processi partecipativi democratici coinvolgano quanto più possibile tutta la popolazione. Di fronte all’evidente scollamento fra cittadini e vita democratica il presidente ha ribadito:
“la democrazia <strong>si invera ogni giorno nella vita delle persone</strong> e nel mutuo rispetto delle relazioni sociali, in condizioni storiche mutevoli, senza che questo possa indurre ad atteggiamenti remissivi circa la sua qualità. Si può pensare di <strong>contentarsi che una democrazia sia imperfetta</strong>? Di contentarsi di una democrazia a “bassa intensità”? Si può pensare di arrendersi, “pragmaticamente”,
al crescere di un <strong>assenteismo dei cittadini dai temi della “cosa pubblica”</strong>? Può esistere una democrazia senza il consistente esercizio del ruolo degli elettori? Per porre mente alla defezione, diserzione, rinuncia intervenuta da parte dei cittadini in recenti tornate elettorali…” </div>
<div>In un ultimo passaggio del suo lungo discorso, il presidente Mattarella ricorda la figura di don Lorenzo Milani, che “esortava a <em>dare la parola</em>, perché <em>solo la lingua fa eguali</em>. La Repubblica ha saputo percorrere molta strada, ma il compito di far sì che tutti prendano parte alla vita della sua società e delle sue istituzioni non si esaurisce mai. Ogni generazione, ogni
epoca, è attesa alla prova della <strong>“alfabetizzazione”, dell'inveramento della vita della democrazia</strong>. Prova, oggi, più complessa che mai, nella società tecnologica contemporanea. Occorre pertanto “battersi affinché non vi possano essere <strong>analfabeti di democrazia. </strong>È una causa primaria, nobile, che ci riguarda tutti. Non soltanto chi riveste responsabilità o eserciti potere. Per definizione, <strong>democrazia è esercizio dal basso</strong>, legato alla vita di comunità, perché democrazia è camminare insieme”.</div>
<div>Anche il Papa nel suo discorso ha sottolineato che “<em>È evidente che nel mondo di oggi la democrazia non gode di buona salute. Questo ci
interessa e ci preoccupa, perché è in gioco il bene dell’uomo, e niente di ciò che è umano può esserci estraneo.” </em>Da qui l’appello ad una assunzione di responsabilità per “costruire qualcosa di buono nel nostro tempo”, dando “attenzione alla gente che resta fuori o ai margini dei processi”.
La crisi della democrazia è vista dal Papa come un cuore ferito. "Se la corruzione e l’illegalità mostrano un cuore 'infartuato' - afferma Francesco - &nbsp;devono preoccupare anche le
diverse forme di esclusione sociale".</div>
<div><em>“Ogni volta che qualcuno è emarginato, tutto il corpo sociale soffre. La cultura dello scarto disegna una città dove non c’è
posto per i poveri, i nascituri, le persone fragili, i malati, i bambini, le donne, i giovani, i vecchi. Questa è la cultura dello scarto. Il potere diventa autoreferenziale, - è una malattia brutta questa - 
incapace di ascolto e di servizio alle persone”.</em></div>
<div>I cattolici, sottolinea Francesco, non devono accontentarsi di "una fede marginale o privata", hanno qualcosa da dire, “non per difendere i privilegi”,
ma perché devono essere “voce che denuncia e che propone in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce”, agendo senza la pretesa di essere ascoltati ma avendo “il coraggio di fare
proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico”. “Questo – afferma il Papa - è l’amore politico, che non si accontenta di curare gli effetti ma cerca di affrontare le cause”. Un
po’ il Samaritano del giorno prima di don Tonino Bello.</div>
<div><em>In linea poi con il tema dato al prossimo Giubileo il Papa ha sottolineato l’importanza di irrobustire la politica con un orizzonte di speranza
perché solo così si costruisce il futuro. Senza speranza, saremmo amministratori, equilibristi del presente e non profeti e costruttori del futuro.</em></div>
<div>La Settimana di Trieste non è stata solo il tempo di lucide e sincere analisi dello stato della democrazia e delle questioni sociali più cocenti. Oltre alla presa
di coscienza vi sono state sicuramente numerose occasioni di confronto e scambio di idee, progettualità,… Ma soprattutto è stata un appello, non a “riempire i luoghi” ma a non far mancare alla
democrazia italiana il prezioso contributo profetico che lo Spirito infonde ad ogni battezzato. Il cattolicesimo italiano, pur lungi dall’essere maggioritario come un tempo, può e deve ancora oggi offrire il suo
contributo al Paese, con le sue idee, i suoi valori, e perché no, anche con i suoi metodi (ad esempio l’approccio sinodale che valorizza il confronto e l’ascolto) alternativi a una dialettica politica basata
sullo scontro e sulla denigrazione delle controparti. </div>
<div>Tutto questo i delegati hanno riportato nelle loro diocesi al rientro. La Settimana sociale infatti non è una celebrazione circoscritta ad alcuni giorni, ma è un processo
che si è avviato e che avrà un seguito nelle varie diocesi. A tal proposito anche nella nostra si avvierà nel prossimo mese di novembre un percorso che coinvolgerà parrocchie, vicarie e tutto il
territorio diocesano di approfondimento della dottrina sociale della Chiesa. Tale percorso vedrà come relatori proprio alcuni componenti del comitato scientifico delle Settimane Sociali. Su questo fornirò non
appena disponibili maggiori dettagli alla prof.ssa Legrottaglie. Grazie</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 16:54:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/?la-settimana-sociale-2024-di-trieste</link>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il dono: significato e valore]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n66"><![CDATA[Monte del Carmelo n66]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003E">






<div>Il dono è l’azione del regalare qualcosa ad una persona, spesso in occasione di qualche ricorrenza, ed esprime sentimenti di riconoscenza o di affetto del donatore riservati
all’amico/a cui viene offerto. Il dono ha valore quando viene fatto con amore, senza secondi fini, ma solo per volontà di bene. Si dona non per ricevere, ma perché l’altro/a stia bene e sia felice
e, chi dona, si rallegra del benessere e della felicità altrui. L’oggetto che si riceve acquista più o meno valore in base al rapporto di amicizia che il ricevente ha col donatore.</div>
<div>Il regalo ricevuto diventa ancora più importante quando la persona che ce l’ha donato è lontana da noi. L’oggetto porta con sé la sua singolarità:
ricorda avvenimenti vissuti insieme all’amico/a. In genere, per affetto o per educazione, il dono viene ricambiato. Pertanto, attraverso lo scambio si instaura un rapporto affettivo tra due o più persone, dando
così vita ad un legame sociale basato su amore e rispetto reciproco. Quando si parla di regalo si pensa ad un oggetto, un mazzo di fiori… bensì ci sono altri doni importanti come: il dono della maternità,
della paternità, della famiglia, dell’amicizia, della natura, della pioggia, della vita e principalmente il dono della fede, che corona tutta la vita nei momenti belli e particolari dell’umanità.
</div>
<div>Doni, a volte, non valorizzati dall’attuale società, in cui predominano l’egoismo e i piaceri mondani. E ritornando al dono della fede, molti, grazie ad essa, trovano
nella vita il coraggio di lottare, sperare, pregare. Spesso con fede invochiamo la Divina Misericordia, la Vergine, qualche Santo per ottenere la guarigione da una malattia, il sostegno in vista di un esame difficile, la pace
in famiglia… A volte non otteniamo quanto chiesto, ma se notiamo bene, il dono ci è stato concesso, anche se con modalità diverse.</div>
<div>Attraverso “la Fortezza”, dono dello Spirito Santo, siamo riusciti ad affrontare la malattia; attraverso “il Consiglio”, altro dono dello Spirito Santo, siamo
stati guidati a risolvere una situazione particolare che ci legava, trovando così pace in noi o in famiglia.</div>
<div>Il dono nella cultura cristiana, significa “dare sé stessi”. Il dono di Gesù è totale. Egli offre il suo Corpo e il suo Spirito sulla Croce per tutti:
l’Eucaristia. Questo Sacramento della presenza in mezzo a noi del Signore Gesù in Corpo, Sangue e Divinità, è il grande Dono, segno dell’Amore che Dio ha fatto all’umanità.</div>
<div>La cultura cristiana ci esorta, ancora, a donare in segreto, senza aspettare di ricevere lodi e ricompense. E come Gesù disse: <em>“…e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa”</em> (Mt. 6, 4).</div>
<div>Per concludere c’è l’invito a dare con gioia e generosità. Come dai versetti (2 Corinzi 9, 7) <em>“…Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza, né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia”</em>.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 15:15:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La Chiesa tra conformisti e anticonformisti: cosa fare?]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n66"><![CDATA[Monte del Carmelo n66]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003D">






<div>Prima di introdurre l’argomento è importante definire il significato dei termini. Conformista è colui che si adatta e si adegua nel comportamento complessivo di
idee, aspetto e regole alla forma del gruppo cui appartiene. </div>
<div>Anticonformista è chi si dimostra nel modo di pensare e di vivere, avverso ad alcune forme di comportamento e di idee prevalenti nel conformista. </div>
<div>Riferendoli alla vita della Chiesa potremmo dire che del primo gruppo fanno parte le persone che acriticamente seguono le indicazioni della Chiesa cercando di attenersi per quanto possibile
ad esse, oppure che riducono la vita di fede ad un’esperienza saltuaria in occasione delle grandi ricorrenze (Natale, Pasqua…) o degli eventi (battesimi, cresime…). Del secondo gruppo potremmo dire che fanno
parte gli uomini e le donne, tra giovani e adulti, che, da anni, cercano con maggiore consapevolezza e con interessamento sincero di comprendere le ragioni della fede, anche con domande che possono risultare scomode. In tale
ricerca spesso però noto sempre più che non sono sostenuti. Anzi, capita talvolta di essere zittiti se tali domande sono poste pubblicamente, salvo che poi molti sacerdoti e laici in privato dichiarano di condividere
le istanze poste. Manca molto spesso il coraggio di un dialogo schietto, che possa aiutare il confronto, ma anche e soprattutto la comprensione di fronte a una società a cui non basta più il principio di autorità
per accettare alcune posizioni come “vere”.</div>
<div>Viene spontaneo chiedersi chi debba parlare ai giovani che non vogliono dare per scontato quello che gli viene proposto, ma al contrario desiderano confrontarsi con altri per raggiungere
un punto di vista condiviso?</div>
<div>Spesso la famiglia non è in grado di assolvere a tale compito, perché i genitori non sempre sono in possesso delle competenze per affrontare con i figli determinati argomenti.
Anche la scuola è in difficoltà in quanto, qualora venga richiesta la partecipazione al programma di religione, i docenti, e per le poche ore destinate alla materia, ma soprattutto per le diverse disposizioni
subentrate nell’insegnamento della religione, che sono tenuti a rispettare, devono stare molto attenti a cosa proporre agli alunni, per non essere ripresi dai genitori o dal dirigente della scuola. Di conseguenza, a
mio avviso spetta specificamente alla Chiesa, essere quel terreno di incontro fra i dubbi etici ed esistenziali degli uomini del nostro tempo e le verità della Fede. E benché la Chiesa siamo tutti, in questo
caso sono chiamati in causa per ovvi motivi principalmente persone qualificate come cardinali, vescovi, sacerdoti, teologi, laici impegnati che possono rispondere con competenza alle domande rivolte dalla gente. </div>
<div>Gli argomenti sulla fede, assai delicati e particolari non sono facili da spiegare, né tantomeno possono essere banalizzati. È necessario analizzare con la giusta profondità
le varie tematiche. Ciò lo può fare solo chi ha una adeguata cultura sull’argomento. </div>
<div>Pertanto, se vogliamo che la Chiesa, che vive - ammettiamolo - una crisi di partecipazione e di autorità, trovi nuova linfa, cosa potremmo fare affinché i giovani acquistino
fiducia nella Chiesa e nei suoi rappresentanti e la inizino a frequentare? Certamente non saranno le belle omelie fatte da cardinali, vescovi e sacerdoti, benché importanti, a far cambiare rotta, anche perché
le stesse vengono rivolte a chi già partecipa alle cerimonie religiose. Invece a mio avviso è soprattutto il testimoniare con l’esempio, la fede, la carità, che può condurre di nuovo nel seno
della Chiesa tante persone, anche quelle “smarrite” come fece Gesù. </div>
<div>Di conseguenza urge a mio avviso organizzare attività che avvicinino le persone; e una volta avvicinate, rispettare le idee di ciascuno, lasciar parlare tutti per verificare
i lati positivi e negativi e accettare qualche loro proposta, benché non condividiamo del tutto l’idea presentata. Sarebbe bene anche organizzare corsi di formazione almeno di due mesi, in locali appartenenti
alla chiesa, ma distanti da essa. A guidare il corso ci dovrebbero essere professori, come detto prima, di alto spessore, disponibili a rispondere alle domande rivolte dai partecipanti secondo gli insegnamenti della Parola,
fonte della nostra sapienza, ma anche con competenze che spazino dalla filosofia alla psicologia, alle scienze sociali a seconda di quale sia l’oggetto della riflessione. E per ottenere una maggiore partecipazione si
potrebbe rilasciare un attestato di frequenza con un punteggio valevole per i concorsi, come avveniva negli anni ‘70.</div>
<div>Mi auguro che quanto scritto e queste piccole proposte vengano lette da tanti e soprattutto dai ministri della Chiesa, affinché qualcuno possa iniziare ad organizzare valide
iniziative per il bene della Chiesa e della comunità, perché possa crescere sempre più come realtà viva, testimonianza tangibile della Verità che proclama. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 15:11:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA["Maree, il mediterraneo che unisce e divide": il percorso artistico e personale dell'artista Mariuccia Roccotelli tra opere e parole]]></title>
			<author><![CDATA[Maria Sibilio]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n66"><![CDATA[Monte del Carmelo n66]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003C">






<div>Dal 21 luglio al 10 agosto, si è tenuta presso l’ Arciconfraternita del Carmine, la mostra “MareE, il Mediterraneo che unisce e divide”, dell’artista
Mariuccia Roccotelli, in cui l’autrice attraverso le moltissime opere esposte, racconta della propria esperienza di vita ma anche dell’esperienza di uomini e donne che nel mare hanno trovato la salvezza o la morte,
attraverso le alterne vicende di un destino che sceglie secondo un disegno imperscrutabile ed inintelligibile. Il tutto raccontato attraverso un tratto energico che lo spettatore percepisce palpitante, vivo, attraverso le
infinite gradazioni di azzurro e verde, dei rossi e degli arancio che raccontano il dolore, la violenza, la sofferenza in un’arte intensissima che sperimenta, mescola materiali e colori, lasciando il visitatore incantato,
a volte commosso ma mai indifferente. L’Associazione Culturale “Città Viva”, che ha patrocinato la mostra, ha intervistato la nota pittrice residente a Milano, che da anni è legata ad Ostuni
ed ai suoi abitanti da un legame di profondo affetto.</div>
<div><strong><em>Qual’ è il percorso che ti ha condotto alla realizzazione di MareE?</em></strong></div>
<div>«<em>Per quanto mi riguarda tutto nasce dall'azzurro, dipingo quasi sempre senza una idea chiara, sembra assurdo ma la casualità diventa pian
piano studiata, poi meditata nel mio fare, i materiali e i colori mi guidano nel percorso fino a giungere ad un risultato che non è mai concluso definitivamente. Per l'esposizione ad Ostuni, meravigliosa nella pietra
bianca e nel mare nostro che l'accerchia, ho scelto una decina di grandi tele d'acqua, che raccontano ognuna una diversa storia di mare e molte altre che raccontano le profondità, i respiri vitali dell'anima,
la donna, la nascita e la ri-nascita. Il colore non mi basta, forse, avendo una formazione da scenografa, uscire dalla tela, dalla bidimensionalità mi è familiare. Invadere lo spazio per poi tornare. Le maree
crescono, occupano territori, li liberano lasciando tracce della loro potenza e presenza, trascinano l'aria che respiriamo, creano vortici. Così vorrei che fosse stata percepita questa mostra</em>». </div>
<div><strong><em>Quali le riflessioni e la ricerca interiore che si celano dietro queste opere?</em></strong></div>
<div><em></em>«<em>Ogni tela è un racconto, probabilmente autobiografico, più o meno esplicito, nasce da un bisogno
personale, intimo, ma diventa presto una storia che accomuna chi la guarda. Nelle opere sull'acqua si incontra il mito greco: Medusa, Aura, Calipso, Alimede, Poseidone... sirene e divinità delle profondità
marine, e poi la Dea migrante, sospesa su una tela di sacco africano, sulla quale giace sognante forse in attesa di raggiungere nuovi lidi, riceve luce bianca attraverso l'acqua azzurra di un mare ricco di pesci. La donna
contemporanea è poi chiusa in se stessa, diventa paesaggio come in Prendo fiato o Apnea: qui la figura femminile è territorio, la linea curva del suo corpo diventa collina e domina architetture fitte e piccoli
paesi disabitati, potrebbe essere madre terra o vivere Underwater, come nella serie di opere Col fiato sospeso oppure è immersa nel liquido amniotico, pronta alla sua Ri-nascita, un grande cerchio azzurro intenso, incontra
l'amore in Genesi e bacia suo figlio nell'opera Dalle radici al germoglio. Qui predominano i colori caldi, il rosso e la juta naturale... viaggia come in Alone, in Thai e Congo Chama... ma sente e sentirà sempre
Piccole distanze, fuori e dentro di sé… &nbsp;La ricerca è un viaggio della mente».</em></div>
<div> </div>
<div>Testo didascalia: DEA Migrante, mito contemporaneo, una donna che arriva da terra Eritrea, da Massawa - diametro 145 cm - juta, acrilico, collage</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 15:08:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Gli argenti della confraternita e del convento del carmine e le diatribe ottocentesche]]></title>
			<author><![CDATA[GIanmichele Pavone]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n66"><![CDATA[Monte del Carmelo n66]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003B">






<div>Dieci anni fa, sulle pagine di questo Giornale raccontavamo le vicissitudini subite dai beni di proprietà dei Padri Carmelitani di Ostuni incamerati dal Regno all’indomani
dell’Unità d’Italia e il lettore attento ricorderà che oltre all’importante biblioteca, alle opere d’arte, agli arredi della chiesa, menzionavamo anche «<em>tutti gli oggetti preziosi di qualunque natura</em>» presenti in un inventario redatto il 16 marzo 1861 dalle Autorità dell’Amministrazione comunale appena nata (il
sindaco Paolo Tanzarella ed il cancelliere Onofrio Giovene), accompagnati dal priore del convento del Carmine, fra Giovanni Vavalle, nativo di Conversano.</div>
<div>Il documento custodito presso l’Archivio storico della Biblioteca di Ostuni contiene, in particolare, l’indicazione certosina degli oggetti di argento e oro, con il loro
peso esatto al fine di quantificarne il valore, ma ci eravamo riservati di approfondire in altra sede le sorti di quei beni dopo passaggi di mano e contenziosi vari.</div>
<div>Oggi la lettura di un documento inedito custodito nell’archivio dell’Arciconfraternita del Carmine consente di dirimere molti dubbi.</div>
<div>Con atto rogato dal notaio Francesco Saverio Spani il 23 aprile 1823 la Confraternita del Carmine consegnò al Convento dei Padri Carmelitani i seguenti oggetti d’argento
del peso complessivo di 9 libbre e 11 once (4,13 chili): la corona della Vergine del Carmine; la <em>coronella</em> del Bambino; una pisside; un calice con la sua patena; un incensiere; una navetta; un aspersorio. L’accordo prevedeva che in caso di chiusura del monastero, per qualunque motivo, i beni sarebbero rientrati
nella disponibilità della Confraternita.</div>
<div>Sta di fatto che – com’è noto – con l’Unità i beni dei Carmelitani vennero incamerati dal Governo e fortunatamente nell’inventario redatto
da Vavalle si dava atto dei diritti della Confraternita. </div>
<div>Con successivo verbale del 6 febbraio 1862 la Cassa Ecclesiastica prese possesso degli immobili e lasciò gli arredi sacri in custodia al priore Vavalle. Quest’ultimo però,
temendo i furti (in considerazione del fatto che il convento si trovava fuori dell’abitato), affidò tali oggetti ed anche gli ultimi argenti al ricco proprietario terriero Raffaele Sansone (1827-1902, nel 1850
sposò Anna Isabella Carmignano).</div>
<div>Lo stesso carmelitano poco dopo si ammalò e passò a miglior vita il 19 novembre 1865 mentre la città era funestata dal colera. Il Ricevitore, quindi, con verbale
del 3 dicembre 1865 formalizzò l’affidamento degli arredi a padre Luigi Alò, originario di Martina Franca. Quest’ultimo però, seguendo l’esempio del predecessore, volle che gli oggetti
preziosi restassero presso il palazzo Sansone ma trattenne due calici con le rispettive patene per il servizio diurno (come dichiarato il 18 aprile 1877).</div>
<div>Il convento, poco dopo, venne chiuso per mancanza del numero minimo (agli inizi del 1866 oltre al priore Alò c’erano solo padre Luigi Tabarini di Ostuni, padre Carmelo
Saponaro di Carovigno, temporaneamente domiciliato a San Michele Salentino, e tre laici) e, conseguentemente, il priore della Confraternita Stefano Ayroldi richiese al Sansone la restituzione dei beni innanzi indicati e degli
altri argenti che di fatto si trovavano in suo possesso, del peso complessivo di quattro libbre e otto once (2,17 chili) e del valore di 262 ducati e 50 grana (1.115,63 lire), cioè: un calice con patena, un bacile,
un boccale ed una <em>bugia</em>.</div>
<div>Il ricco proprietario terriero ostunese, però, non si rese disponibile e prese così avvio un contenzioso durato circa trent’anni: con atto dell’usciere Valentino
Ricci del 25 gennaio 1866, quindi, il Sansone venne citato in giudizio innanzi alla Pretura mandamentale di Ostuni dal priore Ayroldi e il processo ebbe inizio il 31 gennaio seguente. Il convenuto si dichiarava disposto a
restituire i beni consegnati dal Vavalle ad eccezione di un incensiere, una navetta ed un cucchiaino perché era stato avvertito da Domenico Venita, Ricevitore del Demanio e Tasse di Ostuni, che tali oggetti appartenevano
alla Cassa Ecclesiastica e, per tale ragione, chiese termine per chiamarlo in causa.</div>
<div>Il processo venne quindi rinviato per consentire di integrare il contraddittorio e il Ricevitore si costituì in giudizio assistito dall’avvocato Alfonso Giovine, chiedendo
termine per poter compiutamente replicare. Successivamente, si oppose alla consegna richiamando anche il regio decreto del 7 luglio 1866, n. 3036, con cui era stato negato il riconoscimento (e di conseguenza la capacità
patrimoniale) a tutti gli ordini, le corporazioni e le congregazioni religiose regolari che comportassero vita in comune ed avessero carattere ecclesiastico.</div>
<div>La causa doveva essere discussa all’udienza dell’11 aprile ma, dopo vari rinvii, giunse a conclusione il 12 settembre dello stesso anno, quando il giudice si riservò
di decidere. La questione giuridica da dirimere era la seguente: avendo la Confraternita contrattato con il monastero, affidando ai frati l’uso degli oggetti sacri, salvo rientrarne nel possesso ove fosse mancato per
qualunque evento detto sodalizio monastico, poteva ritenersi che la condizione si fosse verificata nella situazione in cui, disposta la chiusura del convento, la Cassa Ecclesiastica era subentrata in tutti i diritti e obblighi
dell’ente soppresso?</div>
<div>Sciogliendo la riserva, con sentenza del 29 settembre 1866, il Pretore Angelo Ribezzi dichiarò che la proprietà degli oggetti sacri in questione spettasse alla Congrega.
Precisò, in particolare, che nell’atto del 1823 si prevedeva la restituzione nel caso in cui il convento fosse venuto a mancare «<em>per qualunque evento</em>» e quindi nel caso di specie si era verificata senza alcun dubbio la soppressione prevista dall’atto notarile e i beni dovevano fare ritorno nelle
mani dei confratelli. Ordinò così la restituzione di quanto riportato nell’atto notarile, invitando però la Confraternita ad avviare autonomo giudizio per ottenere gli altri oggetti non compresi
nell’elenco, ma che pure si trovavano nella disponibilità di Sansone. La Ricevitoria del Demanio e Tasse di Ostuni fu, inoltre, condannata al pagamento delle spese del giudizio e la sentenza venne poi notificata
il 22 ottobre a cura dell’usciere Francesco Solidoro.</div>
<div> </div>
<div> </div>
<div> </div>
<div> </div>
<div><strong>Bibliografia</strong></div>
<div>Aa.Vv., <em>Nei funerali di Raffaele Sansone. Celebrati nella chiesa Cattedrale di Ostuni</em>, Tip. Tamborrino, Ostuni, 1902;</div>
<div>APLS, b. 1, f. 3, Arcangelo Lotesoriere, <em>Diario dal 1855 al 1915</em>, Sottof. 2, Id., <em>Cronaca ostunese</em> (1860-1915), carte non numerate, 19.11.1865-30.01.1866;</div>
<div>Archivio dell’Arciconfraternita del Carmine di ostuni (AAC), conclusioni 1823-1893, <em>Anno 187, Comune di Ostuni – Congregazione di Carità, Stabilimento, N. 16, Archivio, Oggetto Argenteria ed arredi sacri 1823</em>, carte sciolte non numerate;</div>
<div>BCO, Archivio Storico, Fondo Postunitario, b. 88, f. 9, <em>Inventario degli arredi sacri, oggetti in oro ed argento posseduti dalla Chiesa del Carmine e dalla
libreria dei Padri Carmelitani</em> (1861), 4r-7r;</div>
<div>Ibid., f. 10, <em>Passaggio dell’ex convento dei Padri Carmelitani al Comune e successiva cessione della Parrocchia della Chiesa del Carmine</em> (1861-1951), carte sciolte non numerate;</div>
<div>Lisimberti – Todisco, <em>La venerabile fraternità di Maria Santissima del Carmine di Ostuni</em>, Schena, Fasano, 1995, 66-74 e 111-113;</div>
<div>Pavone, <em>La biblioteca dei Padri carmelitani nel 1861</em>, in <em>Il Monte del Carmelo</em>, nov. 2014, 7, 4-5;</div>
<div>Id., <em>Opere d’arte, arredi sacri, ori e argenti dei Padri carmelitani</em>, in <em>Il Monte del Carmelo</em>, gen. 2015, 8, 4-5.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 15:06:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[La Vergine Addolorata nelle "Orazioni sacre" del padre Franco Maria si Sant'Ambrogio]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n66"><![CDATA[Monte del Carmelo n66]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000039">






<div>Nel sistema bibliografico italiano è conosciuto con il suo nome proprio, “Franco Maria”, e non è dato sapere, ancora oggi, se si tratti del nome di battesimo
o, piuttosto, di quello di religione, visto che questo Carmelitano scalzo, probabilmente operante a Firenze (lo si intuisce dall’editore e da un riferimento nella dedicatoria), completava il suo identificativo con “di
Sant’Ambrogio”, che lascerebbe trasparire una possibile origine lombarda e milanese addirittura, o piuttosto un’adesione al pensiero di questo Padre della Chiesa, più volte citato nel suo lavoro, che
qui ci occupa. </div>
<div>Al momento di lui abbiamo, infatti, una sola opera a stampa, pubblicata nel 1727 «<em>In Firenze: allato alla chiesa di Sant'Apollinare, all'insegna di Pallade, ed Ercole: nella stamperìa di Bernardo Paperini, stampatore dell'A[ltezza] R[eale] della sereniss[ima] gran principessa
vedova di Toscana</em>»; un volume in 4° di oltre 450 pagine. Si tratta delle «<em>Orazioni sacre, e panegiriche composte, e recitate in diversi luoghi dal padre Franco Maria di Sant'Ambrogio carmel. scalzo dedicate all'illustriss. e reverendiss. monsignore Gio. Antonio Guadagni</em>». Il destinatario della dedica era all’epoca vescovo di Arezzo, sarebbe diventato cardinale, ma soprattutto era correligionario del padre Franco Maria che nella dedicatoria datata “Firenze 12
dicembre 1727” ne intesse le lodi, spiegando sostanzialmente come cedesse all’invito del vescovo nel pubblicare ben trenta orazioni. Di queste alcune sono dedicate alle glorie dell’Ordine e ben 7 sono pure
orazioni mariane, una delle quali, naturalmente, «in onore di Maria del Carmine, e dei pregi del suo Sacro scapolare». Questo bel volume è custodito in 11 biblioteche pubbliche italiane tutte ubicate (tranne
una in Sardegna) fra Toscana, Umbria ed Emilia e da diversi anni non si trovano tracce sui più noti cataloghi delle librerie antiquarie.</div>
<div>Sono tutte di una inusuale potenza oratoria, tali orazioni. In questa sede è opportuno riferire della «<em>Orazione in onore di Maria Vergine addolorata per la Passione del suo Figliuolo Gesù Crocifisso</em>», che il tipografo rese ancor più efficace alla vista, anteponendo ad essa una piccola incisione che ritrae la Vergine addolorata circondata da sette pugnali pronti a trafiggerla. Ed in esordio ecco
la frase del santo vecchio Simeone a Maria, che troviamo nel Vangelo di Luca (cap. 2): «<em>Tuam ipsius Animam Doloris Glaudius Pertransivit</em>». Esordisce riflettendo sull’Amore, il p. Franco Maria, e ripetendo Simeone dice all’uditorio: «…<em>preparate intanto agli spasimi dell’afflitta Madre, lagrime di compassione</em>». Ed è tutto un cammino parallelo, quel discorso, fra analisi dei dolori della Vergine
e citazioni dei Padri, soprattutto Sant’Ambrogio, fino alla descrizione plastica del <em>Consummatum est! </em>e dello <em>Stabat Mater…</em> Quindi, quasi in conclusione: «<em>Le braccia d’una Madre d’intorno al Figliuolo furono altre volte, scudo potente a rigettare colpi di morte: e un breve Periodo, proferito da essa con languida voce, ebbe forza per disarmare l’odio
di feroci Guerrieri. Solo Maria ha da provare gli Uomini tanto disumanati, che non desistano colle colpe d’avventare ferite al Corpo di Cristo, giacente tra le sue braccia?</em>». Parole chiare quanto i colpi di uno scalpello per una <em>Pietà</em> michelangiolesca o di un pennello per un <em>Compianto sul Cristo morto</em> di Giotto. Ed il sigillo in un’altra piccola incisione: questa volta di un Crocifisso che riprende il versetto di Giovanni: «<em>E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me</em>».</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 15:02:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il Carmelo Decima parte L'inizio della regola]]></title>
			<author><![CDATA[Monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n66"><![CDATA[Monte del Carmelo n66]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000038">






<div>La Regola carmelitana è la più breve fra le Regole note, è composta quasi esclusivamente di precetti biblici. Ancora oggi è ricca di ispirazione per la vita.</div>
<div>Le frasi iniziali della Regola mostrano il “<em>propositum</em>” dei primi eremiti del Monte Carmelo: «<em>vivere nell’ossequio di Gesù Cristo e servirlo con cuore puro e totale dedizione</em>» (Regola Carmelitana, 2). </div>
<div>Tale “<em>obsequium</em>” a Gesù Cristo, come Padrone e Signore del Luogo (la Terra Santa), secondo la tradizione medievale,
porta con sé la relazione con Maria, perché Lei è la madre di Gesù e quindi la Signora del Luogo, il cui compito è prendersi cura dei servi di suo figlio nelle loro necessità. </div>
<div>Questo modo di pensare ha portato come logica conseguenza la scelta del “patronato mariano” da parte degli eremiti del Monte Carmelo, esplicitata con la dedicazione della loro
prima chiesetta a Maria Madre di Dio. </div>
<div>La prima e più diretta conseguenza di questa scelta, conformemente agli usi medievali, è l’impegno del servizio o vassallaggio spirituale da parte dei “fratelli”
e la corrispondente protezione, attraverso la mediazione, da parte della Madre di Dio. </div>
<div>Nella vita carmelitana il “cristocentrismo” si riflette nella dedizione a Maria. Inoltre basta osservare la vita dei primi carmelitani per scorgere che questa scorreva fra due
poli fisici colmi di spiritualità. Infatti, all’interno delle loro celle, ogni giorno, essi meditavano in silenzio la Legge del Signore (R. C. n. 10) mentre nella cappella, costruita al centro delle celle, essi
facevano l’incontro con Gesù eucaristico ed ecclesiale.</div>
<div>È da questo <em>humus</em> iniziale che si è sviluppato, attraverso la idealizzazione delle origini mariane, un rapporto
carico di affettuosità, cordialità, tenerezza e d’intima familiarità con Maria. </div>
<div> </div>
<div> </div>
<div> </div>
<div>Testo didascalia: Giambattista Tiepolo, Madonna del Carmelo tra i Santi, anni '30 del XVIII sec. - Pinacoteca di Brera, Milano</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 15:00:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Si torna in classe, un privilegio da apprezzare e valorizzare]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n66"><![CDATA[Monte del Carmelo n66]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000037">






<div>L'inizio di un nuovo anno scolastico è sempre un evento carico di emozioni, aspettative e nuove opportunità. Per gli studenti è giunto il momento di tornare sui
banchi, di ritrovare compagni e insegnanti, di riprendere il cammino verso la conoscenza.</div>
<div>Ma mentre milioni di scolari si preparano a tornare in classe, è importante fermarsi un attimo a riflettere sulla fortuna che abbiamo. Pensiamo ai bambini che, in altre parti del
mondo, non possono vivere questo momento come un’opportunità di crescita e di apprendimento, ma lo affrontano come un’altra giornata di paura e incertezza. Bambini costretti a sostituire la scuola con i
rifugi, i libri con la paura, e i compagni di classe con i loro cari, troppo spesso perduti a causa della guerra. Andare a scuola è un diritto fondamentale, riconosciuto da convenzioni internazionali, ma purtroppo,
per tantissimi bambini che vivono in paesi devastati dalla guerra, questo diritto rimane un sogno irraggiungibile. In questi luoghi, la normalità è sostituita dalla paura e dall'incertezza; l'istruzione
diventa un bene prezioso, un lusso che pochi possono permettersi. </div>
<div>Per chi ha la fortuna di frequentarla, la scuola rappresenta molto più di un luogo in cui acquisire competenze. È uno spazio di crescita, di socializzazione, di scoperta.
È l'ambiente in cui si formano le basi per il futuro, dove si sviluppano le capacità critiche, si coltivano passioni e si costruiscono le amicizie. Offre ogni giorno un'opportunità per esplorare
il mondo, per ampliare i propri orizzonti e per prepararsi ad affrontare le sfide della vita.</div>
<div>Ma mentre qui possiamo dare per scontato il suono della campanella che segna l'inizio delle lezioni, altrove i bambini affrontano pericoli inimmaginabili. Nei paesi in guerra le scuole
vengono spesso distrutte o convertite in rifugi. Gli studenti sono costretti a interrompere i loro studi o, peggio, a prendere parte ai conflitti. Per questi bambini, la speranza di un futuro migliore viene spezzata, lasciando
spazio solo a un presente di dolore e disperazione. </div>
<div>È fondamentale che i bimbi e i ragazzi che si apprestano a iniziare un nuovo anno scolastico comprendano quanto siano fortunati. La possibilità di sedersi in classe, di imparare,
di crescere e di costruire il proprio futuro è un dono che non deve essere sottovalutato. Ogni lezione, ogni libro, ogni discussione in classe è un mattone nella costruzione della propria vita, una risorsa che
altri, in situazioni meno fortunate, non hanno.</div>
<div>Questo inizio di anno scolastico dovrebbe essere vissuto con gratitudine e consapevolezza. Studiare non è solo un dovere, ma un'opportunità straordinaria. Ed è
proprio questa consapevolezza che dovrebbe spingere gli studenti a dare il meglio di sé, a impegnarsi e a dare il giusto valore a ogni momento trascorso in aula.</div>
<div>Don Tonino Bello, nella sua immensa eredità, ci ha lasciato un messaggio potente: «<em>Non bastano le dichiarazioni di pace, bisogna costruirla</em>». Costruire la pace significa educare alla comprensione, alla tolleranza e all'amore per l’altro. Significa
aprire le porte delle nostre scuole non solo alla conoscenza, ma anche alla consapevolezza di essere parte di un mondo più grande, dove non tutti hanno il privilegio di vivere in serenità.</div>
<div>Che l’inizio di questo nuovo anno scolastico sia anche l’inizio di un nuovo impegno: costruire insieme, con le piccole azioni quotidiane, un mondo dove la pace non sia solo
un sogno lontano, ma una realtà concreta per tutti i bambini.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 14:57:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Buon compleanno Ettorino]]></title>
			<author><![CDATA[rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Articoli_2024"><![CDATA[Articoli 2024]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000036"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div><strong>Buon compleanno Ettorino</strong></div> <div><strong> </strong><span class="fs12lh1-5">Il 29 giugno, Ettore D’Amico (per tutti Ettorino) ha festeggiato il suo compleanno formato da tre cifre 100. Questo giorno è stato importante per lui, per la famiglia e per tanti amici che, da sempre, lo considerano una persona speciale per le doti che possiede: per il lavoro che ha eseguito con professionalità e responsabilità; per l’amore e l’attenzione alla famiglia; per il suo carattere socievole, rispettoso verso tutte le persone che incontra. Alle sue doti descritte si aggiunge anche l’ironia che, a volte, inserisce nel colloquio per sdrammatizzare qualcosa che va poco bene.</span></div> <div>Chi scrive è legata affettivamente ad Ettorino per diversi motivi. Con lui tornano in mente gli anni della mia infanzia; i giochi realizzati con mio fratello insieme a Angelo (detto Lillo), figlio di Ettorino; i pianti di Lillo, motivati dal desiderio di ottenere il triciclo di mio fratello, con cui voleva giocare solo lui, benché non fosse suo; le marachelle combinate insieme, come quando abbiamo rimosso il freno della macchina, parcheggiata, momentaneamente, da Ettorino, il quale scese i gradini velocemente per fermare il veicolo. Ma soprattutto ricordo le sue attenzioni affettive, insieme a quelle della moglie Filomena Specchia (detta Nuccia), riservate a me e a Domenico al pari dei suoi figli. </div> <div>Per i motivi descritti, a volte sento il bisogno di telefonargli per renderlo felice e, nello stesso tempo, gioire con lui anch’io. Ritornando al suo carattere ironico, accennato innanzi, una volta, in un colloquio telefonico, alla mia domanda “come stai?” Mi rispose: “sto cercando un po’ di olio che avevo in officina per lubrificare la mia carrozzeria”, alludendo al suo fisico. </div> <div>Anche nella sua festa di compleanno ha fatto prevalere la sua ironia. Alla richiesta di esprimere un pensiero, lui con serenità ha risposto: “vi voglio tutti al mio funerale”. La frase ha sorpreso i presenti, ma nello stesso tempo ha contribuito a far scaturire una bella risata a tutti.</div> <div>Altri motivi che, penso, abbiano contribuito al suo stato di benessere fisico e psichico, tale da permettergli di guidare, tutt’oggi, la macchina, sono: il suo vivere attivamente, il leggere e soprattutto lo scrivere a cui dedica alcune ore della giornata. Fra i tanti suoi scritti che conserva, ne ha scelto uno che la nipote ha letto nella serata del compleanno. </div> <div>Caro Ettorino, giungere a 100 anni è una fortuna, (la media nazionale è di 85 anni per gli uomini) ma soprattutto un dono di Dio, che tu hai saputo gestire con intelligenza e cristiana previdenza. </div> <div>Il tuo compleanno, che chiamerei eccezionale, dà tanta forza alle speranze di ognuno di noi e ci fa gioire con te.</div> <div>Allego lettera scritta da Ettorino e letta dalla nipote la sera della festa di compleanno.</div> <div> </div> <div>Rosaria Palmieri </div> <div> </div> <div><strong>Io uomo fortunato cresciuto in questo secolo 1924</strong></div> <div>miscelato di miseria e di benessere, cosa posseggo da poter conservare e depositare nel banco delle illusioni umane? Sono cresciuto in una famiglia di sana costituzione artigiana e agricola ambedue le parti; camminando con una spinta agevole nel futuro ricco di avventure concrete nel campo del lavoro.</div> <div>Come è giusto capire un discreto benessere ti porta alla conquista della famiglia: fenomeno naturale del genere umano. La famiglia un evento storico importante, ma di discreta durata: mi riferisco al fatto della salute delle due parti della coppia. Non ho capito nella vita cosa è più facile conservare: la ricchezza oppure la salute? La ricchezza fenomeno pericoloso; l’uomo egoista lotta per la ricchezza da conservare, mentre la salute è un dono Divino di facile esaurimento.</div> <div>Lungo questo cammino pericoloso del genere umano, nessuna certezza possediamo; esiste la speranza sostenuta dalla fede, quale forza fondamentale di qualsiasi genere umano. Vivere è solo illusione elemento invisibile, ma necessario…</div> <div>Tratto storico della vita vissuta 22/10/2018 &nbsp;&nbsp;firmata D’Amico Ettore</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 13:45:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Solennità della Beata Vergine del Monte del Carmelo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n65"><![CDATA[Monte del Carmelo n65]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000035">






<div><strong>Programma 2024</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Dal 7 al 15 luglio - Novena </strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong></strong>ore &nbsp;&nbsp;7:30<strong> Santa Messa - riflessione</strong></div>
<div><strong> </strong><span class="fs12lh1-5">Per tutta la novena don Roberto Ligorio celebrerà la Santa Messa con una riflessione in preparazione alla festa</span></div>
<div><span class="fs12lh1-5">ore 19:00 </span><strong class="fs12lh1-5">Santo Rosario, novena e benedizione eucaristica</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div>Il Santo Rosario sarà animato ogni sera da una diversa realtà associativa del territorio</div>
<div><span class="fs12lh1-5">Nei giorni 13, 14 e 15 un sacerdote sarà disponibile per le confessioni dalle ore 17:30</span></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Domenica &nbsp;&nbsp;&nbsp;7</strong></div>
<div>ore &nbsp;&nbsp;8:00 &nbsp;Santa Messa - riflessione</div>
<div>ore 19:00<strong> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong>Santo Rosario animato dal MEIC gruppo Ostuni &nbsp;&nbsp;</div>
<div><strong class="fs12lh1-5">Lunedì 8</strong></div>
<div>ore 19:00<strong> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong>Santo Rosario animato dall’U.N.I.T.A.L.S.I. gruppo Ostuni &nbsp;&nbsp;</div>
<div><strong class="fs12lh1-5"><em>Martedì &nbsp;</em>9</strong></div>
<div>ore 19:00 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Santo Rosario animato dal gruppo Rinnovamento nello Spirito &nbsp;&nbsp;</div>
<div><strong class="fs12lh1-5">Mercoledì &nbsp;10</strong></div>
<div>ore 19:00 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Santo Rosario animato dai gruppi dell’Apostolato della Preghiera</div><div><strong class="fs12lh1-5">Giovedì 11</strong></div>
<div><strong></strong>ore 19:00 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Santo Rosario animato dal gruppo di preghiera San Pio Santa Maria </div>
<div> delle Grazie &nbsp;</div>
<div><strong class="fs12lh1-5">Venerdì &nbsp;12</strong></div>
<div>ore 19:00 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Santo Rosario animato dalla Comunità Neocatecumenale, parrocchia San Luigi Gonzaga &nbsp;&nbsp;</div>
<div><strong class="fs12lh1-5">Le meditazioni del triduo saranno guidate da padre Mario Alfarano, carmelitano</strong></div>
<div><strong class="fs12lh1-5">Sabato &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;13</strong></div>
<div>ore 19:00 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Santo Rosario animato dalla Fraternità di Comunione e Liberazione </div>
<div>Meditazione sul tema: Pellegrini di pace alla scuola di Maria</div>
<div>Incontro con i bambini, ragazzi e giovani</div><div><strong class="fs12lh1-5">Domenica &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;14</strong></div>
<div>ore &nbsp;&nbsp;8:00 Santa Messa – riflessione</div>
<div>ore 19:00 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Santo Rosario animato dal Terz’Ordine Carmelitano &nbsp;&nbsp;</div>
<div>Meditazione sul tema: Una "Sorella" sulle vie dell'accoglienza e della</div>
<div>solidarietà</div>
<div><strong class="fs12lh1-5">Lunedì &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;15</strong></div>
<div>ore 19:00 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Santo Rosario animato dal gruppo GAM Gioventù Ardente Mariana &nbsp;</div>
<div>Meditazione sul tema: "Decor Carmeli" e il cammino della bellezza</div>
<div><strong class="fs12lh1-5">Martedì &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;16 - Solennità</strong><br></div>
<div>ore &nbsp;&nbsp;&nbsp;6:00 Santa Messa &nbsp;</div>
<div><span class="fs12lh1-5">ore &nbsp;&nbsp;&nbsp;7:30 Santa Messa</span></div>
<div><span class="fs12lh1-5">ore &nbsp;&nbsp;&nbsp;9:30 Celebrazione eucaristica </span><span class="fs12lh1-5">presieduta da S. E. Mons. Domenico Caliandro,</span></div>
<div>Arcivescovo emerito di Brindisi-Ostuni <span class="fs12lh1-5">Consacrazione dei nuovi confratelli e consorelle, </span><span class="fs12lh1-5">con consegna e imposizione dello Scapolare</span></div><div><span class="fs12lh1-5">ore 11:00 Santa Messa con il rinnovo della professione del Terz’Ordine Carmelitano</span></div>
<div><span class="fs12lh1-5">ore 11:45 Santo Rosario e supplica alla Madonna, </span><span class="fs12lh1-5">a seguire &nbsp;Adorazione continua del Santissimo Sacramento</span></div>
<div><span class="fs12lh1-5">ore 17:00 Momento di preghiera con le Confraternite della Città</span></div>
<div><span class="fs12lh1-5">ore 19:00 </span><strong class="fs12lh1-5">Processione,</strong><span class="fs12lh1-5"> accompagnata dalla &nbsp;banda musicale “Giacomo Puccini” da &nbsp;Carovigno, lungo le seguenti vie: Largo Maria Santissima del Carmine (chiesa), Bretella del Pover’uomo, Corso Vittorio Emanuele II, Piazza
della Libertà, Corso Cavour, Piazza Matteotti (Monumento ai Caduti), Piazzetta Erriquez, Corso Magg. Antonio Ayroldi, Via Martiri di Kindu, Piazza Curtatone e Montanara (Calvario), Via Pietro Pignatelli, Piazza &nbsp;Italia,
Viale Pola, Via Dr. V. Continelli, Largo Mons. Italo Pignatelli, Via Ludovico Pepe, Via Giordano Bruno, Corso Magg. Antonio Ayroldi, Piazzetta Erriquez, Piazza Matteotti (Monumento ai Caduti), Corso Cavour, Piazza della Libertà,
Largo Lanza, Via Pinto, Largo Maria Santissima del Carmine (chiesa)</span></div>
<div><span class="fs12lh1-5">Al rientro della processione si terrà la solenne benedizione eucaristica nel piazzale antistante la chiesa</span></div>
<div><span class="fs12lh1-5">ore 22:00</span></div>
<div>Concerto bandistico “Giacomo Puccini Città di Carovigno” diretto dal M° Franco Carlucci</div>
<div><span class="fs12lh1-5">23:00</span></div>
<div>Spettacolo di fuochi pirotecnici a terra eseguiti dalla ditta Pirosud di Truppa Armando da Latiano nel piazzale antistante la chiesa &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div> </div>
<div><strong>Triduo di ringraziamento </strong></div>
<div><strong class="fs12lh1-5">Mercoledì 17</strong></div>
<div>ore 18:30 Santo Rosario</div>
<div>ore 19:00 Santa Messa in suffragio dei defunti dell’Arciconfraternita</div>
<div> <strong class="fs12lh1-5">Giovedì 18</strong></div>
<div>ore 18:30 Santo Rosario</div>
<div>ore 19:00 Santa Messa per le intenzioni di tutti i confratelli e le consorelle iscritti &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div>all’Arciconfraternita</div>
<div> <strong class="fs12lh1-5">Venerdì 19</strong></div>
<div>ore 18:30 Santo Rosario</div>
<div>ore 19:00 Santa Messa per le intenzioni dei fedeli e dei gruppi che hanno animato il Santo Rosario durante la novena </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 15:42:00 GMT</pubDate>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Auguri Don Maurizio]]></title>
			<author><![CDATA[domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n65"><![CDATA[Monte del Carmelo n65]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000031"> <span class="fs12lh1-5">Come la comunità ecclesiale e cittadina sanno, ormai da alcuni giorni, l’Arcivescovo Mons. Giovanni Intini ha nominato il reverendo sac. don Maurizio Caliandro amministratore della Concattedrale. Succede così a don Piero Suma. A poche ore dalla sua nomina, la gentilezza e l’attenzione di don Maurizio prevalgono su tutto: con un messaggio, inviato su WhatsApp, ha salutato priori, confratelli e consorelle delle rispettive Confraternite e Arciconfraternite esistenti nel territorio della parrocchia Concattedrale.</span><div>Don Maurizio è confratello del Carmine fin da ragazzo. &nbsp;Ora, avendolo tra di noi con un ruolo speciale, ci rallegra e, nello stesso tempo, ci stimola a collaborare con lui e a pregare insieme con più fede. </div> <div>In questi giorni altro motivo di gioia per noi e, certamente per quanti lo conoscono da sempre, è stato il 25° anniversario della sua Ordinazione sacerdotale, che ha festeggiato il 26 giugno alle ore 18:30 presso la sua attuale parrocchia, Santa Famiglia, presso il Monastero della Resurrezione a Villa Specchia. La Santa Messa è stata presieduta da S.E. Mons. Giovanni Intini e concelebrata da don Maurizio Caliandro, dal vicario generale don Franco Pellegrino e da numerosi altri sacerdoti. Le riflessioni fatte dall’Arcivescovo nell’Omelia sono state incentrate sulla Parola di Dio del giorno. In sintesi, descrivo alcuni punti. Tutti i momenti storici di riforma, iniziando dalla storia del popolo d’Israele, partono proprio dalla parola di Dio. Ogni riforma della nostra vita non nasce infatti dalla nostra buona volontà, ma sempre dalla Parola di Dio. Essa trafigge, punge il nostro cuore, penetra le profondità del nostro intimo e fa scaturire la domanda: che cosa devo fare? In che direzione devo andare? Proprio per questo i ritmi della vita devono essere scanditi dalla Parola di Dio. Quando essa non feconda la nostra vita possiamo cadere e diventare lupi rapaci. Gesù ci vuole umili e miti di cuore. L’Arcivescovo ci ha tenuto a precisare che quanto ha detto non vale solo per i sacerdoti, i vescovi e per chi opera nella Chiesa, ma è rivolto a tutti, in quanto col Santo Battesimo tutti siamo uniti alla Chiesa. </div> <div>Ai ministri, invece la Chiesa chiede:</div> <div>- <strong>Autenticità della propria umanità</strong>, essere uomini dalla parola solida che devono tendere le mani agli altri e trasmettere un Vangelo che sa di umanità.</div> <div>- <strong>Vigilanza</strong>, vegliare amorevolmente prima su sé stessi e poi sul gregge che il Signore ci ha affidato. Vegliare guardando sempre l’orizzonte per cogliere i segni della speranza.</div> <div>- <strong>Spirito della missione</strong>, oggi più che mai siamo chiamati ad essere missionari, iniziando dai nostri quartieri. </div> <div>L’Arcivescovo ha concluso augurando a don Maurizio di continuare il suo ministero con umiltà e di cogliere i segni dei tempi. Lo ha invitato ad invocare ogni giorno lo Spirito Santo prima per sé e poi per il suo ministero.</div> <div>Il pensiero di don Maurizio è stato invece dedicato all’amore. Ha iniziato ricordando le parole di sua madre: “tanto amore a tutti”, principalmente ai poveri e bisognosi. E con amore ha rivolto ringraziamenti a tutti coloro che attraverso la loro fede lo hanno accompagnato nel cammino di Chiesa; ai Vescovi che ha incontrato in questi 25 anni; ai confratelli sacerdoti, a quelli ammalati, dai quali ha ricevuto tanto amore e fede; alle suore del Monastero; alle comunità che ha incontrato (e le ha elencate tutte); ai colleghi di scuola; ai ragazzi; agli anziani; agli amici. Ha concluso: “Amore a questo mondo tanto bisognoso, amore a tutti ora e sempre”.</div> <div>Uniti in preghiera invochiamo la Santissima Vergine del Carmelo chiedendole di continuare a sostenere don Maurizio nel cammino comunitario di fede. Sicuri di essere, dalla Mamma Celeste, protetti, lo scrivente, le consorelle e i confratelli dell’Arciconfraternita augurano a don Maurizio di vivere quotidianamente la gioia della fraternità, unita a quella spirituale nella vita sacerdotale e nel nuovo ministero, che l’Arcivescovo gli ha affidato.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 12:52:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il bambino e il cellulare]]></title>
			<author><![CDATA[rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n65"><![CDATA[Monte del Carmelo n65]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000030">






<div>Oggi l’informatica è diffusa in vari settori sociali: produzione industriale, lavoro amministrativo, ricerca, scuola, educazione. Il cellulare, poi, quale mezzo di comunicazione,
è utilizzato da tutta l’umanità. Consente rapida informazione su qualsiasi avvenimento che si verifica in ogni parte del mondo, riducendo così le distanze e le attese. Offre a tutti autonomia in
diverse attività; quindi viene utilizzato spesso per conoscere o approfondire qualsiasi argomento. Pertanto, per i motivi innanzi descritti, il cellulare svolge una funzione positiva nella società. </div>
<div>Il problema assume, invece, aspetti negativi quando il mezzo digitale viene lasciato in mano ai bambini per tanto tempo e diventa ancora più grave quando i genitori utilizzano
questo dispositivo per risolvere il problema dell’intrattenimento dei propri figli, sottovalutando le gravi conseguenze che il cellulare ha sullo sviluppo cognitivo e di conseguenza sul percorso scolastico. Basta un
click per sapere quanto fa 7 x 8, 9 x 9, per eseguire le operazioni di addizione, divisione… per verificare come scrivere una parola, non avendo acquisito le regole di grammatica, per copiare una bella frase da scrivere
sul tema, quando sarebbe più costruttivo sprigionare la fantasia. </div>
<div>Il bambino, utilizzando in questo modo il cellulare, riduce la capacità di sapere, di imparare concetti inerenti alla lettura, ai numeri e frena le sue potenzialità creative
ed immaginative. Inoltre perde sempre più la magica interpretazione della parola. Infatti la comunicazione è sempre più ridotta ad un rapporto individuale del singolo bambino con il mezzo stesso. Così
facendo, si riduce inoltre il rapporto dello stare insieme e dello scambio di idee tra amici o adulti. Ancora più preoccupante è quando un semplice click fatto dai bambini consente la visione sullo schermo di
cartoni animati in cui predomina violenza brutale, scene e comportamenti che annullano i valori della vita. Tutto ciò non fa altro che alimentare nei piccoli sentimenti di aggressività, di sopraffazione, di desiderio
di potenza e di dominio sugli altri. Essi, inoltre non sono ancora in grado di discriminare il vero dal falso, e quindi l’osservare immagini inadeguate alla loro età, porta nei bambini effetti di turbamento sul
piano intellettuale ed emotivo. Da ciò ne deriva, come diversi studi indicano, che l’età anagrafica di riferimento per un utilizzo consapevole dello <em>smartphone</em> è quella che parte dai 13 - 14 anni in su. A questa età infatti i ragazzi hanno già sviluppato gran parte delle facoltà intellettive e sono
in grado di percepire regole e valori fondamentali che serviranno ad affrontare gli studi e di conseguenza la vita. </div>
<div>In ogni caso, consigliano gli esperti, nel momento in cui permettiamo al bambino di utilizzare il cellulare è bene non lasciarlo da solo a manovrarlo. La presenza di un genitore,
oltre a svolgere un’opera mediatrice, tale da correggere, per quanto possibile, gli effetti di turbamento sul piano intellettuale ed emotivo, consente di scegliere di visualizzare contenuti non violenti e situazioni
che propongono valori positivi. </div>
<div>Sarebbe ancora più importante conversare su ciò che si sta vedendo. Attraverso il dialogo aiuteremo i piccoli a chiarire immagini e situazioni da loro percepiti in modo
disordinato e confuso, ad ascoltare, a sviluppare il pensiero, il linguaggio. E per gli adulti sarà più facile interpretare le relative tappe di apprendimento del piccolo, il modo con cui ha percepito i concetti
e le rispettive lacune. Tutto ciò permetterà ai genitori o adulti che seguono i bambini di aiutarli nei modi e tempi adeguati per meglio affrontare i problemi della vita futura. E perché il tutto venga
meglio concretizzato, è bene che, anche gli adulti, mantengano un equilibrio nei tempi da dedicare al cellulare.</div>
<div>Spegnerlo nei momenti in cui la famiglia avvia un discorso importante o è presente qualche amico o familiare, per dare spazio alla comunicazione verbale è nello stesso
tempo esempio ai figli e ausilio a sé stessi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 12:51:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Alberto da castello e i 500 anni del rosario della gloriosa vergine]]></title>
			<author><![CDATA[ANGELO Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n65"><![CDATA[Monte del Carmelo n65]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002E"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div>Era morto da meno di due anni e, in fine dei conti, aveva chiuso gli occhi soddisfatto di aver visto stampata l’opera alla quale, con ogni probabilità, teneva maggiormente. Ma si può esser certi che fu gioia in cielo e in terra quando, «nella inclita città di Venetia», «studiosissimamente impresso per Manlio Sessa &amp; Piero della Serena compagni», vide la luce «adì XV Decembrio» di 500 anni fa, il «Rosario della gloriosa Vergine Maria» del padre domenicano Alberto da Castello, veneziano doc anch’egli, perché il «de Castello» o «Castellanus» - come pure leggiamo sui frontespizi delle sue opere – nient’altro indica se non il Castello, sestiere di Venezia. E potremmo dire che questa è una storia tutta veneziana, perché il p. Alberto, nato nel 1460 e morto nel 1522, operò a Venezia quale religioso «nel convento dei Ss. Giovanni e Paolo».</div> <div>In riva alla laguna, del resto, furono stampate le sue opere, sia quando egli fu in vita, sia dopo la morte. Veneziana, del resto, era la società tipografica, fra Melchiorre Sessa e Pietro Rovani, che stampò l’opera di cui si tratta e in queste settimane, oltre le ormai stucchevoli proposte in fotocopia dei libri del Nostro stampate in India, passano due opere antiche ad un prezzo di poco inferiore ai mille euro.</div> <div>«Assai dotto e specialmente benemerito per la storia del suo ordine», ce lo presenta uno studioso di vaglia quale Ubaldo Mannucci, che ricordò come «oltre l’edizione della Bibbia <em>cum apparatu </em>(cioè con diligente raccolta dei paralleli del Vecchio e Nuovo Testamento) del 1506, del Pontificale Romano coi commenti del Burcardo (Venezia 1520), delle <em>Constitutiones </em>dell'ordine ecc., pubblicò un <em>Catalogus illustrium Ordinis virorum </em>della sua provincia (Venezia 1501), il <em>Catalogus sanctorum </em>di Pietro de Natalibus, la <em>Chronica brevis ab initio Ordinis </em>(1504) con preziose notizie, un <em>Defensorium </em>e altri opuscoli ascetici, patristici e apologetici, tra cui, importante per la iconografia religiosa, un <em>Rosario de la gloriosa Vergine Maria</em>, cioè i misteri del Rosario incisi in legno (Venezia 1521) a uso degl’illetterati». </div> <div>E se l’edizione dell’opera della quale trattiamo compie 500 anni, dobbiamo pensare che ulteriori edizioni seguirono nello stesso secolo – ben 32 fino al 1599 – ed altre ancora ce ne furono nel secolo successivo (quattro nel XVII secolo fra 1603 e 1651), con l’ultima edizione, che possiamo considerare «moderna», che è del 1900, preceduta da un’edizione francese nel 1810. </div> <div>Quanto ancora al «Rosario della gloriosa Vergine Maria» non sono soltanto le incisioni in legno «ad uso degl’illetterati» ad essere rilevanti: è vero sono ben 182 e sono un’illustrazione dei Vangeli e della dottrina cristiana, che va ben oltre i misteri del Rosario, ma è tutto il volume che desta interesse e le numerose edizioni, fino al 1900, dicono appunto di questo considerevole consenso. &nbsp;</div> <div>Il volume già parte bene con una interessante «Epistola del Reuerendissimo Patriarcha di Vinetia che concede che questa opera si possi stampare» e sono altrettanto importati le pagine de «Le indulgenze», de «Il modo che si debbe dire questo Psalterio: ouero Rosario». Notevole, ovviamente, il corpus dedicato al «Primo Rosario Gaudioso», al «Secondo Rosario cioè doloroso, et penoso» e al «Terzo Rosario cioè Glorioso». Il tutto completato da «Una breve espositione dell’Ave Maria» e da interessanti pagine dedicate ai «Miracoli accaduti per vertù del Rosario». Un volume da tenere nella propria biblioteca, se solo si avesse l’occasione di acquistarlo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 12:46:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il Carmelo nona parte]]></title>
			<author><![CDATA[monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n65"><![CDATA[Monte del Carmelo n65]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002D">






<div><strong>La Regola</strong></div>
<div> <span class="fs12lh1-5">La norma di vita di Sant’Alberto, data ai Carmelitani tra il 1206 e il 1214 mentre era Patriarca di Gerusalemme, fu approvata definitivamente come vera e propria Regola del Carmelo
da Innocenzo IV nel 1247.</span></div>
<div>La Regola carmelitana afferma che è fondamentale: «<em>vivere nell’ossequio di Gesù Cristo e servire fedelmente a Lui con cuore puro e
con buona coscienza</em>» (n. 2). Per vivere sulle orme di Gesù Cristo i Carmelitani si impegnano più specificamente a: sviluppare la dimensione contemplativa dell’essere
umano aprendosi al dialogo con Dio; trattarsi come fratelli, con piena carità; meditare giorno e notte sulla Parola del Signore; pregare insieme o soli più volte al giorno; celebrare ogni giorno l’eucaristia;
lavorare con le proprie mani, come Paolo apostolo; purificarsi da ogni traccia di male; vivere da poveri, mettendo in comune i pochi beni; amare la Chiesa e tutte le genti; conformare la propria volontà con quella di
Dio ricercata nella fede con il dialogo e con il discernimento.</div>
<div>Ecco gli elementi più importanti della vita da noi professata che risultano dallo studio accurato delle origini della nostra vocazione e dal nostro carisma. Abbracciamo la vita religiosa
in ossequio di Gesù Cristo sotto la protezione delle Beata Vergine Maria, nell’imitazione e nell’unione con lei, la cui vita ci sta dinanzi come modello di configurazione a Cristo.</div>
<div>La nostra vocazione è all’origine una grazia divina, che ci unisce ai fratelli in comunione di vita e ci spinge all’arcana comunione con Dio, in una esistenza in cui
la contemplazione e lo zelo apostolico si fondono reciprocamente a servizio della Chiesa.</div>
<div>Siamo chiamati all’orazione, la quale, per mezzo dell’ascolto della parola di Dio e della Liturgia, ci conduce al dialogo amichevole con Dio non solo nella preghiera, ma anche
nella vita. Ci proponiamo di nutrire questa vita di orazione con la fede, la speranza e soprattutto la carità, così che con animo purificato possiamo raggiungere una più alta e profonda vita in Cristo
e disporci a sempre più abbondanti frutti dello Spirito Santo.</div>
<div>In tal modo partecipiamo al carisma carmelitano teresiano e insieme continuiamo la primitiva ispirazione del Carmelo, totalmente compresi della presenza misteriosa del Dio vivente.</div>
<div>Risponde all’indole del nostro carisma animare con intenzione apostolica tutta la nostra vita di orazione e di consacrazione, e lavorare in molteplici forme per il bene della Chiesa
e degli uomini, così che davvero l’azione apostolica sgorghi dall’intima unione con Cristo. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 12:44:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Maria, donna dei nostri giorni]]></title>
			<author><![CDATA[paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n65"><![CDATA[Monte del Carmelo n65]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002C"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div>Negli ultimi decenni, la questione femminile ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico. L'emancipazione delle donne, le lotte per la parità di genere e la denuncia delle discriminazioni sono diventati temi fondamentali non solo per i movimenti femministi, ma anche per la società nel suo complesso. Nonostante i significativi progressi compiuti sinora, molte donne continuano a lottare contro le disuguaglianze in contesti lavorativi, familiari e sociali. </div> <div>Il cammino verso una vera parità di genere è ancora lungo e complesso. In questo quadro, la figura di Maria può apparire distante e antica, simbolo di un'epoca passata e di una spiritualità che sembra non avere spazio nel mondo moderno. Tuttavia, la Madre di Gesù, venerata da milioni di fedeli in tutto il mondo, può offrire un esempio di forza, umiltà e dedizione che risuona profondamente attuale. Riprendendo un famoso scritto di don Tonino Bello, che la definisce “Donna dei nostri giorni”, Maria, pur essendo spesso rappresentata come un'icona di purezza e obbedienza, incarna molte delle qualità che le donne di oggi aspirano a raggiungere. La sua capacità di affrontare situazioni difficili con coraggio, la sua forza interiore e la sua fede incrollabile sono caratteristiche che possono ispirare le donne a superare le sfide moderne.</div> <div>Maria non era una donna privilegiata o potente nel senso terreno. Era una giovane donna di un piccolo villaggio, che ha accettato un compito immenso con umiltà e fiducia. La sua vita ci insegna che la vera forza non risiede nel potere esteriore, ma nella resilienza interiore e nella capacità di amare senza condizioni.</div> <div>In un'epoca in cui le donne sono spesso giudicate per il loro aspetto fisico o per i loro successi esteriori, Maria rappresenta un modello di valore intrinseco. La sua vita ci ricorda che ogni donna ha un valore inestimabile, indipendentemente dalle circostanze esteriori. La sua storia ci insegna che la dignità e il valore di una persona non dipendono dalle aspettative sociali o dai ruoli imposti, ma dalla capacità di vivere con amore, fede e determinazione. Maria ci ricorda che la vera emancipazione non è solo una questione di diritti e opportunità, ma anche di riconoscere e valorizzare la propria forza interiore e la propria capacità di amare, incarnando un esempio eterno di profonda umanità.</div> <div>Nel celebrare Maria, non celebriamo solo la Madre di Dio, ma anche tutte le donne che ogni giorno affrontano le difficoltà della vita con coraggio e grazia. In un mondo in continua evoluzione, Maria rimane una figura di ispirazione, una donna dei nostri giorni che continua a parlare al cuore di chiunque sia in cerca di forza e speranza.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Jul 2024 12:41:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Premio Città Viva. Istituita borsa di studio in memoria di Angelo Marseglia]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n64"><![CDATA[Monte del Carmelo n64]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002A"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div>Il Premio Nazionale di Lettere ed Arti, organizzato dall’omonima associazione “Città Viva”, quest’anno festeggia la 35° edizione. Per partecipare è necessario inviare la propria opera e la domanda di partecipazione entro il 30 giugno.</div> <div>L’associazione, da anni, in collaborazione con altre associazioni si impegna per promuovere non solo il Premio, ma anche numerose altre attività culturali. </div> <div>Quest’anno, oltre al Premio Nazionale, ha lanciato una nuova iniziativa. L’associazione e la dott.ssa Mariangela Marseglia, presidente onorario dell’edizione 2023, organizzano infatti un Premio, dedicato al padre Angelo Marseglia. La prima edizione di questo nuovo Premio prevede un concorso per l’assegnazione di n. 2 borse di studio riservate agli alunni frequentanti la classe terza della Scuola Secondaria di I grado “Barnaba - Bosco” di Ostuni nell’anno scolastico 2023/2024. </div> <div>I criteri per la partecipazione sono i seguenti: </div> <div><strong>a) Produzione di un elaborato scritto di tipo narrativo o argomentativo o poetico a scelta, che verta sul tema <em>“La terra: il pianeta che vive tra territori, popoli e culture”</em>. </strong></div> <div><strong>b) L’elaborato deve distinguersi per originalità, creatività e profondità dei contenuti. </strong></div> <div><strong>c) Gli alunni dovranno presentare un testo di massimo 3 pagine in formato Word.</strong></div> <div>I due premi, del valore di euro 500,00 (cinquecento/00) ciascuno, saranno conferiti ex-aequo a uno studente e a una studentessa. Non sono previsti requisiti di reddito. </div> <div>La data di scadenza per partecipare al premio “Angelo Marseglia” è il 4 giugno 2024. Per ulteriori informazioni vi invitiamo a visitare il sito: <u><a href="https://www.cittavivaostuni.it/modulisticaborsadistudio.html" target="_blank" class="imCssLink">https://www.cittavivaostuni.it/modulisticaborsadistudio.html</a></u>,</div><div>o contattare la segreteria tramite e-mail al seguente indirizzo: borsadistudio@cittavivaostuni.it</div> <div>Invito studenti e studentesse a partecipare al concorso, esprimendo nell’elaborato pensieri e riflessioni personali con originalità e creatività.</div> <div>Buon Lavoro!</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 May 2024 16:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gianmichele Pavone confermato consigliere nazionale del MEIC]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n64"><![CDATA[Monte del Carmelo n64]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000029">






<div>Si è tenuta a Roma, presso il Carpegna Palace Hotel (Domus Mariae), dal 12 al 14 aprile, la XV Assemblea Nazionale del MEIC, il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, dal
tema “La nostra democrazia. Tra luoghi fisici e luoghi virtuali”. </div>
<div>Il MEIC, nato nel 1980 dall’esperienza del Movimento laureati cattolici, è un'associazione ecclesiale che fa dell'impegno culturale la propria missione, costituendo
un luogo di riflessione e confronto fra credenti e mondo della cultura, delle professioni e dell'università. </div>
<div>Nell'Assemblea sono intervenuti il presidente nazionale dell'Azione cattolica Giuseppe Notaristefano, Monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università
Cattolica del Sacro Cuore e dell’Azione Cattolica Italiana, Pierluigi Castagnetti, presidente dell’Associazione Nazionale I Popolari e Elena Granata, docente del Politecnico di Milano.</div>
<div>I delegati giunti da ogni parte d'Italia hanno potuto confrontarsi e dialogare per delineare le linee guida del Movimento per il prossimo triennio.</div>
<div>Durante la tre giorni è stato anche rinnovato il Consiglio nazionale. Fra i dodici consiglieri nazionali eletti, è stato confermato l'avvocato ostunese Gianmichele
Pavone, già presidente del gruppo MEIC di Ostuni dal 2013 al 2017. Avrà così modo di proseguire il lavoro già iniziato nello scorso triennio e di fornire anche in quest'assise il suo sempre
notevole contributo di idee e competenze, come già fa egregiamente in Ostuni e nel nostro territorio a servizio del MEIC e delle tante realtà associative e culturali con cui instancabilmente collabora. </div>
<div>Il nuovo Consiglio Nazionale, nelle prossime settimane, sceglierà il presidente nazionale del MEIC, la cui elezione verrà poi proposta alla Conferenza Episcopale Italiana
per la conferma.</div><div><img class="image-0" src="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/images/michele-sgura-pag-7_1.jpg"  width="630" height="453" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 May 2024 15:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La mamma: dono divino]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n64"><![CDATA[Monte del Carmelo n64]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000028">






<div>La famiglia, voluta da Dio, formata da padre, madre e figli è il dono più bello che il Signore ha regalato all’umanità. I membri che la compongono hanno tutti
un valore importante, ma la persona alla quale poeti, scrittori, pittori, gente umile ha dedicato il maggior numero di frasi, poesie, canzoni e dipinti è la mamma. Ella ci ha atteso fin dal concepimento con dolcezza
e amore; ci ha allattato e insegnato la prima parolina che, caso vuole, è proprio “mamma”, dolcissima parola, ripetuta e invocata da tutti nei momenti gioiosi e difficili della vita. Sono sempre pronte e
attente nel consigliare, a elargire ammonimenti che noi figli sul momento non consideriamo, ma che valorizziamo quando non sono più tra noi. Le parole dette in quel tempo ritornano in mente e cerchiamo di mettere in
pratica quanto da loro ci fu insegnato. </div>
<div>Le mamme, in genere, si presentano positive sui problemi da affrontare, allegre, piene di energie, felici di donare tutto quello che hanno. Virtù e disponibilità che persistono
quando subentrano i nipoti e che durano fino a quando lo stato fisico e mentale permette loro di agire in autonomia. Le mamme, con l’avanzare degli anni, a volte, non più autosufficienti necessitano di cura, amore
e rispetto. Tali attenzioni, a mio avviso, è bene concederle non solo alla propria mamma, ma a tutte le mamme che conosciamo come ringraziamento dei doni elargiti.</div>
<div>La loro maternità ha permesso a tanti di incontrare nella vita l’uomo, la donna, l’amico/a a cui siamo legati affettivamente e spiritualmente. Mamme, per me, coraggiose,
sono coloro che con spirito amorevole prendono in adozione bambini bisognosi di cure, affetto e gioia. Possono essere considerate mamme speciali anche le donne che per professione, missione o altro, con pazienza dedicano la
loro vita all’assistenza e all’educazione dei figli altrui. </div>
<div>Da tempo, in onore di tutte le mamme, la seconda domenica di maggio viene dedicata loro una giornata di festa. La donna che ha voluto questa festività è stata l’americana
Anna Jarvis, la quale, tre anni dopo la morte di sua madre, avvenuta il 9 maggio 1905, organizzò una cerimonia commemorativa per onorare sua madre ed altre madri. Era il 10 maggio 1908. Alla celebrazione della festa
fu associato anche un fiore simbolo: il garofano rosso per le madri in vita ed il garofano bianco per quelle che non c’erano più. Anna Jarvis scelse questo fiore perché come ella scrisse: «<em>Il garofano non cede i suoi petali, ma li stringe al cuore quando muore, e così anche le madri abbracciano i loro figli nei loro cuori, l’amore delle loro madri non muore mai…»</em>. La festa poi fu ufficializzata negli Stati Uniti nel 1914 dal presidente Woodrow Wilson, su delibera del Congresso. In Italia la festa della mamma venne festeggiata per la prima volta nel 1957 da don Otello
Migliosi, sacerdote del borgo di Tordibetto ad Assisi, dove tutt’oggi tale ricorrenza viene celebrata con enfasi.</div>
<div>Anche noi, scrivente e redazione del giornale, siamo fortemente legati a questo giorno e auguriamo a tutte le mamme tanta gioia e serenità. Alle mamme che sono in Cielo dedichiamo
una preghiera e invochiamo la Mamma Celeste di intercedere presso Dio, affinché tutte le mamme vengano accolte nel Regno Divino, dove c’è luce e amore.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 May 2024 15:26:00 GMT</pubDate>
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		</item>
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			<title><![CDATA[La Folgore rinata nell’Oratorio dell’Arciconfraternita del Carmine ]]></title>
			<author><![CDATA[Gianmichele Pavone]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n64"><![CDATA[Monte del Carmelo n64]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000027"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div>Dando finalmente attuazione ad un desiderio lungamente coltivato dal Priore Domenico Palmieri, lo scorso anno, il Consiglio di Amministrazione dell’Arciconfraternita ha deciso di riaprire l’oratorio suscitando l’entusiasmo di tutti i presenti. </div> <div>Al Consultore Onorario, Colucci Nicola, è stato così affidato l’incarico di seguire tutto l’iter burocratico per l’affiliazione al Comitato di Ostuni del Centro Sportivo Italiano e per l’individuazione dei bambini interessati ad impegnarsi nell’attività sportiva. </div> <div>Dovendo scegliere un nome sotto il quale i giovani calciatori potessero riconoscersi, su proposta del Priore, si è deciso di utilizzare “Folgore” in ricordo della squadra che era nata in seno all'allora Confraternita e che ha avuto negli anni tanti successi, come ricordato negli articoli pubblicati sui precedenti numeri di questo Giornale.</div> <div>La composizione della società sportiva è la seguente: Domenico Palmieri è il Presidente e legale rappresentante; Francesco Cavallo Vicepresidente e Dirigente della società sportiva; Nicola Colucci Vicepresidente e Dirigente Accompagnatore; Ermenegildo Lisi Direttore Tecnico e Consigliere; Beniamino &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Cavallo Direttore Tecnico; Palma Buongiorno Direttore Tecnico; Michele Buongiorno Dirigente Accompagnatore; Claudia Labbate Segretaria.</div> <div>I giovani atleti coinvolti attualmente sono i seguenti: Flavio Cardone, jolly; Nicola Cardone, centrocampista; Simone Cavallo, centrocampista / attaccante; Nicolò Cestelli, attaccante; Antonio Colucci, difensore / centrocampista; Federico Colucci, capitano / difensore; Martin Dominik Conte, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;terzino sinistro; Ethan Pio Cucci, attaccante; Jacopo Cucci, terzino destro; Giosuè Cuccoro, difensore; Ivan De Donno, difensore; Giuseppe Lacorte, difensore; Mattia Lacorte; Antonio Lucio Maggipinto; Andrea Marseglia, portiere; Giuseppe Marzio, vice capitano / a tutto campo; Francesco Quaranta, ala destra / attaccante; Antonio Speciale, centrocampista; Diego Turi, ala destra / attaccante; Francesco Turi, centrocampista.</div> <div>Nell’oratorio, peraltro, i ragazzi oltre a portare avanti l’attività sportiva, potranno intrattenersi con altri giochi, momenti culturali e di convivialità, che serviranno ad aggregare anche le rispettive famiglie. </div> <div>Il tutto sarà offerto gratuitamente e per questo è doveroso ringraziare tutti coloro che, senza alcun compenso, mettono a disposizione, nei momenti liberi da impegni di lavoro e di famiglia, il proprio tempo e le proprie competenze al servizio dell’oratorio e dell’Arciconfraternita.</div><div><img class="image-0" src="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/images/folgore.jpg"  width="630" height="473" /><br></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div><strong>La Folgore, 16.03.2024 </strong></div> <div>Incontro con S.E. Mons. Giovanni Intini, Arcivescovo di Brindisi-Ostuni (foto di Nicola Colucci).</div></div><div><img class="image-1" src="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/images/b.jpg"  width="630" height="473" /><br></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div><strong>La Folgore, 20.04.2024 </strong></div> <div>In piedi da sinistra: Beniamino Cavallo, Francesco Quaranta, Simone Cavallo, Giuseppe Marzio, Ivan De Donno, Francesco Turi, Jacopo Cucci, Nicolò Cestelli, Federico Colucci, Nicola Cardone e Palma Buongiorno (foto di Claudia Labbate).</div> <div> <img class="image-2" src="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/images/folgore-c.jpg"  width="630" height="472" /></div></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div><strong>La Folgore, 20.04.2024 </strong></div> <div>Al centro in alto Ermenegildo Lisi. in piedi da sinistra: Palma Buongiorno, Federico Colucci, Flavio Cardone, Dominik Conte, Jacopo Cucci, Francesco Turi, Antonio Colucci e Beniamino Cavallo. Accosciati da sinistra: Gaia Colucci, Nicola Cardone, Giuseppe Marzio, Andrea Marseglia, Simone Cavallo, Ivan De Donno e Nicolò Cestelli (foto di Claudia Labbate).</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 May 2024 15:24:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[I 400 anni del "Ritratto del bellissimo volto di Maria Vergine"]]></title>
			<author><![CDATA[A. Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n64"><![CDATA[Monte del Carmelo n64]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000026">






<div>Già dal IV secolo i cristiani hanno affermato: «Tota pulchra es Maria». Ma quanto, come e perché lei è bella? E di quale bellezza brilla? Esattamente
quattro secoli addietro ci pensò a trattare l’argomento, in «Dieci discorsi predicabili», il benedettino Placido Padiglia. Quando nel 1678 lo storico Niccolò Toppi gli riservò una scheda
nella sua «<em>Biblioteca napoletana, et apparato a gli hvomini illvstri in lettere di Napoli, e del Regno, delle famiglie, terre, città
e religioni, che sono nello stesso Regno</em>» scrisse così: «Placido Padiglia, da Napoli, Abbate, Teologo, e Predicator, famoso, della Congregatione de Celest(ini) dell’Ord(ine)
di S. Benedetto. Vescovo di Lavello a 20 settembre, trasferito dopo ad Alessano nel 1635, morì nel 1648». Quindi ricordò quattro sue opere a stampa, la prima delle quali proprio quest’anno compie
appunto 400 anni dalla sua pubblicazione ed è l’unica interamente dedicata al tema mariano. Si tratta del «Ritratto del bellissimo volto di Maria Vergine Madre di Dio delineato dallo Spirito Santo nelle Sagre Canzoni», che vide la luce in Roma, non prima della fine di febbraio di quell’anno, visto che la dedica dell’autore «Al Santissimo Padre, e Signor Nostro Urbano ottavo Barberino, Pontefice Ottimo
Massimo», è del 6 febbraio 1624. A stampare l’opera fu una tipografia di gran livello, quella degli Zanetti ed il frontespizio è davvero superbo nella sua composizione: c’è il tema mariano
con il volto della Madonna, “Virgo et Mater”, e c’è in basso lo scudo con le tre api, la tiara e le chiavi di Pietro che indicano la dedica a quel Papa della famiglia Barberini.</div>
<div>L’oratore benedettino, elevato alla dignità episcopale, profuse molto impegno nell’opera e nei discorsi descrisse tutti i canoni della bellezza,
che si notano nei segni esteriori del volto e del corpo, ma non si fermano ad essi perché ciò che conta sono gli elementi delle virtù che promanano da quelle parti del corpo di una donna. Padiglia parlò
prima «Della bellezza della Vergine Madre di Dio, d’ogn’altra di semplice creatura maggiore», quindi «Della bellezza degli occhi della Vergine, cioè dell’altissima scienza, di cui
fu il suo intelletto ripieno» e ancora «Della bellezza de’ capelli della Vergine, cioè de’ suoi amorosi, e santi pensieri a Dio tutti sempre mai rivolti» e «Della bellezza de’
denti della Vergine, cioè della bontà, e perfettione delle sue opere». Nell’opera trattò quindi «Della bellezza delle labbra della Vergine, cioè della perfettione delle sue parole»
e «Della bellezza delle guance della Vergine, cioè della purità, e verginità sua, più d’ogn’altra perfetta», prima di parlare «Della bellezza del naso della Vergine,
cioè della sua stabile clemenza, e continua intercessione per noi», «Della bellezza del collo della Vergine, cioè della perfetta protettione, con cui non solo ella ci difende, ma chiunque contro di
noi conspira, offende» e, infine, «Della bellezza delle poppe della Vergine, cioè della beneficenza, e liberalità sua, d’ogn’altra maggiore». La bellezza è dunque negli occhi
e nei capelli, nei denti e nelle labbra, nelle guance e nel naso, nel collo e nelle poppe, ma ce n’è una che le compendia e le sublima tutte. Il decimo discorso è «Della compiuta, e miracolosa bellezza
della Vergine, per essere ella stata dalla commun colpa originale preservata»: quindi «sine macula», in adesione perfetta al dogma non ancora pronunciato ed alla volontà di papa Paolo V, che nel 1616
vietò di insegnare il contrario dell’Immacolata Concezione.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 May 2024 15:20:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IL CARMELO Ottava parte]]></title>
			<author><![CDATA[Monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n64"><![CDATA[Monte del Carmelo n64]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000025">






<div><span class="fs12lh1-5">In molte religioni il monte viene considerato come il punto in cui il cielo incontra la terra. Molti paesi hanno il loro monte santo, dove abitano gli dei, da dove viene la salvezza. Anche
la Bibbia conserva queste credenze e le purifica: Jahve è adorato come il Dio dei monti e delle valli (El-Shaddaj in ebraico). Alcuni monti nell’A.T. furono riservati ad una funzione duratura e gloriosa: pensiamo
al monte di Dio, l’Horeb, luogo della rivelazione, luogo della legge; pensiamo al monte Sion, ombelico del mondo, come lo definisce il profeta Ezechiele. E pensiamo quindi al Monte Carmelo, luogo della predicazione del
più celebre fra i profeti, Elia, e del suo discepolo, Eliseo.</span><br></div>
<div>“Carmelo” vuol dire il giardino fiorito di Dio, e come un giardino doveva davvero apparire a chi vi giungeva dopo aver attraversato il deserto, o a chi giungeva in Palestina
provenendo dal mare. Il Carmelo è il luogo della vicenda biblica del profeta Elia. In un momento di grande confusione politica e religiosa della storia di Israele, Elia rappresenta un sicuro punto di riferimento. È
colui che restaura l’alleanza con Dio contro il culto dilagante di Baal; è il profeta che manifesta l’intervento strepitoso di Dio sul Carmelo: prima il fuoco che brucia il sacrificio, poi l’acqua,
la nuvoletta, “<em>come una mano d’uomo</em>” che sale dal mare e porta la pioggia a dirotto. La vicenda di Elia possiamo leggerla nel Primo Libro dei Re.
Nella tradizione biblica Elia è il profeta simile al fuoco: leggiamo nel Siracide (48,1): “<em>Sorse il profeta Elia come un fuoco, / la sua parola bruciava come fiaccola (…) Come
ti rendesti famoso, Elia, con i prodigi! / E chi può vantarsi di esserti uguale? (…) Fosti assunto in un turbine di fuoco / su un carro di cavalli di fuoco designato a rimproverare i tempi futuri</em>”.</div>
<div>Ma oltre ad essere il profeta del fuoco, Elia è colui che incontra Dio nel silenzio e nella preghiera: (1 Re 19, 11-14): “<em>Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il
terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto col mantello, uscì e si fermò all’ingresso
della caverna. Ed ecco udì una voce che gli diceva: “Che fai qui, Elia?”. Egli rispose: “Sono pieno di zelo, per il Signore Dio degli eserciti!</em>”.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 May 2024 15:19:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Diocesi in festa per i cento anni di Monsignor. Settimio Todisco]]></title>
			<author><![CDATA[Paolo Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n64"><![CDATA[Monte del Carmelo n64]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000024">






<div>Spegne cento candeline Monsignor Settimio Todisco, Arcivescovo emerito della diocesi di Brindisi - Ostuni. Nato a Brindisi il 10 maggio del 1924, Mons. Todisco è stato per venticinque
anni, dal 1975 al 2000, al servizio della comunità cattolica locale, rappresentando per tutti un fulgido esempio di servizio alla vita, che ha scelto di dedicare interamente a Dio.</div>
<div>Amato per la sua incorruttibile integrità morale e la sua illuminante gioia di vivere, Settimio Todisco aveva appena ventitré anni nel 1947, quando fu ordinato sacerdote,
dopo aver perfezionato i suoi studi nel Seminario diocesano di Ostuni e in quello regionale di Molfetta. Nell’ottobre del 1950 faceva ritorno nella sua città natale in qualità di rettore, a seguito del
trasferimento del Seminario nella rinnovata sede di Brindisi. Sette anni dopo, il rientro nell’amata Città Bianca per la nomina a canonico teologo, prefetto di curia, delegato vescovile per l’Azione Cattolica
ed assistente del Movimento Laureati.<br>Nel 1962 gli veniva affidato il compito di Vicario Generale e, l’anno seguente, riceveva la nomina pontificia di Protonotario Apostolico. È stato Arciprete del Capitolo
Cattedrale, insegnante di religione nel Liceo classico e membro della Consulta dell’Istituto pastorale pugliese.</div>
<div>Nel dicembre del 1969 fu eletto Vescovo titolare di Bigastro e Amministratore apostolico <em>sede plena </em>della diocesi di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi. L’anno successivo, il 15 febbraio 1970, per mano dell’Arcivescovo Nicola Margiotta e del Vescovo Achille Salvucci,
viene ordinato Vescovo nella Concattedrale di Ostuni. Sotto il suo episcopato avvenne l’unificazione della diocesi di Ostuni e dell’arcidiocesi metropolitana di Brindisi. Diventa arcivescovo emerito, il 5 febbraio
2000, per raggiunti limiti di età. Nel 2020, in occasione dei 50 anni di episcopato, Papa Francesco gli rivolse un messaggio in cui si legge: «<em>Al Venerabile Fratello Settimio Todisco, Arcivescovo emerito di Brindisi-Ostuni, che celebra il cinquantesimo anno di episcopato, rivolgiamo con affetto i nostri rallegramenti per il ministero operoso e sapiente
svolto per il bene spirituale dei fedeli a lui affidati, e dal supremo Pastore imploriamo per lui abbondante ricompensa, conforto dell’animo e buona salute, mentre, per intercessione della Beatissima Regina degli Apostoli,
impartiamo volentieri a lui e a chi gli sta vicino la Benedizione Apostolica, chiedendo a nostra volta la sua</em> <em>preghiera affinché possiamo adempiere con fede e carità il ministero petrino</em>».</div>
<div>Con la nomina di Arcivescovo emerito della diocesi di Brindisi - Ostuni, risalente ormai a ventiquattro anni fa, Mons. Todisco scelse di trasferirsi nel monastero delle suore oblate Benedettine
di Santa Scolastica a Villa Specchia, dove risiede tutt’ora. Dal 16 luglio 2023 è il vescovo più anziano d’Italia.</div>
<div>Seppur in un contesto di pace e raccoglimento, è rimasto immutato il fervore apostolico di “Vescovo del mondo”, come lui stesso si definì. Da allora, infatti,
ha continuato a offrire la sua disponibilità al ministero sacerdotale, potendosi al tempo stesso dedicare con maggiore impegno alla preghiera e allo studio, le sue più grandi passioni. </div>
<div>A Monsignor Settimio Todisco, giunto allo straordinario traguardo dei cento anni, la Redazione de Il Monte del Carmelo, assieme ai membri tutti dell’Arciconfraternita del Carmine,
di cui Sua Eccellenza Reverendissima è confratello onorario, porgono i più sentiti auguri, che si aggiungono all’abbraccio virtuale dell’intera comunità cattolica locale e nazionale. </div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 May 2024 15:02:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Presentazione del libro “Storia della Democrazia Cristiana 1943 – 1993”]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Articoli_2024"><![CDATA[Articoli 2024]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000023">






<div>Presentazione del libro “Storia della Democrazia Cristiana 1943 – 1993”<br><br>Raccontare la storia della Democrazia Cristiana è un po’ raccontare
cinquant’anni di storia del nostro Paese,<br>con tutte le sue luci e le sue ombre. È senza dubbio la storia di tanti uomini e donne che hanno militato in<br>tale formazione politica, ma è anche il racconto
dell’evoluzione di un progetto politico, sorto negli ultimi<br>anni della guerra per ispirazione di gruppi di laici impegnati, non sempre ben graditi alle gerarchie ecclesiali,<br>e diventato perno del sistema politico
venuto fuori dalla caduta del Fascismo e dalla Resistenza. Proprio alle<br>vicende del partito è dedicato il saggio “Storia della Democrazia Cristiana (1943-1993)”, di Guido<br>Formigoni, Paolo Pombeni
e Giorgio Vecchio, edito da Il Mulino, presentato a Brindisi lo scorso 19<br>aprile nella sala Colonna Romana di Palazzo Granafei–Nervegna. </div>
<div>L’iniziativa è stata promossa dal MEIC dell’Arcidiocesi di Brindisi Ostuni, con il patrocinio del Comune di Brindisi, </div>
<div>dell’Ufficio Pastorale Sociale della nostra diocesi, dell’associazione “Per la Vita” e dell’Azione Cattolica<br>diocesana. Per l’occasione
è intervenuto uno degli autori, Giorgio Vecchio, professore universitario<br>e storico del Movimento cattolico e della Resistenza. Dopo i saluti degli organizzatori, del Sindaco e del </div>
<div>Vicario generale dell'Arcidiocesi, il prof. Vecchio in dialogo con Mario Monopoli, socio del MEIC di Ostuni e con<br>una lunga esperienza da amministratore locale iniziata
proprio sotto il simbolo dello Scudo<br>Crociato, ha presentato alcune delle peculiarità dell’esperienza della DC, la sua connotazione<br>intrinseca anche nella scelta del nome, l’evoluzione nel corso
degli anni, frutto anche delle<br>intuizioni dei leader e delle dinamiche delle diverse correnti. Per gli autori, il segreto del successo<br>della DC va ricondotto ai suoi caratteri peculiari. Nel bene e nel male, il partito
seppe essere un<br>partito-Stato, un partito-società, un partito di ispirazione cristiana e infine un partito capace di<br>conservare un’inscalfibile unità pur possedendo anime diverse e spesso in contrasto
tra loro. E<br>riuscì a dotarsi di una classe dirigente sia nazionale sia locale di buon livello, sfruttando a lungo il<br>serbatoio formativo dato dall’associazionismo cattolico.<br>Numerosi sono stati
gli interventi del pubblico in sala, che hanno riguardato diversi temi dal ruolo<br>dei sindacati cattolici, ai rapporti con i vari Pontefici, alla non facile scelta atlantica, domande cui<br>l’autore ha risposto
dettagliatamente.<br>Non si è trattato di un’operazione nostalgia, ma di un bel momento di approfondimento, per<br>cogliere meglio l’originalità di tale esperienza, per rendere merito ai tanti
protagonisti, ma anche<br>per capire l’Italia odierna, profondamente diversa da quella del periodo storico analizzato ma<br>comunque figlia delle scelte di quegli anni, e attraversata ancora da molte di quelle dinamiche<br>(rapporto
tra fede religiosa e politica, tra leaderismo e collegialità …) che già contraddistinsero<br>l’esperienza politica della DC.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 27 Apr 2024 10:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[UNA LUNGA STORIA DI FEDE E DI FRATERNITÀ]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000022">






<div>UNA LUNGA STORIA DI FEDE E DI FRATERNITÀ</div>
<div><span class="fs12lh1-5">di Michele Sgura</span></div>
<div> </div>
<div>Si avvicina la Settimana Santa, uno dei momenti più intensi della vita spirituale dell’Arciconfraternita. È bello pertanto prepararsi ripercorrendo questi momenti
attraverso le foto degli anni passati che testimoniano in forme diverse la continua attenzione del nostro sodalizio a riproporre con fede i diversi momenti che caratterizzano tali celebrazioni, non come fedeltà alle
tradizioni, ma come espressione viva di un amore che vuole corrispondere a quello di Nostro Signore, che si offre alla morte di croce per noi.</div>
<div>Approfittiamo a tal proposito del bel dono fatto dal nostro confratello Giacomo Figaro, per tutti Mimino, decano del nostro sodalizio. Un lungo e costante impegno il suo per la
nostra confraternita, sempre presente ed attivo, instancabile nel servizio della Chiesa, da alcuni anni anche coinvolto insieme ad altri confratelli nella cura del Calvario, affidato dalla Vicaria alle confraternite della
città. Negli anni Mimino ha raccolto foto, articoli, testimonianze della vita della Confraternita e negli scorsi mesi li ha messi a disposizione di tutti, grazie alla collaborazione di alcuni confratelli che hanno iniziato
a scansionare e documentare il materiale gentilmente fornito. Una prima parte è già stata caricata sul sito dell’Arciconfraternita nella Photogallery “Raccolta fotografica del confratello Giacomo
Figaro”. Da essa sono tratte le foto che accompagnano questo articolo.</div>
<div>Ci auguriamo che l’esempio di Mimino, che ringraziamo di cuore, possa essere seguito anche da altri confratelli, consorelle o amici del nostro sodalizio condividendo eventuali
foto, ricordi, testimonianze sulla vita dell’Arciconfraternita. &nbsp;È possibile inviare il materiale via email a: arciconfraternita@arciconfraternitadelcarmineostuni.it, oppure portarlo fisicamente in Chiesa negli orari di apertura, dove verrà scansionato e riconsegnato al proprietario (qualora lo voglia tenere). Successivamente tale materiale, previo consenso, sarà
condiviso sul sito dell’Arciconfraternita riportando il nome di chi lo ha fornito. Sarà così possibile arricchire il patrimonio storico-documentale della nostra comunità e non disperdere la preziosa
storia fatta di volti dei fratelli e delle sorelle che hanno animato con il loro servizio l’Arciconfraternita del Carmine.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 15:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[PAROLE CHIAVE PER LA QUARESIMA]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n63"><![CDATA[Monte del Carmelo n63]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000021">






<div>PAROLE CHIAVE PER LA QUARESIMA</div>
<div>di Domenico Palmieri</div>
<div> </div>
<div>Con il rito delle Ceneri, celebrato in tutte le Chiese, compresa la nostra, che ha visto la nutrita partecipazione di consorelle, confratelli e fedeli, si è dato inizio alla
Quaresima: quaranta giorni in preparazione della Pasqua. Il numero quaranta ha una grande densità simbolica; rievoca periodi salienti della storia del popolo di Dio. Il diluvio universale durò quaranta giorni.
Noè, poi, dovette aspettare altri quaranta giorni prima di sbarcare dall’arca. Quaranta furono i giorni che trascorse Mosè sul monte Sinai, dove incontrò Dio e ricevette da Lui i Dieci Comandamenti.
Gli Ebrei, abbandonato l’Egitto, con Mosè vagarono quarant’anni nel deserto del Sinai prima di giungere nella terra di Canaan. Inoltre, quaranta sono i giorni di digiuno vissuti da Gesù nel deserto,
prima di intraprendere la missione pubblica.</div>
<div>La Quaresima ci introduce nei misteri centrali della fede cristiana: Passione, Morte e Resurrezione di Cristo; ci conduce ad una vita rinnovata, dove la speranza e la Misericordia di
Dio predominano. La frase: «<em>Convertitevi e credete al Vangelo</em>», pronunziata dal sacerdote nel mettere un pizzico di Cenere sulla testa dei fedeli, ci invita
all’ascolto più frequente della parola di Dio, alla preghiera e a fondare la nostra vita sul Vangelo. L’altra formula: «<em>Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai</em>», ci richiama alla fragilità della vita, che, pur essendo importante, corona la sua esistenza col ritorno al Padre.</div>
<div>La Quaresima, oltre alla conversione, ci indica altre parole chiave. Come penitenza, che non è il fare sacrifici, né il praticare l’ascesi (pratica spirituale che
mira a ottenere il distacco dal mondo e dai piaceri della vita materiale e a raggiungere la perfezione spirituale) ma, come diceva il Santo Papa Paolo VI nella Costituzione Apostolica <em>Paenitemini</em> (17 febbraio 1966) «<em>È un atto religioso personale, che ha come termine l’amore e l’abbandono nel Signore</em>», come testimoniato anche da San Francesco d’Assisi con la sua vita. </div>
<div>L’elemosina, altra parola chiave della Quaresima, non deve essere considerata un semplice atto di pietà nei confronti di chi è più disagiato di noi, ma solo
una forma di riconciliazione e di equilibrio tra la nostra dignità e quella di ogni altro.</div>
<div>Il digiuno, infine, non è riferito solo all’eliminazione di determinati alimenti, ma ad un vivere basato su principi cristiani: seguire l’esempio del buon Samaritano;
vivere “una vita che non spreca, che non scarta”, crescere in fraternità. E come ricorda, più volte, Papa Francesco, «<em>Eliminare il chiacchiericcio</em>». Esso «<em>è una peste per la vita delle persone e delle comunità, perché porta divisione,
porta sofferenza, porta scandalo, e mai aiuta a migliorare, mai aiuta a crescere»</em>. &nbsp;&nbsp;</div>
<div>Altre parole chiave alle quali bisogna dare sempre precedenza sono la riconciliazione e la preghiera, baluardi non solo nel tempo di Quaresima, ma in ogni momento della vita terrena.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 15:50:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[ASCOLTARE COL CUORE]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n63"><![CDATA[Monte del Carmelo n63]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000020">






<div>ASCOLTARE COL CUORE</div>
<div><strong> </strong><span class="fs12lh1-5">di Rosaria Palmieri</span></div>
<div> </div>
<div>La comunicazione è alla base della vita sociale. Ha lo scopo di entrare in rapporto con gli altri e trasmettere informazioni. Perché ciò avvenga sono necessari
organi principali: l’udito per ascoltare, l’intelletto per comprendere e la lingua per rispondere all’interlocutore. Oltre all’orecchio esiste un altro organo, molto importante, che ha la capacità
di ascoltare e trasmettere una comunicazione fatta di sentimenti affettivi: il cuore. </div>
<div>Per ascoltare con il cuore è indispensabile possedere un talento in cui sono inseriti diversi doni: cultura, intuito, calma interiore, abilità a non giudicare, empatia.
Quest’ultima ci rende in grado di comprendere le emozioni ed esprimere la capacità di mettersi nei panni dell’altro. Ascoltare in silenzio, primo gesto di carità, porta attenzione e comprensione profonda
verso la persona e i suoi problemi, tanto da indurre il soggetto a creare con la persona disponibile all’ascolto un’autentica amicizia, che può durare nel tempo qualora si rispettino i principali valori
cristiani.</div>
<div>L’amicizia è donare e ricevere, racchiude un amore di qualità, manifesta affinità di cuore, riconosce l’altro/a prima di tutto come fratello/sorella,
figlio/a di Dio. L’amicizia chiede disponibilità, presenza, capacità di affetto per l’altro/a in tutte le fasi della vita, dalla gioventù all’età adulta, perché essa non
guarda l’aspetto, ma il cuore al quale è particolarmente legata. Un esempio di amore e di silenzio, ricco di carità lo notiamo nella SS. Vergine. Spesso nel Vangelo troviamo Maria in silenzio: “Sua
madre conservava tutte queste cose in cuor suo” (Lc 2,51). Gesù poi diceva ai discepoli: “Fate attenzione dunque a come ascoltate” (Lc 8,18). Anche Gesù tante volte tace, davanti agli scherni
dei soldati e nei momenti della Passione. &nbsp;</div>
<div>Papa Francesco invita tutti a mettere in pratica il metodo dell’ascoltare col cuore. In modo particolare si rivolge a coloro che svolgono lavori in stretto rapporto con la società,
come i giornalisti. Nel messaggio per la 56ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 gennaio 2022) scrive: «L’ascoltare è dunque il primo indispensabile ingrediente del dialogo e della buona comunicazione,
non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare».</div>
<div>Anche il processo sinodale, in cui tutta la Chiesa è impegnata nel triennio 2021-2024, conferma l’importanza dell’ascoltare e del dialogare, che presuma umiltà
nell’imparare gli uni dagli altri per trovare insieme la strada che porta a un autentico discernimento.</div>
<div>Pertanto, a mio parere, è bene servirsi sempre del silenzio al momento giusto. Esso permette di rispettare la persona che abbiamo di fronte, comprendere meglio l’argomento
proposto, evitare contrasti e liti. Il tacere, inoltre consente di presentare agli altri il nostro pensiero in modo adeguato e rispettoso, nel momento in cui andremo a interloquire.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 15:48:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IL GRUPPO GIOVANILE MADONNA DEL CARMINE ]]></title>
			<author><![CDATA[Gianmichele Pavone]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n63"><![CDATA[Monte del Carmelo n63]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001F"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div>IL <em>GRUPPO GIOVANILE MADONNA DEL CARMINE</em> </div> <div>E LE ATTIVITÀ SPORTIVE AD OSTUNI TRA IL 1955 ED IL 1974: </div> <div><em></em>L’U.S. <em>VICTORIA</em> E LA <em>FOLGORE</em></div> <div><em> </em></div> <div><em>PARTE QUINTA</em></div> <div><strong> </strong></div> <div>di Gianmichele Pavone</div> <div> </div> <div>La ricostruzione della storia delle attività sportive e, in particolare, calcistiche nate grazie all’entusiasmo costante, che alimentava e sostiene tuttora la vita dell’Arciconfraternita del Carmine, trova doveroso epilogo con una carrellata di foto che ritraggono la squadra in momenti diversi, collocabili temporalmente alla fine degli anni Sessanta.</div> <div>Non possiamo, infatti, dilungarci oltre nella disamina delle singole testimonianze raccolte, ma ci riserviamo di farlo più approfonditamente in altra sede, invitando nel frattempo i lettori a fornire il loro contributo ed a segnalarci gli eventuali errori che potremmo aver commesso.</div> <div> </div> <div>Ringraziamo, ancora una volta, per l’aiuto fornito nella ricostruzione delle vicende narrate e per la gentile concessione delle fotografie: Domenico Palmieri, Umberto Lucarelli, Rosario Santoro, Nicola Zangallo, Franco Guarnieri, Angelo Epifani e Felice Dell’Edera.</div> <div><img class="image-0" src="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/images/Immagine-29.jpg"  width="630" height="411" /><br></div><div><br></div> <div> </div> <div><strong>La Folgore</strong></div> <div>In piedi da sinistra: Vincenzo Camassa (con bandierina), Donato Monopoli (portiere), Paolino Calò, [non identificato], Nicola Pecere, Giuseppe Barletta e Giovanni Peruzzi. </div> <div>Accosciati da sinistra: Tonino Lacorte, Ennio Francioso, mastro Oronzo? (dirigente del campo sportivo), Calamo, Loparco e Nicola Saponaro.</div><div><img class="image-1" src="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/images/Immagine-25.jpg"  width="630" height="420" /><br></div> <div> </div> <div> </div> <div> </div> <div> </div> <div> </div> <div><strong>La Folgore, 1968 </strong></div> <div>In piedi da sinistra: Onofrio D’Amico (primo portiere), Felice Dell’Edera, Nicola Saponaro, Mimino Semeraro e Paolo Calò. </div> <div>Accosciati da sinistra: Franco Cavallo, Angelo Lococciolo, Angelo Zangallo, Giuseppe Napoleone, Rocco Martucci, Eugenio Epifani e Vincenzo Camassa (secondo portiere).</div><div><img class="image-2" src="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/images/Immagine-27.jpg"  width="630" height="394" /><br></div> <div> </div> <div> </div> <div> </div> <div><strong>Partita Folgore vs. San Luigi, dicembre 1968 </strong></div> <div>In piedi da sinistra: Franz Narracci, Nicola Saponaro, Felice Dell’Edera, Onofrio D’Amico? (primo portiere), Rosario Santoro, Giuseppe Roma. </div> <div>Accosciati da sinistra: [non identificato], Gianfranco Petraroli, Franco Cavallo, Nicolino Pecere, Domenico Pomes, Vincenzo Camassa (secondo portiere).</div><div><img class="image-3" src="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/images/Picture-5.jpg"  width="630" height="419" /><br></div> <div> </div> <div> </div> <div> </div> <div><strong>La Folgore, 1968 </strong></div> <div>In piedi da sinistra: Vincenzo Galizia, Giovanni Peruzzi, Onofrio D’Amico (primo portiere), Felice Dell’Edera, Nicola Pecere, Giuseppe Roma e Franz Narracci. </div> <div>Accosciati da sinistra: Vincenzo Camassa (secondo portiere), Domenico Pomes, Rosario Santoro, Angelo Zangallo, Gianfranco Petraroli e Franco Cavallo.</div><div><img class="image-4" src="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/images/Immagine-30.jpg"  width="630" height="450" /><br></div><div><strong class="fs12lh1-5">La Folgore, 10.11.1968</strong><br></div><div>
<div>In piedi da sinistra: Oronzo Epifani, Giovanni Peruzzi, Onofrio D'Amico, Felice Dell'Edera, Franco Cavallo, Giuseppe Roma, Franz Narracci e Vincenzo Galizia (dirigente). </div>
<div>Accosciati da sinistra: Vincenzo Camassa, Domenico Pomes, Rosario Santoro, [non identificato], Nicola Pecere, Gianfranco Petraroli e [non identificato].</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 15:39:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[L’ANGELUS DI DON PLACIDO BACCHER]]></title>
			<author><![CDATA[Angelo Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n63"><![CDATA[Monte del Carmelo n63]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001B">






<div>L’ANGELUS DI DON PLACIDO BACCHER</div>
<div> </div>
<div>«<em>Angelus Domini nuntiviat Mariae…</em>». Cade di Lunedì santo, quest’anno, la Solennità dell’Annunciazione ed è di questi giorni di fine febbraio, durante i quali si confeziona il giornale, un’altra ricorrenza:
l’80° anniversario della dichiarazione di Venerabile per don Placido Baccher, sacerdote napoletano, «<em>apostolo dell’Immacolata</em>» i cui «<em>Esercizii di Pietà che si praticano nella Ven. Chiesa del Gesù Vecchio</em>», pubblicati a Napoli dalla Stamperia reale nel 1857 sono ancora in qualche scaffale delle librerie antiquarie. In oltre 500 pagine, quel sacerdote, nato a Napoli il 5 aprile 1781 e morto in concetto di
santità il 19 ottobre 1851, aveva creato la «<em>Raccolta di Coronelle, Preghiere ed altre divote orazioni che si recitano nella Venerabile Chiesa del Gesù
Vecchio</em>», ma «<em>dovendosi ristampare l'antico libretto</em>», il nipote e rettore della stessa chiesa, don Gennaro Baccher, aveva considerato quasi «<em>un dovere migliorarne l'edizione in tutti i modi possibili</em>», a partire dal «<em>titolo più proprio di Esercizii di Pietà che si praticano nella Venerabile Chiesa del Gesù Vecchio</em>».</div>
<div>Ecco dunque, le «<em>Coronelle</em>» e le «<em>Preghiere</em>, <em>orazioni e altre pratiche di pietà</em>»; quindi i «<em>Salmi, inni, cantici e altre preci della Chiesa</em>» e le «<em>Canzoncine</em>» e le «<em>Strofette</em>». La preghiera dell’Angelus è nella «<em>Coronella in onore dell’Annunziazione di Maria Santissima, per la sua novena che incomincia a’ 16 di marzo</em>» e vi è pure una singolare nota in cui si spiega: «<em>Il Sommo Pontefice Benedetto XIII con Breve Injuncta Nobis de' 14 di settembre 1724, concesse a tutti i Fedeli che al suono della campana o la mattina, o al mezzodi, o la sera dopo tramontato il sole, reciteranno genuflessi
ogni giorno l’Angelus Domini etc. con tre Ave Maria, Indulgenza Plenaria, una volta al mese in un giorno, in cui confessati e comunicati pregheranno per la santa Chiesa </em>e <em>l’Indulgenza di giorni cento ogni volta, che veramente pentiti reciteranno come sopra l'Angelus Domini etc</em>». C’è un’accuratezza particolare, nelle pagine che don Placido dedica a Maria. Egli, del resto, è ricordato ancora a Napoli perché fu lui ad introdurre la festa liturgica
e di popolo del “Sabato Privilegiato” e le cronache narrano che il suo essere «<em>apostolo dell’Immacolata</em>» non nasce per caso. Anzi, tutto inizia nel periodo della Repubblica napoletana del 1799 con Placido 16enne in carcere, con i fratelli giustiziati e con l’adolescente che «<em>fece voto alla Madonna di dedicarle tutta la vita qualora fosse riuscito a salvarsi dal boia</em>». Di certo c’è che, finita quella temperie, don Placido divenne sacerdote e gli fu affidata la chiesa del Gesù vecchio nel centro storico che assurse ben presto
(ed è rimasto) a centro di devozione mariana con don Placido «<em>una vera e propria istituzione</em> – ha scritto Eugenio Donadoni –. <em>La sua chiesa era frequentata da moltissimi aristocratici, popolani, borghesi, commercianti e spesso anche dalla corte</em>». «<em>Devotissimo alla Madonna trasformò la sua chiesa in un fervido centro di devozione mariana, fedele al suo motto “A Gesù per Maria”</em>», hanno scritto altri, forse immaginando quanto risuonassero nel suo animo le parole della celeberrima quartina del «<em>Nome di Maria</em>» di Alessandro Manzoni: «<em>Te, quando sorge, e quando cade il die,/ E quando il sole a mezzo corso il parte,/ Saluta il bronzo,
che le turbe pie/ Invita ad onorarte</em>».</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 15:35:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IL CARMELO SETTIMA PARTE]]></title>
			<author><![CDATA[Monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n63"><![CDATA[Monte del Carmelo n63]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001D"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div>IL CARMELO <span class="fs12lh1-5">SETTIMA PARTE</span></div> <div> <span class="fs12lh1-5">L’inizio della regola</span></div> <div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Biblicamente il Carmelo è citato nei libri storici e poetici, dove vengono messe in risalto la sua bellezza e la sua ricchezza, sempre giovani. Nel Nuovo Testamento, invece, non vi si fa cenno mai. La figura biblica che domina la storia di questo Monte è il profeta Elia (1 Re 18) con il famoso sacrificio dei profeti di Baal e la visione della nuvoletta che saliva dal mare. Anche Eliseo soggiornava spesso sul Carmelo e proprio lì andò a cercarlo la donna sunamita per condurlo con sé, dopo la morte di suo figlio, che venne risuscitato dal profeta (2 Re 4).</span></div> <div>I pellegrini antichi (tra cui Beniamino di Tudela) parlano di dodici pietre disposte a forma di cerchio: pensavano fosse l’altare di Elia eretto al momento del sacrificio, ma probabilmente si trattava dei resti di un antico santuario cananeo dedicato a Baal. </div> <div>La visione della nuvoletta fu sufficiente a Elia per scoprirvi la fine di una lunga carestia di tre anni e mezzo: quella nuvoletta infatti diventò poi un cielo plumbeo di nubi che scatenò una torrenziale pioggia. I Padri della Chiesa videro in questa nuvoletta la figura di Maria, origine umana del Salvatore, che è la vera pioggia della salvezza degli uomini, desiderata da Isaia: “Stillate, cielo, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia” (Is 45,8).</div> <div>Nel periodo bizantino (sec. IV-VII) vi fu sul Carmelo una grande fioritura di eremiti, cenobiti e monaci, attratti dall’esempio di Elia. Nel medioevo, al tempo dei Crociati, il Monte Carmelo si ripopolò ancora di monaci e vi si originò l’ordine carmelitano che tanta gloria avrebbe dato a Dio. Nel sec. XVIII si costruì una bella chiesa sopra la cosiddetta grotta di Elia, che è l’attuale santuario detto “Stella Maris”, visitato ogni anno da migliaia di pellegrini non solo cristiani, ma anche musulmani. Così il Carmelo, con la sua vita rigogliosa e i suoi ricordi biblici, offre anche ai nostri giorni spazio alla vita spirituale all’ombra della Madonna.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 15:33:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[INTELLIGENZA ARTIFICIALE]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n63"><![CDATA[Monte del Carmelo n63]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001C">






<div>"INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SAPIENZA DEL CUORE», VERSO UNA COMUNICAZIONE PIENAMENTE UMANA"</div>
<div> </div>
<div>di Paola Loparco</div>
<div> </div>
<div>Ci sono parole violente e, al contrario, parole miti che possono cambiare la vita. Nella Domenica della Parola di Dio, istituita da Papa Francesco cinque anni fa per sensibilizzare i cristiani
alla lettura e all’ascolto delle Sacre Scritture, sotto la lente d’ingrandimento del Santo Padre finiscono social network e intelligenza artificiale. Due strumenti che rappresentano un’opportunità,
ma anche un pericolo, a seconda dell’orientamento del cuore.</div>
<div>«<em>Mentre la società e i social accentuano la violenza delle parole</em> - ha sottolineato Papa Francesco nell'omelia della messa di domenica 21 gennaio nella basilica di San Pietro - <em>noi stringiamoci alla mitezza della Parola che salva, che è mite, che non fa rumore, che entra nel cuore»</em>. Questa parola che "non fa rumore" ma "salva" è il Vangelo e il Papa torna a consigliare di portarlo sempre con sé, nella borsa o "nel telefonino", perché la
Parola di Dio è come una bussola che può orientare i cristiani nella vita quotidiana.</div>
<div>Non è la prima volta che Papa Francesco mette in guardia i fedeli contro il linguaggio usato sui social. «<em>L'uso dei media digitali, in particolare dei social media </em>- dichiarava due anni fa rivolgendosi ad un gruppo di comunicatori cattolici - <em>ha sollevato un certo numero di gravi questioni etiche perché questi siti sono diventati luoghi di tossicità, incitamento all'odio e notizie false</em>».</div>
<div>In una nota diffusa dalla Santa Sede immediatamente a margine della Domenica della Parola di Dio, si legge il messaggio formulato dal Pontefice per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni
Sociali, che si celebrerà il 12 maggio 2024. Il testo si sofferma anche sull’evoluzione dei sistemi di intelligenza artificiale, che rendono sempre più complicata la distinzione netta tra realtà
e finzione.</div>
<div>«<em>Come tutte le rivoluzioni, anche questa basata sull’intelligenza artificiale pone nuove sfide, affinché le macchine non contribuiscano a
diffondere un sistema di disinformazione su larga scala e non aumentino la solitudine di chi già è solo, privandoci di quel calore che solo la comunicazione tra persone può dare. È importante guidare
l’intelligenza artificiale e gli algoritmi, perché vi sia in ognuno una consapevolezza responsabile nell’uso e nello sviluppo di queste forme differenti di comunicazione che si vanno ad affiancare a quelle
dei social media e di Internet. È necessario che la comunicazione sia orientata a una vita più piena della persona umana</em>».</div>
<div>E rimanendo in tema di “comunicazione pienamente umana”, il Santo Padre torna sulle questioni internazionali che più lo preoccupano, come i tanti conflitti per i quali
sembra difficile trovare una via d'uscita. Il pensiero del Pontefice, parlando delle guerre, è stato rivolto ancora una volta alle sofferenze dei bambini: «<em>Non stanchiamoci di invocare il Signore per la pace in Ucraina, in Israele, in Palestina e in tante altre parti nel mondo. A soffrirne la mancanza sono sempre i più deboli. Penso ai piccoli, ai tantissimi
bambini feriti e uccisi, a quelli privati di affetti, privati di sogni e di futuro. Sentiamo la responsabilità di pregare e costruire la pace per loro</em>». Il Papa ha così annunciato, in vista del Giubileo del 2025, un anno interamente dedicato alla preghiera. «<em>Ce n'è un assoluto bisogno</em> - ha detto Papa Francesco - <em>nella vita personale, nella Chiesa e nel mondo</em>».</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 15:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA["Insieme per le missioni"]]></title>
			<author><![CDATA[Cosimo Pagliara - O. Carmelitani]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Articoli_2024"><![CDATA[Articoli 2024]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000017"><div>Il Priore Provinciale, Cosimo Pagliara dell’Ordine Carmelitano, ha fatto pervenire, alla nostra Arciconfraternita, una lettera nella quale è descritto il progetto missionario presentato per sostenere i futuri giovani carmelitani in India. </div> <div class="imTAJustify">Pubblico la lettera affinché i lettori prendano visione e, qualora lo ritengano opportuno, possano partecipare al progetto inviando un’offerta di qualsiasi entità.</div> <div>Colgo l’occasione e auguro a tutti Buona Pasqua.</div> <div> </div> <div>Domenico Palmieri </div> <div>Priore dell’Arciconfraternita del Carmine</div><div><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><br></div><div><div><span class="cf1">Insieme per le Missioni</span></div> <div><span class="fs12lh1-5">Carissimi</span></div> <div><span class="fs12lh1-5">Vi raggiungo con il mio saluto fraterno e cordiale nella prossimità della Pasqua, giorno in cui la potenza dell’Amore si è rivelata come più forte del male e della morte.</span></div> <div>Come i discepoli, anche noi come fraternità siamo in ricerca dei segni della Risurrezione in mezzo al nostro popolo, attirati dai gesti di amore e di Vita di cui siamo testimoni: </div> <div><span class="fs12lh1-5">-</span><em class="fs12lh1-5">la realtà del gruppo di coordinamento sinodale (laici e frati insieme) che ha realizzato un ricco e interessante progetto formativo per le nostre comunità;</em></div> <div>-<em>l’impegno per le missioni mediante aiuti elargiti per le necessità di alcune nostre comunità nel mondo;</em> </div> <div>-<em>la testimonianza dei laici presenti nelle nostre fraternità del TOC provinciale (sono 36 le fraternità locali);</em> </div> <div>-<em>la presenza dei sacerdoti carmelitani dall’India, dall’Indonesia, prossimamente dalle Filippine, in aiuto alla missione del Carmelo nella nostra Provincia;</em> </div> <div><em></em>-<em>l’entrata di alcuni giovani carmelitani nella nostra Provincia per un cammino formativo alla vita carmelitana. </em></div> <div> </div> <div>Tali segni ci mostrano che la VITA avanza e vince anche in un contesto così difficile per l’Italia e per l’Europa, segnati dalla carenza di vocazioni.</div> <div>Il futuro della nostra fraternità provinciale è la nostra missione. Lavorare insieme ci dà speranza perché nonostante le difficoltà riusciamo a trovare una direzione e una meta nella nostra vita. Pertanto il nostro futuro è lavorare insieme, frati e laici. Invito le nostre comunità parrocchiali e non, le fraternità locali del TOC, tutti gli amici del Camelo a sentirsi protagonisti e ad innescare una catena di solidarietà spirituale e materiale per venire incontro alla formazione dei futuri sacerdoti carmelitani in India; è un aiuto speciale e particolare. È questo il progetto che il Consiglio Provinciale e il Coordinamento sinodale propongono in quest’anno 2024: INSIEME PER LE MISSIONI.</div> <div>A tal proposito la nostra Fraternità Provinciale ha creato uno strumento pastorale che rende possibile la partecipazione di tutte le comunità carmelitane del Sud Italia per attendere a questo compito: l’istituzione di un <strong>fondo missioni</strong> con lo scopo di sostenere la formazione dei futuri giovani carmelitani in India. Si stima che la formazione di un futuro sacerdote carmelitano in India può essere supportato da una somma di 1.200,00 Euro l’anno. In questo &nbsp;momento dall’India ci sono alcuni giovani carmelitani che si offrono come missionari nelle nostre comunità.</div> <div>Inoltre non può mancare in questo impegno a sostenere le nostre missioni il riferimento al percorso sinodale della Chiesa, in cui l’azione missionaria deve essere portata avanti in sinergia ad ogni livello:<em> “L’urgenza dell’azione missionaria della Chiesa comporta naturalmente una cooperazione missionaria sempre più stretta di tutti i suoi membri ad ogni livello. Questo è un obiettivo essenziale del percorso sinodale che la Chiesa sta compiendo con le parole-chiave </em><strong>comunione, partecipazione, missione</strong><em>”. Anche la nostra Fraternità Provinciale ha scelto per i prossimi anni il progetto di “camminare insieme su Vocazioni e Missioni”.</em></div> <div>Noi Carmelitani dell’Italia Meridionale desideriamo sostenere l’Evangelizzazione in India attraverso i nostri Fratelli Carmelitani. Alcuni loro giovani, viceversa, si rendono presenti in Italia per sostenere le nostre comunità carmelitane nella pastorale delle Parrocchie e dei Santuari: Caivano (Na); Mesagne (Br); Palmi Calabro (Rc).</div> <div>Con la gioia di riconoscere il Risorto all’opera oggi nella storia e nella vita delle nostre comunità e famiglie, vi auguro di gustare nella vostra vita e in quella dei vostri cari i segni della resurrezione.</div> <div> </div> <div>Auguri di una Santa Pasqua!</div></div><div><br></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div><em></em>Entra a far parte di questo grande progetto missionario. Sostieni la formazione dei futuri missionari carmelitani:</div> <div><strong><em>Borsa di studio “CARMEL”</em></strong><em>:</em> Sostieni la formazione dei futuri missionari carmelitani (giovani seminaristi) che studiano nelle nostre case di formazione in India. Un seminarista carmelitano, nel seminario di teologia, costa circa 1.200,00 € all’anno: vitto, alloggio, cure sanitarie, spese &nbsp;scolastiche, libri, abbigliamento, viaggi per andare a scuola e tasse scolastiche. <strong>La borsa può essere sottoscritta</strong> <strong>con un unico versamento, o con più versamenti</strong> nel corso dello stesso anno scolastico. Se non puoi sottoscrivere un’intera borsa di studio, puoi contribuire al sostentamento dei nostri seminaristi carmelitani con <strong>offerte di qualsiasi entità</strong>.</div> <div><em class="fs12lh1-5">Se è lodevole contribuire a scavare un pozzo o costruire un dispensario medico nelle terre di missione è ancora più lodevole che una persona si impegni a sostenere uno studente in teologia, perché arrivi fino all’ordinazione sacerdotale.</em></div><div><em>Grazie a chi vuole contribuire a questa lodevole “impresa”!</em></div> <div> </div> <div>1.Bonifico Bancario: Conto corrente intestato a Provincia Napoletana dei Carmelitani dell’Antica Osservanza: IBAN: IT05L0306909606100000105221; causale: Borsa di studio “Carmel”.</div> <div>2.Bollettino Postale: Conto corrente Postale intestato a “Provincia Napoletana dei Carmelitani dell’A.O.: C.C.P. n-15270705; causale: Borsa di studio “Carmel”.</div> <div>Per informazioni scrivere o telefonare: Ufficio Missioni. Provincia Napoletana dei Carmelitani dell’Antica Osservanza c/o Corso B.Croce 180, Bari tel.: 0805424484; oppure: missioni.vitacarmelitana@gmail.com</div> <div> </div> <div>Bari 25/03/2024</div></div><div><br></div><div>






<div>Provincia Napoletana dei Carmelitani dell’Antica Osservanza</div>
<div>Curia Provincializia</div>
<div>Corso Benedetto Croce, 180</div>
<div>70125 Bari</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 29 Mar 2024 13:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[San Bonaventura]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Articoli_2024"><![CDATA[Articoli 2024]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000016"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div>Sfogliando un libro, trovo descritta, in sintesi, la biografia di alcuni santi, tra cui anche quella di san Bonaventura. La sua vicenda mi ha attratta subito per la storia del nome acquisito in conseguenza di un avvenimento verificatosi nella sua infanzia. Ciò mi ha portata ad approfondire più dettagliatamente la storia della sua vita.</div> <div>Il santo si chiamava Giovanni Fidanza, figlio di un dottore. La madre Maria Ritello era amica di Francesco d’Assisi. Giovanni nacque a Bagnoregio, vicino Viterbo. L’anno di nascita è incerto, viene collocato tra il 1217 e il 1221. Ammalato gravemente fin da piccolo, la mamma raccomandò il bambino a S. Francesco, che si trovò a passare nei pressi della casa, promettendo di offrirlo al Signore qualora avesse riacquistato la salute. Francesco pregò per il bambino. Dopo alcuni giorni ritornò dalla mamma e sapendo da lei, che il figlio era guarito esclamò: “oh bona ventura!” e da allora Giovanni prese il nome di Bonaventura.</div> <div>Nel 1242 si unì ai seguaci del poverello d’Assisi. Fatta la professione, venne mandato all’università della Sorbona di Parigi dove studiò e, dopo sette anni di studio, iniziò a insegnare filosofia e teologia nella stessa università. Il Santo sostiene che da Dio dipende tutto e scaturisce ogni scienza; è il Cristo la via sia per la filosofia che per la teologia. Il teologo è un “tramite” tra Dio e gli uomini; egli con la preghiera e la ricerca riceve la luce del Signore e la rivela agli altri.</div> <div>Sulla scia di S. Francesco, anche S. Bonaventura vede e scopre Dio grazie alle sue creature e scrive: “l’insieme delle cose costituisce una scala che arriva sino a Dio” e “la contemplazione di tutte le creature ci porta a Dio eterno…”. Secondo la teologia di san Bonaventura l’uomo ha diversi modi per giungere a Dio, ma la conoscenza di Dio avviene grazie all’intelligenza sposata all’amore. “Non vi è conoscenza perfetta senza amore…”. Fu autore di tante opere di carattere teologico e mistico. L’“Itinerarium mentis in Deum” (l’itinerario della mente verso Dio), composta da sette capitoli che corrispondono ai sette giorni della creazione, offre meditazione sul cammino di elevazione dell’anima a Dio. San Bonaventura, in diversi punti spiega che la misura della verità si acquisisce dalla fede e non dalla ragione. Importante è la “Legenda Maior”, biografia di san Francesco che diventerà la biografia ufficiale dell’Ordine. Suo obiettivo principale fu quello di conservare l’unità dei Frati Minori.</div> <div>Fu amato e rispettato dai suoi confratelli per la sua bontà e intelligenza. Essi nonostante la sua giovane età, lo elessero priore generale dell’Ordine nel 1256. Anche il popolo stimava padre Bonaventura e lo giudicava un uomo eccezionale. Papa Clemente IV gli offrì la sede arcivescovile di York (Inghilterra) ma il Santo rinunciò. Il successivo papa, Gregorio X, richiamandolo all’obbedienza lo costrinse ad accettare la nomina episcopale e lo consacrò Cardinale e Vescovo di Albano. Lo nominò poi legato pontificio insieme a san Tommaso d’Aquino nel Concilio di Lione. San Tommaso durante il viaggio per raggiungere la sede del Concilio si ammalò e morì. San Bonaventura, colto da malore per il troppo lavoro, in pochi giorni morì anche lui a Lione. Fu il 15 luglio 1274. Fu sepolto nella chiesa di san Francesco a Lione.</div> <div>Dopo la profanazione del suo sepolcro e la dispersione dei suoi resti fatta dagli Ugonotti (protestanti francesi di confessione calvinista) nel 1562, il suo braccio, la più grande delle reliquie rimaste, è custodito a Bagnoregio nella concattedrale di san Nicola.</div> <div>Venne canonizzato da papa Sisto IV il 14 aprile 1482. Fu proclamato dottore della Chiesa da papa Sisto V nel 1588; entrambi papi francescani. Ḕ patrono di teologi, facchini, fattorini e tessitori.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 14:36:00 GMT</pubDate>
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		</item>
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			<title><![CDATA[I titoli della storia Cristiana]]></title>
			<author><![CDATA[A. Sconosciuto]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n62"><![CDATA[Monte del Carmelo n62]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div><span class="fs12lh1-5">La lettera a Maria del Patrono dei giornalisti.</span>«<em>Inventò i cosiddetti “manifesti”, che permettevano di raggiungere anche i fedeli più lontani</em>» e ancora: «<em>Non soddisfatto della risposta che avevano le sue prediche dal pulpito, si ingegnò a pubblicare fogli volanti, che poi affiggeva ai muri o faceva scivolare sotto le porte delle case</em>». Sulle più note enciclopedie biografiche, quelli appena riferiti sono i tratti distintivi di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti del quale il 24 gennaio ricorre la memoria liturgica e che il 28 dicembre 2022 Papa Francesco, in occasione del IV centenario della morte, ha ricordato con la lettera apostolica <em>Totum Amoris est</em>. </div> <div>Ebbene, proprio in questi giorni, ad un costo che potrebbe sembrare alto, ma non lo è (circa 400 euro), passano sul mercato antiquario “Tutte le opere spirituali del Beato Francesco di Sales” stampate in Venezia da Gio. Maria Turrini nel 1664. Egli, Vescovo di Ginevra, era stato proclamato Beato il 18 dicembre 1661 e, appena un anno dopo la pubblicazione di quel libro, il 19 aprile 1665, sarebbe stato proclamato Santo.</div> <div>Nel volume del quale riferiamo, dopo la arcinota “Introduzione alla vita devota” vi è il “Trattato dell’Amor di Dio”, che tutti gli studiosi considerano l’opera più intensamente mariana, tanto che Francesco indirizzò alla Madonna la lettera dedicatoria dell’opera. Leggiamone l’incipit: «<em>Santissima Madre di Dio, caso d’incomparabile elettione, elettione di sovrano amore. Voi siete la più amabile, la più amante, e la più amata di tutte le creature; l'amor del Padre celeste di voi grandemente si compiacque all'eternità, destinando il vostro casto cuore alla perfettione del santo amore, accioché un giorno voi amaste il suo unico Figlio, con unico amor materno, come egli l’havea eternamente amato con unico amor paterno; ò Giesù mio Salvatore, à chi posso io meglio dedicar le parole del vostro che all'amabilissimo cuore della diletta dell'anima vostra? Mà ò Madre tutta trionfante? chi può volger i suoi occhi alla Maestà vostra, senza veder alla vostra destra quello, che il vostro figlio hà così spesso voluto per amor vostro honorar col titolo di Padre, havendovi unita con legame celeste di maritaggio tutto virginale, acciò che egli fosse il vostro soccorso, e coadiutore nella carica della condotta, &amp; educatione della sua infantia divina</em>».</div> <div>Una lettera che ricorda come S. Francesco di Sales, posto all’inizio della sua vita di fede dinanzi ai dubbi di quel tempo fra Riforma protestante e Riforma cattolica, risolse davanti alla Madonna nera “della Liberazione”, custodita in una chiesa parigina il dubbio più atroce per il credente fra grazia e predestinazione. Del resto, sempre attenendosi agli studiosi del Santo Vescovo, la lettera sembra la logica conseguenza del suo <em>modus vivendi</em> in virtù del quale «<em>amava visitar ogni giorno un santuario, una cappella o almeno un altare dedicato alla SS. Vergine</em>». </div> <div>Nella pinacoteca civica “Melozzo degli Ambrogi” di Forlì si conserva un olio su tela di Carlo Maratta (1625-1713), che raffigura «<em>San Francesco cui appare la Vergine fra una gloria d’angeli</em>»: la penna impugnata è pronta a scrivere su un foglio adagiato sullo scrittoio con il Santo che volge lo sguardo alla Vergine. Il pittore ha reso così il giudizio maggiormente condiviso fra gli studiosi di Maria che hanno approfondito le opere del Patrono dei Giornalisti: «<em>Ha parlato e scritto della Madonna come pochi, anche fra i Santi, hanno saputo fare</em>». </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 15:27:00 GMT</pubDate>
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		</item>
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			<title><![CDATA[Il tempo, compagno della vita]]></title>
			<author><![CDATA[Rosaria Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n62"><![CDATA[Monte del Carmelo n62]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014">






<div>Il tempo è formato da anni, mesi, giorni, ore, minuti. Con la parola “tempo” ci riferiamo anche alle condizioni climatiche e meteorologiche. Oltre al tempo scandito
dal cronometro, vi è anche quello rappresentato dai sentimenti. Quest’ultimo è nostro amico, complice e custode delle azioni svolte nel corso della vita, della quale è compagno fin dal concepimento.
Tuttavia creatore e conduttore del tempo e della vita è soltanto Dio, che conosciamo e amiamo col passare degli anni. Per gli antichi il tempo rimette le cose a posto, le dirige e dà significato a tutto.</div>
<div>Per Lucio Anneo Seneca: “<em>Il tempo scopre la verità</em>”, ad esempio se un’amicizia è sincera o finalizzata a qualcosa. Esso si divide in passato, presente e futuro. Il passato custodisce in uno scrigno i ricordi di gioie, dolori, emozioni, delusioni.
Il futuro è lo scrigno della speranza, nel quale vorremmo inserire i sogni e le aspettative più belle che il nostro cuore desidera. Il futuro, poi visto con la fede, è quello che ci porterà a vedere
il volto di Dio, alla Resurrezione e alla gioia eterna “<em>Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo</em>” (Lc 6,23).</div>
<div>Il presente è l’equilibrio del tempo, permette di verificare il passato e sperare nel futuro. È l’autentico artefice della realtà in cui oggi viviamo.
Pertanto è proprio il presente che dobbiamo impegnarci a vivere bene. Trascorsa la giornata, le azioni buone o cattive si andranno a depositare nel passato che non potremo più cambiare, ma solo ricordare. E tra
i ricordi, qualora ci fosse qualche avvenimento che ci rattrista, non bisogna a mio avviso “mai” avere rimpianti per le scelte fatte nella vita in quanto, pur ipotizzando nella nostra mente che una scelta diversa
dalla precedente avrebbe potuto essere positiva per noi, non lo sapremo mai, poiché non essendo stata vissuta e sperimentata come la prima, non potremo verificare quanto pensato. Pertanto, anche in quelle scelte che
supponiamo siano state negative, c’è sempre qualcosa che ci ha reso gioiosi: qualche serata trascorsa con gli amici di lavoro o di famiglia; le feste a cui abbiamo partecipato in diverse occasioni; i giochi fatti
con i compagni più cari dell’infanzia e magari anche di oggi; la nascita di un bambino/a a noi tanto caro/a. </div>
<div>A mio parere, quello che dobbiamo analizzare del passato è il “come” abbiamo affrontato determinate situazioni per correggere gli atteggiamenti negativi e confermare
nel presente e nel futuro quelli positivi. C’è una sola certezza: la vita è portatrice sempre di positività e negatività, qualunque sia stata la scelta fatta. Dunque, l’unica scelta
di cui non sbaglieremo mai è il fare del bene e amare tutti come veri fratelli e sorelle.</div>
<div>Tale scelta ci renderà sereni in quanto rispetta la volontà di Gesù: “<em>Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi</em>”. (Gv 15,12).</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 15:24:00 GMT</pubDate>
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		<item>
			<title><![CDATA[Il Carmelo, sesta parte. L'inizio delal regola]]></title>
			<author><![CDATA[Monache Carmelitane di Ostuni]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n62"><![CDATA[Monte del Carmelo n62]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000013">






<div>“<em>Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron</em>” (Is 35,2).</div>
<div>Dire Monte Carmelo è dire devozione mariana, santuario della Madonna, scapolare, evocazioni bibliche di Elia. </div>
<div>Tutti hanno sentito parlare di questo Monte, ma certamente non tutti avranno un’idea della sua situazione geografica, delle sue dimensioni, della sua bellezza. È quello che
ora ci proponiamo di fare, con lo scopo che i lettori, siano o non siano stati in Terra Santa, possano avere una informazione e un concetto su questo Monte, estremamente bello, citato spesso nell’Antico Testamento. La
parola Carmelo in ebraico significa “vigna di Dio”.</div>
<div>Quando lo Sposo del Cantico dei Cantici vuole esprimere la bellezza della sua Sposa, non crede di poterla celebrare meglio se non dicendo che il suo capo è bello come il Carmelo:
“<em>Caput tuum ut Carmelus</em>”. Quando Isaia vuole rappresentarci lo splendore e la maestà del futuro Messia, ce lo dipinge circondato dalla gloria del
Libano e rivestito di tutte le bellezze del Carmelo: “<em>Gloria Libani data est ei, decor Carmeli et Saron</em>”. Di questo Monte egli vuole ancora mostrarci la più alta stima quando aggiunge che la giustizia abiterà nella solitudine e che la santità regnerà sul Carmelo: “<em>Habitabit in solitudine iudicium, et iustitia in Carmelo sedebit</em>”. </div>
<div>Infine, Dio stesso per bocca d’un altro Profeta mette il colmo all’elogio chiamando il Carmelo sua terra e sua eredità: “<em>Terrammeam, hereditatemmeam</em>”, e a Gerusalemme egli fa questa promessa: “<em>Nel giorno del mio amore, ti ho introdotta dall’Egitto nella terra del Carmelo</em>”, come se quel solo nome riassumesse ai suoi occhi tutti i beni di cui vuole arricchire
il suo popolo, cioè la Chiesa e ciascuna delle anime nostre.</div>
<div> </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 15:20:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il Gruppo Giovanile Madonna del Carmine ]]></title>
			<author><![CDATA[Gianmichele Pavone]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n62"><![CDATA[Monte del Carmelo n62]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000011"><div>Il Gruppo Giovanile Madonna del Carmine e le attività sportive ad Ostuni tra il 1955 ed il 1974: l'U.S. Victoria e la Folgore.</div><div>






<div>La storia dei gruppi sportivi attivi ad Ostuni, ed in particolare dei giovani atleti che frequentavano la Chiesa del Carmine, giunge al termine dopo un lungo <em>excursus</em> che ci ha tenuti impegnati su quattro numeri del nostro Giornale.</div>
<div>Nel 1972 i ragazzi più motivati continuarono ad impegnarsi nell’attività calcistica tesserandosi con la Folgore alla Federazione Italiana Giuoco Calcio – Settore
giovanile, Allievi / Juniores.</div>
<div>A quel tempo la società sportiva era presieduta da Vito Giorgino e vedeva tra gli altri dirigenti: Felice Dell’Edera, Giovanni Tanzarella, don Pasquale Virgilio, Marco
Mario Asciano e Madio Blasi.</div>
<div>Tra i 28 tesserati per le stagioni 1972/1973 e 1973/1974, censiti da 35 cartellini, figurano: Erasmo Buongiorno (1955), Mario Capriglia (1955), Antonio D’Aversa (1956), Angelo
Epifani (1954), Francesco Farina (1956), Giuseppe Galizia (1955), Pietro Gatti (1955), Angelo Gentile (1954), Rocco Lutrino (1955), Antonio Marseglia (1954), Cosimo Donato Marseglia (1956), Giuseppe Marseglia (1957), Leonardo
Marseglia (1956), Pietro Mola (1954), Giuseppe Monopoli (09.1955), Giuseppe Monopoli (10.1955), Francesco Moro (1956), Giuseppe Natola (1956), Giuseppe Palma (1955), Giacomo Palumbo (1957), Pietro Santoro (1955), Giuseppe
Semerano (1956), Graziantonio Semeraro (1955), Mario Semeraro (1955), Angelo Taliente (1957), Giovanni Tanzarella (1956), Giuseppe Tanzarella (1957) e Lorenzo Zurlo (1956).</div>
<div>Tra questi, in particolare, segnaliamo Angelo Epifani che ricopriva il ruolo di capitano e Giovanni Tanzarella, che ha svolto le funzioni di Priore dell’Arciconfraternita per
vari anni.</div>
<div>Felice Dell’Edera, invece, che rintracciamo tra i tesserati della categoria giovani per la stagione sportiva 1968/1969 è oggi un noto podista della F.I.D.A.L. (Federazione
Italiana Di Atletica Leggera) con all’attivo ben 13 maratone da 42 km: la prima a Venezia nel 2000 e l’ultima a Vienna nel 2018 all’età di 68 anni. Si avvicinò allo sport all’età
di 16 anni frequentando la parrocchia S. Antonio per poi entrare nella Folgore insieme ad altri amici. Al gruppo sportivo del Carmine restò poi legato fino al 1972/1973 quando entrò a far parte della squadra
“Idraulici”, della quale divenne capitano continuando a giocare a calcio per i successivi 30 anni. &nbsp;Di quel periodo ricorda, come Rosario Santoro, le corse campestri organizzate dal C.S.I. ed il “Giro delle
tre fornaci” che gli valse a partire dal 1967 il titolo di campione zonale e, successivamente, provinciale (a Brindisi) e regionale (a Molfetta) con la partecipazione, da ultimo, alle finali nazionali che si tennero
a Messina (5 km) il 5 aprile 1970 nella categoria juniores insieme a Gianfranco Coppola (categoria allievi). Si piazzò tra i primi cinquanta su 110 partecipanti ed entrambi vennero premiati in una cerimonia pubblica
presso il Cinema Teatro Roma.</div>
<div>Sul prossimo numero verranno pubblicate le fotografie che ritraggono la squadra al completo in varie occasioni.</div>
<div> </div>
<div><em>Si ringraziano, per l’aiuto fornito nella ricostruzione delle vicende narrate e per la gentile concessione delle fotografie: Angelo Epifani e Felice Dell’Edera.</em></div>
<div> </div>
<div> </div>
<div><strong>Bibliografia e sitografia</strong></div>
<div>Pavone,<em> Il Gruppo giovanile Madonna del Carmine e le attività sportive ad Ostuni tra il 1955 ed il 1974: l’u.s. Victoria e la Folgore</em>,
in <em>Il Monte del Carmelo</em>, n. 58, maggio 2023, pp. 4-5;</div>
<div>Id.,<em> Il Gruppo giovanile Madonna del Carmine e le attività sportive ad Ostuni tra il 1955 ed il 1974: l’u.s. Victoria e la Folgore. Parte
seconda</em>, in <em>Il Monte del Carmelo</em>, n. 60, settembre 2023, pp. 4-5;</div>
<div>Id.,<em> Il Gruppo giovanile Madonna del Carmine e le attività sportive ad Ostuni tra il 1955 ed il 1974: l’u.s. Victoria e la Folgore. Parte
terza</em>, in <em>Il Monte del Carmelo</em>, n. 61, novembre 2023, pp. 4-5.</div>
<div> </div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 15:10:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Premio Città Viva 2023]]></title>
			<author><![CDATA[Michele Sgura]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n62"><![CDATA[Monte del Carmelo n62]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F">






<div>Lo scorso sabato 9 dicembre nella sala congressi dell’Hotel Monte Sarago di Ostuni si è tenuta la cerimonia di premiazione della 34° edizione del Premio nazionale
di Lettere e Arti “Città Viva”. Anche quest’anno l’Associazione presieduta dalla dott.ssa Maria Sibilio ha voluto premiare i migliori talenti delle varie forme d’arte (poesia, narrativa,
cortometraggio) che si sono messi in gioco partecipando al Premio. </div>
<div>Presidente onorario dell'edizione 2023 è stata la dott.ssa Mariangela Marseglia, country manager di Amazon Italia e Spagna. Ostunese di nascita, ma da anni per motivi
di lavoro residente a Milano, la dott.ssa Marseglia ha elogiato il lavoro dell’associazione Città Viva nel promuovere le varie forme d’arte ininterrottamente da oltre trent’anni.</div>
<div>La serata è stata presentata come di consueto da Gianmichele Pavone, accompagnato questa volta dalla pianista Anzhelika Kaliudzhna. La giovane musicista ucraina nel corso
della serata si è esibita anche al pianoforte, nei vari intermezzi musicali in compagnia dei fisarmonicisti Viktor Nedvyha e Dmitro Tereshchnko, suoi connazionali. Alcuni brani hanno visto anche l’esibizione dei
maestri della Scuola di Tango “Levante” di Brindisi.</div>
<div>La giuria, composta dalla prof.ssa Raffaella Argentieri, dal giornalista Angelo Sconosciuto e dall’arch. Rosanna Venezia, ha selezionato fra le oltre 200 opere pervenute i
seguenti lavori:</div>
<div> </div>
<div>Per la sezione A (poesia singola, in lingua italiana, a tema libero): 1° premio alla poesia <em>“Un attimo” </em>di Giuseppe Carone da Triggiano (BA); 2° premio alla poesia <em>“Naufragio”</em> di Luciana Battista da Gorgonzola (MI); 3° premio alla poesia <em>“Home”</em> di Damiano Bove da Bitonto (BA); una segnalazione della giuria è andata a Rocco Giuseppe Tassone da Gioia Tauro (RC) con la poesia <em>“L’eco della vita”</em>.</div>
<div> </div>
<div>La sezione B (poesia singola, in vernacolo, a tema libero) ha visto la vittoria di Apollonia Angiulli da Fasano con la poesia <em>“Parlàrse senza paràule”</em>; secondo premio alla poesia <em>“Lettera a mi’ padre”</em> di Ernesto Pietrella da Zagarolo (RM); terzo classificato Giovanni Zeverino da Santeramo in Colle (BA) per la poesia <em>“1090”</em>. Infine una segnalazione della giuria è andata alla poesia <em>“Addórë dë malvarósë”</em> di Rosa Pugliese da Venosa (PZ). </div>
<div> </div>
<div>Per la sezione C (narrativa, in lingua italiana, a tema libero): 1° premio al racconto <em>“Amen”</em> di Antonello Iovane da Lamezia Terme (CZ); 2° premio al racconto <em>“Non ti scordar di me”</em> di Melania Evangelista da Cassano delle Murge (BA); 3° premio al racconto <em>“Risveglio” </em>di Giovanna Sgherza &nbsp;da Molfetta (BA). Anche qui una segnalazione della giuria è stata assegnata al racconto <em>“Il vecchio appartamento”</em> di Luisa Patta da Siena. </div>
<div> </div>
<div>Per la sezione D (poesia singola, in lingua italiana o in vernacolo, a tema libero - ragazzi e giovani) la giuria ha assegnato il 1° premio alla poesia <em>“Un tuo abbraccio”</em> di Benedetta Valentini da Ostuni; il 2° premio alla poesia <em>“Diverso da te”</em> di Ludovica Pia Bellomo da Caltanissetta; 3° premio alla poesia <em>“La fratellanza e i suoi colori”</em> di Anna Perna da Caltanissetta. Ben tre le segnalazioni della giuria attribuite per questa sezione rispettivamente a Lorenzo Lo Conte
da Caltanissetta per la poesia <em>“In carrozzina”</em>; a Sofia Marca da Caltanissetta con <em>“Nuvole di pace” </em>e a<em> </em>Marina Carbonara da Molfetta (BA) con la poesia <em>“Sull’onda del mio mare”</em>.</div>
<div> </div>
<div>Per la sezione E (narrativa, in lingua italiana, a tema libero - ragazzi e giovani) il 1° premio è andato al racconto <em>“Abdul alla ricerca della felicità”</em> di Lorenzo Goio (sindaco dei ragazzi di Ostuni); 2° premio al racconto <em>“Un’amica può salvarti la vita”</em> della nostra concittadina Carla Legrottaglie; 3° premio al racconto <em>“Una notte diversa dal solito”</em> di Marta Errico da Ostuni. Anche in questo caso sono state tre le segnalazioni della giuria andate ai racconti <em>“Il legame indissolubile di un nonno e un bambino” </em>di Michelangelo Bologna da Molfetta (BA), <em>“L’essere strano”</em> di Gabriele Greco da Ostuni, <em>“Per un futuro migliore da costruire”</em> di Giorgia Rodio da Ostuni.</div>
<div> </div>
<div>Infine nella sezione F (cortometraggio - ragazzi e giovani) il 1° premio è andato al cortometraggio “<em>White Riders</em>” del Collettivo studenti dell’IISS “Ferraris” di Molfetta (BA); il 2° premio al cortometraggio “<em>Roots and wings</em>” del Collettivo studenti del Liceo Scientifico O.S.A. “Rita Levi Montalcini” di Molfetta; il 3° premio al cortometraggio “<em>La scelta di Ben e Cheick</em>” del Collettivo studenti della Scuola Secondaria di primo Grado “Barnaba-Bosco” sez. E classe I, II - sez. I classe I, II, III di Ostuni.
Una segnalazione della giuria è andata al cortometraggio <em>“Ospitale terra promessa” </em>di Arianna Facchini e Valeria di Pierro, studentesse del Liceo Scientifico O.S.A. “Rita Levi Montalcini”classe II sez. DL sempre di<em> </em>Molfetta.</div>
<div> </div>
<div>L’intero video della serata è disponibile per tutti gli interessati sui canali social (Facebook e Youtube) del Premio.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 14:37:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Buon 2024]]></title>
			<author><![CDATA[Domenico Palmieri]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n62"><![CDATA[Monte del Carmelo n62]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<div>L’anno che si è appena concluso è stato foriero di sangue e violenza. Permane la guerra in Ucraina, ad essa il 7 ottobre si è aggiunta quella nel Medio Oriente con tanti morti e rovine. Continuano le migrazioni di massa con centinaia di caduti nella traversata del mare e la difficoltà ad offrire accoglienza alle persone giunte nel nostro Paese. Sono sempre più evidenti nel pianeta cambiamenti climatici con alluvioni, siccità. Persistono difficoltà nell’economia, prodotti energetici a prezzi alti, conflitti sociali. Di fronte a tanta violenza e problemi, viene spontaneo chiedersi cosa stia succedendo. Con fede rivolgiamo lo sguardo alla Sacra Famiglia, chiediamo a Loro di salvarci, di portare pace in tutti i cuori e nel mondo intero. Con tale speranza, sorretta dalla fede, auguro a tutti buon 2024. E come conclude Papa Francesco nel discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi (tenuto giovedì 21 dicembre) «<em>non perdiamo il senso dell’umorismo, che è salute!</em>».</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 09:30:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[2024, l'anno inizia nel segno dell'Arcangelo Michele]]></title>
			<author><![CDATA[Paola Loparco]]></author>
			<category domain="https://www.ilmontedelcarmelostuni.it/blog/index.php?category=Monte_del_Carmelo_n62"><![CDATA[Monte del Carmelo n62]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000010">






<div>In Puglia il 2024 è l’anno di San Michele Arcangelo. Con la proclamazione a Capitale pugliese della Cultura, la città di Monte Sant’Angelo si prepara ad accogliere
fedeli e visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Il piccolo centro del Gargano è venerato dal 490, anno in cui secondo la tradizione avvenne la prima apparizione dell’Arcangelo Michele. Da quel momento
il Santuario, conosciuto anche come Celeste Basilica, in quanto consacrato direttamente dall’Arcangelo, diventa uno dei maggiori luoghi di culto e di pellegrinaggio dell’intero Occidente. </div>
<div>Il prossimo mercoledì 10 gennaio, l’anno di Monte Sant’Angelo Capitale pugliese della Cultura 2024 inizia in anteprima con una celebrazione solenne e una cerimonia istituzionale,
a cui prenderà parte una delegazione proveniente dall’Abbazia francese di Mont Saint Michel, fondata nel 709 su una pietra del Santuario garganico. A guida della delegazione, il rettore don Pierre Doat, che alle
ore 11, nella Grotta di San Michele, assieme a Padre Ladislao Suchy, celebrerà la Santa Messa. Successivamente sarà accolto dal sindaco Pierpaolo d’Arienzo e dall’assessore alla cultura Rosa Palomba,
per poi ricevere il saluto dell’intero Consiglio comunale. Gemellati dal 2019, i due centri condividono un cammino di fede e comunione lungo oltre mille anni, che si rafforza nel tempo grazie a progetti e iniziative
ispirate a San Michele Arcangelo. </div>
<div>La cerimonia ufficiale d’inaugurazione di Monte Sant’Angelo Capitale pugliese della Cultura 2024 si terrà, invece, il prossimo lunedì 22 gennaio e sarà
presieduta dal governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, che consegnerà nelle mani del primo cittadino il prestigioso riconoscimento. </div>
<div>Partner del progetto internazionale “Il cammino di Michel”, che unisce i grandi centri micaelici dall’Irlanda alla Gran Bretagna passando per Francia, Italia, Grecia e
Israele, da Monte Sant’Angelo partirà quest’anno &nbsp;l’ambiziosa richiesta &nbsp;del riconoscimento della Via Micaelica come itinerario culturale del Consiglio d’Europa. A maggio prossimo, infatti, nella
cittadina garganica si riuniranno i referenti della rete europea dei centri micaelici per definire e formalizzare l’istanza. </div>
<div>La città dei due siti UNESCO, con la Grotta Santuario di San Michele Arcangelo e la Foresta Umbra che rientrano nella lista dei beni Patrimonio dell’Umanità, si appresta
così a diventare l’epicentro della cultura pugliese con quaranta progetti tematici, sette festival, sette spettacoli artistici e tre eventi vetrina. E ancora, tre saranno le residenze culturali tra musica, teatro,
danza e cinema e tre le residenze trasversali, tra letteratura e poesia, pittura-scultura-artigianato, innovazione e gaming. Monte Sant’Angelo, dunque, assumerà a breve le sembianze di un laboratorio culturale
permanente, che mette in rete alunni e studenti, associazioni locali e cittadini con artisti e studiosi del panorama nazionale e internazionale.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 09:00:00 GMT</pubDate>
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